007 First Light – IO Interactive firma il miglior James Bond videoludico degli ultimi anni
IO Interactive è da sempre legata in modo indissolubile a Hitman, la saga che ne ha definito l’identità. Era il 2000 quando la serie debuttava su PC con l’iconico Hitman: Codename 47, inaugurando un’identità ludica che il team danese non ha mai davvero abbandonato. Il suo DNA è rimasto quello di sempre: missioni aperte, libertà d’approccio e una struttura capace di offrire al giocatore molteplici soluzioni, spesso con un livello di sfaccettatura raro da trovare altrove. Nel corso degli anni, Hitman ha cambiato volto più volte, anche per adattarsi al meglio agli hardware del momento, trovando forse la sua espressione più compiuta nella recente trilogia World of Assassination, conclusa nel 2021.
Da allora, IO Interactive non è rimasta certo a guardare. Messo momentaneamente in pausa l’agente 47, il team si è lanciato su una delle proprietà intellettuali più celebri del pianeta: quella di James Bond, meglio conosciuto come 007. Annunciato inizialmente con un teaser avvolto nel mistero, il progetto ha preso forma sempre più chiaramente nel corso dell’ultimo anno, fino a mostrarsi come una delle produzioni più ambiziose mai firmate da IOI. E dopo una lunga fase di sviluppo, siamo finalmente pronti a dirvi la nostra su 007 First Light, che tra l’altro rappresenta anche il primo prodotto ufficiale di Amazon Studios dopo l’acquisizione della storica licenza.
Buona lettura.
Una origin story con il DNA di IO Interactive
La prima, grande differenza rispetto ai precedenti titoli di IO Interactive, in particolare alla già citata trilogia World of Assassination, sta proprio nella componente narrativa. Fin dai primi minuti è evidente la volontà, e forse anche la necessità, di affrontare la storia con un taglio molto più cinematografico, scelta che traspare già a schermo attraverso un casting preciso e un motion capture di alto livello. Il giovane James Bond, appena 26enne e interpretato da Patrick Gibson — noto soprattutto per aver vestito i panni di Steve Winchell in The OA e del giovane Dexter Morgan nel prequel Dexter: Original Sin — è qui una recluta dell’aviazione britannica, coinvolta quasi per caso in un attacco orchestrato da mercenari intenzionati a impossessarsi di alcune tecnologie dell’MI6.
Dopo essere sopravvissuti a fatica a un’imboscata durante una missione di recupero in Islanda, ci ritroveremo a essere gli unici superstiti dell’equipaggio della marina. Guidati da un referente dell’MI6, dovremo raggiungere un campo di ricerca dedicato allo studio di un satellite precipitato, per poi scoprire che la struttura è stata occupata da un gruppo di mercenari. È qui che prende il via la nostra prima missione “non ufficiale” per conto dell’MI6, da cui si dipanerà una serie di eventi destinati a condurre il giovane Bond all’interno del rinnovato programma “00”.

Sebbene con qualche mese di ritardo rispetto agli altri sei candidati, verremo coinvolti nel duro addestramento a Malta, seguendone alcuni momenti sotto il severo, e inizialmente riluttante, controllo dell’istruttore John Greenway. Col tempo, Bond finirà per avvicinarsi anche alla propria squadra, in particolare a Monroe e Cressida.
Il cast funziona, i personaggi sono tutti caratterizzati con cura e, questa volta, IOI ha saputo dimostrare di saper raccontare bene una storia di spionaggio solida e coinvolgente, totalmente originale ma al tempo stesso rispettosa dell’immaginario creato da Ian Fleming. Nel corso delle circa quindici ore necessarie per arrivare ai titoli di coda, abbiamo davvero poche critiche da muovere a 007 First Light. La caratterizzazione di Bond, da recluta scapestrata e incline all’insubordinazione, evolve in modo convincente, trasformandosi insieme agli eventi della storia e alle relazioni che costruirà con chi gli sta accanto. Anche il suo lato da seduttore è stato trasposto con naturalezza, senza forzature, evitando di tradire le origini di un personaggio così iconico e dando così vita a una vera origin story, pienamente in linea con la tradizione cinematografica e letteraria di 007.
Merces Letifer
007 First Light è un titolo che deve moltissimo a Hitman, e lo si percepisce quasi da subito. Quando entrano in gioco le prime vere missioni per conto dell’MI6, quelle in cui viene lasciato più spazio all’iniziativa del giocatore, emerge con forza tutto ciò che IO Interactive ha imparato con l’ultima trilogia dedicata a 47. Al tempo stesso, però, questo nuovo progetto mostra fin da subito anche diversi limiti strutturali rispetto alla formula che aveva reso celebre la serie.
Si tratta infatti di un action stealth in terza persona, che a questa base affianca con regolarità alcune brevi digressioni di stampo più “spettacolare”: inseguimenti in automobile, sparatorie ad alto tasso adrenalinico nelle sequenze in cui Bond ottiene la “licenza di uccidere”, e scazzottate che sfruttano in modo discreto l’ambiente circostante.
Il gioco assume a tratti i contorni tipici di un action adventure in terza persona, quasi una sorta di Uncharted che prova spesso a spezzare il ritmo con sparatorie qui più contenute, ma comunque convincenti grazie a un buon shooting e a una discreta distruttibilità ambientale. Anche le sezioni di guida, che siano in auto o in barca, offrono un’alternativa riuscita alle infiltrazioni, a cui si aggiungono inseguimenti e brevi parentesi parkour nella caccia ai nostri bersagli.

Il cuore dell’esperienza, però, resta uno stealth che attinge in modo evidente da Hitman: il gioco spesso lascia al giocatore il compito di individuare il percorso migliore per raggiungere l’obiettivo, aprendo vere e proprie sotto-missioni (chiamate opportunità) a checklist da completare passo dopo passo per arrivare al bersaglio finale.
La struttura, insomma, ricorda molto quella dell’ultima trilogia di Hitman, ma con un respiro decisamente più contenuto. Qui le possibilità sono molto più limitate e guidate, sia per esigenze narrative sia per precise scelte di gameplay: non siamo assassini professionisti, ma agenti segreti del governo britannico, e questo si riflette in un numero di opzioni nettamente inferiore rispetto alle immense mappe aperte della serie dedicata a 47. Bond dispone comunque di diversi gadget, sbloccabili capitolo dopo capitolo, ma può portarne solo due alla volta oltre all’immancabile Q-Watch, uno strumento che ci offre una visione dettagliata dell’ambiente e permette anche di hackerare dispositivi elettronici o stordire i nemici con dardi narcotizzanti.
A pesare sull’equilibrio generale è però soprattutto l’intelligenza artificiale, fin troppo basilare. I pattern dei nemici sono lontani anni luce dalla complessità vista negli ultimi Hitman: capita spesso di mettere fuori combattimento un avversario a pugni senza allertare i gruppi nelle vicinanze, e anche la meccanica del bluff, interessante sulla carta, finisce per risultare eccessivamente permissiva, permettendo di cavarsela con troppa facilità anche davanti a gruppi numerosi di nemici. Tutto questo abbassa sensibilmente la difficoltà generale del gioco, che anche ai livelli più alti resta in parte frenata da un impianto strutturale poco incisivo.

Un altro punto critico è il sistema di autosalvataggio, che in alcuni casi risulta poco prevedibile. C’è infatti una sezione, nelle fasi avanzate del gioco, che richiede di completare una serie di piccole opportunità all’interno di una mappa non lineare per portare a termine un obiettivo più ampio. Il problema è che, in caso di errore o game over alla terza o quarta opportunità, ci si ritrova spesso costretti a ricominciare l’intero obiettivo da capo, invece della sola sotto-sezione appena affrontata. Considerando che 007 First Light ha una struttura complessivamente piuttosto lineare dall’inizio alla fine, questo squilibrio nella distribuzione degli autosave pesa non poco sull’esperienza, soprattutto in un titolo che non consente nemmeno il salvataggio manuale, proprio come accadeva nei vecchi Hitman.
Dove 007 First Light riesce davvero a funzionare è nel ritmo e nella varietà. È vero che alcune sezioni di briefing possono risultare piuttosto prolisse e, in alcuni casi, spezzare un po’ l’andamento dell’avventura, ma abbiamo comunque apprezzato le sequenze ambientate nel laboratorio di Q, i dialoghi con M e anche alcuni intermezzi più leggeri con i compagni di addestramento, che riescono a offrire una boccata d’aria fresca tra una missione e l’altra, spesso molto più claustrofobiche.

Il gioco ci porta in location differenti e, onestamente, molto belle da vedere. Le aree di addestramento a Malta sono davvero notevoli, così come le strade londinesi, e in questi frangenti il lavoro grafico dell’ottimo Glacier emerge in tutta la sua qualità, sfruttando al meglio l’hardware delle nuove generazioni. Su PC, inoltre, il titolo si dimostra particolarmente scalabile, al punto da girare senza problemi anche su dispositivi handheld come Steam Deck o MSI Claw. Gli intermezzi, infine, sono ben realizzati e la recitazione è spesso di ottimo livello.
Concludendo…
007 First Light è, in definitiva, un progetto ambizioso e spesso riuscito, che dimostra come IO Interactive abbia saputo reinterpretare l’immaginario di James Bond con personalità, rispetto e una chiara consapevolezza dei propri mezzi. Il risultato è un titolo che convince soprattutto quando riesce a trovare un equilibrio tra narrativa, ritmo e spettacolarità, mettendo in scena una vera origin story capace di restituire credibilità e fascino al giovane agente segreto britannico. Al tempo stesso, però, non si può ignorare come la forte impronta di Hitman finisca per emergere in modo fin troppo evidente, ma senza quella profondità sistemica che aveva reso celebre la saga di 47.
Restano così alcuni limiti strutturali, soprattutto nella gestione dell’intelligenza artificiale, della libertà d’approccio e di un sistema di salvataggi non sempre ben calibrato. Eppure, nonostante questi difetti, 007 First Light riesce comunque a lasciare il segno grazie a una regia solida, a un cast convincente, a un comparto tecnico di alto livello e a una messa in scena che funziona quasi sempre. Non è il Bond definitivo, né pretende di esserlo, ma è senza dubbio un esordio molto promettente per un’ipotetica nuova saga dedicata all’agente segreto più celebre del mondo.
007 First Light
BUONO- Narrazione originale e ben costruita
- Ottima caratterizzazione di Bond e del cast secondario
- Ritmo generale riuscito, con buona alternanza tra missioni e intermezzi
- Comparto tecnico molto solido e scenari piacevoli da vedere
- Buona varietà nelle situazioni, tra stealth, inseguimenti e fasi più action
- Struttura troppo lineare rispetto a Hitman
- Intelligenza artificiale dei nemici troppo basilare
- Meccaniche di bluff e furtività fin troppo permissive
- Autosalvataggi poco equilibrati in alcune sezioni
- Alcuni briefing e intermezzi rischiano di spezzare il ritmo
007 First Light è un titolo che convince più per ambizione, ritmo e messa in scena che per reale profondità ludica. IO Interactive firma comunque un ottimo punto di partenza per un Bond videoludico moderno, capace di divertire e di lasciare ben sperare per il futuro della serie.



