Attenzione:

Quella gentilmente inviataci da Ubisoft è una versione di gioco appositamente “preparata” per la stampa, denominata Press Review Edition.

L’unica modalità giocabile in questa edizione consiste in un singolare ibrido tra storia, carriera e, almeno in parte, tutorial. Nel leggere questa recensione, tenete presente che la versione da noi testata potrebbe essere differente da quella rilasciata ufficialmente il 3 novembre 2015.

Il contesto

“L’anno è il 2205. L’umanità è obbligata a fare affidamento su tecnologie ad alta intensità energetica per fronteggiare le difficoltà causate da un pianeta ambientalmente compromesso. Una crisi energetica globale appare sempre più imminente. I reattori a fusione appena sviluppati potrebbero costituire una soluzione, ma richiedono risorse reperibili unicamente sulla luna. Di conseguenza, il governo mondiale della Global Union ha dato inizio al ‘Lunar Licensing Program’, permettendo alle corporazioni private di fondare proprie colonie minerarie sulla luna, in aggiunta a quelle di proprietà del governo, così da supportare il programma”.

(Tradotto da una schermata in-game)

Una sola modalità: tutorial, carriera e storia in un sol colpo

Appena avviato il gioco, subito dopo il piacevole filmato iniziale che introduce l’ambientazione futuristica, avremo la possibilità di fondare la nostra corporazione privata.

Nome, simbolo, difficoltà, e siamo subito pronti a cominciare.

Selezioniamo quindi uno dei tre scenari a nostra disposizione e dopo pochi istanti ci ritroviamo all’interno di una splendida ambientazione marittima, caratterizzata da una piacevolissima vegetazione verdeggiante, immacolata e pronta per essere colonizzata: Walbruck Basin, nel mio caso.

Il colpo d’occhio risulta decisamente piacevole: Anno 2205, se impostato sulla massima qualità, può fare affidamento su un comparto grafico decisamente soddisfacente. Tuttavia, il motore di gioco risulta un po’ pesante e talvolta potrebbero verificarsi dei leggeri cali del frame rate. Nulla di significativo, comunque.

Sin dai primi momenti veniamo guidati nell’esecuzione di ogni procedura, iniziando così a posizionare le prime abitazioni, indispensabili per attrarre lavoratori per la nostra nuova colonia, e costruendo le strade, che devono obbligatoriamente raggiungere ogni singola struttura per renderla agibile.

Subito dopo passiamo a edificare le prime costruzioni adibite alla produzione di risorse di vario tipo, tra bioresina, biopolimeri e, ovviamente, il cibo necessario al sostentamento della colonia. Già a pochi istanti dall’inizio della partita, semplicemente tenendo d’occhio il capitale a nostra disposizione e soprattutto il bilancio (il ricavo netto o la perdita nell’immediato), risulta evidente che il cuore pulsante delle finanze coloniali risieda nella manodopera: è proprio la disponibilità di coloni a condizionare (in positivo) il nostro bilancio, permettendoci maggiori investimenti in nuove strutture e/o progetti di vario tipo. Logicamente, la popolazione deve essere impiegata nella maniera più accurata possibile, cercando di non esagerare con determinate produzioni, magari inutili, per evitare lo spreco di risorse preziose al fine di massimizzare le entrate. Dopo poche manciate di minuti, quello che era un semplice agglomerato di edifici comincerà ad avere l’aspetto di una vera e propria cittadina. Da un punto di vista prettamente estetico, abitazioni e costruzioni varie risultano indubbiamente gradevoli, anche se ritengo avrebbe giovato una maggiore varietà dei modelli. Vi è infatti un’eccessiva tendenza alla ripetizione, che risulta man mano più lampante con l’aumentare delle dimensioni della colonia.

In generale, però, la gamma delle strutture a disposizione del giocatore è decisamente vasta. Particolarmente interessante la suddivisione delle unità abitative in relazione alla fascia sociale di appartenenza dei coloni: trovano spazio nella nostra cittadina costruzioni appositamente pensate per le necessità degli operai, altre per il ceto medio (Operators), altri ancora per la casta più elitaria (Executives). Oltre a questo, è bene notare come ogni differente scenario sia caratterizzato da edifici unici, assenti nelle altre ambientazioni.

In non più di un paio di ore di gioco, la nostra “città” (oramai di dimensioni rilevanti) potrà contare su un elevato numero di servizi e strutture: centri di trasporto per ottimizzare gli spostamenti, dipartimenti di sicurezza, desalinizzatori per fornire acqua potabile ai coloni, miniere di cobalto, fabbriche per la costruzione di robot e altro ancora. Da non dimenticare che tutte queste strutture saranno poi “migliorabili” tramite l’ applicazione di moduli, in grado di incrementare la produzione o ottimizzare i consumi. Avanzando e continuando a crescere, avremo in seguito la possibilità di espanderci e “reclamare” nuovi territori, così da poter ampliare ulteriormente la nostra colonia.

All’interno della mappa di gioco sarà inoltre possibile affrontare varie “quest secondarie”: risolverle ci permetterà di accumulare denaro, risorse o bonus energetici. Vorrei però sottolineare la prevedibilità e la ripetitività di queste missioni, i cui obiettivi sono, sostanzialmente, sempre gli stessi. Ci occuperemo per esempio di recuperare e consegnare delle risorse collocate in determinati punti della mappa, oltre che di raggiungere particolari surplus di produzione e mantenerli per uno specifico lasso di tempo. Per come è implementata, questa feature risulta decisamente superflua.

Proseguendo con lo sviluppo della nostra colonia e raggiungendo gli obiettivi di prefissati, andremo ad accrescere il livello della nostra corporazione. Ciò ci permetterà da un lato di ottenere ulteriore denaro da spendere a nostro piacimento, e dall’ altro di sbloccare nuovi edifici e di avanzare nella “storia”.

Merita una menzione a parte l’espansione dello spazioporto della colonia. Proprio questo importante edificio ci darà modo, una volta migliorato a dovere, di collegare la nostra colonia con una “simil-Stazione Spaziale Internazionale” collocata oltre la stratosfera. Così facendo potremo cominciare a interagire con il consiglio delle corporazioni, ma non solo: una volta raggiunto lo spazio, avremo infatti la possibilità di dare il via agli scambi commerciali tra le nostre colonie, andando a soddisfare bisogni sempre più specifici.

Questo traguardo ci permetterà, inoltre, di fondare una nuovissima colonia tra i ghiacci. L’ ultimo ostacolo che ci separa dalla luna.

Più colonie, un unico conto in banca

Una volta fondata la nostra seconda colonia, con metodologie pressochè identiche alla prima, se non per alcune variazioni minori (la presenza del fattore calore e le risorse differenti, in aggiunta, ovviamente, all’ aspetto degli edifici), avremo modo di “spostarci” da uno scenario all’altro, gestendo contemporaneamente tutti i nostri insediamenti. Per passare da uno scenario all’altro sarà sufficiente accedere alla “visuale globale”, selezionare la colonia di nostro interesse e caricarla (a volte saranno necessari 15-20 secondi).

Indubbiamente questo è l’aspetto più riuscito di Anno 2205.

La possibilità di gestire tutte le nostre “basi” all’interno di un unico sistema economico giova parecchio all’esperienza di gioco, ravvivandola e dandole un pizzico di quello che, già dopo le primissime ore di gioco, viene purtroppo a mancare, ovvero dinamicità, varietà e presenza di reali stimoli capaci, alla lunga, di invogliare il giocatore a continuare nella sua impresa.

In questo caso si tratta di una gran bella trovata, seppur non sufficiente a fare la differenza all’interno di un gameplay comunque troppo “timido”.

Il passo falso: le battaglie

Già durante le primissime ore di gioco ci scontreremo purtroppo con quello che è il vero tallone d’Achille del gioco: le battaglie contro i terroristi. Questi ultimi faranno di tutto per metterci i bastoni tra le ruote, finendo col fare molto più male ad Anno 2205 che a noi.

Questi scontri, spesso, verranno presentati da brevi filmati introduttivi. Subito dopo, toccherà a noi selezionare determinati punti di interesse sulla mappa (globale), così da dare inizio alle schermaglie.

Durante queste sessioni, saremo impegnati a controllare dalle tre alle cinque navi da guerra all’interno di mappe di gioco di grandezza variabile. Il tutto con un approccio 100% RTS. Avremo a nostra disposizione diverse abilità speciali, d’attacco e di supporto, utilizzabili un numero limitato di volte. Al completamento di ogni missione riceveremo risorse e punti esperienza con i quali migliorare le nostre navi. Il fine ultimo di questi scontri sarà in realtà sempre e soltanto uno: raggiungere i punti indicati sulla mini-mappa e distruggere l’obiettivo. Non importa cosa, se una nave gigantesca o delle basi nemiche. Cercare e distruggere. Anche in questo caso, non mancheranno delle quest secondarie dislocate in diversi punti della mappa, in generale prevedibili e noiose. Il completamento di queste ci permetterà di guadagnare qualche risorsa extra.

Ritengo positivo il fatto che – il più delle volte – queste missioni siano completamente opzionali. Molto spesso, infatti, avremo la possibilità di non affrontarle, in quanto non condizioneranno realmente il gameplay, né impediranno l’avanzamento della storia: saranno semplicemente un ulteriore metodo per ottenere risorse extra. Talvolta invece, per non buttarci nella mischia, sarà sufficiente avanzare di un ulteriore livello (come corporazione) e la disputa sarà magicamente risolta.

Che fortuna!

Sinceramente, questi scontri risultano monotoni, noiosi e fuori luogo, oltre che completamente slegati da quello che è il “core” di ANNO 2205.

Un passo falso, senza dubbio.

Concludendo…

Se per davvero Anno 2205 corrisponde alla versione che abbiamo avuto modo di provare in redazione, allora è sicuramente un prodotto che si prende decisamente troppo sul serio, e lo fa nel peggiore dei modi, cioè partendo da un prezzo di lancio semplicemente eccessivo, pari a 59,99 euro. Quale amante del genere mi spiace doverlo scrivere ma, per quel che riguarda l’edizione in prova, questo titolo non vale quello che costa. Il gioco non è più veramente coinvolgente già dopo le prime ore, limitato (nel nostro caso) a un’unica modalità discutibile (in toto) e confusa, penalizzato dalle terribili battaglie che, alla fine, risultano semplicemente insopportabili. Il gameplay, per quel che riguarda specificamente le fasi di costruzione e l’aspetto “manageriale” risulta piacevole, nonostante non sia caratterizzato da qualcosa di veramente innovativo. Da lodare comunque la possibilità di gestire più insediamenti all’interno di un unico sistema economico, una meccanica che funziona molto bene. Ho apprezzato la veste grafica, la colonna sonora, l’ambientazione spaziale, ma dovendo tirare le somme ritengo che al titolo di Blue Byte manchi molta sostanza, oltre che un (bel) po’ di “anima”.

Anno 2205 è un titolo discreto, sufficientemente interessante, forte di alcuni aspetti positivi, ma non riesce a distinguersi, non emerge. Non sarà semplice (allo stato attuale delle cose) ottenere l’ approvazione della community di giocatori. Mi auguro sinceramente che la versione riservata alla vendita offra molto di più ai suoi acquirenti.

CI PIACE

– Graficamente piacevole\n- Interessante la gestione contemporanea delle colonie\n- Ambientazione spaziale di indubbio fascino

NON CI PIACE

– Non divertente sulla distanza\n- Nessuna componente veramente innovativa\n- La modalità a metà tra storia e carriera non convince\n- Battaglie non avvincenti, anzi, noiose

Conclusioni

Anno 2205 è un’ esperienza che, nel complesso, non riesce a entusiasmare.\nTroppe scelte discutibili fanno si che gli aspetti negativi, al momento, superino senza alcun dubbio quelli positivi.

6.6Cyberludus.com
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"Gino" per gli amici. Studente di Lingue e Culture dell'Asia, è appassionato di cinema, musica, viaggi e videogiochi. Conduce un'esistenza solitaria da qualche parte sui bricchi, ove ancora l'unico mezzo di comunicazione consiste nell'uso di piccioni viaggiatori.