La serie WWE di 2K Sports è indubbiamente uno tra i punti di riferimento di tutti gli appassionati di wrestling che, ogni anno, cercano di saziare la fame di mazzate virtuali, impersonando il proprio lottatore preferito. Anche quest’anno, WWE 2K20 cerca di portare novità e miglioramenti, con l’intento di fornire un’esperienza di gioco sempre più completa e soddisfacente per ogni appassionato di wrestling targato WWE.

Fin dal passaggio di “consegne” avvenuto tra THQ e 2K, ogni appuntamento annuale di WWE 2K ha messo sempre qualcosa di nuovo sul piatto, sia in termini grafici che in termini di modalità, non riuscendo però a svettare verso lidi qualitativi di alta caratura. Le iterazioni videoludiche targate WWE, dopo gli anni di gloria vissuti nell’era PlayStation 2, con il tutt’ora eccellente Here comes the Pain e Smackdown vs Raw, ha visto alternarsi capitoli qualitativamente altalenanti. Con il passaggio a 2K, che negli ultimi anni ha messo in mostra belle cose con le diverse iterazioni dedicate al basket NBA, dopo un capitolo di assestamento, sembrava essere ben avviata verso una dignitosa riproduzione del celebre sport spettacolo americano.

Tuttavia, quest’anno, le cose non sembrano essere andate per il verso giusto negli studi di Visual Concept. Uno sviluppo, probabilmente, travagliato che non ha saputo stare dentro ai tempi di rilascio accordati con il publisher, ha portato alla pubblicazione di un titolo evidentemente incompleto, come avrete sicuramente letto nelle svariate news e critiche che, nel corso della settimana, stanno fioccando online.

Dopo aver ricevuto un codice dal publisher al day one, abbiamo provato a lungo WWE 2K20. I pareri impietosi del web troveranno conferma o “ribalteremo” il risultato finale alla Alessandro Borghese?

Scopritelo assieme a noi nella recensione…

WW…EH?

Sembra assurdo che un titolo, evidentemente, incompleto come WWE 2K20 sia stato buttato sul mercato a prezzo pieno. Giocando al nuovo titolo dei Visual Concepts ci siamo accorti che molti dei passi in avanti compiuti dalla precedente iterazione siano stati pressoché annullati. E’ possibile che un sequel peggiori sensibilmente quanto visto con il suo predecessore? WWE 2K20 ne è la prova vivente. Animazioni incongruenti, che presentano alcune irrealistiche accelerate nei movimenti, comparto tecnico ed effetti pessimo sotto ogni punto di vista (a tal punto da farlo sembrare un titolo della passata generazione) ed un gameplay altamente problematico che, sulla carta, si porta dietro gli annosi difetti della serie, peggiorando alcuni aspetti come il targeting system. A chiudere il cerchio delle problematiche, impossibile non segnalare la marea di bug e glitch che attanagliano il gioco: compenetrazioni poligonali di ogni tipo, arbitri che si spostano costantemente di fronte alla telecamera bloccandola visuale e lottatori che rimangano “freezati” in animazioni assurde (in un solo match abbiamo assistito a due bug esilaranti, tra cui un Daniel Bryan “sprofondato” per metà corpo nel ring e Kane bloccato a roteare come una trottola all’infinito).
Pad alla mano il titolo non è cambiato molto dagli anni passati: oltre al ritorno della meccanica di Payback – delle abilità “triggerabili” all’interno del match, in grado di fornire bonus temporanei agli atleti – sono stati cambiati alcuni tasti, tra cui quelle delle finisher e delle mosse speciali, decisione alquanto discutibile che ci è parsa, piu che altro, una furbata da parte degli sviluppatori per “diversificare” un gameplay che, di fatto, non è cambiato di una virgola rispetto allo scorso anno.

Tornano le risse nel backstage, identiche allo scorso anno anche se meno “spettacolari”, dato che sono scomparsi misteriosamente alcuni effetti visivi che, nella passata edizione, rendevano il tutto ancor più unico da vedere. Le tipologie di match sono rimaste quelle classiche – dai soliti hardcore, Hell in a Cell o Elimination Chamber) – con l’aggiunta possibilità di affrontare i mixed tag team, che prevedono coppie formate da un wrestler maschile ed uno femminile.

The Four Horsewomen

WWE 2K20, fin dalla copertina, si propone come ambasciatore videoludico della “Diva’s Revolution”, la vera e propria rivoluzione del wrestling femminile in WWE che ha visto, negli ultimi anni, lottatrici femminili guadagnarsi sempre più spazio all’interno dei PPV e nel palinsesto televisivo della federazione di Stamford. Royal Rumble al femminile, PPV interamente dedicato alle donne (Evolution) e un main event di Wrestlemania “tinto di rosa”, sono stati i più grandi cambiamenti portati da questa rivoluzione, rivoluzione che, di fatto, porta il nome di quattro wrestler che si sono sapute distinguere dalla massa, mettendo in moto questo rinnovamento. Charlotte Flair, Becky Lynch, Sasha Banks e Bayley sono le quattro protagoniste della Showcase Mode di quest’anno – le Four Horsewomen (nome ispirato ai The Fourhorsemen, che annovera tra i membri il leggendario Ric Flair, guarda caso il padre di Charlotte).

In soldoni, la modalità Showcase non ha portato alcun novità all’impostazione già vista con i precedenti capitoli. Durante lo svolgimento dei match, con una finestrella in alto a sinistra, ci verranno forniti degli obiettivi secondari da completare, che possono andare dal più specifico “metti l’avversario alle corde” al più generico “vinci per schienamento e/o sottomissione”. Lo schema ripetitivo di questa modalità ci porterà a rivivere i momenti storici delle quattro lottatrici, fin dagli albori su NXT, attraverso filmati narrati in prima persona dalle protagoniste e cut scene renderizzate con l’engine di gioco. A nostro parere la modalità necessiterebbe di una pesante svecchiata, dato che la sua ripetitività potrebbe portare molti giocatori ad abbandonarla dopo pochi match.

Tre e Red alla conquista del mondo

Altro punto “doloroso” di questa recensione riguarda senza dubbio la modalità carriera che, sebbene riesca in qualche modo ad inserire meccaniche di gameplay sulla carta interessanti, fallisce miseramente sul fronte della scrittura.
Grande novità della carriera di quest’anno è la creazione di due protagonisti, un maschio e una femmina. I due lottatori, soprannominati Tre e Red, sono due affermati atleti della WWE che, attraverso flashback ci racconteranno la loro carriera da wrestler fin dagli albori “liceali”. Piu e piu volte ci siamo fermati a fissare increduli lo schermo durante i dialoghi che compongono la carriera: la scrittura estremamente banale e la pessima caratterizzazione dei personaggi ci hanno lasciati decisamente perplessi, ridefinendo il concetto di “cringe” che tanto si sente nominare sul web.

Alla banalità della scrittura si unisce una struttura luda di base interessante, caratterizzata da dialoghi facoltativi e scontri di ogni tipo, sia con wrestler attuali che leggende del passato (attraverso un sogno, ad esempio, potremo affrontare Bret “The Hitman” Hart in un’arena vintage di RAW). Purtroppo, anche quest’anno, la carriera si è rivelata una vera e propria occasione sprecata tanto che, dopo anni di tentativi, viene da chiedersi se prima o poi il team sarà in grado di sfornare un prodotto anche solo paragonabile a quello proposto dai vari NBA 2K.

Here comes the Pain…quello vero

La forza di WWE 2K20 sta senza dubbio nella mole contenutistica. Oltre al nutritissimo roster, composto da oltre centocinquanta atleti, gli sviluppatori hanno riproposto la modalità Torri, una vera e propria serie di match a tema – quest’anno, ad esempio, troveremo quella dedicata a Roman Reigns, grazie alla quale potremo rivivere alcuni storici match della sua carriera – dove ad ogni sconfitta saremo costretti a ricominciare da capo.
Un’altra novità in termini di modalità è la 2K Originals, una sorta di contenuti “a tema” (e a pagamento), dove potremo sbloccare varianti di arene e lottatori. In questo periodo, ad esempio, sarà possibile cimentarsi nel Bump in the Night, una vera e propria espansione a tema Halloween dove potremo sbloccare versioni “horror” di alcuni wrestler WWE, tra cui “The Fiend” Bray Wyatt, aggiunto in extremis al roster di quest’anno.
Sul fronte online inutile sprecare ulteriore fiato: come negli anni passati, il netcode è rimasto sostanzialmente lo stesso, pessimo – unirsi a match con più di due atleti su schermo risulta pressoché ingiocabile, a causa della smodata quantità di lag.

Altro capitolo a parte: il comparto tecnico. Sembra assurdo ma WWE 2K20 ha compiuto diversi passi indietro rispetto al suo predecessore. La definizione delle arene, l’effettistica e la modellazione poligonale dei wrestler hanno subito un downgrade evidente, oltre che inspiegabile. Molte leggende, tra cui Molly Holly e Booker T, sono quasi irriconoscibili, a causa di una modellazione dei volti decisamente terribile. Un vero peccato.
Si salvano le musiche del menu, grazie ad una soundtrack che, fortunatamente, non delude.

Concludendo…

Difficile spendere parole positive su WWE 2K20. Il nuovo titolo targato 2K e Visual Concepts è accompagnato da una marea di bug e glitch grafici, oltre che da un gameplay e comparto tecnico inspiegabilmente peggiorati rispetto alla passata edizione. La modalità carriera, sulla carta interessante, crolla inesorabilmente a causa di una scrittura pessima, così come la caratterizzazione dei due protagonisti. Poche novità in merito alla Showcase Mode (che meriterebbe una svecchiata) e all’annosa problematica modalità online, chiudono il cerchio su uno tra i peggiori capitoli della saga. Speriamo che le patch correttive di 2K riescano, in parte, a sanare il mezzo scempio…

CI PIACE
  • Roster ricco di atleti attuali e del passato
  • Ottima soundtrack
NON CI PIACE
  • Numero spropositato di bug e glitch grafici
  • La Carriera ridefinisce il concetto di “cringe”
  • Gameplay che non offre nulla di nuovo
  • Diversi passi indietro sul fronte grafico
Conclusioni

WWE 2K20 è un mezzo disastro. Un titolo che non solo non porta nulla di nuovo al genere di appartenenza ma che, sfortunatamente, compie notevoli passi indietro, specialmente sul fronte grafico. Allo stato attuale, impossibile consigliarne l’acquisto…neppure ai fan più sfegatati della WWE.

4.5Cyberludus.com

Articolo precedenteCarrion – prime impressioni sul reverse-horror in arrivo nel 2020.
Prossimo articoloAnnunciato Diablo IV
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

E tu che ne pensi? Facci conoscere la tua opinione!