Il ritorno del grande wrestling targato 2K Sports

Si, lo ammetto. Amo follemente il wrestling.

Fin da bambino ho sempre coltivato una passione per quello sport spettacolo americano, capace di regalare storie – a volte al limite dell’assurdo – e battaglie all’ultimo sangue tra i buoni, in gergo definiti face, e i cattivi, gli hell. Grazie alla WWE (in precedenza nota come WWF – World Wrestling Federation), noi italiani – e non solo – abbiamo avuto modo di innamorarci delle gesta di grandissimi atleti che ogni settimana riuscivano a regalare sul ring prestazioni dall’alto tasso adrenalinico. Negli ultimi anni, tuttavia, il prodotto offerto dalle varie federazioni di punta è cambiato drasticamente?

Dimenticatevi di personaggi al limite del caricaturale come i vari Hulk Hogan, Andre the Giant, Jake “The Snake” Roberts o l’Ultimate Warrior. L’era gimmick dei super atleti – come veniva definita – è ormai finita, e il Wrestling è diventato uno spettacolo maggiormente rivolto alle famiglie, dove le storyline dallo stile “violent” e i personaggi strutturati sono stati sostituiti da soluzioni rivolte ad un pubblico decisamente più giovane. La cosiddetta era PG, ha portato la federazione di Stamford a vari cambiamenti che ai fan della vecchia scuola proprio non sono andati giù?

Analogamente al cambiamento del prodotto di entertainment legato agli show, anche sul versante videoludico i prodotti WWE hanno subito mutazioni sostanziali.

Lo scorso anno, con l’arrivo della nuova era di prodotti WWE 2K, siamo rimasti piuttosto delusi dal lavoro svolto dal team di 2K Sports, dove ad un maggior realismo sul fronte grafico e del gameplay corrispondeva un prepotente taglio sul lato contenutistico. In parte speranzosi, ci siamo avventurati sul ring del recente WWE 2K16, cercando di capire se la base di partenza dello scorso anno è servita agli sviluppatori per proporre un prodotto maggiormente ricco.

Scopriamolo insieme!

Austin 3:16 says I just whipped your ass!

Per colmare l’enorme vuoto lasciato dalla carenza di contenuti del capitolo precedente, i team di Yuke’s e Visual Concepts hanno cercato di fare del loro meglio per buttare tanta carne al fuoco. Il roster di WWE 2K16 vanta la bellezza di 120 atleti, un numero impressionante che lo rende il più grande parco lottatori mai proposto da un titolo firmato World Wrestling Entertainment. Tra leggende del passato, atleti di punta degli show Raw e Smackdown!, e “rookie” di NXT, la scelta in questo capitolo è sicuramente molto ampia, e capace di regalare gioie anche a chi è cresciuto guardando combattere grandi star del passato.

Accanto al parco atleti rinnovato, abbiamo potuto constatare il ritorno dei grandi editor del passato: crea uno show, una cintura, una divas e altre nuove feature implementate nei diversi menu di personalizzazione degli atleti ci hanno permesso di liberare tutta la nostra creatività. E non solo a noi, considerando la gran quantità di contenuti già creati dagli utenti, scaricabili gratuitamente nella sezione “Community Creations” del menu di gioco.

A livello di modalità, WWE 2K16 ripropone la sua classica 2K Showcase, che per l’occasione è stata dedicata ad uno degli atleti più rappresentativi della federazione sul finire degli anni ‘90: Stone Cold Steve Austin. La modalità in questione – senza particolari novità rispetto agli anni precedenti – ci guiderà attraverso i momenti più significativi della carriera del “Texas Rattlesnake”, partendo dal King of the Ring del 1996 – match che lo vide annientare senza pietà Jake “The Snake” Roberts – fino a toccare alti picchi come il match contro The Undertaker o la faida con The Rock. Tutti i match proporranno la solita struttura ad obiettivi, che richiederà al giocatore di completare determinate porzioni di match con modalità specifiche o con una particolare tecnica. Il completamento degli obiettivi primari e secondari consentirà al giocatore di sbloccare nuovi atleti e arene del passato, oltre che nuovi outfit per i nostri wrestler. Purtroppo la Showcase mode non riesce a liberarsi dei vari “vincoli” a cui è stata legata nella storia recente della serie, e risulta afflitta da una censura a volte davvero insensata. Considerato il carisma del protagonista, 2K Sports ha purtroppo sprecato una chance enorme.

Per quanto riguarda la modalità MyCarreer – introdotta per la prima volta con l’edizione 2K15 – il lavoro di ampliamento proposto dagli sviluppatori comincia a dare buoni frutti. Il nostro lottatore potrà finalmente instaurare rivalità, partecipare ad interviste/promo post match e decidere di allearsi con qualsiasi lottatore del roster. Il percorso di crescita del lottatore segue la stessa linea proposta nella scorsa edizione, con tanto di fase tutorial presso il Performance Center. Terminate le prime fasi ad NXT – piuttosto guidate – potremo finalmente scegliere che tipo di percorso far intraprendere alla nostra superstar.

Un ritorno gradito è quello della modalità WWE Universe, che quest’anno ci consente di personalizzare in maniera più approfondita la schedule degli show, così come di crearne uno da zero. Peccato – ancora una volta – per le modalità online, afflitte da continui lag che si manifestano un eccessivo ritardo nell’esecuzione delle tecniche e contromosse.

La strada del realismo paga?

Riprendendo in toto la strada verso una rappresentazione più simulativa del wrestling, WWE 2K16 riesce a perfezionare – in parte – la scarsa fluidità di alcune delle meccaniche proposte lo scorso anno.

Lo stile dei match, ancora scanditi da tempistiche ragionevolmente dilatate, è ancora più ragionato, come dimostra la rinnovata barra delle contromosse. Ogni lottatore potrà infatti disporre di un numero di contromosse limitato e, consumate tutte le tacche della barra, saremo per diversi minuti in balia delle prese e degli attacchi avversarsi, fino a quando l’indicatore sarà nuovamente carico.

Il chain wrestling è rimasto praticamente inalterato rispetto al”edizione 2K15, così come il sistema di special/finisher e di OMG! moment. Sul fronte submission move, la situazione sembra essere purtroppo peggiorata: il nuovo sistema – poco immediato ed estremamente macchinoso – rende ogni presa di sottomissione un vero e proprio tormento, sia eseguendo le tecniche che subendole.

Il parco mosse è ovviamente molto ampio, è include una gran quantità di tecniche create ad hoc per specifici lottatori, resi quindi unici non solo nell’aspetto ma anche nei movimenti sul ring.

Contribuisce al realismo dell’esperienza un comparto tecnico di tutto rispetto. Il lavoro di face scanning riprende, in sostanza, quello degli anni precedenti: la maggior parte degli atleti sono riprodotti davvero fedelmente, con qualche eccezione degna di nota. Molto buone anche le animazioni, che evidenziano l’ottimo lavoro di motion capture svolto presso gli studi di 2K Sports.

Concludendo?

WWE 2K16 rappresenta un ulteriore passo avanti di verso una visione del wrestling maggiormente simulativa e realistica. Se da un lato si sono visti tanti passi avanti sul fronte dei contenuti – specialmente rispetto allo scorso anno – dall’altro non molto è stato fatto per rendere il titolo veramente innovativo, a partire da una Showcase davvero anonima, nonostante il carisma del suo leggendario protagonista.

In generale, però, WWE 2K16 rappresenta un prodotto curato e divertente, che i fan del wrestling non dovrebbero assolutamente lasciarsi sfuggire!

CI PIACE

– WWE Universe e MyCarreer più approfonditen- Il ritorno degli editorn- Roster di 120 atletin- Meccaniche di gameplay più ragionate…

NON CI PIACE

– …anche se non esenti da difettin- La Showcase Mode annoian- Online ingiocabilen- Comparto tecnico altalenante

Conclusioni

2K Sports a brevi passi migliora il prodotto partendo dalla buona base dello scorso anno.

7.8Cyberludus.com
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Nerd purosangue classe 1992, si avvicina al mondo dei videogiochi grazie al SEGA Master System di sua madre. Destreggiandosi tra Alex Kidd e Sonic the Hedgehog, comincia a farsi una importante cultura videoludica a base di platform e beat ‘em up. Fedele seguace della “master race”, consuma giochi di ruolo dalla mattina alla sera, anche se la sua saga preferita rimane Grand Theft Auto degli inarrivabili Rockstar Games, che fin dal primo capitolo lo ha aiutato a diventare la brutta persona che imparerete a conoscere.