Halo Campaign Evolved

Scheda Gioco

Halo Campaign Evolved

Piattaforma

PC
Genere
Action/Adventure, Adventure, Sparatutto in prima persona
Sviluppatore
Holo Studios
Publisher
Xbox Game Studios
Uscita

28 Luglio 2026
PEGI
PEGI 16

Il Nostro Voto

75/100
DISCRETO

☰ Sommario

Questa recensione non la volevo fare.

Lo so, detta così potrebbe sembrare la classica frase da clickbait da video YouTube, costruita ad arte per attirare l’attenzione. Eppure, questa volta, si tratta della pura verità. Arrivato ai titoli di coda dell’ennesimo playthrough della campagna del primo Halo, mi sono ritrovato davanti a una domanda piuttosto difficile da ignorare: che cosa rappresenta davvero Halo: Campaign Evolved per l’ecosistema Xbox e, soprattutto, per il futuro della saga?

Perché sono passati ormai circa cinque anni dallo sfortunato lancio di Halo Infinite, un titolo arrivato sul mercato con enormi responsabilità sulle spalle, ma anche con possibilità altrettanto importanti per il futuro del franchise, soprattutto sul fronte del game design e del multiplayer. Un progetto che avrebbe dovuto indicare una nuova direzione per la serie e che, invece, nel corso degli anni è stato progressivamente abbandonato sul fronte del supporto, mentre l’ex 343 Industries – oggi Halo Studios – ha continuato a legare indissolubilmente il proprio futuro a quello di Master Chief.

Cinque anni sono un’eternità nel mercato videoludico. Un lasso di tempo nel quale sarebbe stato possibile sperimentare, cambiare direzione, costruire qualcosa di nuovo e, soprattutto, iniziare a delineare concretamente quello che dovrebbe essere il futuro di Halo. Una saga che non è semplicemente uno dei franchise più importanti di Xbox, ma una delle vere icone della divisione gaming di Microsoft.

E invece, a distanza di cinque anni, anzichè andare avanti ci ritroviamo ancora una volta a tornare al punto di partenza. O meglio, a un punto di partenza che conosciamo fin troppo bene.

Halo: Campaign Evolved ripropone infatti una campagna che, almeno a nostro avviso, non aveva una reale necessità di essere rifatta. Non perché il primo Halo non meriti rispetto o perché non ci sia spazio per migliorare un’opera ormai datata, ma perché la Master Chief Collection continua ancora oggi a rappresentare uno dei pacchetti più completi e interessanti per chiunque voglia affacciarsi per la prima volta alla saga di Master Chief.

E allora eccoci qui, arrivati alla resa dei conti. Davanti alla tastiera, ancora una volta, per cercare di capire non soltanto se Halo: Campaign Evolved sia un buon remake, ma soprattutto se sia il remake di cui Halo aveva davvero bisogno.

Come di consueto, è arrivato il momento del nostro responso finale. Ve ne parliamo nei prossimi paragrafi.

Un Halo completamente rinnovato

Partiamo da quello che, inevitabilmente, è il primo elemento a saltare all’occhio. Halo: Campaign Evolved è stato sviluppato in Unreal Engine 5 e abbandona quindi il motore originale per restituire una versione del primo capitolo della saga profondamente rinnovata sotto il profilo tecnico. E, in questo senso, il lavoro svolto da Halo Studios convince quasi senza riserve.

Quando si decide di rifare da zero un gioco vecchio di venticinque anni, il comparto grafico deve essere uno degli elementi in grado di giustificare l’operazione. Campaign Evolved riesce pienamente nell’intento: illuminazione, riflessi in ray tracing, ombre, effetti particellari, texture e modelli delle armi contribuiscono a trasformare quello che ricordavamo come il primo Halo in qualcosa che, almeno a un primo sguardo, sembra un capitolo completamente nuovo. E la cosa che ho apprezzato maggiormente è che il team non abbia cercato semplicemente di trasformare Combat Evolved in una sorta di Halo Infinite con una nuova veste. Campaign Evolved possiede una propria identità visiva, pur mantenendo chiaramente riconoscibili le radici del gioco originale. Una scelta che considero particolarmente azzeccata, perché permette al remake di risultare moderno senza perdere completamente quella personalità che ha contribuito a rendere Halo un’icona.

Halo: Campaign Evolved
L’Unreal Engine 5 fa miracoli: l’illuminazione globale e le texture ridefinite donano ad Halo 1 un aspetto incredibilmente moderno.

Anche le animazioni fanno un enorme passo avanti. Alcuni volti umani continuano occasionalmente a scivolare nella famigerata “uncanny valley“, ma nella maggior parte dei casi il risultato è davvero convincente e contribuisce a rendere il mondo di Halo molto più vivo. Il miglioramento è particolarmente evidente durante le sequenze cinematografiche, dove Master Chief appare oggi come un personaggio decisamente più caratterizzato rispetto al passato. Non tutto, però, ci ha convinto allo stesso modo. Il redesign di Cortana, per esempio, ha qualche aspetta che purtroppo stona, mentre il Sergente Johnson sembra essere in una forma smagliante. Fortunatamente, al netto del nuovo aspetto, conserva intatta quella sua identica, maledetta attitudine che i fan della serie conoscono fin troppo bene.

Nel complesso, però, la presentazione di Campaign Evolved centra il bersaglio molto più spesso di quanto lo manchi. E questo è importante, perché è proprio guardando il gioco che ci si rende conto di quanto lavoro sia stato fatto per riportare il primo Halo nel presente.

Il problema è che, una volta superato l’impatto iniziale, emerge una domanda decisamente più complicata: quanto è possibile modernizzare un gioco di venticinque anni fa senza intervenire su ciò che, nel frattempo, è inevitabilmente invecchiato?

Un design che sente il peso degli anni

Ed è proprio qui che Halo: Campaign Evolved inizia a mostrare i suoi limiti. Per quanto il lavoro sul comparto tecnico sia evidente, l’età di Halo: Combat Evolved si fa sentire pesantemente quando si guarda alla struttura delle sue missioni.

A venticinque anni di distanza, non siamo convinti che la campagna originale sia invecchiata abbastanza bene da sostenere un remake completo senza qualche intervento più radicale sul level design. La struttura di molte missioni rimane infatti estremamente semplice: si apre una porta, si entra in una stanza, si eliminano i nemici, si apre un’altra porta e si ricomincia da capo. Un loop che, soprattutto sul lungo periodo, tende inevitabilmente a diventare ripetitivo.

Warthog
Guidare il Warthog tra le colline di Halo è sempre un piacere, anche se la fisica del salto è stata leggermente appesantita.

L’introduzione dello sprint contribuisce a rendere il ritmo più moderno e permette di attraversare gli ambienti con una velocità decisamente superiore rispetto all’originale, ma non basta da sola a risolvere un problema che affonda le proprie radici nella struttura stessa delle missioni. Allo stesso tempo, però, c’è qualcosa di quasi affascinante nel ritrovare quella semplicità. Campaign Evolved conserva infatti un’impronta fortemente retrò, che in alcuni momenti ci ha ricordato persino Half Life.

Ed è proprio questa fedeltà alle radici a rendere il primo Halo un interessante banco di prova per questo tipo di operazione. Se Halo Studios vuole davvero utilizzare Campaign Evolved come punto di partenza per riproporre altri capitoli della serie, sarà interessante capire quanto vorrà spingersi oltre nei prossimi remake. Perché qui il team ha scelto di intervenire soprattutto sulla superficie e sulle sensazioni, lasciando intatta buona parte della struttura originale.

E, forse, è proprio questo il compromesso che rende Campaign Evolved un esperimento così particolare: il gioco sembra nuovo, ma spesso si comporta esattamente come un titolo vecchio di venticinque anni.

Il fascino di un combattimento vecchio stampo

Anche il combattimento, inevitabilmente, finisce per risentire della struttura originale. Dopo qualche ora, mi sono ritrovato persino a sparare in anticipo dietro gli angoli, semplicemente perché sapevo già dove sarebbero comparsi i nemici. E quando inizi a prevedere sistematicamente cosa troverai nella stanza successiva, è evidente che qualcosa nella formula inizi a perdere mordente.

Capisco perfettamente che l’Halo originale lavorasse su una scala molto più contenuta rispetto agli standard moderni, ma aumentare semplicemente il numero dei nemici non rende automaticamente gli scontri più interessanti. Dopo aver ripulito un numero sufficiente di stanze piene di Grunt, Jackal ed Elite, diventa quasi una certezza che, dietro l’angolo successivo, ci sarà un gruppo di Cacciatori pronto a ricordarti che il gioco non ha ancora finito con te. Il ritmo risulta ancora più evidente proprio grazie ai movimenti più rapidi introdotti dal remake. E, paradossalmente, uno degli elementi che ho rimpianto maggiormente è stato proprio il vecchio salto di Master Chief. Quella caratteristica sensazione quasi “fluttuante” dei primi Halo è stata ulteriormente ridotta e il protagonista appare oggi molto più pesante rispetto a quanto ricordassi.

Halo
La seconda metà della campagna soffre ancora del pesante backtracking originale, un difetto che il nuovo motore grafico non può nascondere.

Non è necessariamente un difetto, sia chiaro: Campaign Evolved vuole essere un Halo moderno e, sotto questo aspetto, la maggiore pesantezza del personaggio contribuisce a restituire una sensazione più concreta e fisica. Ma per chi ha passato centinaia di ore sui capitoli originali, sono proprio questi piccoli cambiamenti a far percepire quanto il remake si sia allontanato dalle sensazioni del gioco che lo ha ispirato.

Anche il comparto sonoro, più in generale, ha ricevuto un importante lavoro di aggiornamento. La colonna sonora non rinnega ovviamente le composizioni classiche di Halo, ma introduce nuovi livelli di drammaticità orchestrale che aumentano progressivamente con la tensione degli scontri. Il risultato è un accompagnamento che mantiene intatta l’identità musicale della serie, aggiungendo però quel senso di produzione ad alto budget che si sposa molto bene con il nuovo comparto tecnico.

Qualche scelta estetica mi ha convinto meno. Le texture di alcuni veicoli, per esempio, sembrano aver spinto un po’ troppo sull’effetto lucido: Ghost e Wraith appaiono quasi eccessivamente brillanti rispetto al resto del comparto grafico. Nulla, comunque, che comprometta realmente il risultato complessivo.

Più interessante è invece il lavoro di ribilanciamento dell’arsenale. Il Fucile al Plasma e la Pistola al Plasma sono ora decisamente più utili, riuscendo a infliggere danni consistenti anche una volta superata la semplice funzione di distruzione degli scudi. È una modifica che abbiamo apprezzato, anche se in alcuni casi ho avuto la sensazione che determinate armi siano state potenziate fin troppo.

Halo
I paesaggi iconici dell’anello non sono mai stati così vasti e dettagliati, pur mantenendo intatta l’atmosfera originale del 2001.

Le missioni bonus, in particolare, ampliano ulteriormente questo aspetto introducendo alcune armi provenienti dai capitoli successivi della serie, tra cui il Fucile ad Aghi, lo Spiker, il Fucile al Plasma Brute e il Fucile da Battaglia. È stata una sorpresa piacevole ritrovare parte dell’arsenale che abbiamo imparato a conoscere negli episodi successivi, anche se non tutte le aggiunte risultano perfettamente bilanciate. Il Fucile ad Aghi, per esempio, mi è sembrato talmente efficace da diventare rapidamente la mia prima scelta, anche quando avevo a disposizione armi che sulla carta avrebbero dovuto essere più appaganti. Una situazione che finisce inevitabilmente per togliere un po’ di entusiasmo alla scoperta di nuovo equipaggiamento.

E proprio le missioni bonus rappresentano forse l’aggiunta più controversa dell’intero pacchetto. È positivo avere del contenuto in più, soprattutto considerando che Campaign Evolved non propone una componente multiplayer, ma queste missioni raramente riescono a giustificare davvero la propria presenza. Al netto di qualche arma aggiuntiva e di varianti più aggressive dei Brute, buona parte del loro contenuto ripropone la stessa struttura di combattimenti stanza dopo stanza già vista nella campagna principale, con un appagamento narrativo piuttosto limitato.

La missione finale prova almeno a rompere completamente gli schemi, mettendoci ai comandi di un caccia Seraph durante una battaglia spaziale. Sulla carta è probabilmente l’esperimento più interessante del pacchetto; nella pratica, però, sembra quasi una demo tecnica inserita all’interno della campagna. Il volo all’interno delle navi nemiche, con l’obiettivo di disattivarne gli scudi prima di concentrarsi su torrette e antenne esterne, è sicuramente un’idea “spettacolare”, ma i comandi piuttosto legnosi, il cambio di genere improvviso e alcune sequenze cinematografiche che sembrano prendere fin troppo direttamente ispirazione dalla saga di George Lucas rendono l’intera esperienza poco amalgamata con il resto della campagna.

È una bella dimostrazione delle possibilità offerte dal nuovo motore e, soprattutto, della volontà di Halo Studios di sperimentare. Ma, dovendo scegliere cosa rigiocare nelle future run, è probabilmente una delle prime cose che sarei disposto a saltare.

Concludendo…

Arrivati alla fine di Halo: Campaign Evolved, è difficile non provare una certa ambivalenza. Da una parte, è innegabile che Halo Studios abbia realizzato un remake tecnicamente notevole, capace di riportare nel presente una campagna che, nonostante i suoi venticinque anni sulle spalle, conserva ancora buona parte del fascino originale. Il lavoro sull’Unreal Engine 5, le nuove animazioni, il comparto audio, le armi e una serie di interventi pensati per rendere più moderno il gameplay funzionano e, soprattutto, dimostrano quanto ancora ci sia da raccontare attraverso l’universo di Halo.

Dall’altra, però, rimane quella domanda che ci ha accompagnato per tutta la recensione: era davvero questo ciò di cui Halo aveva bisogno?

Campaign Evolved è un buon remake, ma è anche un prodotto che mette in evidenza quanto sia difficile modernizzare una formula vecchia di venticinque anni senza intervenire in maniera più profonda sulle sue fondamenta. Il risultato è un’esperienza che appare splendida, suona splendidamente e si lascia giocare con piacere, ma che in più di un’occasione ci ricorda di essere ancora il primo Halo. Anche le missioni bonus, pur aggiungendo qualche ora di contenuto e introducendo situazioni e armi inedite, non riescono sempre a giustificare la propria presenza.

E forse è proprio questo il suo più grande limite. Perché mentre Halo Studios guarda al passato per riproporre una delle campagne più importanti nella storia degli sparatutto console, continuiamo a chiederci quale sia, invece, la direzione che la saga dovrebbe prendere nel futuro. La Master Chief Collection rimane ancora oggi un modo straordinario per riscoprire questa storia e, proprio per questo, Campaign Evolved fatica a giustificare fino in fondo la propria esistenza al di là del suo innegabile valore produttivo.

Non è il ritorno di Halo che avremmo necessariamente voluto vedere, ma è comunque un remake realizzato con rispetto e con una qualità sufficiente a rendere piacevole anche l’ennesimo viaggio sull’anello di Halo.

Il vero problema, quindi, non è Halo: Campaign Evolved. Il problema è che, dopo cinque anni, continuiamo a chiederci quale sarà finalmente il prossimo capitolo di Halo.

Il Nostro Verdetto

Halo: Campaign Evolved

DISCRETO
Voto: 75 su 100 — DISCRETO
+
Pro
  • Comparto tecnico eccellente con un Unreal Engine 5 valorizza il comparto artistico originale
  • Gameplay modernizzato senza snaturare quella che è l’essenza di Halo
  • Ottimo lavoro sul comparto audio
  • Atmosfera e identità dell’originale preservate
Contro
  • Level design datato, con un backtracking e struttura delle missioni ancora troppo ripetitivi
  • Missioni bonus poco incisive
  • Alcune scelte estetiche non convincono
  • Assenza del multiplayer
Conclusioni

Halo: Campaign Evolved è un remake difficile da giudicare. Da una parte, il lavoro di Halo Studios è tecnicamente notevole e dimostra quanto possa essere affascinante riportare nel presente un’opera che ha ormai venticinque anni. Dall’altra, proprio questo processo di modernizzazione mette in evidenza tutti i limiti di una struttura che, nonostante gli interventi apportati, continua a mostrare inevitabilmente il peso del tempo. Questo prodotto è lo specchio di una gestione deficitaria in casa Xbox delle proprie IP di punta e che rende ancora troppo fumoso il futuro di Master Chief. Nonostante questo, abbiamo comunque davanti un remake solido, spettacolare e rispettoso delle proprie origini, ma non necessariamente indispensabile per chi ha già avuto modo di vivere la campagna attraverso la Master Chief Collection, visto che le nuove aggiunte, comprese le missioni bonus, non riescono sempre a colmare questa distanza e finiscono per sembrare più un’interessante dimostrazione delle possibilità future che una vera evoluzione della formula.

Piattaforma
PC
Data Recensione
9 agosto 2026
Articolo precedenteGratis su Mobile: A Guidebook of Babel
Prossimo articoloGratis su Epic Games Store: Caravan SandWitch
Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

E tu che ne pensi? Facci conoscere la tua opinione!