Murasaki Baby – Intervista [Gamescom 2013]

Siamo sempre molto vicini alle produzioni italiane, un po’ perché abbiamo pochi sviluppatori intraprendenti, un po’ perché è molto difficile farsi sentire in un mercato in cui le grandi software house dominano la scena grazie al denaro sonante. Eppure, nel recentissimo passato, abbiamo avuto a che fare con tante piccole perle nate nel Belpaese, come Anna, Nicolas Eymerich e Shadow on the Vatican. Facendo quattro chiacchiere con i game designer che gentilmente si sono concessi ad un’intervista, abbiamo notato un grande spirito di rivalsa e tanta creatività, elementi che abbiamo ritrovato puntualmente nelle loro produzioni. Oggi parliamo di un’altra società italiana pronta a sorprendere attraverso concetti di sviluppo praticamente inediti per l’Italia: si tratta di Ovosonico, Compagnia con sede a Varese immersa nello splendore del Campo dei Fiori.

Le firme di Ovosonico

Prima di cominciare a parlare delle idee di Ovosonico e del titolo che ci è stato mostrato al Radisson Blu a pochi passi dal Koelmesse di Colonia, vale la pena citare i nomi d’eccezione che si celano dietro questa nuova software house italiana. Ovosonico è nata appena un anno fa grazie alla passione di Massimo Guarini e Gianni Ricciardi, rispettivamente CEO-Creative Director e COO-Music Producer. Per chi non li conoscesse, parliamo di due firme importanti del panorama videoludico, che hanno collaborato a progetti di estrema levatura. Ad esempio, Massimo è stato il Creative Director del recente Shadows of the Damned collaborando attivamente con Suda51 – che ci ha concesso un’intervista proprio durante la Gamescom 2013 – ed Akira Yamaoka. Dal canto suo, Gianni ha collaborato ad altrettanti progetti tripla A, dalle produzioni dedicate a Tom Clancy passando per la saga Rayman.

La prima sfida da vincere

Massimo e Gianni, contando anni di esperienza alle spalle e collaborazioni che molti invidiano, hanno deciso di lanciare Ovosonico con un progetto tanto ambizioso quanto emotivamente coinvolgente: si tratta di Murasaki Baby, un avventura a scorrimento in esclusiva Playstation Vita per la quale la stessa Sony, pur di inglobare il titolo nel suo fitto parco giochi, si è vista costretta a collaborare per la prima volta con un team italiano. Dopo aver visto la prova del gioco – che potete osservare nel video sottostante – rimarrete affascinati da un gameplay così semplice in grado di lanciare messaggi positivi e nostalgici ad ogni tap, tanto che è diventata una mia speranza vederlo un giorno su PC. La protagonista del gioco è Baby, una bambina dal corpo esile e dalla testa grande con un fiocco sulla testa ed un palloncino, entrambi viola. Il colore dei dettagli risalta in un contesto di gioco dalle tonalità scure e poco rassicurante per la stessa bambina. Il videogiocatore prende per mano Baby e la guida attraverso un percorso che Massimo definisce come l’immaginario collettivo dei bambini rappresentato in modo grottesco, alla ricerca di sua madre.

Nonostante la descrizione di Massimo, l’ambientazione in cui è raccontata la storia di Murasaki Baby può essere vista e vissuta in maniera piuttosto soggettiva, proprio perché il titolo lascia molto spazio all’immaginazione dell’utente, invitandolo a creare un legame con la piccola protagonista attraverso una sorta di rapporto affettivo che si crea durante il gioco. Verso Baby, l’utente comincerà a sentire la necessità di creare un legame protettivo, cosa che vediamo direttamente nel gioco quando alla bambina scappa il palloncino e immediatamente si rattrista. Lo vediamo anche nello sguardo spaventato, mentre tutta rannicchiata si ferma prima delle zone d’ombra in attesa che il videogiocatore le illumini il cammino, infondendo in lei tutta la rassicurazione possibile in quell’ambiente tetro e terrificante. Volendo metterla sul piano emotivo, per dare un’altra interpretazione dell’opera di Massimo e Gianni, possiamo definire Murasaki Baby come un viaggio tra le paure dei bambini, in cui il videogiocatore – per ammissione dei creatori – diventa il genitore che guida Baby in un percorso difficile e le insegna a distinguere cosa è lecito e cosa no.

Grazie alle azioni di gioco variegate e al contesto spesso in contrasto, Murasaki Baby si racconta da solo e, come un vestito, si adatta su misura a tutte le possibili interpretazioni dell’utente. La volontà del dire e non dire – caratteristica del titolo che, come abbiamo precedentemente descritto, porta una ventata di freschezza soprattutto in Italia – si materializza anche nei toni con cui viene raccontata la storia. Massimo ci spiega che anche in questo caso ritroviamo un contrasto, portato da tragici eventi e situazioni più leggere, passando da uno stato prettamente malinconico, come il palloncino che vola via, alla scenetta rassicurante delle luci che il videogiocatore deve accendere per tranquillizzare Baby. Il tutto si svolge in un ambiente 2D con fondali disegnati sapientemente a mano con lo stile già descritto che vede tonalità scure tra i colori predominanti, con la quasi anonima caratterizzazione di Baby, di cui solo gli elementi di contorno vengono messi in risalto.

Commento finale

Non abbiamo indicazioni precise circa l’uscita del gioco, anche se Massimo ci ha confermato che Murasaki Baby vedrà certamente la luce nel 2014. Il titolo italiano ha tutte le carte in regola per entrare in quel ristretto gruppo delle sorprese indie che fanno innamorare i videogiocatori, come lo sono stati titoli del calibro di Limbo e Dear Esther, due avventure ricche di emozioni e per certi versi molto simili alla creatura Ovosonico. La speranza è di vederlo in vetta ai titoli per PS Vita, mentre abbiamo la certezza che, con questo mix di creatività ed esperienza, l’Italia abbia acquisito stima e qualità in un sol colpo.

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