Titan Souls – Recensione

È difficile valutare un’opera come Titan Souls, particolare già dalla fase di stesura del concept. Infatti nasce da una Jam tra Mark Foster, David Fenn e Andrew Gleeson in seno all’evento dei Ludum Dare, una competizione annuale che prevede uno scontro tra programmatori, il cui obiettivo è presentare in 48 ore una bozza del loro progetto seguendo un tema specifico. Il titolo che andremo ad analizzare è la versione definitiva del vincitore dell’edizione 2013 del contest, un prodotto sicuramente destinato a dividere il pubblico, ma obiettivamente in grado di far trasparire freschezza e originalità, caratteristiche quanto mai rare in un panorama videoludico povero di grosse innovazioni. Certamente, anche questo titolo è debitore nei confronti di illustri predecessori, ma li rielabora in modo tale da diventare davvero unico nel suo genere e, a parere di chi scrive, un prodotto piacevolissimo come pochi altri.

Illustri fonti di ispirazione

Avete amato Shadow of the Colossus, Zelda e Dark Souls? Beh, se la vostra risposta è sì ci sono buone possibilità che vi ritroverete nel gruppo di estimatori della creatura dei ragazzi di Acid Nerve. Sì, perché come abbiamo già detto, l’originalità del titolo consiste nella rielaborazione originale di elementi presi, più o meno velatamente, da questi tre titoli. Partiamo dal concept: il nostro alter ego è armato di arco e di una singola freccia che potremo scoccare e richiamare a nostro piacimento con il grilletto destro, e gireremo per il piuttosto vasto mondo di gioco per far fuori, senza un motivo apparente (almeno all’inizio), i circa venti boss disseminati per la mappa. Non ci sono altri nemici se non loro, e se a questo aggiungiamo il fatto che sono fisicamente più grossi e meglio armati di noi, diventa facilissimo trovare il parallelismo con quel capolavoro che risponde al nome di Shadow of the Colossus. Anche l’atmosfera disorientante e sospesa nel tempo del gioco per Ps2 è riproposta quasi intatta, ci si sente piccoli e inermi nei confronti di un mondo selvaggio sì ma dall’aspetto sacralizzante, cosa che non fa altro che accentuarne il senso di desolazione. Questa sensazione è data anche dalla notevole difficoltà che caratterizza il gameplay, poiché oltre ad avere una sola freccia nella nostra faretra, da gestire attentamente onde evitare di rimanere completamente inermi, non avremo a disposizione nessuna seconda possibilità: subire un solo colpo significherà andare in contro ad un inevitabile game over. La difficoltà livellata verso l’alto è inequivocabilmente un elemento preso di forza dalla saga dei Souls di From Software, del quale ne restituisce l’appeal e il senso di appagamento in caso di superamento delle varie prove. Non nascondiamo che le molte morti consecutive alle quali siamo incappati potrebbero essere snervanti per una buona fetta di pubblico, ma coloro che non si scoraggiano di fronte alle sfide di un certo livello, potranno considerare la difficoltà dell’esperienza un valore aggiunto di sicuro spessore. L’unico modo per poter proseguire nel gioco è crescere non con il personaggio, ma con l’esperienza in qualità di videogiocatori, mettere a punto delle strategie per abbattere un boss e, successivamente, imparare ad applicarle anche con altri. Attenzione però che ogni titano è unico e per far fronte alla loro varietà di pattern di attacco è necessario essere veloci non solo con il joypad, ma anche con il cervello: è un approccio che ricorda da vicino gli scontri con i boss della saga di Zelda, solo decisamente più punitivi.

Breve ma intenso

Senza paura di esagerare possiamo tranquillamente dire che Titan Souls è un piccolo capolavoro di Pixel Art che, non solo merita senza ombra di dubbio un plauso ma che, insieme a Sword and Sworcery (un’avventura di qualche anno fa), va annoverata tra le produzioni indie che ci han colpito maggiormente dal punto di vista della direzione artistica. Come abbiamo già detto, durante tutta l’avventura non ci saranno altri nemici al di fuori dei Titani, e il rischio che la fase esplorativa risultasse priva di mordente è stato ampiamente evitato proprio dalla qualità con la quale sono stati realizzati le zone di cui si compone il vasto mondo. Stesso discorso vale per il comparto sonoro, con musiche in grado di enfatizzare sia i momenti in cui la battaglia con un titano incalza, sia l’angoscia della solitudine nei momenti di esplorazione delle rovine. Un versante tecnico che fa da pendant alla spiccata personalità del gioco. Purtroppo però è necessario sottolineare che non tutti apprezzeranno un concept così particolare, e solo la frangia di giocatori più “open-minded” avranno la possibilità di apprezzarne le dinamiche assai poco canoniche. Inoltre è un gioco obiettivamente troppo breve: nonostante la possibilità di riaffrontare la partita a livelli di difficoltà più alti (notevole è l’Iron Mode, nel quale la morte non significherà ripartire dall’ultimo checkpoint, ma ricominciare la partita completamente dall’inizio), per giungere alla fine del gioco ci metteremo non più di due ore alla prima run, e ci sembra un po’ pochino a fronte dei 15€ richiesti per l’acquisto del gioco.

Concludendo

Ricapitolando ci troviamo di fronte ad una lucentissima gemma del mondo indie che, con qualche rifinitura qua e là, avrebbe potuto puntare a ridefinire gli standard dell’intera industria: parte da un’idea concettualmente semplice e la sviluppa con coscienza, capacità e furbizia. Inoltre la direzione artistica è sublime, e coopera nell’accrescere una già forte personalità del gameplay. Purtroppo, insito nella natura particolare del prodotto, solo gli occhi del videogiocatore sanciranno il successo o la disfatta della creatura degli Acid Nerve sul mercato. In quanto a noi, lo consigliamo a tutti coloro i quali non si fanno spaventare da un livello di sfida alto, e per questo capaci di sfruttare al meglio i vari livelli di difficoltà del gioco, unica cosa in grado di ovviare ad una longevità dell’avventura assai breve.

CI PIACE

– Ottimo comparto tecnico\n- Atmosfera d’impatto\n- Violenza senza freni

NON CI PIACE

– Violenza senza freni\n- Ripetitivo\n- Ottimizzazione grafica da rivedere

Conclusioni

Simulatore di stragi con tinte dark e critiche sociali velate

6.5Cyberludus.com
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Redazione
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