Superhot – Recensione

Superhot: Neo non sei nessuno

La mia prima esperienza con Superhot risale a tre anni fa, quando un mio amico mi parlò di questo “fighissimo sparatutto” in prima persona in cui lo scorrere del tempo era associato ai movimenti del giocatore.

Dopo qualche ricerca su internet, scoprii che il gioco era nato come browser game, a partire dall’idea sviluppata da Superhot Team nel corso del 7 Day FPS Challenge, un particolare evento a cadenza annuale che consiste nel creare uno sparatutto completamente giocabile in soli tre giorni.

Il progetto raccolse da subito una gran quantità di consensi, e sfociò in una campagna Kickstarter che ebbe immediatamente successo, approdando infine su Steam Greenlight dove venne approvato in tempi record dalla community Valve.

E ora, a meno di due settimane dall’uscita ufficiale, tra i giocatori c’è già chi parla di un nuovo fenomeno Portal, grazie al gameplay rivoluzionario messo in campo da questo Superhot.

superhot

Freeze and shoot

L’idea di Superhot è piuttosto semplice: il gioco e lo scorrere del tempo saranno bloccati fino a quando il giocatore non eseguirà un’azione, che sia un semplice movimento o l’esplosione di un colpo d’arma da fuoco. Tra le maglie di questo concept atipico (che, va specificato, non consiste in un semplice bullet time in cui il tempo viene rallentato) ci siamo trovati ad affrontare dei brevi livelli in cui vari nemici tentavano di ucciderci.

I livelli di Superhot partono quasi tutti in “medias res”, con il giocatore lanciato a capofitto nell’azione senza alcuna consapevolezza dello scenario e dei nemici presenti. Si tratta di situazioni interessanti poiché ricalcano spesso scene classiche tratte da film d’azione come Matrix, così come sequenze “hardoboiled” in pieno stile John Woo, in cui saremo disarmati e circondati dai nemici.

Durante gli scontri sarà possibile usare una moltitudine di armi da fuoco e da mischia, a discrezione del giocatore. Le armi da fuoco sono poche e sempre nelle mani dei nemici, che andranno disarmati o uccisi col corpo a corpo. L’abilità nel combattimento ravvicinato sarà fondamentale per la sopravvivenza del giocatore, in quanto (almeno nella mia personale esperienza) i livelli di Superhot ci porranno quasi sempre in svantaggio numerico, ad affrontare orde di nemici senza alcuna arma a disposizione. Per la buona riuscita degli scontri, almeno inizialmente, oltre a “menare le mani” si potranno raccogliere e lanciare vari oggetti come bottiglie o palle da biliardo, stordendo gli avversari e raccogliendo al volo le loro armi. Una volta impugnata una sparapiombo potremo cominciare a massacrare i nemici, facendo ben attenzione a non rimanere a secco di proiettili. In Superhot, infatti, non ci sarà nessun indicatore delle munizioni (pochissime di base), e dovremo centellinare i colpi, passando continuamente da un’arma all’altra.

superhot

Nonostante il numero limitato, le varie pistole e mitragliatrici presenti nel gioco ci permettono di dare vita a scenari spettacolari, a patto di riuscire a pianificare strategicamente ogni pressione sul grilletto: per esempio, impugnando una semplice pistola, dovremo far fruttare ogni click scegliendo la migliore traiettoria in base al movimento del nemico; con fucile d’assalto, avendo a disposizione un maggiore volume di fuoco, potremo invece eliminare più nemici contemporaneamente eseguendo un accurato movimento a ventaglio.

Discorso meno complicato per le armi da mischia, perlopiù letali mazze e katane. Apro una piccola parentesi su quest’ultima arma, perché ho adorato la grande versatilità proposta dal gioco per la spada dei samurai, che permette di dar vita ad azioni tanto spettacolari quanto gratificanti: la katana è sì limitata dal corto raggio ma, al contrario della mazza, se lanciata contro un nemico non si romperà e, soprattutto, vi permetterà di tagliare i proiettili dei nemici come un novello dio della guerra. Il tutto risulta dannatamente bello da vedere a fine livello, visto che una volta terminata la sessione il gioco vi proporrà subito un replay di ciò che avete fatto senza le dinamiche di manipolazione temporale, mostrando su schermo fantastiche azioni di pochi secondi che in precedenza avete realizzato durante durissimi minuti di pianificazione tattica e riavvii.

Non un semplice bullet time

Gli scenari proposti da Superhot non sono per nulla facili, e capita spesso di ripetere intere sessioni a causa di errori di pianificazione perché, nonostante il tempo si muova con voi dandovi un enorme vantaggio, i nemici non saranno mai pochi, così come i proiettili che vi fischieranno vicino alle orecchie. Tenete presente per per morire vi basterà un singolo colpo, una circostanza che vi spingerà ad aguzzare l’ingegno per attuare tattiche e schemi sempre più complessi, che renderanno gli scontri come dei piccoli puzzle game. Nelle fasi finali, il gioco permetterà di accedere a un’abilità speciale: si potrà infatti cambiare il proprio corpo con quello di un nemico, un vero e proprio swap che sarà utilissimo per sopravvivere alle situazioni più disperate. Ovviamente una volta usata l’abilità bisognerà aspettare del tempo affinché l’apposita barra si ricarichi permettendoci di “saltare” in un nuovo corpo, che sarà disarmato in automatico al termine della transizione.

Tenete anche a mente che le armi, se colpite o lanciate, si disintegreranno stordendo momentaneamente i nemici.

La modalità storia del gioco, utile a prendere confidenza con le peculiari meccaniche del titolo, si caratterizza per un level design sempre vario e interessante, adattissimo al gameplay “contorto” di Superhot. Un vero peccato che la storia duri a malapena due orette, specialmente considerando che è stata una delle esperienze più originali che mi sia capitato di vivere in un fps.

La vicenda ruota attorno al furto della crack di Superhot, passata al protagonista da un amico attraverso una chat virtuale in puro stile retrò (con tanto di schermata ASCII). Man mano che il protagonista avanzerà tra i livelli del gioco succederanno cose strane, come l’apparizione di messaggi subliminali a schermo che inviteranno a smettere di giocare, tutti indicatori che la trama – apparentemente semplice – di Superhot nasconde risvolti ben più misteriosi. La storia è affascinante perché tratta diversi temi riguardanti i videogiochi, ma anche il mondo dell’informatica e soprattutto quello della realtà virtuale, argomento molto caldo negli ultimi mesi.

Non a caso il team creatore del gioco ha confermato che aggiornamenti futuri potrebbero implementare il supporto a vari headset VR, come HTC Vive o Oculus Rift.

superhot

Finita la storia sarà possibile riaffrontarla daccapo attraverso la Challenge mode: questa modalità è interessante e bizzarra, perché si tratta di una serie di sfide con regole specifiche che ci costringeranno ad affrontare nuovamente i livelli della storia in modi inediti. La mia sfida preferita – almeno al momento – riguarda proprio la katana, in quanto si dovrà fare tutto il gioco utilizzando unicamente la letale arma da taglio. Altre sfide possono imporci di superare i livelli unicamente disarmando i nemici, oppure senza adoperare armi da fuoco, tutte variazioni sul tema che garantiscono al titolo una certa rigiocabilità.

Chiude la carrellata la endless mode, la modalità “definitiva” da affrontare rigorosamente dopo aver affinato al meglio le proprie abilità battagliere. In questa modalità si dovrà affrontare un’orda infinita di nemici, fino alla morte – inevitabile – del protagonista. Ci si potrà quindi sbizzarrire creando delle vere e proprie danze mortali, che oltretutto potranno essere messe a disposizione degli altri giocatori attraverso una funzionalità denominata “Killstagram”, un canale di condivisione del gioco in cui i giocatori potranno far sfoggio delle proprie azioni più riuscite.

Sul fronte tecnico Superhot si dimostra accattivante e minimalista, con ambientazioni completamente bianche in cui risaltano solo il nero delle armi e il rosso dei nemici. L’effetto generale è proprio quello di una realtà virtuale composta da poligoni (molto similmente allo stile del celeberrimo film Tron) che si disintegrano davanti ai nostri occhi. Il cyber-stile del gioco viene alimentato a sua volta da alcune scritte che, specialmente nella campagna, perseguiteranno il giocatore deridendolo o elogiandolo, e causando estemporanei salti sulla sedia. Discorso simile per il comparto sonoro, praticamente privo di arrangiamenti musicali e ridotto all’infinita ripetizione della parolina magica “SUPERHOTSUPERHOTSUPERHOT” con voce robotica. Sembra terribile ma in realtà funziona piuttosto bene.

Concludendo…

Tutto bene insomma? Purtroppo no. L’idea è semplicemente fantastica, la realizzazione ha stile da vendere e l’esperienza è unica, ma, lo dico chiaro e tondo, allo stato attuale Superhot può essere considerato perfetto solo per i giocatori hardcore, che già adesso stanno deliziando Killstagram con una valanga di azioni spettacolari.

Per tutti gli altri, il gioco è molto intrigante, ma – ahimè – povero di contenuti e, di conseguenza, leggermente sovrapprezzato.

E pensare che la soluzione sarebbe semplicissima.

Con un semplice editor di contenuti in mano ai giocatori, Superhot potrebbe vantare una giocabilità letteralmente infinita, soprattutto grazie alla grande varietà di situazioni offerta dal gameplay. La qualità c’è insomma, ma i contenuti sono limitati, motivo per cui vi consiglio di aspettare un calo di prezzo per fiondarvi nel mondo tricromatico di Superhot.

CI PIACE

-Gameplay geniale e accattivante.

-Stile visivo efficace e ben fatto.

-Sarete artefici di combattimenti spettacolari!

NON CI PIACE

-Longevità piuttosto esigua rapportata al prezzo.

-Mancanza di un editor.

Conclusioni

Superhot è un fps originale e intrigante, forte di un gameplay innovativo e di una realizzazione ricca di stile. Purtroppo i contenuti non sono tanti, perciò valutate bene l’acquisto prima di sborsare una cifra non indifferente.

7Cyberludus.com
Articolo precedenteHitman: in arrivo sette episodi nel corso dell’anno
Prossimo articoloPlants VS Zombies Garden Warfare 2 – Recensione

E tu che ne pensi? Facci conoscere la tua opinione!