Kingdom Come: Deliverance II

Scheda Gioco

Kingdom Come: Deliverance II

Piattaforma

Xbox Series X
Genere
Action/RPG
Sviluppatore
Warhorse Studio
Publisher
Deep Silver
Uscita

04 Febbraio 2025
PEGI
PEGI 18

Il Nostro Voto

90/100
OTTIMO

Requisiti di sistema (PC)

Minimi

Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 10 64-bit (o successivo)
Processore: Intel Core i5-8400, AMD Ryzen 5 2600
Memoria: 16 GB di RAM
Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 1060 (6GB), AMD Radeon RX 580
Archiviazione: 100 GB di spazio disponibile
Note aggiuntive: SSD required

Consigliati

Richiede un processore e un sistema operativo a 64 bit
Sistema operativo: Windows 10 64-bit (o successivo)
Processore: Intel Core i7-13700K, AMD Ryzen 7 7800X3D
Memoria: 32 GB di RAM
Scheda video: NVIDIA GeForce RTX 4070, AMD Radeon RX 7800 XT
Archiviazione: 100 GB di spazio disponibile
Note aggiuntive: SSD required

☰ Sommario

Recensire Kingdom Come: Deliverance II non è affatto semplice. Ci troviamo in bilico tra due prospettive contrastanti: da un lato, quella del fan appassionato che, sin dalle vacanze natalizie, si è immerso completamente nella Boemia medievale per prepararsi a questo momento, rimanendo letteralmente affascinato dal lavoro svolto da Warhorse Studios, dall’altro, quella (pseudo) professionale che impone di mantenere un certo distacco e cercare di analizzare il titolo con la massima oggettività possibile. Ma parliamoci chiaro: per quanto ci si possa sforzare di essere imparziali, quando si tratta di videogiochi con un’anima così forte, capaci di toccare corde personali e offrire esperienze immersive uniche, il gusto soggettivo del recensore finisce inevitabilmente per influenzare il giudizio.

Eppure, proprio questa forte impronta autoriale è sempre stata una delle caratteristiche distintive di Kingdom Come: Deliverance. Il primo capitolo, uscito nel 2018, fu un progetto ambizioso e fuori dagli schemi, capace di conquistare una nicchia di appassionati nonostante una partenza tutt’altro che perfetta. Più che il marketing, fu il passaparola a rendere il gioco un successo: una piccola perla di realismo medievale, sviluppata con passione e dedizione da un team guidato da Daniel Vávra, già noto per il suo lavoro come lead writer nei primi due Mafia. La filosofia dietro Kingdom Come: Deliverance era chiara sin dal principio: un mondo storico credibile, senza concessioni al fantasy, un immersività senza compromessi e una componente ruolistica profondamente radicata nel contesto storico. Certo, il gioco era grezzo, a tratti perfino ostico, e rientrava a pieno titolo nella categoria del cosiddetto “eurojunk”, quei titoli affascinanti e unici, ma spesso imperfetti e poco rifiniti. Eppure, proprio questa sua natura lo rese speciale per chi sapeva guardare oltre le sue asperità.

Ora, a distanza di quasi sette anni, Kingdom Come: Deliverance II arriva con la promessa di essere ciò che Warhorse Studios avrebbe voluto realizzare fin dall’inizio: un’esperienza ancora più raffinata, ambiziosa e coinvolgente, che non solo raccoglie l’eredità del primo capitolo, ma la espande e la perfeziona. È un titolo che, già dalle prime ore di gioco, lascia intendere di avere tutte le carte in regola per essere ricordato come una delle esperienze più significative del 2025 videoludico.

Con questa premessa, è giunto il momento di addentrarci nella nostra disamina approfondita di Kingdom Come: Deliverance II…

Un figlio di un fabbro destinato a grandi cose

Per comprendere appieno il contesto narrativo di Kingdom Come: Deliverance II, è fondamentale fare un rapido excursus storico sul periodo in cui si svolgono gli eventi del gioco. Siamo nel 1403, un’epoca di forte instabilità per il Regno di Boemia. Alla morte dell’imperatore Carlo IV, il trono passa a suo figlio Venceslao, un sovrano la cui incapacità di governare genera il malcontento tra la nobiltà. Approfittando della situazione, il re d’Ungheria e Croazia, Sigismondo – nonchè fratellastro di Venceslao – lo fa rapire e imprigionare a Vienna con l’appoggio di una parte dell’aristocrazia boema. Con il pretesto di restaurare l’ordine, Sigismondo scatena un’ondata di violenza nel regno, inviando le sue truppe mercenarie, tra cui i temibili Cumani, a devastare i territori dei nobili rimasti fedeli a Venceslao.

Nel bel mezzo di questo conflitto si trova il villaggio di Skalitz, feudo di Sir Radzig Kobyla, uno dei più leali sostenitori del re legittimo. Qui vive e lavora Henry, il figlio del fabbro della città, ignaro che la sua vita sta per essere sconvolta da una guerra che lo costringerà a imbracciare la spada e lottare per la sua sopravvivenza.

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L’immersione e la veridicità del setting rappresentano i due pilastri fondamentali della nuova produzione di Warhorse Studios.

Kingdom Come: Deliverance II riprende esattamente dal punto in cui si era conclusa la prima avventura di Henry. Insieme a Sir Hans Capon e un piccolo seguito, il giovane fabbro parte da Rattay con destinazione il Castello di Trosky. La loro missione è delicata: scoprire se Otto von Bergow, fino a quel momento fedele a Sigismondo, abbia cambiato schieramento. Tuttavia, il viaggio prende presto una piega drammatica.

Durante una sosta notturna, il gruppo viene improvvisamente assalito da una banda di briganti. Lo scontro è brutale: la maggior parte della loro compagnia viene sterminata, mentre Henry e Capon riescono a fuggire per un soffio. Tuttavia, non escono illesi dall’attacco: gravemente feriti e privati di tutti i loro averi, trovano rifugio presso Bozhena, un’erborista locale, che si prende cura di loro e li aiuta a rimettersi in sesto.

Raggiunto finalmente il Castello di Trosky, i due vengono respinti all’ingresso. Il loro aspetto trasandato e la mancanza di prove sulla loro identità li rendono sospetti agli occhi delle guardie, che si rifiutano di lasciarli entrare. Frustrati e senza alternative, cercano ristoro in una locanda vicina, ma la tensione accumulata sfocia in una violenta rissa scatenata da Capon. Il risultato è disastroso: entrambi vengono arrestati e messi alla gogna pubblica.

Al loro rilascio, le tensioni tra Henry e Capon esplodono definitivamente. Capon, furioso, incolpa Henry della loro sventura e decide di proseguire da solo, sancendo così la rottura del loro rapporto.

Questo lungo e cinematografico prologo non è solo un efficace espediente narrativo per introdurre il giocatore alle meccaniche di base del nuovo capitolo, ma rappresenta anche la prova tangibile di quanto Kingdom Come: Deliverance II abbia raggiunto una nuova maturità dal punto di vista registico. Warhorse Studios dimostra una consapevolezza crescente nella gestione del ritmo e della narrazione, offrendo un’introduzione che riesce a bilanciare storytelling e gameplay senza risultare eccessivamente didascalica: il gioco si rivolge sia ai veterani del primo capitolo, che ritroveranno con familiarità molte delle meccaniche già note – rimaste pressoché invariate ma rifinite per garantire maggiore fluidità – sia ai nuovi giocatori, guidandoli attraverso l’universo di gioco con un’introduzione chiara e accessibile. La scrittura evita di dare troppe cose per scontate, rendendo l’esperienza coinvolgente anche per chi si avvicina per la prima volta alla saga.

Al termine della sfuriata di Hans contro il povero Henry, ci troveremo improvvisamente di fronte all’immensità del mondo di gioco, liberi di esplorare senza più vincoli narrativi immediati. La vastità e il livello di dettaglio con cui Warhorse Studios ha ricostruito la Boemia medievale possono inizialmente risultare quasi spiazzanti, specialmente per chi non è abituato a un’esperienza così autentica e poco guidata. Tuttavia, basterà prendere confidenza con le meccaniche di base e i menù di gioco per immergersi completamente in questo mondo vivo e pulsante, trasformandosi, passo dopo passo, in veri cavalieri del Medioevo.

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L’utilizzo del cavallo è stato migliorato, rispetto alla passata edizione e sarà essenziale per ridurre le enormi distanze della mappa di gioco.

Il nuovo titolo di Warhorse Studios vi terrà incollati allo schermo per oltre sessanta ore, se deciderete di concentrarvi esclusivamente sulla questline principale. Tuttavia, il tempo di gioco può facilmente triplicare per chi vorrà immergersi completamente nell’universo di Kingdom Come: Deliverance II, esplorando ogni attività secondaria e vivendo ogni sfumatura di questa ricostruzione storica straordinariamente dettagliata.

La scrittura, già eccellente nel primo capitolo, raggiunge qui una maturità completa, supportata da una regia ancora più consapevole e raffinata. Warhorse Studios dimostra di aver imparato dai limiti del passato, riuscendo finalmente a offrire quell’esperienza autentica e coinvolgente che nel primo capitolo era solo parzialmente riuscita.

Plasmare il nostro destino

Quando parliamo delle sensazioni gamepad alla mano, è essenziale innanzitutto definire il genere di appartenenza di Kingdom Come: Deliverance II. Il titolo rientra a pieno titolo nella categoria dei giochi di ruolo in prima persona, un genere che potrebbe far pensare alla longeva serie di The Elder Scrolls. Tuttavia, qui il setting si discosta nettamente dall’immaginario fantasy della saga di Bethesda, abbracciando invece un realismo storico rigoroso che permea ogni aspetto del gameplay.

Il gioco ci mette nei panni di Henry, concedendoci la libertà di esplorare una mappa di gioco incredibilmente più vasta e dettagliata rispetto al primo capitolo. A differenza di molti altri RPG, non esiste una schermata di creazione del personaggio, né classi, razze o job da selezionare: siete semplicemente Henry. Il suo destino, però, non è predefinito. All’inizio dell’avventura, un dialogo a scelta multipla aiuterà a delineare alcune delle sue predisposizioni, assegnando piccoli bonus iniziali a seconda dell’approccio selezionato, che sia più incline al combattimento o alla diplomazia.

Nonostante questo primo indirizzamento, la crescita di Henry rimane totalmente libera e plasmabile in base alle nostre scelte e necessità. Warhorse Studios ha voluto eliminare ogni vincolo artificiale, permettendo ai giocatori di sviluppare il protagonista senza costrizioni e senza forzature, rendendo l’esperienza il più organica e immersiva possibile.

Dal punto di vista delle meccaniche, Warhorse Studios ha saggiamente scelto di affinare e perfezionare gli elementi che nel primo capitolo risultavano più spigolosi, senza però stravolgerne l’essenza. Kingdom Come: Deliverance II non rappresenta una rivoluzione, bensì un’evoluzione naturale di tutti quegli aspetti che nel predecessore erano rimasti in parte soffocati da una certa ruvidità tecnica e strutturale. Un titolo che, a nostro avviso, avrebbe meritato maggiore riconoscimento da parte della critica specializzata, proprio per il coraggio con cui affrontava il genere di riferimento.

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Il combattimento all’arma bianca è stato nettamente migliorato rispetto al precedente capitolo.

L’elemento che ha subito le rifiniture più evidenti è senza dubbio il sistema di combattimento, da sempre uno degli aspetti più controversi della serie. Se da un lato veniva apprezzato per la sua fedeltà storica e l’approccio realistico agli scontri, dall’altro risultava spesso legnoso e poco intuitivo, con un ritmo che mal si adattava agli standard del medium videoludico. In questo secondo capitolo, il sistema mantiene la sua identità, ma è stato reso più fluido e accessibile. Le frecce direzionali che indicano la direzione degli attacchi sono ora ridotte a tre – sinistra, destra e centro – con un’ulteriore opzione inferiore che sostituisce gli affondi, precedentemente relegati a un tasto separato. La parata continua a giocare un ruolo cruciale: per difendersi efficacemente, sarà necessario non solo premere l’apposito tasto, ma anche posizionare l’arma nella giusta angolazione. Il sistema di contrattacco è stato semplificato e reso più intuitivo, ma la vera novità risiede nella gestione della stamina, ora più importante che mai. Un uso sconsiderato di attacchi e parate porterà Henry a stancarsi rapidamente, rendendolo vulnerabile ai fendenti nemici. Anche questa volta, gli avversari non perdoneranno il minimo errore, punendo ogni svista con ferite, sanguinamenti e contusioni che potranno compromettere l’esito dello scontro.

Il combattimento a distanza rimane sostanzialmente fedele a quanto visto nella precedente iterazione, mantenendo un approccio privo di mirini o aiuti visivi, con l’obiettivo di garantire la massima immersione. Questo, tuttavia, non lo rende immediato né accessibile a tutti: padroneggiare l’arco richiederà pratica, pazienza e un’attenta gestione della mira, influenzata dal tremolio delle braccia e dalla resistenza fisica di Henry. L’ampliamento dell’arsenale a distanza rappresenta una delle novità più interessanti, introducendo non solo balestre, ma anche rudimentali prototipi di armi da fuoco. Questi nuovi strumenti bellici aggiungono ulteriore varietà al gameplay, offrendo alternative più potenti ma, allo stesso tempo, più lente da ricaricare e difficili da gestire rispetto al classico arco.

La pratica rende perfetti

Il sistema di progressione di Kingdom Come: Deliverance II resta fedele alla filosofia del primo capitolo, evitando menu complessi, statistiche numeriche o assegnazione diretta di punti abilità. Qui si migliora con la pratica: più tempo si passa ad allenarsi con i maestri d’armi o a scontrarsi con banditi e soldati, più Henry diventa abile nel maneggiare la propria arma. Ogni combattimento è un’opportunità per affinare le proprie capacità, trasformando gradualmente il protagonista da un giovane fabbro inesperto a un guerriero sempre più letale.

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Henry non faticherà a trovarsi in situazioni alquanto spiacevoli – più e più volte – nel corso dell’avventura.

Kingdom Come: Deliverance II offre un quantitativo smodato di attività che permettono a Henry di crescere e integrarsi sempre più nel mondo di gioco. Come già accennato, la storia principale rappresenta solo una frazione dell’esperienza complessiva, un semplice filo conduttore all’interno di un universo ricco e stratificato.

Esplorare la Boemia medievale a piedi o a cavallo porterà inevitabilmente a imbattersi in missioni, richieste e situazioni impreviste, ognuna affrontabile con un approccio personale. Non esiste un’unica strada da percorrere per completare un incarico: la dialettica, ad esempio, può rivelarsi un’arma altrettanto efficace della spada. In base alle proprie capacità persuasive, Henry potrà tentare di intimidire il proprio interlocutore, optare per un approccio più diplomatico o persino ricorrere all’inganno.
Ancora una volta, la scrittura di Warhorse Studios si dimostra all’altezza della situazione, elevando anche le missioni secondarie, che in altri titoli simili rischierebbero di risultare poco memorabili. Ogni incarico, per quanto apparentemente semplice, è costruito con cura, contribuendo a rendere il mondo di gioco vivo e credibile.
Il numero di attività secondarie è davvero smisurato, al punto che elencarle tutte risulterebbe quasi impossibile e, forse, ingiusto nei confronti del giocatore. Kingdom Come: Deliverance II non è un titolo da giocare con l’ansia di arrivare ai titoli di coda, ma da vivere con calma, lasciandosi trasportare dalla sua atmosfera e prendendosi il tempo necessario per scoprire ogni sfumatura del mondo che Warhorse Studios ha sapientemente costruito.

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La balestra rappresenta una delle nuove aggiunte all’arsenale di Kingdom Come Deliverance II.

A rendere ancora più vivido e realistico il mondo di gioco è la sua capacità di reagire dinamicamente alle azioni del giocatore, andando ben oltre le semplici conseguenze di quest principali o secondarie. Il sistema di reputazione, simile a quello del capitolo precedente, determina quanto siamo benvoluti nelle diverse regioni della mappa, ma intraprendere la strada della malavita risulta ora un’impresa più ardua. Rubare a un mercante o borseggiare un personaggio, senza allertarlo, potrebbe non bastare per farla franca: se torneremo a interagire con loro, potrebbero riconoscere gli oggetti rubati e accusarci, o addirittura sospettare di noi se nella zona si verificano più furti durante la nostra permanenza.

A tutto questo si aggiunge un’attenzione inedita alla pulizia e all’aspetto del personaggio. Vestiti e armature non solo si danneggiano con l’uso, ma possono sporcarsi di fango e sangue, influenzando le nostre possibilità di successo nei dialoghi persuasivi. Inoltre, trascurare l’igiene ha un impatto diretto anche sulla furtività: un Henry maleodorante potrebbe essere individuato più facilmente dai nemici. Per questo, sarà essenziale sfruttare i trogoli disseminati nella mappa o recarsi ai bagni pubblici per mantenere un aspetto decoroso e non destare sospetti.

Se da un lato abbiamo esaltato diversi aspetti dell’esperienza di gioco che sono stati migliorati rispetto al passato, dall’altro non possiamo esimerci dal “criticare” la gestione del sistema di lockpicking. Purtroppo, questo aspetto non ha subito alcun miglioramento rispetto al capitolo precedente e continua a riproporre il medesimo sistema di controllo, che risulta particolarmente frustrante per gli utenti console. Utilizzando un controller, il lockpicking diventa un’operazione gravosa e poco intuitiva, rendendo l’apertura delle serrature un compito spesso più frustrante che gratificante. Peccato.

Le bellezze del CryEngine

Mentre il panorama videoludico sembra orientarsi sempre di più verso l’Unreal Engine 5, Warhorse Studios ha scelto di affinare ulteriormente la propria avventura utilizzando il CryEngine, un motore che nella precedente iterazione aveva già mostrato il suo potenziale. In questa recensione, ci siamo concentrati sulla versione per Xbox Series X e siamo rimasti sorpresi dalla capacità del team ceco di ottimizzare al meglio il motore su console di ultima generazione.

Su Xbox Series X, il gioco offre due modalità grafiche: una orientata alla fedeltà, che privilegia la risoluzione a discapito del frame rate, e un’altra focalizzata sulle prestazioni, che riduce le pretese grafiche per cercare di mantenere un’esperienza di gioco a 60 frame al secondo. Abbiamo giocato in modalità prestazioni e, nonostante la diminuzione dei dettagli grafici, siamo rimasti colpiti dall’impatto visivo, che risulta a tratti sbalorditivo.

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La notte sarà spesso nostra alleata per completare missioni che richiedono atti non propriamente “legali”.

La qualità delle ambientazioni, della vegetazione e la “vivacità” del mondo di gioco trovano la loro dimensione ideale grazie al CryEngine, che dimostra di essere il motore perfetto per questa avventura. Anche le animazioni e le espressioni facciali hanno beneficiato di un notevole miglioramento, contribuendo a dare un impatto registico molto più forte alle sequenze di dialogo e ai momenti di intermezzo. La vegetazione lussureggiante, le foreste in cui perdersi, i fiumi e i torrenti che scorrono serenamente, e la fauna che popola il mondo di gioco di Kingdom Come: Deliverance II creano un’atmosfera quasi catartica. Muoversi in questo universo confezionato da Warhorse invita a esplorare ogni angolo con calma e meraviglia. Anche i dettagli dei castelli, dei cittadini e delle taverne sono stati curati con attenzione, regalando al giocatore la sensazione di trovarsi all’interno di un mondo vivo e pulsante, dove ogni elemento contribuisce a rendere l’esperienza ancora più immersiva. Ci si sente parte di un ingranaggio più grande, un piccolo tassello di un vasto mosaico medievale. Questa cura del dettaglio non solo arricchisce l’esperienza visiva, ma invita anche alla scoperta, rendendo ogni esplorazione una nuova avventura. La possibilità di interagire con l’ambiente circostante e osservare le piccole sfumature della vita quotidiana in Boemia aggiunge profondità al gioco, trasformando ogni momento in un’opportunità per immergersi completamente nella sua atmosfera unica.

Il comparto sonoro si conferma di alta qualità, supportato da un doppiaggio in lingua inglese che si distingue per la sua eccellenza, in particolare per quanto riguarda le interpretazioni di Henry e Hans, che riescono a trasmettere emozioni autentiche dall’inizio alla fine.

Concludendo…

Mai ci saremmo aspettati un titolo di questa caratura. Nonostante gli spigoli, che sono infinitamente inferiori rispetto al primo capitolo, Kingdom Come: Deliverance II si presenta come una delle esperienze ruolistiche più riuscite – ed autentiche – degli ultimi anni. I ragazzi di Warhorse sono riusciti a proporre un seguito che si sente autenticamente tale, piuttosto che una semplice rivoluzione.

Si tratta di un miglioramento effettivo e efficace di tutte quelle meccaniche che rendevano il primo capitolo un diamante grezzo nel suo genere, ma anche un titolo capace di affascinare per la sua accuratezza storica, la qualità della scrittura e il fascino dei personaggi principali. Questo seguito non solo riesce a superare le aspettative, ma si conferma anche un’esperienza indimenticabile, destinata a rimanere impressa nella memoria dei giocatori.

Già nella sua forma attuale, Kingdom Come: Deliverance II si presenta come un titolo imperdibile, non solo per i veterani del primo capitolo, ma anche per gli appassionati del genere. È un gioco immersivo, capace di tenere incollati allo schermo per un numero smodato di ore, e che offre una combinazione unica di narrazione, esplorazione e coinvolgimento, rendendolo un must per chiunque cerchi un’avventura memorabile nel cuore della Boemia medievale.

Il Nostro Verdetto

Kingdom Come: Deliverance II

OTTIMO
Voto: 90 su 100 — OTTIMO
+
Pro
  • Una delle esperienze ruolistiche più immersive degli ultimi anni
  • Migliora praticamente ogni aspetto del precedente capitolo
  • Un mondo di gioco vivo che reagisce alle nostre decisioni, buone o cattive che siano
  • Scrittura e regia più consapevole dei propri mezzi
  • Tecnicamente, a tratti, sbalorditivo, anche su console
−
Contro
  • Ancora diversi bug da limare
  • Il sistema di lockpicking andava rivisto completamente
  • Alcuni aspetti di gioco potevano essere “ammorbiditi”
✎
Conclusioni

Kingdom Come: Deliverance II rappresenta un notevole passo avanti per Warhorse Studios, un titolo che riesce a catturare l’essenza del primo capitolo mentre ne affina e arricchisce le meccaniche. Con una narrazione avvincente, un’accuratezza storica impressionante e un mondo di gioco vibrante e immersivo, offre un’esperienza ruolistica che riesce a coinvolgere sia i veterani della serie che i neofiti. Seppur con qualche piccola imperfezione, il gioco riesce a trasmettere un senso di autenticità che pochi titoli possono eguagliare. L’ultima fatica del team ceco è, senza dubbio, un’avventura da non perdere, un’opera che merita di essere esplorata e vissuta in ogni sua sfumatura.

Piattaforma
Xbox Series X
Data Recensione
24 febbraio 2025
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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