The Legend of Legacy – Recensione

ATLUS e Furyu sfidano Square Enix con The Legend of Legacy

Negli ultimi anni ATLUS, multinazionale giapponese impegnata nello sviluppo e distribuzione di videogame, è riuscita a guadagnarsi il rispetto e la fiducia di noi videogiocatori europei, portando sulle nostre console – fisse e portatili – titoli che difficilmente dimenticheremo. Parliamo ad esempio della serie di Shin Megami Tensei che, tra capitoli ufficiali e spin off, è riuscita ad imporsi come una tra le più grandi serie JRPG del panorama videoludico.
Attirati dall’annuncio di The Legend of Legacy, JRPG dall’apparente stampo classico distribuito da ATLUS e prodotto da Furyu, ci siamo avventati sul titolo, nella speranza di trovare l’ennesima avventura di stampo orientale capace di far breccia nei nostri cuori di videogiocatori.
Le aspettative saranno state rispettate?

Scopriamolo insieme nella recensione!

 

The Legend of Legacy

Esploriamo l’isola di Avalon

Le vicende di The Legend of Legacy sono ambientate nella misteriosa isola di Avalon, una terra recentemente risvegliatasi da un lungo sonno, riemersa dall’oceano non più di dieci anni prima dell’inizio della storia. Il giocatore interpreterà il ruolo di uno tra sette eroi selezionabili ad inizio partita: gli eroi, oltre ad essere unici nel loro background narrativo (seppur estremamente povero), vantano una varietà di classi capace di saziare i gusti di qualsiasi tipo di videogiocatore. La scelta tra cacciatori di tesori, templari o mercenari potrebbe portarvi via molto tempo visto che, a conti fatti, rappresenta l’unica scelta veramente importante che il gioco vi proporrà nel corso dell’intera avventura.

I primi passi all’interno del titolo ci porteranno quindi alla volta dell’isola di Avalon, e più precisamente all’interno della città di Initium, roccaforte del sovrano dell’isola nonché base operativa per le nostre operazioni. All’interno della città di Initium, oltre ad effettuare acquisti presso i diversi mercanti, potremo accettare missioni dal sovrano di Avalon che affiderà – a noi e al nostro party – mansioni legate all’esplorazione dell’isola. Perché è proprio questo il punto chiave del gameplay di The Legend of Legacy: l’esplorazione. Esplorare rovine, foreste incantate, dungeon e molto altro, rappresenterà la routine quotidiana del nostro avatar nel gioco. Sfortunatamente il titolo Furyu, alla cui produzione si sono aggregate personalità importanti del mondo dei giochi di ruoli “alla giapponese” come Masato Kato (game writer di “titoletti” come Chrono Trigger e Chrono Cross) e Tomomi Kobayashi (curatore artistico della serie SaGa), non riesce a proporre un comparto narrativo degna di nota, un difetto molto grave considerando l’appartenenza del gioco ad un genere che – solitamente – fa della narrazione e della direzione artistica i propri punti di forza. Dialoghi poveri, mancanza di cutscene degne di nota e una caratterizzazione dei personaggi scialba, fanno di The Legend of Legacy un titolo, narrativamente parlando, tutt’altro che memorabile.

Peccato.

Sul fronte gameplay, The Legend of Legacy cerca di raccogliere lo spirito e l’essenza dei JRPG a turni di una volta, con un design che per certi aspetti si rifà all’apprezzatissimo Bravely Default. In realtà, sotto la sua maschera di “jrpg classico” si cela un titolo pieno di difetti e mancanze enormi.
The Legend of Legacy è fondamentalmente un dungeon crawler che, come anticipato in apertura, basa tutte le sue meccaniche sull’esplorazione, elemento cardinale sia per la scoperta delle varie location presenti sulla mappa (con relativa percentuale di completamento), sia per lo sviluppo delle abilità, una progressione necessaria per non ritrovarsi alla mercé delle potenti creature che popolano l’isola di Avalon.

The Legend of Legacy

Il sistema di combattimento funziona, tutto sommato, piuttosto bene. È possibile attribuire ad ognuno dei tre membri del party una di tre diverse posizioni: attacco, guardia e supporto. Una volta impostata la nostra formazione iniziale, le battaglie in The Legend of Legacy avverranno in maniera sostanzialmente simile a quelle di un qualsiasi altro gioco di ruolo a turni.
La progressione del personaggio, tuttavia, non funziona in maniera “ordinaria”. Utilizzando determinate abilità speciali in battaglia, infatti, potremo aumentare le statistiche ad esse legate: utilizzando, ad esempio, abilità basate sulla difesa, si potrà incrementare il livello di “guardia”. Lo stesso discorso vale ovviamente per la progressione delle restanti statistiche di attacco e supporto. Seppur interessante, il metodo di progressione del personaggio ci è parso fin troppo indefinito e confusionario. Vista la mancanza di guide o tutorial sulle meccaniche di progressione dei personaggi, è praticamente impossibile, per noi giocatori, scoprire come aumentare le abilità del nostro eroe, visto che ogni crescita sembra avvenire in maniera totalmente randomica. Per via di questa progressione “casuale” del personaggio, i combattimenti non tarderanno a perdere quel briciolo di attrattiva che, nelle prime ore di gioco, riescono a proporre. Il combat system di The Legend of Legacy è basato sull’utilizzo di forze elementali quali acqua, oscurità, fuoco e fulmine, rappresentate sulla mappa di gioco come minuscole sfere colorate fluttuanti. Durante le battaglie sul touch screen ci verrà mostrato un indicatore con l’elemento predominante, in modo da poter utilizzare i giusti incantesimi elementali – previa raccolta di frammenti sparsi nelle varie location – per infliggere danni più ingenti ai nostri avversari.
La ricerca spasmodica di frammenti elementali e un grinding senza fine, incanalano le meccaniche di gioco di The Legend of Legacy sul binario di una monotonia priva di attrattiva.

Mancanza d’identità

Sebbene, artisticamente parlando, The Legend of Legacy sfoggi un comparto grafico degno di nota, il titolo Furyu pecca di un grandissimo difetto: la mancanza d’identità. La scelta di tenui colori pastello, unita all’utilizzo di fondali bidimensionali ben disegnati, ricorda per molti versi lo stile proposto dagli apprezzatissimi Bravely Default e Final Fantasy: The 4 Heroes of Light. Anche i modelli poligonali dei personaggi ricalcano lo stile caricaturale dei già citati capolavori Square Enix, pur non raggiungendo gli stessi picchi qualitativi. Alcune ambientazioni risultano inoltre meno ispirate rispetto alle altre: le aree iniziali, per esempio, propongono un ripetersi infinito degli scenari di gioco. Certe location, come la città di Initium, ci sono sembrate fin troppo povere di dettagli, segno che gli sviluppatori non sono riusciti a sfruttare al meglio le potenzialità dell’ hardware di Nintendo 3DS. Un comparto tecnico che quindi, tra alti e bassi, se la cavicchia non riuscendo quasi mai a proporre ambientazioni davvero degne di nota.

The Legend of Legacy

Di tutt’altra caratura, invece, la colonna sonora. Il magistrale lavoro svolto dal maestro Masashi Hamauzu, compositore di Final Fantasy XIII, rende la soundtrack The Legend of Legacy uno tra gli elementi più riusciti del titolo ATLUS. Malgrado i difetti sul fronte grafico, le ambientazioni sembrano davvero prendere vita sulle note delle numerose melodie proposte, che riescono a risollevare la qualità generale del comparto audiovisivo del titolo.

Concludendo…

Senza troppi giri di parole, The Legend of Legacy ci ha delusi profondamente. Il titolo targato ATLUS fallisce nel tentativo di imporsi come diretto concorrente dei giochi Square Enix, che negli ultimi anni è riuscita a dimostrare di saper ancora costruire JRPG memorabili, specialmente per la console portatile di casa Nintendo.
Per via di una progressione del personaggio poco chiara, di un combat system estremamente ripetitivo e di una narrativa scialba, The Legend of Legacy è un titolo che ci sentiamo di sconsigliare sia al grande pubblico, sia agli appassionati del genere.

Tranquilli, non tarderete a trovare una valida alternativa.

https://www.youtube.com/watch?v=udXc6-JrtUg

CI PIACE

– Ambientazione riuscita

– Soundtrack di pregevole fattura

NON CI PIACE

– Grinding eccessivo

– Progressione del personaggio priva di logica

– Narrativamente scarso

Conclusioni

Una vera e propria occasione persa per imporsi come diretto rivale di Square Enix e Bravely Default.

5.9Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.

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