Call of Duty: Infinite Warfare è la burla del ventunesimo secolo?

Call of Duty: Infinite Warfare è finalmente sugli scaffali. Che piaccia o meno, l’ennesimo quanto stracriticato capitolo della saga si trova finalmente nelle mani di quei milioni di giocatori che tanto erano rimasti perplessi davanti al trailer d’annuncio. Ma dopo tutto quel clamore, che cosa si è rivelato infine questo Infinite Warfare?

Con Infinity Ward al comando, dopo l’esperienza – tutt’altro che brillante – di Call of Duty: Ghosts, Infinite Warfare ha abbracciato e portato “all’estremo” il contesto sci-fi adottato dalla serie negli ultimi due anni, scaraventando i giocatori nel bel mezzo di un conflitto intergalattico di proporzioni titaniche.

Infinite Warfare

Un’impostazione futuristica deludente?

La trama di Infinite Warfare è ambientata in un futuro distante, in cui la crescita eccessiva della popolazione della Terra ha portato i suoi abitanti a colonizzare gli altri pianeti del sistema solare. In questo contesto, una serie di sfortunati eventi porta alla creazione di un apparato totalitarista su Marte, denominato SDF. Quest’ultimo, fondato su un rigido sistema marziale, diventa la spina nel fianco dell’UNSA, ovvero l’alleanza spaziale che rappresenta la popolazione e le forze politiche del sistema solare.

Quando gli SDF si troveranno finalmente agli ordini di un giovane e carismatico leader di nome Salen Kotch, passeranno all’attacco e dichiareranno guerra aperta all’UNSA. In mezzo a tutto questo trambusto, ci ritroveremo a vestire i panni di Nick Reyes, un veterano pilota della SCAR che, per un motivo e per l’altro, si troverà a essere capitano di una delle rimanenti due navi UNSA in circolazione.

Infinite Warfare

In generale, la campagna di Infinite Warfare si dimostra ben strutturata, forte di una sceneggiatura non così particolare come fu quella di Black Ops 3 ma comunque apprezzabile e, soprattutto, ben diretta. La storia, durante le sue sette ore, è infatti un mix esplosivo di azione e, ogni tanto, di colpi di scena.

Un altro elemento gradevole è rappresentato dalla presenza di missioni secondarie, utili non tanto alla trama quanto al giocatore, che avrà modo di sbloccare nuove armi e potenziamenti. Queste missioni sono meno scriptate di quelle principali e in generale più brevi, ma sono incredibilmente curate e divertenti, dimostrandosi a volte addirittura caratterizzate in modo unico: non mancheranno, ad esempio, fasi stealth durante le quali ci travestiremo da SDF e saboteremo un’intera astronave nemica. Se siete fan dell’azione, inoltre, sarete felici di sapere che avrete modo di cimentarvi in spettacolari sequenze a bordo del vostro caccia spaziale. È proprio in queste particolari situazioni che Infinite Warfare mostra le novità di quest’anno, tra serrate sessioni di dogfighting nelle quali si affronteranno decine di navicelle nemiche e fasi di combattimento a gravità 0 che, grazie anche all’utilizzo del rampino, simuleranno un controllo a 360° molto divertente e frenetico.

Infinite Warfare

Zombie e multiplayer senza mordente?

Passando al resto del pacchetto, Infinite Warfare mette a disposizione una nuovissima modalità zombie ambientata in un luna park spaziale a tema anni ’80. Il simpatico corto animato che fa da prologo alla modalità ci mostra come i nostri quattro sfortunati protagonisti finiscano intrappolati in un film ambientato, ovviamente, in un parco enorme. Quest’ultimo costituisce forse la mappa zombie più grande dell’intera saga: non mancheranno infatti decine di passaggi dove trovare armi, potenziamenti e – ovviamente – tanti zombie, oltre a numerosissime cose da fare (visto che dovremo costantemente attivare gli interruttori delle varie zone) e a delle piccole missioni secondarie, fruibili una volta riattivato un robot inerme. In caso di morte, finirete in una sala giochi nella quale avrete la possibilità di tornare in vita cimentandovi con dei giochetti arcade, che comprenderanno anche qualche “dinosauro” tratto dalla libreria videoludica di Activision.

Passando al punto più importante che è il multiplayer, comunque, va detto chiaro e tondo che l’esperienza multigiocatore di Infinite Warfare è presa a piene mani da Black Ops 3. Questo significa che torneranno le classi, a questo giro denominate Rigs, tutte dotate di un loro particolare approccio al gameplay. Attualmente sono sei e, che vi piaccia o meno, dovrete selezionarne per forza una. La varietà del gameplay ne guadagna, considerando che le abilità personali delle classi sono ancora di più che in passato legate a una certa tipologia di gioco. Quella selezionata da me, ad esempio, è il Warfigther, all’apparenza una classe equilibrata che però può essere adoperata in più modi: l’abilità speciale consiste in un’arma automatica i cui proiettili rimbalzano sulle superfici.

Le armi verranno a loro volta gestite meglio, in quanto le meccaniche di crafting\looting viste nei precedenti capitolo sono state migliorate nettamente. Questo significa che saranno presenti versioni uniche e potenziate delle armi di base, che potranno essere sia acquisite attraverso l’apertura delle casse, sia craftate coi materiali che verranno via via accumulati con le armi stesse.

Infinite Warfare

Parlando del gameplay, a livello di velocità c’è stato un piccolo passo indietro rispetto alla dinamicità raggiunta con Black Ops 3. In generale il sistema di movimento è ottimo e, una volta che ci si prende la mano, sa risultare davvero frenetico Tuttavia, saltare da una parete all’altra risulta un po’ macchinoso e non così fluido come dovrebbe essere. Ciò è in parte dovuto anche al level design delle mappe che, per quanto varie e interessanti, non permettono al gameplay di dare il meglio di sé, complice anche qualche – intollerabile – muro invisibili collocato qua e là. Un vero peccato, specialmente se si considera che, contenutisticamente, Infinite Warfare ha veramente tanto, tantissimo da offrire, tra livelli, armi, emblemi e un’infinità di elementi sbloccabili.

A conti fatti ci sono poche novità, e quelle introdotte nel single player finiscono col passare “sottotraccia”, dando l’impressione che questo capitolo sia una sorta di espansione di Black Ops 3. Aspettatevi quindi dei cecchini non proprio brillanti – che per molti versi è un bene – e l’assenza del corpo a corpo letale. Se vi è piaciuto lo scorso capitolo, Infinite Warfare farà al caso vostro, ma se volevate un cambiamento nelle meccaniche o meglio ancora un ritorno al passato, rimarrete a bocca asciutta.

Infinite Warfare

Esteticamente arretrato?

Sul fronte tecnico, Infinite Warfare ripresenta i soliti alti e bassi che da sempre contraddistinguono la saga di Call of Duty. Appurato ormai che il motore grafico è il solito e che, a dispetto del pesante rework, rimarrà sempre quello, Infinite Warfare sa comunque offrire degli ottimi scorci. La campagna brilla sul fronte della varietà, gettandoci in campi di battaglia ampi e ottimamente strutturati per poi passare a pianeti gassosi e impervi o laboratori chiusi e angoscianti.

Per quanto concerne invece la qualità delle texture, il risultato è meno soddisfacente: se si vanno ad analizzare i dettagli specifici notiamo infatti che le superfici sono spesso slavate, con un livello di dettaglio al di sotto della media. Comunque, c’è da dire che nel complesso Infinite Warfare sa offrire panorami spettacolari (specialmente in quel tripudio di esplosioni ed epicità che è la modalità giocatore singolo), oltre ad animazioni e motion capture di alta qualità.

La versione testata (Playstation 4 normale), in alcune occasioni, ha patito qualche calo di frame rate. Tuttavia, grazie al dovuto tasso di downgrade, questo problema non ha influenzato il multiplayer, che si è dimostrato sempre solido. Ottimo lavoro per quanto riguarda il comparto sonoro, magari non ai livelli delle composizioni passate, ma sempre efficace e ottimamente “piazzato”. La regia ne guadagna, così come anche la verosimiglianza dei personaggi, ottimamente doppiati anche nella lingua nostrana, che una volta tanto riesce a dire la sua e a farsi valere.

Infinite Warfare

Concludendo…

Se non ve ne siete accorti, questo articolo prende in giro il fenomeno del clickbait che tanto va in voga quando si parla di Call of Duty. Attraverso dei titoli controversi e clamorosi, l’attenzione del lettore è tale da spingerlo ad aprire il link. Ma purtroppo di solito – come anche per quanto riguarda questo articolo – l’aspettativa non viene soddisfatta. Perché a dispetto di tanto scalpore, Call of Duty: Infinite Warfare è un ottimo capitolo della saga e soprattutto un bel gioco. I fasti del passato non vengono purtroppo raggiunti, principalmente per un’identità futuristica che fa ancora fatica ad affermarsi appieno. Il ritmo di gioco comunque c’è, nonostante qualche dubbio, e il multiplayer sa essere divertente pur non discostandosi troppo dal precedente capitolo. Per il resto avrete a disposizione una grande campagna single player, accattivante e curata, oltre a una modalità zombie divertente e fantasiosa, per un pacchetto complessivo che da un lato non riesce certo a impressionare, ma, dall’altro, neanche a deludere. Diffidate dall’odio dei clickbait e provate voi stessi, non rimarrete delusi.

CI PIACE

-Una delle migliori campagne della saga

-Modalità Zombi divertente e fantasiosa

-Comparto tecnico fluido e vario

-Multiplayer divertente e longevo…

NON CI PIACE

-… ma a questo giro minato da una mancanza di novità

-Le star scelte per la campagna potevano essere sfruttate meglio

-Graficamente arretrato su alcune texture

Conclusioni

Call of Duty: Infinite Warfare è un ottimo capitolo di una saga che tutto considerato ha ancora qualcosa da dire. Nonostante il multiplayer lasci sensazioni alterne, la ricchezza dei contenuti e l’ottimo lavoro fatto tra campagna e zombi sapranno soddisfarvi.

8.5Cyberludus.com
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