L’avventura dei Dontnod Entertainment, nel mirabolante universo dei videogame, ha inizio nel 2013 con Remember Me, titolo – a parer nostro – molto sottovalutato che riscosse però un buon successo tra il pubblico (un po’ meno lato critica specializzata, il Metascore di 65 ne è un triste esempio). La definitiva “consacrazione” dello studio francese arrivò poco tempo dopo con Life is Strange, titolo episodico – pubblicato da Square Enix – che riuscì ad emozionare milioni di videogiocatori grazie ad una trama ben narrata, una eccellente caratterizzazione dei personaggi e una scelta musicale davvero azzeccata. Annunciato circa due anni fa, Vampyr è l’ultima fatica dei Dontnod che, sempre puntando forte su una componente narrativa di primissimo livello, hanno cercato di buttarsi su di un genere completamente differente da quello dei loro precedenti titoli, ovvero quello degli action rpg. E mentre il connubio vampiri e gdr ci ha riportato alla memoria le ore passate in compagnia di Vampire Bloodlines, della compianta Troika Games, noi – pad alla mano – ci siamo calati negli scomodi panni del Dottor Jonathan Reid, in una Londra cupa e “malata” di inizio 1900 e, ora, siamo quindi pronti a fornirvi un nostro responso sull’ultima creatura del team francese.

Rivelazione o delusione? La risposta ai vostri quesiti nella nostra recensione…

Dr. Acula

Quella che sembra essere una gag uscita direttamente da un episodio di Scrubs è in realtà il plot principale di Vampyr. Ma non fraintendeteci: il nuovo titolo Dontnod non vi offrirà mai dei pretesti per farvi due risate… proprio mai. Una Londra cupa, nel pieno delle fasi conclusive del primo conflitto mondiale, farà da sfondo alle disavventure “vampiresche” di Jonathan Reid, un brillante chirurgo appena rientrato dal fronte. Ad attenderlo nella sua città natale, purtroppo, non troverà un comitato di benvenuto ma solo il caloroso “abbraccio” di un denti aguzzi: un vampiro. La trasformazione repentina di Jonathan in creatura della notte gli provocherà non pochi grattacapi, soprattutto per via della sua insaziabile sete di sangue che, almeno inizialmente, avrà qualche problema a controllare.

Dopo una lunga serie di disavventure iniziali, che eviteremo di snocciolare a fondo per non rovinarvi la sorpresa, il Dottor Reid farà la conoscenza di un collega, il Dottor Swansea, figura tanto enigmatica quanto affascinante. Il Dottor Swansea, dopo essere venuto a conoscenza della vera natura di Reid, proporrà al chirurgo-vampiro un posto di lavoro all’Ospedale Pembroke di Londra che, in questo periodo, si trova a dover fronteggiare la terribile minaccia dell’influenza spagnola.
La trama si evolve seguendo un ritmo in costante crescita e, su questo aspetto, un plauso va rivolto ai ragazzi di Dontnod che, anche in questa occasione, dimostrano tutta la loro straordinaria abilità di “story teller”. Ovviamente, prendendo spunto da quanto di buono mostrato con Life is Strange, tutto si evolverà in base alle nostre scelte: come sarà il nostro Jonathan Reid? Uno spietato cacciatore della notte? Un brillante chirurgo che, nonostante la sua condizione, cerca disperatamente di salvare delle vite? Tutto – o quasi – in Vampyr dipenderà dalle nostre scelte, dalle nostre risposte durante i dialoghi e – soprattutto – dalla nostra volontà o no di nutrirci di sangue umano. Un piccolo appunto su questo aspetto è doveroso farlo: il livello di difficoltà di Vampyr, come ci verrà anche notificato al primo avvio del gioco, è strettamente legato alle scelte “morali” che effettueremo durante l’avventura, ciò vuol dire che se non metteremo un freno alla nostra natura di vampiro il livello di difficoltà dell’avventura calerà drasticamente, ma è altresì vero che ci obbligherà a dover compiere un percorso moralmente discutibile (la scelta di uccidere un personaggio chiave all’interno del gioco avrà ripercussioni sulla trama in divenire). Scelta rischiosa – e a tratti discutibile – ma piuttosto in linea con il tono e le caratteristiche del gioco ricercati dagli sviluppatori.

Una piccola considerazione sull’ambientazione è, tuttavia, opportuno farla. Vampyr è ambientato a Londra, più precisamente nell’anno 1918, in quella che viene definita l’Era Vittoriana. E mentre il mondo si prepara alla fase conclusiva della Prima Guerra Mondiale (centinaia di manifesti in tutta la città esorteranno i cittadini a reclutarsi), una Londra cupa e “maciullata” dal confilitto e dalle epidemie è il setting scelto dai ragazzi di Dontnod Entertainment che sono riusciti, indubbiamente, a rendere efficaci le atmosfere tipiche di quegli anni con l’aggiunta, però, di elementi fantasy decisamente ben incastrati con la decadente mappa di gioco. La Londra di Vampyr, in parte liberamente esplorabile (anche se non ci troviamo di fronte ad un open world classico, i ragazzi di Dontnod sono stati comunque in grado di consentire abbastanza libertà di movimento al giocatore), è divisa in quattro macro aree – o quartieri – in cui potremo muovere a piacimento il nostro protagonista (oltre all’area dell’Ospedale troveremo storici quartieri londinesi come Whitechapel). A fare il loro “sporco lavoro” ci pensano i diversi personaggi secondari con cui Jonathan potrà dialogare e scoprire, con il passare del tempo, succulenti dettagli, atti ad attivare indagini – o missioni – secondarie.

Abilità ferali

Sul fronte combat system è palese la volontà dei Dontnod di trarre spunto dalle recenti produzioni targate From Software. Durante il combattimento, la telecamera – quasi sempre posizionata alle spalle del protagonista – si allargherà, mostrandoci una sezione più ampia dell’area in cui avverranno gli scontri. Il combattimento avviene in maniera molto semplice: un pulsante d’attacco e uno di schivata, nonchè uno secondario per l’utilizzo delle armi a distanza (lupare, moschetti e revolver, per citarne qualcuna). Ovviamente sarà possibile “mirare” un nemico alla volta in modo da avere una direzione più precisa per i nostri attacchi. Jonathan potrà utilizzare armi da mischia e armi da fuoco, tutte potenziabili attraverso specifici tavoli da lavoro (che troveremo principalmente all’interno dei rifugi), grazie alle quali potrà affrontare le agguerrite orde di nemici che ci si porranno davanti. Inoltre, data la sua natura “soprannaturale”, Jonathan avrà a disposizione di una lunga serie di abilità vampiriche che potranno essere acquisite, spendendo gli opportuni punti esperienza, all’interno dello specifico albero delle attività. La progressione del nostro protagonista avverrà, principalmente, all’interno di speciali strutture dette rifugi, che oltre a metterci a disposizioni casse di rifornimenti e tavoli da lavoro, ci permetteranno di riposarci e spendere così i punti esperienza accumulati.

Nonostante, sulla carta, le possibilità offerte dal sistema di combattimento di Vampyr siano innumerevoli, abbiamo notato una certa legnosità negli scontri, anche a causa del pattern di attacchi piuttosto limitato sia del protagonista che degli altri nemici.

Unreal…Engine?

Come era già ampiamente pronosticabile, la vera e propria debolezza dell’ultima fatica dei Dontnod risiede appunto nel comparto tecnico. Poggiandosi sull’oramai abusato Unreal Engine, il team francese – magari vittima di un budget non proprio altissimo – si è ritrovato a dover proporre un titolo contornato da problematiche tecniche. A partire dal livello di dettagli, abbastanza deludente, dei personaggi principali e secondari, giungendo infine all’annoso problema di caricamento delle texture, Vampyr sembra essere un titolo che avrebbe necessitato di più tempo per poter portare a compimento opere di pulizia grafica. Deludente anche il comparto animazioni che, soprattutto nei combattimenti, evidenzia una certa legnosità dei movimenti di Jonathan. Su console invece, oltre che mantenere i problemi sopracitati, presenta non pochi problemi di cali di frame: durante la nostra prova su Xbox One abbiamo notato evidenti rallentamenti, in più occasioni, che diventano abbastanza gravi nelle sezioni “all’aperto” in cui lo stuttering è palese. A ciò si vanno ad aggiungere i diversi problemi legati ai caricamenti, troppi e troppo lunghi, che spezzano il ritmo di gioco in più di un’occasione. Su questo aspetto ci aspettiamo una rapida risposta da parte del team, magari con diversi rilasci atti a correggere il titolo e a rendere l’esperienza di gioco più simile a quella su PC.

Di tutt’altra caratura, invece, il comparto sonoro. La scelta musicale è ottima, in grado di definire al meglio la “decadenza” del mondo di Vampyr, così come il buon doppiaggio – in sola lingua inglese (non temete, il gioco è sottotitolato in italiano, anche se alcuni errori di traduzione sono rimasti).

Concludendo…

Vampyr è un titolo grezzo quanto affascinante. La storia narrata dai ragazzi di Dontnod è eccellente, in termine di ritmo e di possibilità offerte al giocatore. Sul fronte puramente “ruolistico” abbiamo apprezzato moltissimo le diverse scelte morali offerte al giocatore, così come le varie possibilità presenti nei dialoghi con la moltitudine di personaggi secondari presenti (l’ottima caratterizzazione di ognuno di essi è uno dei punti forti di Vampyr). Il gameplay, tuttavia, inizia a scricchiolare quando si parla di combat system: le possibilità in termini di crescita e varietà delle abilità sono sì molte – nonché apprezzabili – ma il “particolare” bilanciamento del livello di difficoltà (legato alle scelte morali) e la legnosità degli scontri non sono riusciti a convincerci appieno. La nota dolente dell’intera produzione è tuttavia rappresentata dal comparto tecnico che, almeno su console, necessiterebbe di urgenti patch atti a migliorare il frame rate “ballerino” che abbiamo riscontrato durante la nostra prova su Xbox One.

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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.