Rilasciato nell’ormai lontano 2015, Rainbow Six: Siege si approcciò sul mercato in maniera disastrosa, a causa di un lancio dilaniato da una marea di bug ed una carenza di contenuti imbarazzante. Con abile maestria, Ubisoft è riuscita col passare dei mesi ad invertire la tendenza, migliorando il titolo e coinvolgendo sempre più giocatori, il tutto grazie ad un supporto post-lancio semplicemente perfetto. Il nuovo Rainbow Six Extraction, considerabile a tutti gli effetti come uno spin-off di Siege, nasce con lo scopo di seguire la scia di successo del suo predecessore, strizzando l’occhio alle esperienze di gioco co-op in stile Back 4 Blood.

Tutto ci portava ad immaginare Extraction come carente di un reale appeal, siamo stati piacevolmente smentiti…

Il filmato iniziale ci immerge in un contesto sorprendentemente cinematografico, attraverso una scena d’impatto che mostra la Statua della Libertà e l’area circostante invasa da un misterioso parassita alieno. La cut-scene in questione è veramente ben fatta, soprattutto considerando che stiamo parlando di un prodotto puramente multiplayer. Nel corso del gioco avremo modo di ammirare altre sequenze del genere ma questa caratteristica, nonostante l’innegabile qualità, ci lascia decisamente l’amaro in bocca poiché ci fa rimpiangere ancora di più la totale assenza di una campagna single-player. Il setting ed il gameplay, infatti, si sarebbero prestati non poco ad una coinvolgente esperienza di gioco story-driven, dettaglio che avrebbe permesso un boost a livello di personalità al prodotto. Sì, perché Rainbow Six Extraction è l’ennesimo prodotto su licenza Tom Clancy ed è innegabile: questo aspetto standardizza notevolmente la riuscita finale dell’opera. Ciò non significa certamente che stiamo parlando di un prodotto qualitativamente scadente, tutt’altro. Il gioco ha svariati punti di forza e a seguire cercheremo di spiegarvi perché Extraction ha comunque tanto da dire nel panorama dei titoli co-op.

Innanzitutto, contenutisticamente parlando, l’offerta è decisamente ricca. Sono infatti presenti quattro diverse ambientazioni: New York, San Francisco, Alaska ed una non meglio precisata città nel New Mexico. Ciascuna di queste regioni, inoltre, è divisa in tre aree, portando il totale delle mappe alla rispettabile cifra di 12. Gli operatori utilizzabili, invece, sono ben 18!

Estrazioni pericolose

Ciascuna area di gioco propone obbiettivi e sfide diverse. Il livello di difficoltà è crescente ed in ogni fase ci viene data la scelta tra il passare alla sezione successiva, guadagnando di conseguenza migliori ricompense (rischiando sempre di più il fallimento, però) o richiedere un’estrazione immediata in modo da ricevere istantaneamente l’esperienza maturata. Si gioca in squadre composte da tre operatori ed il matchmaking cross-platform non ci ha mai fatto attendere più del dovuto per trovare una partita. Giocare da soli è possibile ma risulta esageratamente difficile, rendendo evidente che il gioco sia stato concepito per giocare con altre persone. Come anticipato, stavolta le minacce da fronteggiare non sono i soliti terroristi o zombie, bensì alieni. Certo, c’è da dire che per quanto riguarda l’IA non è che cambi poi molto e la minaccia aliena non si comporta poi in maniera così diversa dai non morti visti in altre produzioni.

Le aree di gioco sono ricolme dei purulenti nidi delle creature e della viscida sostanza organica che fuoriesce da essi. Questa disgustosa melma rallenta i movimenti ma è possibile dissiparne un po’ sparandogli, col rischio però di allertare le creature nei paraggi. Gli Archei (questo il reale nome degli alieni) di base sono alquanto passivi, alcuni stanno praticamente immobili, altri si limitano a lente ronde ma una volta che vi avranno scoperti inizieranno ad urlare violentemente, allertando gli altri alieni e risvegliando i nidi situati nelle vicinanze. A questo punto, i bozzoli cominciano ad espellere altre creature rendendo il tutto più dinamico e mettendo i giocatori in situazioni decisamente complesse da sbrogliare. E’ qui che entra in gioco una delle meccaniche alla base di Rainbow Six Extraction: lo stealth. Che si tratti di effettuare eliminazioni furtive o di distruggere preventivamente i nidi, la componente furtiva svolge un ruolo fondamentale nell’economia di gioco. D’altronde, stiamo parlando dello spin-off di uno dei giochi d’infiltrazione meglio riusciti della scorsa generazione. Proprio da Siege è stata ripresa in toto anche la meccanica della distruttibilità ambientale: eliminare nemici attraverso degli oggetti, distruggere un muro per liberare un passaggio o, al contrario, rinforzarne una parte rallentare l’avanzata degli avversari sono infatti tutte azioni possibili ed, in taluni casi, indispensabili.

18 operatori potrebbero non bastare?

Ovviamente ogni operatore gode di equipaggiamenti ed abilità uniche, il che ci porta a scegliere con estrema attenzione il personaggio da utilizzare. Tachanka può piazzare una devastante mitragliatrice fissa utilizzabile da chiunque, Jager ha la possibilità di posizionare una torretta automatica che attacca i nemici e intercetta i proiettili nell’area, Pulse rileva VIP, dispersi in azione e nidi attraverso gli ostacoli, ecc… Troverete facilmente l’agente che corrisponde maggiormente al vostro modus operandi ma sappiate comunque che è estremamente importante cercare di livellarne il più possibile. Il sistema di progressione permette di sbloccare armi aggiuntive, ma anche di migliorare abilità e alcune caratteristiche come velocità o corazza.

Particolarmente interessante è la meccanica relativa al game over. Se un operatore “muore” in missione diventerà inutilizzabile sino a quando non verrà liberato nel corso delle missioni successive. In effetti, gli agenti non muoiono quando la loro vita scende a zero ma vengono come catturati dalle forze aliene, che intrappola i malcapitati nel parassita melmoso che li imprigiona ma allo stesso tempo li tiene in vita. Giocando una successiva partita nella medesima area, uno dei tre obiettivi della sottozona sarà quindi quello di liberare l’agente intrappolato. Si avvia così un minigioco in cui l’obbiettivo è strappare letteralmente il soldato dalla sua prigione vegetativa, per poi rispedirlo alla base.

Supporto fondamentale

Rainbow Six Extraction è a tutti gli effetti un game as a service, ci aspettiamo dunque che, nonostante la rispettabile mole di contenuti al lancio, gli sviluppatori facciano di tutto per garantire la massima longevità del prodotto, prendendo spunto da quanto di buono fatto con Siege. Al momento, come già affermato, ci troviamo tra le mani un prodotto abbastanza longevo. A ciò aggiungete che la selezione casuale degli obbiettivi di gioco rende il tutto anche abbastanza vario e stimolante. In ogni sottozona dovrete ad esempio distruggere nidi anormali, posizionare esplosivi, catturare vivi alcuni alieni, eliminare un bersaglio d’élite, scortare un VIP, giocare furtivamente o, come accennato in precedenza, liberare un operatore catturato in precedenza.

Ci sono inoltre sfide settimanali, la modalità Veterano che impone ad esempio una totale assenza di interfaccia sullo schermo, munizioni limitate e fuoco amico attivato, missioni a tempo limitato che offrono contenuti aggiuntivi. In ultimo, ma non per importanza, è presente il Protocollo Maelstrom, considerabile come la modalità “endgame” del gioco. Insomma, Rainbow Six Extraction offre un piatto decisamente sostanzioso e le premesse per un futuro roseo ci sono tutte.

Concludendo…

Extraction è un ottimo spin-off della storica serie Rainbow Six che ci immerge in un’esperienza di gioco co-op a base di alieni ed infiltrazione. Il sistema di progressione degli agenti, così come la loro cattura in caso di missione fallita, inoltre riesce quasi a causare dipendenza, facendoci vivere la classica situazione da “un’altra partita e stacco”. Per quanto riguarda il gameplay, il gioco beneficia visibilmente dei sei anni trascorsi dal team disviluppo a migliorare e perfezionare Siege. Resta solo da sperare che anche Extraction possa godere di un supporto post-lancio degno di nota. In fin dei conti, l’unico vero rammarico è rappresentato dall’assenza di una campagna single player… Ce ne faremo una ragione.

CI PIACE
  • Tanti contenuti, tra decine di mappe e operatori diversi
  • Cut-scenes di alto livello
  • Meccaniche di gioco innovative per il genere
NON CI PIACE
  • Una generale carenza di personalità
  • Nessuna vera campagna per giocatore singolo
  • IA aliena carente
Conclusioni

Rainbow Six Extraction rappresenta una divertente e riuscita esperienza co-op, assolutamente consigliato se amate il genere e siete stanchi dei soliti zombie o terroristi visti in altre produzioni…

8Cyberludus.com

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Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.

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