Metal Gear Solid V: The Phantom Pain – Hands-on [Gamescom 2015]

Manca circa un mese all’uscita di Metal Gear Solid V: The Phantom Pain, un titolo di cui ormai è stato detto tutto. Per la Gamescom 2015, KONAMI ha addirittura predisposto postazioni giocabili nel settore consumer a disposizione di tutti i visitatori, ma per meglio assaporare le meccaniche di gameplay ed ottenere qualche informazione aggiuntiva, abbiamo deciso di presenziare ad un meeting tutto italiano tenutosi allo stand in area stampa. È stata l’occasione per fare quattro chiacchiere con vecchi amici e, cosa per voi più interessante, provare in anteprima un’intera missione di gioco.

 

Squadra assalto

La missione che abbiamo provato è ambientata a Kabul, in una grande base nemica circondata dalla desolazione. L’obiettivo è il più classico: stanare il comandante della zona, protetto da un buon numero di soldati armati di tutto punto e disposti in maniera intelligente dentro e fuori la base. Per affrontare la missione abbiamo seguito diversi approcci, testando il comportamento dei nemici e la difficoltà del gioco sotto diverse condizioni. Anzitutto, abbiamo guadagnato una posizione sopraelevata e cominciato a marcare tutti i nemici in vista; dopodichè, un buon sigaro Phantom ci ha tenuto compagnia fino al calare della notte, l’alleata perfetta per tentare un approccio letale ma silenzioso. L’idea alla base del nostro attacco era piuttosto solida, e lo è stata fino a quando non abbiamo deciso di chiamare Quiet per supportarci da lontano con un fucile da cecchino. Al comando di uccidere un nemico, la ragazza ha fatto centro al terzo colpo allertando tutta la zona e mandando a quel paese la copertura, costringendoci ad attaccare con poche le risorse a disposizione del nostro Big Boss. Nonostante Metal Gear Solid non sia pensato per essere giocato come uno sparatutto, siamo riusciti superare indenni l’assalto dei nemici grazie a una buona tecnica e a qualche comando attivato con tempismo.

 

Pianificando l’azione?

Durante la seconda prova, abbiamo cercato di ottimizzare l’approccio utilizzando un po’ tutti gli strumenti a disposizione di Big Boss, tra i quali la scatola, utile per guadagnare qualche metro in mezzo ai nemici per avvicinarsi ad un punto strategico. Come supporto abbiamo scelto ancora una volta Quiet, chiedendole copertura dall’altra parte dell’area, per favorire la nostra avanzata tra le fila nemiche. Purtroppo, nonostante la pianificazione di questo secondo tentativo sia stata molto più ragionata rispetto al primo approccio, ci siamo fatti nuovamente sgamare da una guardia non marcata, che ha fatto scattare l’allerta in tutta la zona. Nonostante ciò, siamo comunque riusciti a completare l’obiettivo di gioco, stanando il comandante dell’area senza ucciderlo, così da poterlo fultonare alla Mother Base. Tra le cose interessanti che abbiamo notato, ci sono gli obiettivi nascosti: solo quello principale è visibile fin dall’inizio mentre gli altri si attivano completando specifiche azioni. Nel nostro caso, eliminare il comandante era l’obiettivo visibile, mentre stordirlo e fultonarlo era quello opzionale.

 

Concludendo?

Come avrete capito, abbiamo sfruttato questo hands-on allo stand KONAMI per descrivervi la nostra esperienza direttamente sul campo, senza soffermarci su dettagli che ormai tutti conosciamo. Il doppio fallimento dell’approccio stealth ci ha fatto capire che in Metal Gear Solid V: The Phantom Pain serviranno ben più dei classici 2/3 minuti per decidere una strategia. Accortezze come marcare i nemici e chiedere supporto dalla distanza non sono bastati, in quanto è necessario un tempismo assoluto per abbattere ogni singolo nemico senza allertare il resto delle guardie. Insomma, tra un mese ne vedremo delle belle.