Al giorno d’oggi gli indie games hanno acquistato una grande importanza e, ultimamente, è proprio da studi di sviluppo indipendenti che escono fuori vere e proprie perle di rara bellezza. Anche Minute of Islands, oggetto della nostra recensione, è un gioco sviluppato da uno studio indie, Studio Fizbin, che non è certo nuovo nel panorama e che in passato ha già dato i natali a titoli come The Inner World (probabilmente il più noto) oltre al recente Say No More e che nell’imminente futuro ha in programma Lost at Sea. Minute of Islands è, lo anticipiamo subito, il titolo più maturo tra quelli attualmente sviluppati dal team che ha evidentemente speso gran parte del tempo a costruire una trama e un messaggio sottostante. Ecco quale…

Cosa può esserci di più straziante dei ricordi? I ricordi di quell’infanzia vissuta in totale spensieratezza che adesso appare così lontana, non solo nel tempo, ma anche nello spazio. Minute of Islands vedrà il giocatore vestire i panni di Mo, la prescelta, sulla quale grava l’onere di portare avanti, per come possibile, la sopravvivenza delle isole in cui ha sempre vissuto e che sono ormai lontane dalla gloria e dai fasti di un tempo. La trama è tutt’altro che lineare e, almeno inizialmente, il giocatore si troverà totalmente spaesato. Tante le domande che ci porremo.

Perché Mo vive in un bunker sotto terra? Perché le isole sono popolate da giganti? Perché la vita in superficie non è più possibile come un tempo? Man mano che l’avventura scorre, arriveranno le risposte…

Non vogliamo dilungarci troppo sulla storia che fa da contorno a questo titolo, corriamo il rischio di spoilerarvi elementi che è giusto che voi scopriate giocando, ma è bene accennare alla trama, perché è davvero una parte fondamentale dell’intera produzione. Si scoprirà ben presto che la storia è quanto di più attuale possa esserci in questo videogioco. La storia si sviluppa attraverso quattro capitoli, ognuno dei quali si svolge in isole separate che sono uniche ma intrinsecamente collegate. Nei panni di Mo, dovremo aiutare i quattro giganteschi guardiani. Queste enormi bestie fanno funzionare il motore che protegge le isole e i loro abitanti rimasti. Un virus ha infatti infestato le città e i pochi sopravvissuti hanno necessità di indossare delle maschere per non essere contagiati, mentre la fauna e la flora stanno morendo lentamente. I paesaggi che Mo andrà a calcare sono ricchi di elementi, ma poveri di vitalità. Rimangono le macerie di un mondo passato, in cui la protagonista potrà solo andare alla ricerca di ricordi. Ci troviamo di fronte ad un titolo straziante, lento nel suo incedere, che vedrà Mo alle prese con enigmi ambientali di facile risoluzione. Non è esattamente un’avventura grafica tradizionale, perché gli enigmi alla base della storia non sono poi tanti, né profondi. Anche gli oggetti con i quali si andrà ad interagire sono pochi, anche se molti degli elementi potranno essere ispezionati, ma pochi saranno quelli che potremo raccogliere ed essere utilizzati.

L’Omnichiave

Lo scopo del gioco è quello di ripulire l’aria dal virus, azionando delle macchine sparse per le isole, che vengono alimentate da fluidi strani e dalla forza dei giganti presenti nel sottosuolo. Elemento fondamentale per la riuscita dell’avventura è l’Omnichiave, un oggetto che servirà alla protagonista per interagire con i macchinari presenti nelle varie isole e per infondere a questi il flusso di potenza necessario. L’Omnichiave ha anche un altro ruolo, funge infatti da vero e proprio GPS. Sarà sufficiente richiamarlo, in qualsiasi momento, per vedere l’esatta direzione verso cui incamminarsi. Non sarà sempre facile raggiungere la meta, perché l’Omnichiave è in grado di indicare solo il punto di arrivo in linea d’aria, ma non spiega realmente come arrivarci. I livelli sono piuttosto lineari, anche se talmente ricolmi di piattaforme, che alle volte sarà difficile trovare il cammino. Nulla, comunque, che blocchi il giocatore in un punto preciso dei livelli, anche se si dovrà aguzzare la vista per scoprire quale sporgenza può essere scalata, quale piattaforma percorsa e qual’è l’esatta direzione da intraprendere.

Un quadro disegnato a mano

Dal punto di vista grafico, Minute of Islands risulta incredibile, segno che dietro la realizzazione di questo titolo c’è stata una direzione artistica di primissimo livello. Vi sembrerà di viaggiare in un tragico incubo. Il mondo di gioco è completamente colorato, anche se a tratti le tonalità andranno quasi a sfumarsi, proprio per conferire quella sensazione di ambientazione post apocalittica di un mondo sopravvissuto a stento ad una pandemia globale. Fa da perfetto complemento la musica di sottofondo, anche in questo caso lenta, malinconica, a tratti straziante che accompagnerà le gesta della nostra protagonista.

Il tutto sarà scandito da una voce fuori campo che, di tanto in tanto, fornirà qualche spiegazione agli interrogativi della protagonista e sulla storia. Ci siamo dilungati più sulla trama e sul contorno, che non sul gameplay vero e proprio, perché Minute of Islands è, in effetti, una storia da apprezzare più per il contesto e i mille interrogativi che pone, che non per l’aspetto videoludico. Quello che emerge, allora, è il messaggio che il titolo vuol proprorre tra le righe, sbattendo in faccia al giocatore tutta la fragilità umana, la complessità della psiche, la difficoltà del sopravvivere. Temi che, purtroppo, in questi mesi siamo stati costretti ad affrontare proprio nel mondo reale. L’avventura dura circa 5 ore e difficilmente si rimarrà bloccati in questa o quell’altra isola, complice l’Omnichiave con bussola incorporata.

Concludendo…

Minute of Islands è un’esperienza, che va vissuta e letta oltre la chiave videoludica: il gameplay è basilare, e per quanto potrebbe piacere è solo un elemento di un comparto più raffinato, quello della trama e del messaggio di sottofondo.

CI PIACE
  • Trama misteriosa e ben articolata
  • Disegni a mano pregevoli
NON CI PIACE
  • Troppo lineare
  • Ritmo di gioco un po’ blando
Conclusioni

Minute of Island è un’esperienza, che va vissuta e letta oltre la chiave videoludica: il gameplay è basilare, e per quanto potrebbe piacere è solo un elemento di un comparto più raffinato, quello della trama e del messaggio di sottofondo.

7.5Cyberludus.com

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Videogiocatore da sempre. Passano le ere videoludiche, cresce il numero di pixel a schermo e il dettaglio di immagine. A diminuire è il tempo da poter dedicare ai videogiochi, ma la passione no. Quella, non si esaurisce mai. Predilige il gioco su console, e tutto quello che rientra nel genere 2D. Sì, un inguaribile giocatore legato ancora al mondo delle due dimensioni. Ma si sa, le licenze poetiche sono dietro l'angolo, ed allora anche le tre dimensioni vengono ben digerite.

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