La serie di Wonder Boy sembra avere ancora un discreto appeal sul pubblico, ne è un limpido esempio il recente remake HD di Wonder Boy III: The Dragon’s Trap che, oltre a riscuotere un buon successo, ha dimostrato che un gioco di questo genere può ancora dire la sua anche al giorno d’oggi. Deve essere questo ciò che hanno pensato FDG Entertainment e Game Atelier quando hanno deciso di buttarsi nello sviluppo di Monster Boy and the Cursed Kingdom, un vero e proprio sequel spirituale della serie che a cavallo tra gli anni 80 e 90 aveva appassionato milioni di giocatori. Avvalendosi della collaborazione di Ryuichi Nishizawa, creatore della serie, lo sviluppo del titolo sembra esser filato liscio come l’olio e dopo averlo giocato a fondo è il momento di dirvi la nostra su questo delizioso omaggio agli anni 80.

Jin può nuotare ed immergersi quando necessario, fate attenzione alla barra dell’ossigeno però!

Once upon a time in Monster World…

La semplice storia che fa da cornice agli eventi è, fortunatamente, godibile anche da chi non ha mai messo mano sui vecchi capitoli della serie. Jin è un ragazzo dai capelli blu spensierato e coraggioso… una mattina viene irruentemente disturbato durante una sessione di pesca da suo zio Nabu, intento a svolazzare intorno all’isola trasformando gli abitanti del posto in creature antropomorfe.

Proprio dopo un’oretta di gioco, anche Jin andrà incontro alla maledizione trasformandosi in un goffo maiale. A questo punto, il nostro eroe deciderà di impegnarsi nella missione di salvare la sua terra e fermare il suo zio fuori testa. La forma maialesca di Jin sarà però soltanto la prima trasformazione per il protagonista che, nel corso dell’avventura, sbloccherà altre forme caratterizzate da poteri ed abilità uniche, in pieno stile metroidvania. Il maiale può attaccare sfruttando il suo massiccio posteriore e servirsi del suo olfatto per scovare elementi nascosti, il serpente può attraversare piccoli spazi e arrampicarsi sul muschio mentre la rana potrà usare la sua lingua a mo’ di rampino ed utilizzare spade ed equipaggiamenti vari. Queste sono solo alcune delle forme e delle abilità sbloccabili progredendo nel gioco. Ciò conferisce un delizioso senso di progressione, avvalorato da un level design intelligente basato sulle abilità del protagonista.

Il primo boss del gioco…

Monster Boy and the Cursed Kingdom mantiene un buon ritmo per le sue prime 8-10 ore di gioco, giusto il tempo di sbloccare tutte e cinque le forme di Jin. Grazie ad una certa “linearità” nella struttura, la formula risulta solida e convincente: si esplorano aree via via sempre più articolate, si affrontano boss sempre più sfaccettati e si acquisisce una sfera magica utili ai fini della storia e per sbloccare la nuova trasformazione di Jin. Il vasto scenario interconesso che fa da sfondo all’avventura sarà totalmente esplorabile soltanto dopo aver acquisito tutte le abilità, ciò comporta una buona dose di riscoperta e rende gratificante l’esplorazione, utile a scovare oggetti unici.

Poco da dire, tutto funziona a dovere ed è studiato a puntino per dare il tempo necessario di prendere confidenza con le nuove varianti antropomorfe e col crescente livello di difficoltà. Un aspetto che non ci ha convinto a pieno è quello dei puzzle ambientali. Il gioco, oltre a proporre combattimenti e sezioni di platforming, basa gran parte della sua sfida su rompicapo sempre più complessi, forse troppo. I primi puzzle sono soddisfacenti ma non vi faranno scervellare più di tanto, cosa che avverrà avanzando nel gioco. Per carità, molti giocatori potrebbero apprezzare un elevato livello di sfida ma alcuni ci sono semplicemente apparsi troppo confusionari, visto l’obbligo di sfruttare le molteplici abilità e forme a nostra disposizione per poter sbrogliare la matassa. Non a caso, in più di una situazione, ci siamo ritrovati a proseguire procedendo per tentativi, arrivando alla soluzione di un enigma in maniera alquanto casuale e poco gratificante.

Niente di tragico fortunatamente, l’esperienza complessiva offertaci da Monster Boy and the Cursed Kingdom è assolutamente apprezzabile ed è riuscita a coinvolgerci egregiamente per circa 15 ore, anche se un po’ meno nelle battute finali che ci sono apparse eccessivamente dilungate.

L’adorabile procione andava portato in salvo.

Un anime da giocare

La soddisfacente componente ludica di Monster Boy and the Cursed Kingdom è valorizzata da un comparto estetico semplicemente splendido che, per certi versi, ci ha ricordato il bellissimo Rayman Legends ma anche le opere di Akira Toriyama. I modelli dei personaggi sono eccezionali, le loro animazioni sono disegnate a mano ed egregiamente caratterizzate, così come le fumettose espressioni facciali. Provate per un attimo a mettere da parte il controller e ammirate i deliziosi animali intenti ad oziare, il serpente accucciandosi per riposare e la rana intenta a seguire con lo squardo una succulenta mosca. Anche il colpo d’occhio dei fondali è di altissima levatura, apparendo come dei pregevoli e cartooneschi dipinti. E cosa dire dei boss? Così belli da distrarre quasi durante il combattimento, grazie al loro sontuoso design e alle animazioni sempre ridicolmente esagerate e caricaturali.

Una breve menzione d’onore va proferita per il villaggio di Lupia, un’area centrale in cui si torna più volte nel corso dell’avventura. Si tratta di una zona priva di pericoli che riesce ad infondere nel giocatore una sensazione di relax ed allegria. Vi innamorerete del via vai dei cittadini del posto e del gioioso e trionfale accompagnamento sonoro che imperversa mentre attraversate Lupia. Una sorta di pausa spirituale tra un livello e un altro che vi farà dimenticare, per un attimo, tutte le imprecazioni tirate fino a qualche minuto prima, magari dopo esser morti continuamente in un punto particolarmente ostico.

Abbiamo accennato alla colonna sonora, anch’essa gioca un ruolo fondamentale nel comparto artistico di Monster Boy e ci è apparsa perfettamente riuscita. Riesce a rievocare gli anni 80 ma al contempo risulta incredibilmente attuale grazie ad una qualità sonora da urlo. Il gioco è interamente localizzato in italiano.

Dopo aver gustato questa minacciosa zanzara recupereremo un po’ di salute.

Concludendo…

Monster Boy and the Cursed Kingdom è una lettera d’amore nei confronti di una serie storica, tanto apprezzata quanto meritevole di essere rispolverata e riproposta al giorno d’oggi. Preparatevi ad essere catapultati in un’avventura divertente e variegata, grazie ad un level design oculato che proietta il giocatore in un gioco impegnativo ed appagante. Non fatevi ingannare dall’aspetto cartoonesco poiché approcciandovi con leggerezza al gioco di Game Atelier rischiereste soltanto di andare a sbattere fragorosamente, e ripetutamente, la testa contro una parete difficile, ma non impossibile, da scalare.  Forse sarebbe stato preferibile asciugare leggermente le ultime ore di gioco e rendere meno frustranti alcune situazioni, soprattutto legate ai puzzle ambientali, ma per il resto non possiamo che consigliarvi di fare una gita salutare a Monster World, quantomeno per godere del pregevole comparto artistico su cui si regge l’intera opera.

CI PIACE
  • Tante abilità che portano notevole varietà
  • Buon senso di progressione
  • Level design di livello
  • Visivamente delizioso
  • Colonna sonora straordinaria
NON CI PIACE
  • Puzzle ambientali non perfettamente gestiti
  • Qualche momento di frustrazione è garantito
Conclusioni

Monster Boy and the Cursed Kingdom è un metroidvania che saprà accontentare gli amanti del genere ed ha tutte le carte in regola per farsi adorare anche dai novizi.

8Cyberludus.com
Articolo precedenteJets’n’Guns 2 – Recensione Early Access
Prossimo articoloThe Eternal Castle [REMASTERED] – Recensione
Fabrizio Giardina
Alla costante ricerca di se stesso e del suo ruolo nel mondo, perde la sua verginità videoludica con la gloriosa PS1 e da allora è un amore in costante crescita. In quanto appassionato di cinema apprezza particolarmente i videogames in grado di raccontare storie interessanti e coinvolgenti. Attende con impazienza una cruenta apocalisse zombi per mettere in atto tutto ciò che ha imparato grazie a Resident Evil e The Last of Us.

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here