Donkey Kong Bananza

Scheda Gioco

Donkey Kong Bananza

Piattaforma

Switch 2
Genere
Platform
Sviluppatore
Nintendo
Publisher
Nintendo
Uscita

17 Luglio 2025
PEGI
PEGI 7

Il Nostro Voto

88/100
BUONO

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Donkey Kong Bananza arriva a poco più di un mese dal debutto sul mercato di Switch 2, eppure il suo annuncio durante l’ultimo Nintendo Direct ha già scatenato un entusiasmo superiore perfino a quello di Mario Kart World. Pur non essendo un titolo di lancio “puro”, Bananza si guadagna di diritto lo status di blockbuster inaugurale: un’esclusiva che conferma la strategia vincente di Nintendo, capace di mantenere alto l’hype per la nuova console dilazionando, con criterio, le proprie uscite first party.

Mentre Switch 2 macina numeri da record — oltre 5,82 milioni di console vendute in poco più di un mese — noi abbiamo deciso di tuffarci nei sottolivelli che fanno da sfondo alle avventure del nostro scimmione preferito. In Donkey Kong Bananza il celebre primate si libera finalmente dai binari platform classici della serie Country per abbracciare un’esperienza da vero collectathon: esplorazione, potenziamenti e banane nascoste in ogni recesso del mondo di gioco.

Ecco la nostra recensione: seguiteci tra distruzioni, trasformazioni e banane nascoste, per scoprire se Bananza è davvero il titolo di “quasi-lancio” che tutti aspettavamo.

BANANA!

Donkey Kong Bananza rappresenta un’evoluzione audace rispetto alle avventure classiche firmate RARE: abbandonati i binari del platform lineare, il celebre primate si lancia in un’esperienza più ad ampio respiro, ricca di libertà e segreti da scoprire. Dietro le quinte, troviamo lo stesso team di Mario Odyssey, e si avverte subito l’ispirazione nel level design – dagli ampi scenari di gioco alle missioni secondarie – ma Bananza aggiunge un tocco unico, mescolando quell’esplorazione in stile Zelda, tra rovine misteriose e panorami aperti, a un’inedita componente di devastazione ambientale che rompe gli schemi di qualunque titolo Nintendo fino a oggi.

Nei panni di Donkey Kong, affiancato da una Pauline inedita – molto più giovane rispetto alle ultime iterazione ma sempre dotata di un talento canoro sorprendente – ci ritroveremo catapultati su Lingottisola con un gruppo di scimmie minatrici deciso a impossessarsi delle famigerate “Gemme di Banandium”. Ben presto, però, emergerà l’ombra della Void Company: un consorzio minerario spietato che, dopo aver fatto sprofondare l’isola negli abissi, mira a raggiungere il centro della Terra per sfruttare le gemme e dar vita a un piano dai risvolti inquietanti.

dk bananza screen 1

La posta in gioco è altissima: recuperare le banane disperse, liberare Lingottisola dal giogo della Void Company e sventare i loro loschi intenti.

L’anima sandbox di Donkey Kong Bananza si manifesta soprattutto nella straordinaria libertà di esplorazione che offre: come nell’ultima grande avventura del celebre idraulico, buona parte della componente ludica di Donkey Kong Bananza ruota attorno alla raccolta di “scintillanti” collezionabili. Troveremo fossili nascosti, da barattare per nuovi outfit, frammenti di Banandium da scambiare con oggetti utili e accessi a nascondigli segreti, vecchi dischi in vinile da far suonare nel vostro jukebox privato, capi d’abbigliamento che influenzano le abilità di DK e Pauline e, addirittura, schemi cromatici per personalizzare il pelo del nostro gorilla. Alle sfide a tempo e agli stage a ostacoli si aggiungono le le Gemme di Banandium, al posto delle lune di energia del già citato Odyssey. Queste gemme dall’aspetto “bananoso” sono disseminate a piene mani in ogni regione: a volte richiedono un pizzico di maestria piattaformistica – Donkey Kong non è agile come Mario, ma padroneggia salti doppi e capriole in aria che gli garantiscono un’elevazione extra – altre volte sono celate all’interno di arene di combattimento o mappe sfida. Le battaglie, pur essenziali, introducono talvolta l’idea che non c’è un solo modo “giusto” per affrontare un nemico, mentre le mappe sfida mettono davanti a te tre banane da rintracciare, due delle quali spesso ben protette in angoli reconditi. Con un meraviglioso tocco nostalgico, alcune di queste sezioni adottano una prospettiva 2D, un chiaro omaggio ai classici Donkey Kong Country sviluppati da RARE.

dk bananza screen 2

E, come in un vero titolo sandbox, parte del divertimento sta nel distruggere il terreno circostante con i colpi potenti di Donkey Kong: quante volte è capitato di imbatterci in stanze segrete, scolpite nelle viscere della terra? Scrigni colmi di monete d’oro e forzieri ricolmi di sorprese impreziosiscono ogni spaccatura, spingendovi a distruggere ogni singolo masso o a frantumare ogni parete.

Altro punto di forza sono le trasformazioni uniche che sbloccheremo incontrando gli Anziani delle varie comunità sotterranee e attivando i loro poteri attraverso la “Bananza”, unita al canto di Pauline. Ognuna di queste forme è pensata per risolvere enigmi o affrontare nemici nel suo ambiente d’origine, ma potrà essere richiamata in qualsiasi momento, anche nei livelli successivi. Alcune si dimostrano più versatili di altre: ad esempio, Ostrich Bananza ci permetterà di planare agilmente e di sganciare bombe sui nemici dall’alto, il che la rende divertente e strategica, ma è il Bananza Kong – con la sua potenza bruta, i salti irresistibili e i colpi sismici – a conquistarsi il ruolo di trasformazione più utile per esplorazione e combattimenti, fin dalle prime fasi di gioco. Un pizzico di sfida in più, però, non avrebbe guastato. Le trasformazioni più potenti dovrebbero essere limitate da una barra di “Energia Bananza” da riempire con monete d’oro, ma lo stesso oro è così facile da trovare scavando appena un po’ che la riserva rimane sempre piena. E se per caso scendesse troppo, un consumabile ci permetterà comunque di scatenare la forma potenziata, vanificando quasi del tutto il vincolo energetico. Il risultato è che, volendo, potremo quasi abusare di certe trasformazioni per superare ostacoli con troppa facilità, sacrificando un po’ quel grado di sfida in pù che, a nostro parere, male non avrebbe fatto.

dk bananza screen 3

L’unico neo di un’esperienza altrimenti fluida è la gestione della telecamera durante le fasi di scavo più profonde: muovendovi nelle gallerie scavate, trovarsi con la visuale coperta dal terreno può rendere difficile orientarsi. Spesso dovremo ruotare manualmente l’inquadratura per capire se risalire o proseguire verso il basso, e individuare l’uscita dall’intricata rete di cunicoli. D’altro canto, Nintendo ha messo in previsione alcuni accorgimenti, dove ad esempio le porzioni di terreno più vicine alla telecamera diventano trasparenti, gli oggetti di interesse vengono evidenziati e, una volta potenziato, il radar vi guiderà con precisione verso i collezionabili. Dopo un paio di livelli ci si fa l’abitudine, ma resta un piccolo ostacolo per chi ama inoltrarsi in ogni buca e ogni anfratto del sottosuolo.

Nel complesso, però, questi difetti non intaccano più di tanto la straordinaria sensazione di meraviglia che Donkey Kong Bananza riesce a regalare, unendo esplorazione libera, trasformazioni creative e un mare di segreti pronti a essere svelati.

Se questo è solo l’inizio…

Il comparto tecnico di Donkey Kong Bananza è, nel complesso, più che convincente: la grafica è un vero spettacolo per gli occhi, grazie a un character design di prim’ordine e a scenari ricchi di dettagli che splendono sia in modalità docked che — soprattutto — in portabilità. Anche giocando prevalentemente sullo schermo ridotto della Switch 2 abbiamo potuto apprezzare la cura con cui sono realizzati i modelli poligonali di DK e Pauline, le texture ambientali, l’illuminazioni e i vari giochi di riflessi sulle gemme. Ogni livello sfoggia palette di colori uniche, vivide e contrasti ben calibrati, trasformando ogni angolo di Lingottisola in un piccolo capolavoro visivo.

Sul fronte delle prestazioni, Bananza si mantiene saldamente intorno ai 60 fps per la stragrande maggioranza del tempo, regalando un gameplay fluido e reattivo. Solo in rare occasioni noterete qualche rallentamento: nella mia esperienza, si tratta quasi esclusivamente di brevi cali durante le transizioni o le cutscene su binari, quando peraltro non avete il controllo diretto di DK. Anche nelle situazioni più frenetiche, con tanti elementi a schermo, il frame rate resta sufficientemente stabile da non risultare mai realmente frustrante o distraente.

dk bananza screen 5

A impreziosire il tutto, la colonna sonora si conferma un vero tesoro: motivi che alternano temi tribali, melodie orchestrali e ritmiche funk ci accompagneranno in ogni angolo dell’isola, rendendo immediatamente riconoscibile lo stile di Nintendo. Il sound design è altrettanto curato, con effetti sonori corposi—dal tonfo di DK che atterra a terra alle vibrazioni sismiche dei suoi pugni—e un mixaggio equilibrato che valorizza sia le musiche sia i rumori ambientali.

Concludendo…

Donkey Kong Bananza è un’avventura che sa mescolare con successo esplorazione libera, platform tradizionale e momenti di pura distruzione ambientale, il tutto condito da trasformazioni inventive e da una colonna sonora memorabile. Pur con qualche lieve imprecisione di telecamera nelle fasi di scavo, un po’ di grinding e sporadici cali di frame rate, il titolo conferma la potenza e la versatilità di Switch 2, regalando scenari di grande impatto visivo e un gameplay che raramente delude. Se siete fan del gorilla più amato dell’universo videoludico o semplicemente alla ricerca di un collectathon vivace e imprevedibile, Donkey Kong Bananza è un acquisto praticamente obbligato, specialmente se siete nuovi possessori di Switch 2 e cercate il gioco perfetto da affiancare a Mario Kart World.

Il Nostro Verdetto

Donkey Kong Bananza

BUONO
Voto: 88 su 100 — BUONO
+
Pro
  • Libertà di esplorazione e distruzione ambientale senza precedenti
  • Trasformazioni che mantengono fresco il gameplay
  • Ottimo comparto audiovisivo, nel complesso
  • Il collectathon definitivo
−
Contro
  • Difficoltà generalmente troppo permissiva
  • Telecamera a volte imprecisa
✎
Conclusioni

Donkey Kong Bananza conferma il suo posto tra le migliori esclusive Nintendo degli ultimi anni, capace di divertire e sorprendere grazie a un mix riuscito di esplorazione, raccolta di collezionabili e un gameplay assuefante. Un must per chi ama l’avventura e il caos scimmiesco!

Piattaforma
Switch 2
Data Recensione
7 agosto 2025
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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