È un periodo decisamente positivo per gli amanti dei gestionali e dei city-builder. Dopo aver provato Foundation rimanendone piacevolmente sorpreso, ecco che mi ritrovo a dover recensire un altro promettente esponente del medesimo genere: Dawn of Man. Com’è facile evincere dal nome, però, le lancette del tempo si sposteranno di qualche migliaio di anni all’indietro, immergendo il giocatore in un cammino che va dalla preistoria dell’uomo, in cui dovremo imparare a gestire un’economia di sussistenza che diverrà man mano più complessa e strutturata, fino ad arrivare all’Età del Ferro.
A realizzare il gioco sono stati i ragazzi di Madruga Works, già conosciuti per il buon Planetbase, un altro gioco del medesimo genere, che è riuscito a mostrare tuttele potenzialità del team. Saranno riusciti con Dawn of Man a bissare il successo della loro precedente creatura, o addirittura a superarlo? Vediamolo insieme nella recensione…

L’alba dell’uomo

Dawn of Man, per quanto riguarda la sostanza di gioco, strizza l’occhio al suo predecessore cambiando però il set futuristico di quest’ultimo. È, come abbiamo detto prima, un gestionale dalle meccaniche forse un po’ dure da padroneggiare con dovizia, nonostante il semplice ma esaustivo tutorial che saprà guidare i nostri primi passi. Inizieremo con un piccolissimo accampamento in mezzo al nulla, costituito da due abitazioni, un fuoco al centro del villaggio e un capanno per gli attrezzi, a malapena sufficiente ai bisogni della manciata di uomini che ci ritroveremo a gestire. Compito nostro sarà quello di far prosperare il nostro villaggio attraverso le varie epoche, ognuna delle quali peculiare anche dal punto di vista microgestionale, il tutto raccogliendo risorse e lavorandole per produrre quei manufatti che han reso possibile lo sviluppo della nostra civiltà, come canne da pesca, ami, punte di lancia, picconi, asce.

Da tenere in considerazione anche il livello di serenità\felicità degli abitanti, il cui valore influenza quello della notorietà: aumentarlo significa espandere la nostra area di influenza e permette l’arrivo di nuove persone nel villaggio. Andranno dunque soddisfatti i loro bisogni primari come la fame e la sete, ma non solo: grazie all’introduzione di un ciclo stagionale andranno controllati anche i livelli di caldo e freddo disponendo dei giusti vestiti per la comunità, e il variare della disponibilità di cibo, provvedendo all’essiccazione per la conservazione di cibi durante l’autunno, così da renderlo disponibile anche durante l’inverno. Probabilmente questa è una delle “variazioni sul tema” che, a parer nostro, meglio è stata realizzata in un prodotto del genere, particolarmente indicata al contesto preistorico e protostorico che il gioco vuole evocare. Il livello di notorietà in Dawn of Man cresce anche grazie alla produzione di cultura che, in questo arco cronologico, significa spesso realizzazione di opere monumentali a carattere religioso, come i dolmen e i menhir, e edifici di fruizione pubblica.

Fare nuove esperienze ci farà accumulare punti da spendere nell’albero tecnologico per ampliare le possibilità di costruzione edifici o lavorazione materiali. La sensazione è quella di una progressione economica innanzitutto verosimile rispetto alla storicità delle scoperte, ma – aspetto non secondario – anche integrata egregiamente, talmente ben pensata da rendere la progressione fluida e mai banale, aumentando anche il fattore rigiocabilità. Anche come è stata organizzata la raccolta di risorse ci è sembrata molto efficace. Anche se è possibile farlo, non è infatti necessario ordinare a ogni singolo abitante l’azione da compiere ma basterà impostare aree di intervento e lasciare i compiti di gestione e raccolta alla IA, riuscendo nel non facile compito di snellire una macchinosità di fondo in cui altri esponenti del genere dei gestionali – anche illustri – sono caduti.
Purtroppo è da segnalare una gestione della fauna caotica, sicuramente da migliorare con i prossimi aggiornamenti. Spesso può capitare di vedere decine di animali di specie diverse (mammuth, rinoceronti lanosi, megaloceri…) muoversi insieme in modo assai poco verosimile, rovinando il fattore immersione e le conseguenti meccaniche nella gestione dell’allevamento.

È dura sopravvivere accanto a un rinoceronte lanoso arrabbiato.

Dawn of Man offre soltanto due livelli di sfida (normale e difficile) ed entrambi sono tarati in modo da offrire un’esperienza piuttosto “tignosa”, nonostante sembri essere comunque meno punitiva di quella di altri esponenti del genere. Il livello normale si differenzia dal difficile per la possibilità di creare salvataggi illimitati, di mettere in pausa e permette di scegliere il livello di aggressività e il livello tecnologico dei “vicini” di villaggio.
Le modalità sono anch’esse solo due, cosa che ad alcuni, dopo aver imparato tutto quello che c’è da sapere sui meccanismi del gameplay, potrebbe causare una sgradevole sensazione di ripetitività.
Il gioco libero si svolge in tre macrozone, ben caratterizzate dal punto di vista delle dinamiche naturali ed economiche che ci ritroveremo ad affrontare: la prima è ambientata in quella che sembra a tutti gli effetti l’Europa continentale preistorica, ricca di risorse e caratterizzata dall’alternanza di estati calde e inverni freddi; la seconda è ambientata durante l’ultima glaciazione, scarse sono le risorse e gli inverni, assai più rigidi, sono più lunghi delle estati; la terza è ambientata in epoche più recenti, in cui scarsità di risorse e sovraffollamento si configurano come le concause di violenti conflitti tra villaggi. L’altra è la modalità “sfida”, con una breve campagna formata da quattro scenari che, a parere di chi scrive, non sembra esser considerata neppure dagli sviluppatori il fulcro del gioco.

Dal punto di vista tecnico si segnala un motore decisamente non all’altezza della buona offerta ludica, con texture poco definite e animazioni minimaliste, tanto che – senza esagerare – potrebbe essere scambiato per un gioco di una decina di anni fa. Come ripeto spesso, per questo genere di giochi l’aspetto grafico è sicuramente di ordine secondario, ma è sempre una nota stonata particolarmente pesante per gli “esteti videoludici”. La componente sonora non riesce ad affrancare sé stessa dall’anonimato.

Una nota decisamente positiva per coloro che fanno a pugni con l’inglese: nonostante il gioco non sia ufficialmente disponibile in lingua italiana, sul Workshop di Steam è presente una mod amatoriale di traduzione realizzata però con tutti i crismi del caso: qualche finestra è rimasta in lingua inglese, ma sono sviste microscopiche che non inficiano in alcun modo l’esperienza di chi non è particolarmente avvezzo alla traduzione della lingua di Albione.

Concludendo…

Dawn of Man nasconde dietro una grafica non proprio al passo con i tempi un prodotto realizzato con assoluta perizia, dalle meccaniche profonde ma mai eccessivamente macchinose, in grado di offrire un sufficiente livello di sfida anche al giocatore più esperto, senza per questo diventare in alcun modofrustrante. Un piccolo capolavoro di equilibrio in cui però permangono piccoli problemini legati alla gestione di qualche aspetto del gameplay e nell’esigua offerta delle modalità di gioco, ridotte all’osso. Ad ogni modo, la cosa in cui il gioco dei Madruga Works riesce più di tutte è quella dell’averci fatto divertire, probabilmente il vero metro di paragone per misurare la qualità di qualsiasi esperienza ludica.
Valore aggiunto è sicuramente il contesto in cui viene ambientato il gioco, la preistoria e la protostoria dell’uomo, di cui non è stato mai fatto abuso dall’industria dei videogiochi e per questo in grado di vantare una freschezza che altri contesti (come quello medievale o quello classico) non riescono più ad offrire.

CI PIACE
  • Divertente e meno macchinoso di quanto ci si aspetterebbe
  • Difficile ma mai frustrante
  • Albero tecnologico e progressione economica ben implementati
NON CI PIACE
  • Dal punto di vista grafico è indietro di dieci anni
  • Il comportamento degli animali va rivisto
  • Modalità di gioco ridotte all’osso
Conclusioni

Dawn of Man è, nonostante l’aspetto spartano, una piccola perla di gestionale, equilibrata e divertente nonostante i piccoli difetti che ne inficiano l’eccellenza. Ma chi sarà in grado di vedere oltre si ritroverà tra le mani decine (se non centinaia) di ore di divertimento all’alba della civiltà umana.

7.9Cyberludus.com
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Studente di "Archeologia e Culture Antiche" all'università di Salerno, passa il suo tempo interessandosi di tante, troppe cose. Nulla però è in confronto della sua passione per i videogiochi, quasi insana. Predilige il gioco su PC, il retrogaming, gli RPG e gli strategici, ma non disdegna tutto il resto, ad esclusione dei simulatori di guida che evita neanche fossero debiti.

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