All’annuncio della GTA: The Trilogy – The Definitive Edition da parte di Rockstar, “rivisitazione” della trilogia classica di Grand Theft Auto dell’era PS2, un hype smodato si è infiltrato in tempi record sottopelle, costringendoci a marcare sul calendario i giorni mancanti all’uscita del suddetto titolo.

Bhe, nonostante le premesse e promesse della buon Rockstar Games, sulla bontà dei miglioramenti ai tre titoli racchiusi in questa trilogia – ovvero GTA III, Vice City e San Andreas – la nostra prova relativa alla versione Playstation 5 si è conclusa con tanto amaro in bocca, non tanto per la qualità generale dei tre titoli che, terzo capitolo a parte, sono invecchiati piuttosto bene e risultano ancora oggi divertentissimi per passare qualche ora di gameplay spensierata, pad alla mano, ma più che altro per la qualità tecnica del titolo, caratterizzata da alcune dubbie scelte di design e da delle performance “claudicanti” che, da un titolo del genere ma soprattutto su una console next gen, mai ci saremmo aspettati di vedere.

Data questa introduzione, andiamo a sviscerare – singolarmente – l’offerta contenutistica di questa riedizione, operata dal team esterno di Grove Street Games, sotto l’egida di Rockstar.

Partiamo quindi dalle piovose strade di Liberty City

Claude: uno “yes man” al servizio di boss mafiosi, pornodivi e yakuza

Prima offerta ludica del pacchetto confezionato dai ragazzi di Grove Street Games, GTA 3 è uno tra i titoli dall’impianto più debole dell’intera trilogia classica. Storicamente, il gioco è stato un vero pioniere del genere open world di come lo conosciamo adesso, andando non solo a formare lo “scheletro” dell’impianto della serie Grand Theft Auto ma anche a garantire una libertà di azione al videogiocatore mai sperimentata fino ad ora.

Questo andava più che bene vent’anni fa. Non oggi.

GTA 3 non ha praticamente alcun comparto narrativo: verremo gettati nella mischia da poche e basiche cutscene che ci presenteranno il muto protagonista, intento a mettersi al servizio dei più pericolosi malavitosi di Liberty City. Un cast di personaggi senza dubbio vasto e variegato, da Salvatore Leone a Tony Cipriani per poi arrivare a bizzarri individui come El Burro e Donald Love. Un’intera avventura nei panni di un personaggio per nulla caratterizzato, che verrà rimbalzato a destra e a manca come killer o autista su commissione.

La Liberty City di GTA 3 offre molto poco in termini di contenuti secondari: scordatevi mini giochi, sub quest o altro perchè, a parte le violenze, i pacchetti nascosti o le missioni da vigilante/paramedico/autista, altro non troverete. Anche l’impianto ludico in se, è rimasto letteralmente ancorato a canoni ormai vetusti, dando poca varietà in termini di gameplay che, nonostante le iniziali premesse di Rockstar, non ha subito particolari “miglioramenti” in occasione di questa rimasterizzazione: considerare un upgrade la ruota di selezione delle radio e delle armi non è un upgrade tale da giustificare l’alto prezzo di vendita del prodotto.
Il sistema di mira ha subito un leggero revamp ma, anche in questo caso, la scelta operata dal team di Grove Street Games non è delle migliori: il sistema ibrido mira manuale/automatica, rende il tutto estremamente macchinoso e poco immediato, scontrandosi anche su di un comparto animazioni per niente migliorato rispetto all’originale, ma di questo vi parleremo nel dettaglio più avanti…

Dagli anni ‘80 di Vice City, alla San Andreas che tutti amiamo…

Tornare a Vice City è sempre un’emozione. Ripresi i panni di Tommy Vercetti, all’indomani di uno scambio di droga finito nel peggiore dei modi, avremo a che fare con i personaggi meno raccomandabili della Miam… ehm, Vice Ciy, anni ‘80. Il titolo Rockstar è forse il primo grande episodio della serie Grand Theft Auto, mostrando uno spiraglio dell’America anni ‘80, ispirato da un gran numero di pellicole cinematografiche che, prima di allora, avevano reso il giusto onore a questo pittoresco periodo – Scarface e Miami Vice in primis.

Il gioco, pur mostrando lo stesso “scheletro” di GTA 3, fu un miglioramento sotto ogni punto di vista. Tante cose in più da fare, un comparto narrativo – finalmente – all’altezza, una vasta scelta in termini di veicoli (con tanto di debutto di elicotteri e moto), ma soprattutto un’ambientazione curata e affascinante che, seppur non particolarmente impressionante in termini di vastità, presentava comunque una varietà di location ad oggi impareggiabile.

Pad alla mano il gioco non si discosta più di tanto dalla prova effettuata con il predecessore – specialmente sul fronte auto-aim problematico – ma le diverse migliorie lato animazioni e – soprattutto – lato varietà di bocche da fuoco (e sicuramente di armi da mischia, ora presenti in gran numero), sono il vero fiore all’occhiello del titolo, in grado di rendere ogni “massacro” unico ed esaltante.

A completare il “pacchetto”, San Andreas rimane il titolo “invecchiato meglio” in questa GTA: The Trilogy – The Definitive Edition, vuoi per la vastità della mappa del gioco – non paragonabile a quella di un moderno open world, sia chiaro, ma comunque molto ampia e particolareggiata – vuoi per la varietà del suo gameplay, la caratterizzazione del cast principale e, soprattutto, un buon impianto narrativo.

Tornare nei panni di CJ e “vivere”, in qualche modo il suo ritorno a San Andreas, è un’esperienza ancora oggi super godibile: affrontate le prime ore di gioco, che fungeranno da presentazione della variopinta mappa di gioco, ci si aprirà una pletora impressionante di possibilità, in termini di cose da fare. Dal tuning delle auto alle corse clandestine, serate al bar, appuntamenti, gare di downhill dalla cima del monte Chiliad o addirittura competizioni di triathlon. Insomma, le possibilità sono tante, così come il sistema di progressione del protagonista “giocodiruoleggiante”, che ci consentirà di portare le sue skills a livelli superiori semplicemente allenandolo, in palestra o guidando per le strade. Tante personalizzazioni, da tatuaggi, vestiti e parrucchieri che, ancora oggi, impressionano in termini di varietà.

L’approdo, problematico, alla next gen

Andiamo ora a parlare delle, tutt’ora, gravi problematiche che affliggono il gioco sul fronte tecnico. La scelta di Rockstar di abbandonare il vecchio RenderWare a favore di un più malleabile Unreal Engine è stata quantomeno sensata, sulla carta. Peccato che il risultato finale non sia proprio quello sperato.

E’ vero che il gioco, fronte illuminazione, riflessi e modellazione poligonale di edifici e personaggi, ha subito un notevole upgrade rispetto all’edizione originale, quello che “stona”, purtroppo, è la mera scelta di design operata dal team di Grove Street Games per dare nuova verve ad alcuni personaggi di supporto: fatta eccezione per i tre protagonisti, i cui modelli poligonali sono soddisfacenti, molti dei comprimari sono stati stravolti da un design dai gusti piuttosto dubbi, compresi alcuni pedoni di cui, addirittura, i dettagli facciali nelle edizioni originali presentavano molti più dettagli.
L’utilizzo, probabile, di una IA per rigenerare i modelli tridimensionali dei negozi, in alta definizione, ha inoltre provocato delle esilaranti storpiature sui cartelli (online ne troverete a bizzeffe), difetto sormontabile, certo, ma che ancora una volta dimostra la scarsa cura riposta nel lavorare a questa trilogia.

Altro grosso neo di questa GTA: The Trilogy – The Definitive Edition risiede nelle performance, specialmente nella versione Playstation 5 da noi provata: il gioco, come ci hanno abituate altre produzioni videoludiche prima d’oggi, presenta due diverse modalità grafiche, fedeltà e prestazioni, con la prima ancorata ai 30 fps e più effetti grafici, ed una seconda che prova a raggiungere i 60 fps. Fermo restando che troviamo abbastanza ridicola la presenza di due modalità grafiche su un titolo, tutto sommato, arretrato sul fronte visivo, abbiamo affrontato le partite in modalità performance rimanendo piuttosto delusi sulla stabilità del frame rate. Su tutti e tre titoli, infatti, abbiamo rilevato notevoli cali di frame in fasi più o meno concitate di gioco, uniti ad un fastidiosissimo effetto popup dei veicoli che poteva quasi risultare sopportabile vent’anni fa, ma non più con i moderni standard audiovisivi.
Altra grosso “mah” è dato dagli effetti atmosferici di pessima qualità: la pioggia della GTA: The Trilogy – The Definitive Edition – che oltre a lasciar desiderare sul fronte grafico, mina sensibilmente la visibilità del giocatore – sta diventando un vero e proprio “meme” in questi giorni di fuoco successivi al rilascio, a tal punto da spingere alcuni modder a correrei ai ripari con alcune mod correttive su PC. La rimozione di nuvole o effetti atmosferici più avanzati si fa sentire, specialmente in San Andreas, dove una volta giunti in aree della mappa elevate avremo la possibilità di osservare, nella sua “scioccante” interezza le tre isole al gran completo, a dimostrazione che tutta la nostra infanzia è stata una gran menzogna: senza nebbia o nuvole a “mascherare” il panorama, la mappa di San Andreas è decisamente piccola e sembrerà di ritrovarsi su una grossa piattaforma galleggiante nel Pacifico.

Se sul fronte contenutistico non sembrano esserci novità rispetto alle edizioni originali – se non i già citati menu a comparsa per armi e radio e waypoint sulla mappa – sul fronte musiche, purtroppo, non arrivano buone notizie. Rockstar ha difatti scelto di non rinnovare le licenze per alcune stazioni radio, lasciando numerosi brani tagliati come nella versione mobile (iOS/Android) dei giochi, uscite diversi anni fa. Un peccato.

Concludendo…

“Nostalgia, nostalgia canaglia” cantava Al Bano oltre trent’anni fa.

E con questa frase si potrebbe riassumere la scialba operazione di rimasterizzazione operata da Grove Street Games su questa GTA: The Trilogy – The Definitive Edition. Sebbene, pad alla mano, i giochi non siano cambiati più di tanto rispetto alle loro controparti PS2, le migliorie al gameplay ma, soprattutto, tecniche, non sono tali da giustificare un prezzo di vendita così elevato. Nonostante gli enormi difetti tecnici, i tre giochi risultano ancora oggi divertenti da giocare e completare, un viaggio nel viale dei ricordi a cui, secondo noi, qualsiasi videogiocatore di nuova generazione, cresciuto a pane e GTA V, dovrebbe provare almeno una volta.

Confidiamo nelle capacità del team nel rattoppare le numerose carenze con futuri update, anche se per questo titolo sarà difficile scrollarsi di dosso la nomea di grossa occasione sprecata.

CI PIACE
  • Offerta contenutistica, ancora oggi molto valida
  • San Andreas, lato gameplay, è ancora in grado di dire la sua
  • Il sistema di illuminazione e texture, in alcuni frangenti, funziona bene…
NON CI PIACE
  • …ma le performance generali lasciano molto a desiderare
  • Modelli poligonali dei personaggi di qualità altalenante
  • Prezzo di vendita eccessivo
Conclusioni

Una remastered che avrebbe meritato una maggior cura, visto che il materiale trattato è qualcosa che, storicamente, ha lasciato un segno indelebile nella storia, non solo del genere open world, ma del videogioco. I tre titoli inclusi in questa collection rimangono dei capolavori, ancora divertenti da giocare, ma gli svariati problemi tecnici e le dubbie scelte di design – unite ad un prezzo di vendita a dir poco folle – non riescono a rendere il giusto onore a questi tre capisaldi dell’industria videoludica.

6Cyberludus.com

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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