Star Fox Zero – Recensione
Nostalgia canaglia
Sono passati esattamente ventitré anni da quando il mondo rimase sbalordito da Star Fox, il primo gioco interamente poligonale (erano pochi, ma erano pur sempre poligoni) per l’ammiraglia a 16-bit di Nintendo, magia resa possibile grazie all’avveniristica presenza del potentissimo chip Super FX su ogni cartuccia di gioco, in maniera tale da aiutare le risorse hardware della console.
Il gioco riuscì a legare a sé i cuori di milioni di fan che, nel tempo, non hanno mai smesso di sperare in un seguito canonico per la saga: sì, al passo con i tempi dal punto di vista tecnologico, ma soprattutto in grado di restituire quelle emozioni e quell’appeal tipico del primo capitolo, ancora oggi ineguagliato. All’annuncio di un nuovo capitolo durante l’E3 del 2015, tali speranze avevano vissuto una brusca battuta d’arresto a causa di quel poco che era stato mostrato: un comparto tecnico poverissimo e la scomodità di un sistema di controllo disastroso
non preannunciavano nulla di buono.
Platinum Games e la supervisione del leggendario Miyamoto-san rappresentavano però una dicotomia affascinante: tanta potenza creativa, tanta responsabilità sulle spalle. Sarà bastato per ribaltare le impressioni dell’E3?
In un tale clima di preoccupazione è uscito Star Fox Zero, ad opera di Platinum Games, che tanto bene hanno fatto su Wii U,
una console le cui risorse erano state spremute a dovere con lo sviluppo di Bayonetta 2, ancora oggi uno dei picchi grafici più alti dell’intero catalogo Nintendo. Se questo non basta a rassicurarvi, ci pensa la presenza di un curatore d’eccezione, il mai troppo lodato Miyamoto-san, che nonostante i pochi passi falsi della sua carriera – chi ha detto Wii Music? – è sempre stato una garanzia.
È bastata questa combinazione? Saliamo insieme sul nostro Airwing e dirigiamoci nel sistema Lylat per scoprirlo!
Star Fox Zero: una storia alla “Star Wars”… solo più coccolosa
L’esperienza lungo i dodici livelli dello story mode avviene esattamente come ce la aspettavamo, nel bene e nel male, complice un background narrativo sempre uguale a sé stesso ma che proprio da questo limite trae la sua forza. Siete Fox McCloud, una volpe a capo di un corpo militare privato, la Star Fox. Il vostro compito è collaborare con l’esercito regolare del sistema Lylat, minacciato dall’oscura presenza di Andross, uno scienziato pazzo dalle sembianze scimmiesche intenzionato a soggiogare non solo il sistema, ma l’intero universo.
La sua pazzia verrà affiancata da un corpo militare privato, lo Star Wolf, contro il quale vi ritroverete a combattere. Ad aiutarvi in questa ostica impresa ci saranno gli amici di sempre: Falco, Slippy e Peppy Hare. Quest’ultimo, un tempo, era il leale compagno di vostro padre, James McCloud, fondatore della Star Fox, poi ucciso da un membro della Star Wolf. Ora vi seguirà, ricoprendo il ruolo di “patrigno”, aiutandovi a crescere e coprendovi le spalle per vendicare la memoria
del suo vecchio amico.
Archetipo puro: eroe, mentore, antagonista. Un teatro spaziale che richiama la fantascienza classica,
ma più soffice, più Nintendo.
Quella che appare come una trama semplicistica non è un limite produttivo, bensì una scelta identitaria, coerente con lo spirito arcade della saga. È probabile che qualcuno di voi – soprattutto i più giovani – finisca col ritenere Star Fox Zero un titolo dallo spirito eccessivamente “nostalgico”.
Ma i veicoli, nello spazio, hanno comunque bisogno dell’assicurazione?
Anche nelle dinamiche ludiche Star Fox Zero resta molto vicino a Star Fox 64, talmente vicino da celebrarne lo spirito orgogliosamente arcade. Oltre alle missioni principali, ogni mappa presenta collezionabili che aumentano il punteggio e la rigiocabilità.
Le vere novità: nuovi veicoli e un sistema di controllo ambizioso, tanto creativo quanto discusso. Come da copione, passeremo la maggior parte del tempo sull’Airwing, trasformabile in Walker. Torna il Landmaster, ora capace di diventare Graymaster; fa il suo debutto il Gyrowing con un piccolo robottino per l’hacking. Il sistema di controllo, duale tra TV e GamePad, è concettualmente brillante: terza persona sulla TV, cockpit con mira giroscopica sul pad. Peccato che padroneggiarli entrambi insieme sia quasi impossibile. Il potenziale era rivoluzionario, ma la frustrazione prende il sopravvento: come si può colpire ed evitare di essere colpiti allo stesso tempo gestendo due schermi?
Ottima invece l’idea del GamePad come “radio” di bordo. Meno ottimo il consumo di batteria. Assente inspiegabilmente qualsiasi modalità online competitiva.
Slippy Toad, era meglio che stavi zitto!
Gestire due schermi contemporaneamente ha anche un costo hardware. Nonostante ciò, il lavoro tecnico di Platinum Games
è encomiabile: tutto gira fluido in 720p a 60 fps. La sensazione di fluidità è sorprendente. Qualitativamente il colpo d’occhio è buono, ma non mancano difetti: assenza totale di anti-aliasing, texture altalenanti. Artisticamente nulla da contestare: stile vintage, palette eccellente, colonna sonora riarrangiata. Ottimi i dialoghi e il doppiaggio italiano, fatta eccezione per Slippy Toad, la cui voce appare eccessivamente infantile.
Concludendo…
Rispetto all’E3 2015, quello che abbiamo tra le mani è un prodotto decente: una dedica d’amore agli appassionati storici e ai retrogamers. A questo pubblico non importerà se l’aliasing è evidente o se qualche texture è sottotono. Il vero limite? Un sistema di controllo che osa troppo e funziona troppo poco.
In un titolo come questo, intaccare la giocabilità è un peccato capitale.
Star Fox Zero
DISCRETO- L’atmosfera della serie è rimasta inalterata.
- Comparto audio di qualità.
- Le fasi con il Gyrowing sono fresche e divertenti.
- Sistema di controllo poco funzionale.
- Texture poco definite e aliasing come se piovesse.
- Assenza di multiplayer competitivo.
Rispetto a quanto visto all’E3 del 2015, quello che abbiamo tra le mani è un prodotto tutto sommato decente, una dedica d’amore a tutti gli appassionati della serie e ai retrogamers, che sicuramente apprezzeranno.










