La catastrofe secondo Ubisoft

I am alive, titolo prodotto dallo studio interno Darkworks, sembra avere tutte le carte in regola per attirare le attenzioni del mondo videoludico, complice un concept di base particolarmente originale ed un’ambientazione catastrofica d’impatto. Il particolare Mirror’s edge ha fatto scuola in tal senso, e il nuovo prodotto Ubisoft ne eredita la caratteristica principale. In effetti, I am alive, può essere descritto come un gioco di avventura con visuale in prima persona dove non si spara ad ogni cosa che si muove. Lo scopo del gioco è sopravvivere all’orrore del terremoto e alle sue devastanti conseguenze, non solo sull’ambiente circostante ma, anche e soprattutto, sulle persone. Orrore non è un termine enfatico ma rappresenta la costante dell’intera avventura, secondo le dichiarazioni del capo del progetto Alexis Godard.
Le catastrofi naturali, come il terremoto appunto, sono così reali (e sfortunatamente attuali) da terrorizzare più di un’orda di zombie o di cani infernali. L’esperienza di gioco si preannuncia realistica e colma di alta tensione: le scosse e la paura non cambiano solo la forma dei palazzi e del terreno ma anche il concetto di bene e male dei personaggi. In situazioni critiche l’equilibrio tra giusto e sbagliato vacilla e l’istinto prende il sopravvento su ogni cosa.

La legge del più forte

La storia si svolge a Chicago in un giorno come tanti. Il solito tram tram quotidiano, traffico per le strade e gente che viene e che và. Di colpo, un piccolo tremito che velocemente aumenta d’intensità. Ed ecco che l’asfalto si squarcia e i palazzi cominciano a crollare, e tra incendi, fumo e cenere, le urla dei cittadini che tentano disperatamente di mettersi in salvo. Nei panni di uno di loro, Adam Collins, un giovane impiegato  alla disperata ricerca della fidanzata scomparsa, il giocatore sarà chiamato a lottare per la propria incolumità. L’origine del terremoto è  avvolta dal mistero; non è detto infatti che alla base di una catastrofe naturale cosi imponente, non ci sia lo zampino di qualche particolare organizzazione. Elemento che spiegherebbe la totale assenza di medici o forze dell’ordine, quasi come se fosse stato deciso di tagliare fuori dal mondo la metropoli statunitense. Secondo le dichiarazioni dei programmatori, la vicenda verrà narrata a più livelli, sviluppandosi tanto nel passato quanto nel presente. Le vicissitudini del protagonista saranno quindi legate tramite determinati flashback e si dipaneranno nell’arco di nove giorni esatti. Adam non è l’unico sopravvissuto; per le strade distrutte e polverose della ormai fatiscente Chicago, si aggirano disperati pronti a uccidere per un sorso d’acqua o un pezzo di pane. Ma ci sono anche personaggi ancora lucidi che affiancheranno il protagonista, tra cui una dottoressa pronta a medicare le ferite, un ex marine e un pompiere. La confermata possibilità di effettuare scelte multiple, contribuisce ad allargare sensibilmente gli orizzonti del titolo e rendere il ritmo senza dubbio più coinvolgente.

Panorama apocalittico

A causa delle poche immagini mostrate fino ad ora è difficile tirare le somme sull’aspetto tecnico di I am live. Dai particolari, il motore grafico sembrerebbe abbastanza solido e in grado di proiettare il giocatore in ambienti suggestivi, e soprattutto, in continuo mutamento. La disperazione e  l’impotenza di fronte alla calamità è ben rappresentata dal teaser trailer rilasciato diversi mesi fa dal team a lavoro sul progetto. Gli stessi sviluppatori hanno parlato di un engine poligonale dinamico ed in grado di proporre un elevato senso di realismo accompagnato da una notevole cura per i dettagli sia a livello grafico, sia per quanto riguarda gli effetti ambientali, particolarmente importanti per snidare i propri nemici. Se tutto questo sarà accompagnato da un colonna sonora adeguata al senso di isolamento dell’uomo davanti a madre natura, e ad un campionario di effetti ricco di tensione e realismo, sicuramente, vi saranno ottime possibilità che questo gioco diventi una sorpresa non solo per gli amanti delle avventure, ma anche degli appassionati di survival horror.

L’uomo è un animale davanti alla morte

Per sopravvivere si è disposti a tutto, anche dimenticare di essere civili, di essere cittadini, di essere “umani”. Questo è l’aspetto più interessante (e inquietante allo stesso tempo) di I am alive: studiare le reazioni umane davanti ad una catastrofe ed analizzarne il comportamento estremo.

Adam dovrà mantenere lucida la propria mente durante la sua ricerca e allo stesso tempo adattarsi alle situazioni paradossali che gli si presenteranno davanti. Un esempio estremo è stato suggerito dagli sviluppatori: se il protagonista viene accerchiato da un gruppo di uomini desiderosi di derubarlo, basterà lanciare una bottiglia d’acqua per vedere improvvisamente gli aggressori precipitarsi verso di essa e lottare per una sorsata, tempo sufficiente per scappare e trovare un nascondiglio momentaneo. Adam può anche decidere di combattere a mani nude o con qualche attrezzo reperibile nei dintorni( confermata è anche l’esistenza di armi e munizioni, ma difficili da trovare). Oppure può sfruttare la precarietà delle strutture e l’interazione con l’ambiente circostante. Posizionando una determinata risorsa su una piattaforma pericolante, ad esempio, sarà impossibile non incuriosire il civile di turno, provocando, al passaggio dell’uomo, un rovinoso crollo. Analogamente, destare l’attenzione di un gruppo ostile, per poi fuggire a gambe levate verso un punto prefissato dello scenario, guarda caso, proprio sotto una passerella cedevole, renderà possibile l’annientamento dei nemici con un singolo colpo di revolver, diretto esattamente al montante della passerella. L’incipit spiccatamente tattico del titolo offrirà quindi possibilità molteplici e varietà infinita. La formula, per quanto poco si sia visto, sembra funzionare abbastanza bene. Ma la fatica  e le ferite esigeranno  il bisogno di bere e recuperare le forze, quindi occorre sfruttare con parsimonia le tanto agognate risorse d’acqua e cibo. Il libero arbitrio sarà  cruciale durante tutto il corso dell’avventura. Si può scegliere o meno di dar da mangiare e da bere ai feriti, di aiutare i sopravvissuti per le strade che tentano di tirare fuori dalle macerie i corpi dei propri cari. Si può decidere se essere egoisti o umanitari. La visuale in prima persona renderà ancora più profondo l’impatto tattico generale, e se tutto questo verrà supportato da un gameplay intuitivo ma profondo, le potenzialità del titolo Ubisoft saranno davvero tante.

Conclusioni

Troppo presto per dare giudizi. I am alive si è mostrato timidamente al pubblico l’anno scorso e a distanza di un anno si è visto davvero poco. Tuttavia, le immagini immersive, il clima di tensione che si respira, degno di pellicole come “Io sono leggenda” e “Cloverfierld” (ai quali i programmatori si sono liberamente ispirati), e la potenziale varietà del gameplay, suggerita dalla possibilità di scelta da parte del protagonista, collocano la creatura degli studi Darkworks in cima alla lista dei titoli più attesi. Non resta che aspettare la fine di Maggio 2009, periodo in cui, presumibilmente, il gioco dovrebbe arrivare nei negozi.

Marco “Seth” Delle Fave

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