Magnetic: Cage Closed – Recensione

Portal ha segnato un’intera generazione videoludica e decine di imitazioni nel mondo indie. Non a caso, oggi vi parliamo di un altro titolo che pesca a piene mani dal puzzle game di Valve, ovvero Magnetic: Cage Closed. L’influenza di Portal è stata dichiarata dagli stessi autori, il gruppo Guru Games, che ha preso ispirazione anche da “Cube – Il cubo”, la famosa pellicola di Vincenzo Natali. Magnetic: Cage Closed nasce, infatti, come semplice progetto scolastico con l’obiettivo di fondere assieme le due opere già citate, ma dopo due anni di lavori si è evoluto in qualcosa di diverso, più intrigante di quanto inizialmente immaginato. E dopo qualche settimana dal debutto su Steam, ecco cosa ne pensiamo.

Similitudini

Nel gioco vestiremo i panni di una carcerata che, per scontare la sua pena, si troverà a dover aderire ad un misterioso programma: testare un arma sperimentale e superare letali enigmi, nonché una manciata di test attitudinali. Come già detto le similitudini con Portal sono numerose, sia dal punto di vista del contesto di gioco – il nostro avatar è una donna, l’arma sperimentale, le camere con i test, i personaggi che si rivolgono a noi tramite altoparlanti, le scritte sui muri – sia dal punto di vista del gameplay con la visuale in prima persona, gli enigmi basati principalmente su cubi e pulsanti, la pistola come principale strumento di interazione col mondo di gioco, e via discorrendo. Come si può facilmente intuire dal titolo del gioco, la pistola che ci troveremo tra le mani questa volta è la Magnetic Gun, e tanto basta per dare al titolo una propria identità?o anche no.

Un clone che non cambia quasi nulla

La quasi totalità delle situazioni a cui il gioco ci porrà di fronte verteranno sull’utilizzo delle abilità magnetiche della nostra fidata pistola. Essa, infatti, permette di creare campi elettromagnetici di carica negativa o positiva, in parole povere: attrae o respinge gli oggetti. Nel nostro caso gli oggetti con cui è possibile interagire sono principalmente cubi metallici, ma anche il nostro avatar potrà venire attratto o respinto da specifiche superfici, permettendogli così di effettuare salti utili per coprire grosse distanze. Ci viene anche data la possibilità di regolare la potenza del campo generato dalla Magnetic Gun attraverso tre livelli di intensità, anche se tale caratteristica non sembra incidere realmente sul gameplay. Per non rendere le cose troppo facili, numerose stanze conterranno anche trappole e particolari aree dotate di un proprio campo elettromagnetico, che andrà a disturbare quelli creati dalla nostra arma. Dopo aver concluso un certo numero di stanze ci ritroveremo a rispondere a dei quesiti posti direttamente dalla psicologa che supervisiona il nostro avatar: questa parte del gioco si traduce in una sorta di incrocio in cui, in base alle risposte date, il videogiocatore accederà ad uno specifico insieme di enigmi; si tratta di un’idea interessante, che sicuramente aumenta la possibilità di rigiocare il titolo, ma che sembra anche una mossa furba per allungare il brodo. Infatti, senza tener conto di questo espiediente, Magnetic Cage Closed dura appena 5 ore e, a causa del checkpoint automatico, non sarà possibile ricaricare la partita prima di una scelta chiave, costringendo l’utente “completista” a dover ripeter dall’inizio l’avventura.

Basta un engine e il gioco è fatto

Nonostante la similarità con Portal e i vari puzzle game dello stesso tipo, Magnetic: Cage Closed è un gioco sorprendente, considerando la varietà di enigmi a cui ci troveremo di fronte e la maestria con cui sono realizzati. In particolare, la curva di apprendimento è quasi impeccabile e la maggior parte delle meccaniche vengono insegnate senza ricorrere a spiegazioni, attraverso stanze create ad hoc utili per mettere in pratica una particolare funzione di gameplay. I dialoghi e l’ambientazione sono le parti che escono peggio da un confronto con Portal: non sono brillanti, ma riescono bene nel compitino di accompagnare il giocatore da una stanza all’altra. Al pacchetto di gioco si aggiunge la modalità Time attack, ovvero, la possibilità di rigiocare le stanze già affrontate nella storia cercando di completarle nel minor tempo possibile; in questa modalità sono presenti, per i possessori della Collector Edition, due mappe aggiuntive caratterizzate da una difficoltà sensibilmente superiore a quelle del gioco normale e da un design diverso dal particolare che ricorda Tron e le mappe time trials di Mirror’s Edge. Il comparto grafico risulta un po’ povero e spoglio, ma riesce comunque a caratterizzare gli ambienti, anche se il gioco soffre di qualche lag nel caricamento delle stanze.

Concludendo

Al di là di alcuni difetti che è facile attribuire ad “errori di gioventù”, ci ritroviamo di fronte a un titolo che presenta puzzle interessanti suddivisi in stanze, con meccaniche intriganti e divertenti. Insomma, anche se scopiazzato, la prima creazione di Guru Games non solo è un ottimo videogioco, ma riesce anche a non sfigurare se affiancato a Portal, l’opera da cui trae ispirazione.

CI PIACE

– Buona varietà e caratterizzazione degli enigmi\n- Ottima curva di apprendimento\n- Le meccaniche di gioco legate al magnetismo sono molto interessanti e ben integrate nel gameplay

NON CI PIACE

– Rigiocabilità quasi fittizia\n- Grafica spartana\n- Ambientazioni e dialoghi poco ispirati.

8Cyberludus.com
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