Esplorazione nell’esplorazione

Nel capitolo precedente di questa retrospettiva (scusate l’attesa) sono stati presi in esame i primi tre episodi della serie “The Legend Of Zelda”, quelli che hanno contribuito per primi allo sviluppo della sua narrazione e del suo colorito gameplay. Prima di cambiare ambiente e trasferirci in una nuova Hyrule nei panni di Link come Koriki è necessario osservare altri tre titoli che vedono come protagonista un Link proveniente dalla città di Hyrule. I titoli che saranno analizzati in questo articolo sono tutti giochi per console portatili e saranno, nella fattispecie, “Link’s Awakening”, “The Oracle of Seasons” e “The Oracle of Ages” . La particolarità che accomuna questi tre titoli è un bizzarro parallelismo di situazioni: così come il giocatore gioca questi titoli fuori dalla propria casa, così le vicissitudini narrative porteranno Link fuori da Hyrule e starà a noi accompagnarlo in quelle che, molto probabilmente, sono alcune delle sue avventure più interessanti e coinvolgenti.

Il risveglio dopo il naufragio (?)

The Legend of Zelda: Link's Awakening

Link sta facendo un viaggio sulla sua barca, dopo le tante avventure che ha vissuto negli ultimi tempi ad Hyrule. Improvvisamente il tempo peggiora e il ragazzo si ritrova vittima di una violentissima tempesta : mentre Link tenta di salvare il salvabile cercando di stabilizzare l’imbarcazione un fulmine centra l’albero maestro, distruggendo la nave e facendo naufragare il giovane. Egli si risveglia in un letto, vicino a una ragazza di nome Marin , molto somigliante alla principessa Zelda: Marin dice di aver trovato Link svenuto sulla spiaggia dell’isola, Koholint Island, e di averlo soccorso per evitare il peggio. Dopo aver recuperato spada e scudo, il ragazzino dalla tunica verde decide che deve trovare un modo per tornare a casa : a questo proposito, un gufo saggio lo informa della presenza di un’antica divinità, il Wind Fish, il quale, una volta risvegliato, lo avrebbe aiutato a ritrovare la via. In che modo? Non lo sappiamo, e nemmeno Link lo sa. Tuttavia, egli parte ugualmente alla ricerca degli otto strumenti musicali che risveglieranno il divino animale e ci porteranno a casa, ad Hyrule. Con queste premesse comincia l’avventura di “The Legend of Zelda: Link’s Awakening”! Il gioco esce sul primo GameBoy nel 1993, dopo “A Link To The Past”: di quest’ultimo ricalca la struttura, i nemici e alcuni oggetti (come l e Pegasus Shoes o l’Hookshot, che diventerà poi un pilastro della serie). Le differenze principali col suo predecessore si riscontrano nella maggiore varietà della sua storia, dal gameplay ancora più semplice e immediato e dalla presenza di alcuni nemici inaspettati: in “Link’s Awakening” sono presenti molti nemici tratti dal mondo di “Super Mario Bros.” . E’ interessante notare come questi siano inseriti negli ambienti del gioco con estrema naturalezza , pur non essendo al loro posto: la presenza della Roc Feather, un potenziamento che consente a Link di saltare, ne permette anche l’eliminazione secondo le canoniche regole della loro serie di provenienza, ovvero con un violento salto sulla testa. Questa apertura tra i due mondi aumenta la sensazione di fiabesco che si ha portando a termine questo titolo: il concetto di sogno, gli animali parlanti, i nemici buffi e simpatici, tutto grida alla gioia pur non trascurando la serietà, la commozione e l’intrigo che gli episodi precedenti di “The Legend Of Zelda” avevano già regalato. E’ impressionante notare, inoltre, come il gioco si porti a termine solo giocando per circa una quarantina di ore : un tempo davvero impressionante, visto che si tratta pur sempre di una vecchia cartuccia per Gameboy. Un intero mondo, anzi più di uno, tutto da vivere, rinchiuso nel palmo di una mano e sempre a portata di tasca!

Due oracoli, due mondi, un solo finale!

Circa otto anni dopo la pubblicazione di “Link’s Awakening” e in seguito al rilascio della sua versione ricolorata per Gameboy Color (” Link’s Awakening DX” ), Nintendo si fa avanti nuovamente, gloriosamente spalleggiata da Capcom , addirittura con due nuove avventure portatili, “The Oracle of Season” e “The Oracle of Ages” . Nel 2001 entrambi questi titoli vengono rilasciati, ad uso esclusivo dei possessori di Gameboy Color, lo stesso giorno, mettendo in luce con questo gesto quanto i due giochi fossero in relazione tra loro. In entrambi i titoli il giocatore prende il controllo di Link all’interno di Hyrule: dopo essere stato richiamato dalla stessa Triforza, l’eroe viene trasportato in due mondi diversi, Holodrum per “Seasons” e Labrynna per “Ages” , e in questi due continenti differenti dovrà affrontare due avventure per salvare gli oracoli delle stagioni e delle ere, Din e Nayru , dai loro rapitori e riportare l’ordine in quelle terre. Oltre a queste due storie principali, i giochi contengono una sotto-avventura, il finale reale della storia. Una volta completato uno dei due giochi è possibile cominciare l’altro utilizzando una password: se il gioco viene portato a termine la storia proseguirà, portando Link a combattere contro il caro vecchio Ganon , malamente resuscitato, nel tentativo di salvare la Principessa Zelda da un inaspettato rapimento. Per la prima volta, due giochi completamente diversi diventano essi stessi un riferimento per l’altro “gemello”: l e due avventure incrociate portano all’inaspettata creazione di una nuova avventura , che ogni giocatore che si rispetti vorrà portare a termine senza pensarci due volte. Per quanto riguarda la struttura di gioco, “Oracle of Seasons” e “Oracle of Ages” ricordano molto da vicino il loro predecessore portatile, “Link’s Awakening”, richiamandone grafica, gameplay e controlli. Le uniche differenze si notano nella gestione dello spazio: in “Season” il terreno di gioco muta a seconda del passare delle stagioni, offrendo effettivamente quattro versioni differenti di Holodrum; in “Ages” saranno i viaggi nel tempo a farla da padrone, mettendo in luce la differenza tra il rigoglioso presente di Labrynna e il suo spoglio, oscuro passato. Dovendo dirla tutta, in verità, la serie “Oracle” era nata nelle menti dei programmatori come una trilogia : a pensarci bene, infatti, manca all’appello Farore , la terza divinità dell’universo zeldiano, la dea che ha creato la Triforza del Coraggio. Tuttavia, alcune complicazioni sorte nell’ambito della connessione tra i tre giochi hanno reso necessaria la sparizione di questo terzo “capitolo”, lasciando modo a Nintendo di concentrarsi con maggiore cura sui due titoli che sono stati appena esaminati.

 

Conclusioni

La perfezione di gioco non è ancora stata raggiunta, ma questi tre titoli per le più semplici console portatili esistenti sono ugualmente dei capolavori: pietre miliari che portano lo schema iniziale alla sua evoluzione massima senza, in realtà, far evolvere quasi nulla! Sono semplicemente meglio… Ed è difficile definirne le motivazioni… Ma uno gioca e non può fare a meno di esclamare “questi sono dei gran bei giochi”! Le storie narrate, poi, sono talmente coinvolgenti da accostare Link e giocatore come mai più succederà, condividendo con lui gioie e sorrisi, dolori e lacrime… Speranze e sogni… E ancora non abbiamo visto niente, Hyrule avrà sempre di più di offrire… Prossimo episodio “Retro-Spectives – The Legend Of Zelda! – Il bambino senza la sua fata…” .

Da parte mia, un ringraziamento doveroso va ad Andrea Dresseno, responsabile dell’Archivio Videoludico: se non avesse offerto all’archivio il suo GameBoy Color e il suo vecchio “Link’s Awakening DX” io non avrei mai scoperto non tanto uno dei migliori Zelda di sempre, quanto uno dei migliori GIOCHI di sempre. Grazie!

Alessandro “Il Notturno” Perlini

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