Un amore horror che trascende la follia

Nel tempo i ragazzi di Harvester Games sono riusciti a creare un proprio stile, riconoscibile e personalissimo, splendidamente incarnato dal capolavoro The Cat Lady. Chiarezza nei propri obiettivi artistici, passione ed impegno in ogni aspetto creativo (dal grafico, al sonoro, fino alle soundtracks) sono i marchi del team polacco. Inutile sostenere il contrario: unendo un innato talento con la passione e la dedizione, i risultati non possono che essere sempre ottimi.

Tornare al passato per migliorare il futuro

Il Downfall originale uscì nel 2009, in versione freeware, come opera prima del team, ai tempi emergente. Si presentava come un’avventura grafica in 2D piuttosto rozza e graficamente povera, ma dotata di un’atmosfera talmente marcia, lugubre, malata e grigia da permettere al gioco si affermarsi, sin da subito, come un horror psicologico di una certa caratura, anche con pochi pixel a schermo. Con The Cat Lady, poi, gli Harvester si sono confermati come dei professionisti dell’indie horror e, nonostante il titolo non abbia avuto il successo che meritava, lo studio è riuscito a costruirsi un fedele seguito di appassionati, ed il gioco è diventato ben presto un cult per pochi eletti. Avendo sviluppato il primo Downfall con meno pretese e, soprattutto, pochi mezzi e un budget risicatissimo, gli Harvester hanno poi deciso di proporre un remake del gioco, attingendo a piene mani dal gameplay e dallo stile grafico di The Cat Lady. Quindi, il vecchio che attinge al nuovo e cerca di migliorarlo ed attualizzarlo ulteriormente.

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Deliri in bianco e nero e splatter bidimensionale

Il nuovo Downfall appare costruito in tutto e per tutto con lo stampo del precedente lavoro degli Harvester. Veicolare ansia, paura, follia, senso di smarrimento e morte tramite una visione bidimensionale dell’ambiente è un lavoro dove l’attenzione per i dettagli è un fattore assolutamente determinante. A parte una piccola intro giocabile a colori e all’aperto (che servirà per svelare un dettaglio importantissimo del passato del protagonista), tutto il gioco si svolgerà in ambientazioni chiuse, claustrofobiche, sporche, decadenti e rigorosamente in bianco e nero. L’unico colore che, spesso, spiccherà dal bicromatismo generale del gioco sarà il rosso del sangue e…sì, di sangue se ne vedrà parecchio, una vera overdose per i sensi. La complessità dello stile grafico è, nella sua assurda semplicità, travolgente: il tratto amatoriale che caratterizza le animazioni basilari e ripetitive di Downfall viene totalmente messo da parte dallo stile complessivo di una creatura videoludica partorita per inquietare e emozionare, per trasmettere lascive e oscure sensazioni di feralità surreale. Tripudi di carni putrefatte ed esplosioni viscerali, ambientazioni chiuse e malsane che molto spesso strizzano l’occhio alle rugginose combinazioni di eros/thanatos figlie del primissimo Silent Hill. La contrapposizione sesso/morte è uno dei temi portanti della trama e del suo svolgimento, e viene sostenuta appieno da un’estetica opulenta e deforme, che non lascia nulla all’immaginazione.

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Downfall: il successore spirituale e concettuale di The Cat Lady

Downfall appare come il fratello minore del precedente titolo degli Harvester Games, The Cat Lady. Il team ha costruito un legame a doppio filo tra i due giochi e, ovviamente, ciò che salta immediatamente all’occhio è la ripresa totale di gameplay e dello stile grafico del precedente titolo. Il gioco è, infatti, prepotentemente incentrato sulla trama e sui personaggi, con tantissimi dialoghi interattivi dove le nostre scelte andranno ad influenzare il finale che otterremo (e di finali ce ne sono molteplici). Durante l’avventura si potranno raccogliere diversi oggetti sparsi negli ambienti, utili a risolvere dei semplicissimi enigmi volti all’avanzamento nella trama. Inutile ribadire che i titoli della Harvester non sono incentrati sulla sfida, ma sull’immersione totale nella storia e nell’atmosfera, ergo non sono adatti ai giocatori che preferiscono un gameplay ricco e complesso per mettere alla prova le proprie abilità. In aggiunta, è quantomeno consigliato aver giocato e vissuto l’esperienza di The Cat Lady, proprio perché Downfall è zeppo di easter egg dedicati al suo predecessore, e non poter comprendere queste chicche o non coglierle appieno potrebbe orbarvi di una parte importante dell’esperienza di gioco, e perfino minare la vostra comprensione della trama.

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Simbolismo, malattia, ossessione e amore

Il team di Rem Michalski ci ha abituati a temi scomodi, profondi, al lato oscuro ed opprimente della vita, e non si smentisce nemmeno in questo nuovo lavoro. Ammetto che siamo lontani dalla profondità esistenziale e dalla levatura emozionale e patetica di The Cat Lady, ma rimaniamo comunque molto al di sopra della media dell’indie odierno. Psicopatologie, allucinazioni e disturbi mentali sono il fulcro di una storia che, fondamentalmente, parla di un amore che trascende la follia e l’ossessione. Nevrosi, allucinazioni, bulimia, dismorfismo corporeo, sessualità repressa, tutti questi elementi faranno uscire di testa il giocatore e lo portano a chiedersi continuamente cosa sia reale o meno. Le risposte, anche dopo aver concluso il gioco, non saranno poi così rassicuranti e soddisfacenti. Ma, cari miei, questo il disagio esistenziale di Downfall.

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Concludendo…

Lontano dai fasti dell’opera precedente degli Harvester (il confronto è obbligato ed è il gioco stesso che chiama il paragone con The Cat lady), la nuova versione di Downfall riesce comunque ad imporsi come un titolo horror psicologico di prima scelta. Una storia d’amore/orrore da vivere a 360 gradi, adatta a chiunque sia disposto a farsi inglobare da un mondo di malattia, ossessioni, incubi e paure. Una menzione d’onore sia agli effetti che alla colonna sonora: sempre curatissima, coinvolgente e coerente con le ambientazioni e le situazioni che il gioco ci proporrà di volta in volta.

CI PIACE

– Narrativa e atmosfera ad altissimi livelli

– Stile da vendere

– Comparto sonoro efficacissimo

NON CI PIACE

– Gameplay basilare

 

Conclusioni

Gli Harvester Games non smentiscono il loro modus operandi e, nonostante questa volta non propongano un titolo inedito ma un “semplice” remake, riescono comunque a rimanere su altissimi livelli in ogni campo. Seguiremo con attenzione cosa ci proporranno questi ragazzi in futuro.

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Giocatrice tendenzialmente onnivora, nonostante la sua fede primaria rimanga il survival horror classico, avendo trovato la sua dimensione nutrendosi di pane, ansia e Silent Hill. Il suo campo di competenza è l’indie game e l’horror e perde sudore e fatica nell’analisi del lato artistico e, spesso, poetico del videogioco.

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