Ogni grande produzione, è spesso accompagnata da un’altrettanto grande campagna marketing. Ma, altrettanto spesso, una grande campagna marketing può esser anche l’alba di una altrettanto grande (e cocente) delusione. Code Vein è un titolo di estremo interesse, nonostante non abbia poi ricevuto un’attenzione mediatica degna di una produzione di prim’ordine.

Varrà in questo caso l’esatto opposto (poca pubblicità/tanto valore)? Sarà una perla da “vantare” nella propria libreria produttiva per Bandai Namco? Scopriamolo assieme!

Il buio e il sangue

Code Vein è un gioco d’azione in terza persona, che pesca a piene mani dalla tradizione inaugurata da Dark Souls, al contempo fluendo per certi versi anche nel mondo JRPG. Definire Code Vein un clone del succitato titolo From Software non è propriamente esatto, per tutta una serie di motivi: innanzitutto, perché è il parto informatico dello stesso team autore di God Eater e ciò è molto visibile in tante sfaccettature sia tecniche che artistiche; in secundis, altrettanto rilevante, Code Vein prende un sentiero particolare nella fitta boscaglia (di cloni) chiamata Dark Souls: il titolo Bandai infatti preme molto l’acceleratore sulla storia, piuttosto curata e ben realizzata, e un po’ meno sulla complessiva difficoltà… ma andiamo con ordine.

Nel gioco interpreteremo il ruolo di un “Revenant”, figuro misterioso metà uomo e metà mostro (ma che, in realtà somiglia in tutto e per tutto ad un vampiro), che non ricorda nulla del suo passato. Il nostro alter-ego si ritroverà, suo malgrado, bloccato in una città chiamata Vein, decadente e in rovina in un mondo buio e post-apocalittico. L’insediamento sarà completamente circondato da un fittissimo miasma che non lascerà entrare o uscire nessuno dai suoi confini.

Già dai primissimi istanti, Code Vein darà la netta sensazione di “star giocando un anime”: la linea narrativa principale ci consentirà di fare la conoscenza di differenti personaggi, tutti più o meno cliché nella lunga tradizione narrativo-commerciale nipponica. La novità, per certi versi e con le dovute limitazioni, è il nostro entrare nelle loro vite e, missione dopo missione, avremo modo di limare la tipologia caratteriale del personaggio in base ad alcune scelte. Naturalmente, chi si aspetta qualcosa alla Heavy Rain resterà ovviamente deluso, ma il lavoro profuso nella caratterizzazione e nell’elaborazione della struttura narrativa e dei personaggi resta comunque un sicuro “più”. I Revenant saranno una sorta di meta-umani, perennemente in lotta per non lasciare che l’oscurità che custodiscono al loro interno prenda il sopravvento. Ecco che, nel corso del gioco, ci scontreremo anche con alcune, per certi versi inaspettate, tematiche “pesanti” ed etiche legate proprio alla nostra essenza. Il tutto, com’è evidente dalle immagini, impreziosito da uno stile che tende vistosamente al gotico e al vampiresco e ad un’oscurità non troppo lontana dai alcuni classici del settore manga/anime.

Da un punto di vista strettamente ludico, Code Vein poggia le sue basi su di una solida – e piuttosto strutturata – componente ruolistica, incorniciata da un gameplay meccanico di discreto livello. All’inizio, saremo chiamati, attraverso un fornitissimo editor, alla creazione di un nostro alter-ego “dai grandi occhi”, scegliendo dapprima il sesso e poi scorrendo una vasta gamma di preset mescolabili fra loro. Ma, naturalmente, le “leccornie” rpg non finiscono qui: il nostro personaggio potrà portare con se due armi, cambiabili durante il corso del combattimento, in uno stile che ricorda molto da vicino le possibilità offerte in God Eater. In linea di massima, saranno accessibili armi in mischia e a distanza: sarà una buona scelta di strumenti d’attacco (più per caratterizzazione che per quantità), da spade a corto raggio a possenti martelli e baionette, che creeranno varie e possibili strategie d’approccio ai nemici, specialmente i boss.

Naturalmente, accumuleremo esperienza dall’uccisione dei nemici che, attraverso un “sistema falò” in pieno stile Dark Souls, potrà essere spesa per potenziare il nostro personaggio e teleportarci in differenti zone della mappa. Il sistema di crescita del personaggio è affidato al cosiddetto Bloodcode, una sorta di suddivisone in classi che riprende i canoni tipici del genere RPG. Code Vein, in questo senso, offre una enormità di possibilità che, seppur spesso si distinguano effettivamente per dettagli importanti ma non “capovolgenti”, costruirà il suo incedere ludico su di una mole notevole di possibilità di personalizzazione attive e passive del proprio combattente.

Un universo in rovina

I Bloodcode, in aggiunta, saranno cambiabili a piacimento e potranno essere addirittura trovati nel corso del gioco. Le nostre scelte si tradurranno effettivamente nei Gifts, ovvero abilità specifiche che potremo usare in battaglia: potremo equipaggiare sino a 8 abilità differenti che attingeranno per esser utilizzate ad un sorta di energia, chiamata Ichor, che potrà esser ripristinata attaccando normalmente i nemici, oppure usano appositi consumabili. In linea di massima, la struttura ruolistica complessiva sarà molto solida e aperta, offrendo tantissime possibilità di sviluppo del proprio personaggio. Affrontati i primi nemici, ci accorgeremo che, seppur strutturalmente simile ai canoni dettati tempo addietro da FromSoftware, Code Vein non punta esattamente sulla “punitività”. Il gioco sarà infatti più complicato nelle fasi iniziali, diventando via via più semplice, man mano che il nostro “io virtuale” guadagnerà armi e poteri più forti. Nei combattimenti saremo quasi sempre accompagnati da un fido alleato che, concretamente, si rivelerà piuttosto sveglio e utile in battaglia, oltre a render meno “pressante” il gameplay. Ciò non toglie che, in alcune sezioni, il titolo si acuisca improvvisamente e tocchi vette piuttosto elevate di difficoltà.

Battaglie che, in generale, si acuiranno sensibilmente quando combatteremo i Boss: essi saranno tutti tendenzialmente impegnativi ma, in rare occasioni, davvero difficili da battere. Unico neo di un gameplay complessivamente solido e vasto, il level design (eredità per certi versi dell’universo God Eater) visto che, in sostanza, l’intera esperienza ludica di Code Vein potrebbe esser descritta geograficamente come una serie sterminata di corridoi che conducono ad arene piuttosto vaste.

Si poteva osare di più? Certamente sì, vista anche la valida struttura narrativa del gioco. Tutte le boss fight saranno tendenzialmente ben realizzate e piuttosto creative nel loro svolgimento. In generale, il gioco funzionerà in un modo non troppo dissimile da quanto già visto in God Eater. La città di Vein sarà il nostro hub centrale da cui andremo in missione in “arene” limitate seppur sempre piuttosto vaste. L’esperienza, che durerà tra le 30 e le 40 ore di gioco, sarà notevolmente impreziosita dalla possibilità di poter affrontare l’intera campagna in cooperativa online con altri giocatori: in quest’ottica, si sarebbe potuto osare di più magari inserendo modalità “extra” da poter giocare con altri.

Da un punto di vista squisitamente tecnico, Code Vein si è dimostrato un prodotto di sicuro impatto, specialmente se si è fan del variopinto universo manga/anime. In generale, l’ultima fatica Bandai Namco, risulta pregevole, visivamente parlando, seppur non esente da alcuni difetti. In linea di massima, ai modelli poligonali sostanzialmente ben fatti e realizzati, si oppone un ambiente di gioco un po’ scarno, che avrebbe potuto esser maggiormente curato in termini di dettagli. Anche tecnicamente parlando, il gioco non è esente da difetti: nonostante il supporto per PS4 Pro (versione da noi testata) e Xbox One X, il titolo Bandai Namco “balla” un po’ troppo in termini di fluidità, non solo nelle situazioni più concitate ma anche quando ci si accinge – semplicemente – ad esplorare gli immediati dintorni. Un plauso invece al comparto sonoro, dotato di buoni effetti “generici” e di una cornice musicale valida e che si amalgama perfettamente alle dinamiche di gioco.

Da segnalare anche la presenza del doppiaggio in italiano, realizzato in modo curato e pregevole.

Concludendo…

Code Vein è un prodotto solido e contenutisticamente ampio: pesca in modo personale dal mondo ruolistico, con occhio particolare ai “sotto-mondi” jrpg e soulslike, puntando più su di un’esperienza complessiva (quindi, gioco più storia) e non focalizzandosi principalmente su di uno o l’altro aspetto. Il titolo non è esente da difetti tecnici e di ottimizzazione, ma resta una validissima alternativa nel settore.

CI PIACE
  • Un soulslike “diverso”
  • Notevole quantità di contenuti
  • Gameplay solido…
NON CI PIACE
  • … ma non perfetto
  • Difficoltà disomogenea
  • Level design troppo basico
Conclusioni

Code Vein ci ha convinti. Il titolo targato Bandai Namco è, a conti fatti, un prodotto solido e contenutisticamente valido che pesca, a modo suo, dallo sconfinato universo RPG, strizzando un occhio alle meccaniche “soulslike” di FromSoftware, portate alla ribalta dai vari Dark Souls, Bloodborne o Sekiro.

8.3Cyberludus.com

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