Assassin’s Creed Chronicles: India – Assassini, templari e Marò – Recensione

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Aspettando annunci importanti

Per la saga degli assassini di Ubisoft siamo ufficialmente in una fase di stallo: le registrazioni del film con protagonista Michael Fassbender sono appena terminata e in rete – da giorni – continuano a circolare rumor sul prossimo capitolo in uscita. Egitto? Antica Roma? Medioevo? Per ora solo voci che continueranno a tenerci compagnia in attesa di un annuncio ufficiale da parte della casa francese.

 

Dopo la parentesi londinese con i gemelli Frye di Assassin’s Creed: Syndicate, Ubisoft ha deciso di continuare la sua saga di spin off con Assassin’s Creed Chronicles: India, secondo capitolo di una trilogia sostanzialmente slegata dal filone narrativo principale. In attesa di tuffarci nelle lande Bolsceviche del capitolo conclusivo, ecco il nostro parere su Assassin’s Creed Chronicles: India.

Buona lettura!

Koh-i-Noor

Mi chiamo Arbaaz Mir e sono carismatico quanto un comodino dell’Ikea

In Assassin’s Creed Chronicles: India ci caleremo nei panni di Arbaaz Mir, assassino dell’India coloniale del 19° secolo, nel pieno del conflitto tra la Compagnia delle Indie Orientali e l’Impero Sikh. Il compito di Arbaaz è quello di recuperare il diamante Koh-i-Noor, potente artefatto dell’Eden a lungo ricercato dai Templari.

 

L’anno è il 1841. L’India non è ancora sotto il completo dominio inglese, ma un regno stracciato da tensioni sociali e politiche. Nonostante un incipit narrativo piuttosto interessante – merito soprattutto delle interessanti vicende storiche trattate – il gioco evita accuratamente di soffermarsi su quello che accade intorno al protagonista. La superficialità con cui la trama di gioco viene trattata per tutta la durata dell’avventura ci ha lasciati in parte basiti ed in parte delusi. Non esistono sequenze video (le cutscene sono in realtà immagini statiche disegnate a mano e di basso impatto), i dialoghi sono pochi e piuttosto insulsi e mancano del tutto colpi di scena in grado di stimolare l’interesse del giocatore nei confronti della trama stessa.

Male.

Assassin’s Creed Chronicles: India non è un capitolo canonico… e questo lo si era capito. Il gameplay della serie madre viene in parte rivisto per essere riadattato a questa nuova natura 2.5D.

Ma di cosa stiamo parlando precisamente?

Per chi avesse giocato al precedente capitolo – China – non c’è bisogno di ulteriori spiegazioni, considerato che la formula di gioco è rimasta pressoché invariata, per tutti gli altri basti immaginare questo capitolo come una sorta di Prince of Persia dalla forte componente stealth, caratterizzato da lunghe e frustranti sezioni trial and error. I controlli del personaggio – così come lo stesso sistema di combattimento – ci sono parsi di una macchinosità ingiustificata, e capaci di rendere anche le più semplici sequenze di platforming un vero e proprio parto. Gadget, balzi della fede e occhi dell’aquila non bastano purtroppo a rendere Assassin’s Creed Chronicles: India un capitolo memorabile. Al titolo manca personalità, varietà e anche una longevità adeguata. Nonostante si tratti di un gioco disponibile a basso costo (10 euro circa su tutte le piattaforme di digital delivery), la durata dell’avventura non ci pare sufficiente a giustificare l’esborso richiesto.

A noi ne son bastate quattro.

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Le bellezze asiatiche

Una sola cosa di Assassin’s Creed Chronicles: India ci ha lasciati davvero soddisfatti: il comparto artistico. Le bellezze dell’India coloniale dei ragazzi di Climax vi cattureranno grazie ad una grafica in cel shading che esalta meravigliosamente le innumerevoli ambientazioni del gioco. Colori ed effetti particellari sono molto buoni, un po’ meno le texture, forse troppo poco definite.

 

Il comparto audio, d’altro canto, non riesce a distaccarsi dalla mediocrità generale della produzione, per via di una soundtrack forse troppo anonima e di un doppiaggio – in lingua inglese – privo di verve interpretativa.

Concludendo?

Assassin’s Creed Chronicles: India è una delusione sotto quasi tutti i punti di vista. Da un gioco che si porta dietro il “pesante” nome di una tra le saghe più celebri degli ultimi anni ci saremmo aspettati ben altro. Il lavoro dei ragazzi di Climax è un prodotto piatto, breve e privo di mordente, uno spin-off che non ci sentiamo di consigliare nemmeno ai fan più sfegatati della serie. Gli sviluppatori avevano la possibilità di creare qualcosa di veramente diverso dal solito, proponendo un gameplay capace di sfruttare degnamente le possibilità offerte dallo stile di gioco bidimensionale. Sfortunatamente Assassin’s Creed Chronicles: India ci è sembrato il prodotto di uno sviluppo frettoloso e poco curato.

Un vero peccato.

L’appuntamento è alla recensione del capitolo conclusivo di questa “trilogia spin-off”, sempre sulle nostre pagine.

CI PIACE

Comparto artistico di buona fattura

Amate alla FOLLIA l’universo di Assassin’s Creed

NON CI PIACE

– Completarlo non è servito a riportare a casa i Marò
– Breve (forse andrebbe spostato tra i pregi)
– Struttura “trial and error” snervante

Conclusioni

Un viaggio in India infruttuoso…

4.5Cyberludus.com
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Mattia Giangrandi
Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.