Metro Last Light – Recensione

Uno dei titoli tecnicamente più impressionanti di questa nextgen che volge al termine è stato sicuramente Metro 2033, brand nato nel 2009 ed uscito l’anno successivo. Il videogame, sviluppato da 4A Games è stato accolto con sommo piacere dagli amanti delle texture pompate, ed ha fatto la gioia soprattutto degli appassionati di benchmark che lo hanno preso come punto di riferimento per la valutazione prestazionale delle schede grafiche. Metro 2033 non è solo grafica, ma è pieno di contenuti, a cominciare da sceneggiatura e ambientazione ripresi dall’omonimo romanzo dello scrittore russo Dmitry Glukhovsky. Tutti questi buoni ingredienti hanno permesso a 4A Games di sviluppare il seguito, Metro Last Light, acquisito da Deep Silver dopo la caduta di THQ.

Stavolta, il nuovo capitolo della serie non si ispira al libro di Glukhovsky, ma è basato su una storia diversa, scritta comunque dall’autore con, probabilmente, dei richiami all’imminente romanzo Metro 2035. Il background storico è lo stesso, e l’umanità continua ad esistere solo grazie al bombardamento ai danni dei Tetri che ha contraddistinto il finale di Metro 2033. Artyom, il protagonista del gioco, è ora un ranger dell’Ordine. La tranquillità nella metro viene spezzata dalla notizia di un Tetro giovane ai Giardini, probabilmente unico superstite, che l’Ordine vuole eliminare quanto prima per bloccare ogni possibile minaccia. Nonostante la riluttanza di Artyom e Khan, il protagonista viene spedito sulla superficie per completare l’obiettivo. Ovviamente, la spedizione non andrà a buon fine e da qui in avanti le cose non faranno altro che peggiorare. Il prologo di Metro Last Light è sostanzialmente questo, anche se ne vivremo un secondo in compagnia di Pavel, un fuggiasco comunista.

In pentola non bolle nulla di nuovo, anzi, ritroviamo le stesse minacce fin dall’inizio, anche se le novità durante l’avventura non mancheranno affatto. Una delle nuove caratteristiche del gioco è senz’altro la componente stealth, che 4A Games ha introdotto piuttosto bene. Riprendendo lo spirito survival del primo capitolo, gli sviluppatori hanno studiato un level design delle mappe che si adattasse a percorsi alternativi e furtività. Il risultato finale è un buon mix che mette il videogiocatore in condizione di scegliere per quale strategia propendere senza pentirsi di averlo fatto grazie al buon bilanciamento del gameplay. Ovviamente le mosse a disposizione di Artyom sono davvero poche, giustificate dal fatto che non è né una spia né qualcosa del genere. L’utente può semplicemente abbassarsi e sfruttare le zona d’ombra, controllando il led dell’orologio che indica il livello di visibilità. Dopo aver pianificato il percorso e memorizzato i percorsi di pattugliamento, è sufficiente scivolare alle spalle del soldato nemico e trafiggerlo col coltello piuttosto che stordirlo risparmiandogli la vita. Ci sono altri trucchetti da poter seguire, come il classico sparo sul muro per distrarre una guardia o lo spegnere gli interruttori della corrente per attirare il malcapitato. I videogiochi ci insegnano che non è tutto oro quello che luccica, ed infatti è esattamente così. Seppur muoversi furtivamente sia piacevole e rappresenti un buon modo per alternare il ritmo dell’azione e risparmiare proiettili, ci si accorge velocemente dell’Intelligenza Artificiale deficitaria, per via di soldati che non scoprono l’utente neanche a due passi di distanza o mentre gli cammina di fianco.

Il grado di difficoltà di Metro Last Light è piuttosto basso anche a livello Normale, soprattutto per via dell’ingente quantità di munizioni che è possibile raccogliere – arrivando addirittura al full – dai corpi dei nemici e dalle varie scatole trovate in giro. Pertanto, viene meno buona parte del risparmio dei proiettili migliori, usati esclusivamente come valuta. Restando in tema di equipaggiamento, gli sviluppatori hanno fatto un buon lavoro, aumentando le possibilità di scelta e migliorando il bilanciamento delle armi, sempre più fedele alle aspettative. Artyom può portare con sé un paio di armi da lancio e 3 da fuoco, aprendo la strada a qualche strategia: pistola, fucile di precisione e shotgun coprono tutte le possibili necessità, ma alcune armi speciali hanno caratteristiche che vale la pena sfruttare in determinate occasioni, rendendo la scelta parecchio ardua. Anche se queste caratteristiche secondarie sono piuttosto inutili alle difficoltà comuni, ben si sposano con la modalità Ranger, che racchiude tutte le caratteristiche principali dello sparatutto, dalla mancanza di proiettili alla resistenza dei nemici. Come ultima chicca abbiamo apprezzato la sporcizia sul vetro protettivo della maschera antigas, che viene ricoperta di fango, sangue, acqua ed altri liquidi durante gli scontri a fuoco in superficie. Per contrastare la scarsa visibilità durante queste fasi, Artyom può pulire rapidamente la maschera all’altezza del visore agitando il braccio, anche se ciò comporta la temporanea vulnerabilità agli attacchi avversari. Nel combat system non c’è altro, quindi mancano nuovamente le coperture automatiche – ma tale assenza non comporta necessariamente un difetto – ed i classici movimenti di supporto alla furtività, come lo sporgersi a destra o a sinistra. Il difetto più grande di Metro Last Light è il gameplay lineare, caratteristica della stragrande maggioranza degli sparatutto. Al di là dell’approccio stealth o meramente battagliero, il videogiocatore non può davvero fare altro. Nessun obiettivo secondario, nessun extra che realmente inviti a rigiocare il titolo.

Comparto tecnico

Metro Last Light è una gioia per gli occhi, e ciò è risaputo ormai da tempo. Sui sistemi pc offre prestazioni grafiche davvero notevoli anche se il framerate e la pesantezza del motore grafico rischiano di minare l’esperienza di gioco anche su hardware recente. La versione Playstation 3 che ci è stata fornita è comunque di tutto rispetto, pur con le dovute differenze. Sicuramente possiamo affermare che i modelli poligonali dei personaggi principali sono decisamente realizzati con cura maniacale, pieni di dettagli e particolari che aiutano l’utente ad immergersi nell’atmosfera di gioco. Anche se Artyom non lo vediamo, possiamo apprezzare la caratterizzazione dei protagonisti secondari, animati in maniera precisa e fedele alla realtà. Le espressioni del viso sono notevoli e ricalcano il contesto, così come i movimenti istintivi che contraddistinguono, ad esempio, una fuga piuttosto che un attacco dei nemici. Non ugualmente curati i personaggi secondari, caratterizzati da texture piatte, pochezza di dettagli e particolari del viso non all’altezza dei main characters. Non colpiscono nemmeno i nemici, sia umani che bestie feroci, anche se la discreta varietà degli stessi compensa la superficialità in fase di sviluppo.

Le location ed il level design meritano la lode sotto tutti i punti di vista. Dettagli, tagli cinematografici, riflessi, effetti particellari, ombre ed illuminazione. Ogni ambiente, sia all’aperto che al chiuso, è dotato di una propria anima ed è ricco di particolari impressionanti, facendo di Metro Last Light una perla del genere sotto questo punto di vista. Le location sotto terra sono cupe e desolanti, proprio le stesse sensazioni che leggiamo negli occhi dei personaggi di contorno; all’aria aperta – neanche tanto visto che indosseremo una maschera – il sole colpisce le pozzanghere e possiamo apprezzare la quiete dell’ambiente distrutto e lasciato all’inferno dagli stessi che per millenni ci hanno abitato. C’è da dire che le location non sono per nulla ampie, anzi. La linearità del gameplay si ripercuote anche negli ambienti, pertanto c’è pochissimo da esplorare, anche quando, apparentemente, la location si mostra ampia. Anche il comparto audio è di tutto rispetto. Il doppiaggio originale è, come sempre, un passo avanti rispetto a quelli derivati, italiano compreso, anche se non abbiamo trovato pecche imperdonabili o imprecisioni. Ormai il doppiaggio nei videogame ha raggiunto ottimi livelli, e produzioni di questo calibro tendono ad offrire il meglio senza compromessi. Pecca un po’ di originalità e manca d’ispirazione in alcuni frangenti la soundtrack, che non resterà nella memoria degli appassionati. Per quanto riguarda la longevità, il gioco si attesta attorno alle 8 ore di gioco, compresa la componente esplorativa della location – per quanto possibile – e la raccolta degli appunti, unico extra del gioco.

Commento finale

Il lavoro 4A Games è buono, ma non sorprendente. Replicare lo stesso successo di Metro 2033 non era facile, e di certo non si raggiungono gli stessi obiettivi senza modificare la formula di base. Metro Last Light è praticamente la versione 2.0 del titolo uscito circa 3 anni fa, con gli stessi protagonisti e identiche caratteristiche. Insomma, all’orizzonte non c’è nulla di nuovo e non si vive di sola grafica, soprattutto nel saturo mondo degli sparatutto, già ampiamente in crisi di idee.

CI PIACE

Tecnicamente superbo, è un benchmark per tutte le macchine hardware recenti

NON CI PIACE

Molto simile al precedente, lineare e con storyline sottotono. Qualche problema di ottimizzazione per la versione PC, che arranca anche su sistemi recentessimi

Conclusioni

Seconda opera di 4A Games, passata nelle mani del publisher Deep Silver. Stessa atmosfera, stessa location…quasi lo stesso gioco, insomma.

7.5Cyberludus.com
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Redazione
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