Le ragazze di Life is Strange

Quante volte, osservando il soffitto durante le notti senza sonno, abbiamo pensato a quanto avrebbe potuto cambiare la nostra vita se solo avessimo potuto tornare indietro, solo di un momento, per cambiare il corso degli eventi? Quanto avrebbe influito tutto ciò? E se, ad esempio, questo nostro intervento sul tempo, sul corso della vita, avrebbe potuto anche salvare la vita di una persona? Starete pensando, cosa ha a che fare con i videogiochi tutto questo filosofeggiare sul tempo e una nostra ipotetica influenza su di esso. Non preoccupatevi, perché anche i videogiochi possono rivelare aspetti tanto profondi e filosofici come questo, come in Life is Strange. Questo gioco, apparso in sordina e in grande sorpresa, sviluppato dai Dontnod ( creatori di Remember Me), racchiude tutto questo, oltre ad una grafica sorprendente e ben congegnata.

La vita è strana

Max, un’adolescente appassionata di fotografia, si ritrova ad avere un potere sorprendente, che tutti le invidierebbero, ovvero la capacità di riavvolgere il tempo, determinandone il corso futuro e cambiandolo, a seconda delle scelte che questa ragazza fa. Reso benissimo nel gioco, dalla possibilità data di poter tornare indietro nei dialoghi per poter vedere scenari che, cambiando dal corso naturale, danno vita a nuove situazioni, altrimenti sconosciute al giocatore. La sua capacità ci permette, inoltre, di risolvere puzzle ambientali. Con l’acquisizione di questo nuovo potere, Max rientra in contatto con una vecchia amica Chloe, influenzandone la vita. Il gioco, sia per i personaggi e la loro personalità ( entrambi enfatizzati dalla credibilità dei dialoghi ), è un gioco definito Indie sia per la sua grafica e la caratterizzazione delle protagoniste, ma anche per la colonna sonora, che ben si incastona in questo adventure game ad episodi, sospeso tra il sogno e la realtà, tra l’amicizia ed il conflitto con il mondo, tra la vita e l’importanza del tempo. Tematiche indie, cioè indipendenti e lontane dai classici giochi che tutti conosciamo, che appunto necessitavano di una colonna sonora totalmente indie.

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Redazione
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