Annunciato un po’ a sorpresa, e senza una campagna di marketing propriamente pressante, Outward è ora arrivato su PC e console (al momento solo su Playstation 4 e Xbox One). Sviluppato dal team di Nine Dots Studio – composto da neanche una decina di persone – e pubblicato da Deep Silver, Outward si pone come un gioco di ruolo puramente “hardcore”, dove il giocatore viene buttato in un mondo di gioco vasto senza percorsi guidati. Interessati dai numerosi trailer che hanno preceduti il lancio, abbiamo atteso con ansia la fatidica data di uscita per vedere, finalmente, se le enormi potenzialità del titolo sarebbero state effettivamente sfruttate.

Il responso finale su Outward? Ve lo diciamo nella nostra recensione…

Un debito da saldare

La storia che farà da sfondo agli eventi di Outward, ahi-noi, non è nulla di propriamente originale e/o particolarmente articolato. Assumeremo, fin dalle prima battute, il ruolo di un personaggio senza nome – di cui potremo deciderne l’aspetto fisico attraverso un, limitato, editor – sopravvissuto ad un naufragio in una qualche isoletta sulla costa. Raccolti i primi strumenti, inizieremo ad interagire con il primo personaggio del gioco – Yzan – nostro compagno di sventure nel naufragio. Dopo aver familiarizzato con i comandi di gioco e le meccaniche basilari (dal menu principale, inoltre, avremo modo di prendere parte ad un tutorial piuttosto approfondito su tutto quello che il mondo di Outward ha da offrire), inizieremo a spostarci nel primo isolotto, raccogliendo oggetti e affrontando i primi nemici. Dopo aver esplorato a dovere questa prima area, saremo quindi pronti a continuare l’avventura vera e propria: torneremo nella nostra città natia, Cierzo, dove a darci il bentornato troveremo una folla di abitanti inferociti. Il nostro protagonista, infatti, tiene un “tributo di sangue” nei confronti della città di Cierzo, provocato – a quanto pare – da alcune scelte sbagliate da parte dei nostri genitori verso la comunità.

Morale della favola?

Abbiamo tre giorni di tempo per racimolare 150 monete d’argento o verremo privati del faro di famiglia, l’unica nostra – attuale – abitazione: niente di più semplice! Parlando con gli abitanti della città, inizieremo ad accettare qualche compito secondario e capiremo ben presto che per fare soldi velocemente il modo migliore è uscendo dalla città. Fuori da Cierzo scopriremo il mondo di Outward in tutta la sua brutale ferocia: banditi, animali selvatici e – soprattutto – l’impegno a tenere costantemente sotto controllo l’indicatore di fame e di sete del nostro personaggio. Tornati a Cierzo e pagata la prima quota del debito avremo così modo di saldare la parte del nostro debito, necessaria per tenersi il faro, e iniziare a tastare le potenzialità offerte dalla trama di gioco. Senza svelarvi ulteriormente alcuni dettagli sulla trama di gioco, Outward vi consentirà di unirvi ad una tra le tre fazioni disponibili (l’accesso ad una escluderà, inevitabilmente, le altre due) che vi proporranno quest-line totalmente uniche.

Preparatevi a camminare tantissimo: in Outward non esiste fast-travel!

Necessità di sopravvivere

Outward si presenta come un gioco di ruolo in terza persona dalle meccaniche un po’ atipiche per gli standard del genere, andandosi a collocare in una nicchia che lo potrebbero rendere un po’ meno apprezzabile per i giocatori abituati a produzioni di ben altro calibro. In Outward, infatti, a farla da padrone saranno le meccaniche di gioco tipicamente survival che, in questo caso, ben si fondono con quelle prevalentemente action del titolo Nine Dots Studio.

Il mondo di gioco di Outward è vasto, anche se non particolareggiato e denso di luoghi di interesse come ci saremmo aspettati: aprendo con “M” la mappa di gioco, ammireremo l’area di gioco in tutta la sua interezza, osservando roccaforti, accampamenti e città ma – attenzione – senza un indicatore in grado di indicarci la nostro posizione. Outward è spietato: tendere la mano al giocatore per tutta l’avventura non era nei piani dei ragazzi di Nine Dots Studio e, evidentemente, il loro obiettivo è stato raggiunto con successo. Scordatevi marcatori di quest, indicatori di posizione o bussole precise in grado di indicarvi la “retta via”, in Outward dovrete – letteralmente – arrangiarvi, tenendo sempre chiare le indicazioni degli NPC e cercando di orientarvi, nel migliore dei modi, con gli strumenti che il titolo vi mette a disposizione (l’uso corretto e combinato di bussola e mappa, ad esempio, vi aiuteranno a farvi un’idea più precisa sulla vostra posizione). Esplorando il mondo di Outward, purtroppo, ci accorgeremo ben presto dell’enorme potenziale sprecato: la mappa è eccessivamente grande per quella che è l’offerta ludica effettiva, costringendoci – per la maggior parte del tempo – a vagare in aree di gioco prevalentemente vuote e prive di una qualche “attrattiva”.

Come prevalentemente accennato, Outward punta forte su una componente survival ben strutturata. Nelle pericolose terre di Aurai dovremo sempre fare i conti con fattori come fame, gelo, sonno e disidratazione, rendendo – di fatto – la natura stessa uno tra i più grandi pericoli per il giocatore. Nel caso avessimo bisogno di cucinare della carne cruda appena cacciata, ad esempio, dovremo raccogliere legno dagli alberi e recuperare una pietra focaia: in questo modo potremo cuocere le carne e consumarla, oppure mischiarla con sale e creare delle razioni da viaggio che non marciscono. Anche sul discorso temperatura il gioco ci mette di fronte a diverse scelte in termini di vestiario; in ambienti freddi dovremo quindi indossare indumenti più pesanti, così come al contrario, in quelli più caldi, avremo necessità di vestiti più leggeri (in maniera molto simile ai recenti The Legend of Zelda: Breath of the Wild e Red Dead Redemption 2). Sul discorso fonti d’acqua, il gioco ci mette a disposizioni diversi luoghi nei quali abbeverarsi, permettendoci, tramite speciali borracce, di portare sempre con noi scorte d’acqua per i viaggi più lunghi. Attenzione però che, come per il cibo, bere acqua non purificata o nutrirsi di alimenti marci potrebbe provocare infezioni o malattie che andranno tempestivamente curate.
Per quanto riguarda la gestione dell’inventario, in Outward avremo a disposizione diversi zaini nei quali conservare i diversi oggetti ed equipaggiamento. Gli zaini, ovviamente, hanno una capienza illimitata e sovraccaricandoli incorreremo nel rischio di rallentare i movimenti del nostro personaggio, rendendolo ancora più vulnerabile durante gli scontri.

Tende, fuochi, sacchi a pelo…sopravvivere nel mondo di Outward non sarà semplice!

Il sistema di combattimento proposto dai Nine Dots Studio è piuttosto semplicistico: avremo a disposizione attacchi leggeri ed attacchi pesanti, oltre alla classica possibilità di parare gli attacchi tramite scudi o schivare rotolando (in pieno stile Dark Souls). Le categorie di armi presenti in Outward sono soddisfacenti: passeremo dalle classiche spade ad una mano fino agli spadoni, passando per alabarde, archi e asce bipenne. Il sistema di progressione del nostro “eroe” è molto simile a quello visto nei vari Gothic/Risen dei Piranha Bytes, visto che aumenteremo abilità e statistiche presso i diversi istruttori sparsi nelle grandi città. Nel gioco è stato anche introdotto un funzionale sistema di magie dove, presso speciali “luoghi del potere”, avremo la possibilità di sacrificare (letteralmente) punti salute e vigore in cambio di mana, che potrà essere così utilizzato per lanciare incantesimi.

Il sistema di combattimento, seppur vario e ricco di possibilità, risulta a conti fatti parecchio legnoso rispetto agli standard del genere. Anche l’IA nemica non ci ha particolarmente entusiasmati e, a nostro parere, alcune meccaniche avrebbe meritato una maggior cura. Considerando l’esigua dimensione del team di sviluppo, il risultato finale può considerarsi comunque più che soddisfacente, soprattutto per chi cerca un’esperienza di gioco hardcore, nuda e cruda.

Una tra le feature di maggior spessore all’interno del titolo Nine Dots Studio è sicuramente la modalità cooperativa. Sia che decidiate di giocare in split-screen in compagnia di un amico, sia che condividiate il vostro mondo online, Outward potrà essere giocato interamente in cooperativa, rendendo – di fatto – l’esperienza di gioco ancora più divertente ed appagante. Sia chiaro che se disponete della versione PC del titolo, come nel nostro caso, dovrete disporre di un controller per il secondo giocatore, visto che un solo mouse e tastiera non basteranno a condividere l’esperienza di gioco per due giocatori.

Outward propone un’interessante modalità cooperativa, sia in split-screen che online.

Sul fronte puramente grafico, non ci aspettavamo di certo miracoli. Outward si basa sul motore Unity, che negli ultimi tempi è diventato cavallo di battaglia di diverse produzioni indipendenti, che purtroppo non riesce a regalare un comparto grafico “memorabile”. Tralasciando il livello di dettaglio generale e la modellazione poligonale dei personaggi, a non convincere è soprattutto la legnosità delle animazioni, sia durante gli scontri che nei movimenti standard del protagonista. Buoni alcuni scorci cittadini anche se la struttura del mondo di gioco è forse eccessivamente anonima.

Bocciato anche il comparto sonoro, caratterizzato da un dimenticabilissimo doppiaggio in lingua originale e da una soundtrack spesso troppo ripetitiva.

Concludendo…

Outward non è un titolo per tutti. Per quanto ci riguarda, abbiamo apprezzato particolarmente la volontà del team nel rendere il titolo arduo dall’inizio alla fine, puntando forte su meccaniche di gioco hardcore che fanno di tutto per ostacolare il giocatore. I ragazzi di Nine Dots Studio sono riusciti a confezionare un buon prodotto, considerate le limitate risorse, ma avrebbero gestire molto meglio diversi aspetti di gioco, quali la struttura delle quest – nude e crude – e il comparto narrativo, decisamente anonimo.

CI PIACE
  • Esperienza di gioco hardcore
  • Meccaniche survival ben implementate all’interno del gioco
  • Vasto, longevo e rigiocabile
  • La modalità cooperativa!
NON CI PIACE
  • Grezzo
  • Tecnicamente abbastanza arretrato
  • Narrativamente parlando non lascia il segno
Conclusioni

Outward è un titolo tanto grezzo quanto affascinante che, con i suoi enormi difetti, è riuscito a divertirci parecchio, anche grazie all’interessantissima modalità cooperativa. Purtroppo, un comparto narrativo poco più che abbozzato, una struttura delle quest poco varia e un comparto tecnico arretrato, impediscono all’ultima fatica dei Nine Dots Studio di puntare più in alto del dovuto.

7Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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