Jurassic Park: Operation Genesis

Un titolo in campo da più di vent’anni

L’ultimo gioco della lunga serie marchiata Jurassic Park è stato quello firmato Telltale Games, la software house che oggi è conosciuta per gli ottimi The Walking Dead e The Wolf Among Us, tra gli altri. Ma prima di questo titolo, cosa c’è stato? Nella lista composta dai sedici nomi legati al mondo di Michael Crichton compaiono moltissimi action-game, sparatutto a scorrimento e platform. Ma è solo nel 2003 che vede la luce, per Playstation 2, un gestionale che permette al giocatore di creare il proprio Jurassic Park. Prodotto dalla Universal Interactive, prende a piene mani dai film della serie: dalla musica alle texture dei dinosauri, dalla struttura del parco fino ai personaggi che ci accompagneranno nella gestione dello stesso. Lo sviluppo, invece, è stato affidato alla Blue Tongue, smantellata pochi anni fa dopo essere stata assorbita dalla THQ. Operation Genesis è un gestionale e strategico in tempo reale, molto simile al predecessore Jurassic Park III: Park Builder (rilasciato nel 2001 su Game Boy Advance) ma con moltissime carte vincenti.

Arrivo ad Isla Nublar

Nonostante siano passati più di dieci anni dalla sua uscita, Operation Genesis è ancora un bel vedere, specialmente per quel che riguarda i modelli dei dinosauri, con movimenti fluidi e dalle texture di tutto rispetto, che potremo osservare da (quasi) ogni angolazione. Il gioco, infatti, passa da una prospettiva che in partenza è isometrica ad una semi soggettiva, ottima per girare attorno ad una struttura o ad un dinosauro. La visuale “divina” che ci propone il gioco non è un caso: John Hammond stesso, ideatore di Jurassic Park, ci invita con un video molto suggestivo ad essere i Creatori del suo sogno più grande, un parco divertimenti dove le attrazioni principali sono dinosauri. Oltre a questo, ci vengono proposte varie possibilità: Missioni, Esercizi, Dinopedia ed il Sito B, ovvero un parco privato dove godersi i propri dinosauri senza dover pensare alle esigenze dei visitatori – ovvero la Isla Sorna del secondo film. Portare in salvo il Presidente, abbattere tutti i carnivori, scattare fotografie da una mongolfiera sono solo alcune delle Missioni, mentre gli Esercizi – la seconda modalità di gioco – saranno utili soprattutto a chi deve ancora prendere dimestichezza con i comandi di gioco. Tra le altre proposte del titolo troviamo la Dinopedia, invece,ovvero un’enciclopedia che raccoglie informazioni e consigli sulle specie di dinosauri, così come sulla gestione stessa del parco.

Una volta avviata la modalità principale – denominata Operation Genesis – dovremo generare l’isola con un editor non proprio brillante, e poi potremo iniziare a costruire la prima recinzione e dar vita alla nostra lucertola terribile. Detto così sembra una sfida semplice, ma in realtà gestire un parco pieno di dinosauri e, ancora prima, ottenere le creature, non sarà affatto facile. Quando presi in mano il titolo per la prima volta avevo dieci anni, e ci misi parecchie ore a capire le regole del gioco. Infatti, al di là della mia poca esperienza, il gameplay non è dei più semplici, più che altro per le molte variabili di cui si deve tener conto in tempi a volte stretti. Infatti la CPU potrebbe essere particolarmente poco clemente con noi, facendoci morire uno dopo l’altro i dinosauri per le malattie più varie, o spazzare via il parco con un tornado: in questi frangenti la velocità è essenziale, ancora più che nel resto del gioco dove bisogna comunque restare sempre vigili. Operation Genesis presenta la simpatica chicca delle stagioni e delle condizioni climatiche, dal semplice soleggiato all’onda di calore, dalla tempesta fino, appunto, all’arrivo di un tornado. Ogni situazione climatica ha effetti diversi, sul parco e sui dinosauri presenti, che in certi casi potrebbero impazzire e tentare la fuga. Ad aiutarci avremo letteralmente fiumi di messaggi spediti dai nostri colleghi e sottoposti, che ci daranno consigli e ci avvertiranno di eventuali sviluppi. La messaggistica è efficace, ma a volte troppo pressante, con un effetto pop-up che blocca il gioco ogni volta che accadrà qualcosa, dal nuovo oggetto sbloccato al nuovo fossile trovato.

Sogna. Costruisci. Sopravvivi.

Da buon gestionale alla Zoo Tycoon, l’obiettivo finale del gioco è creare un parco piacevole sia per i visitatori che per le creature, tenendone sotto controllo la sicurezza, le attrazioni, la felicità di entrambe le parti, la pulizia e gli introiti, raggiungendo così le ambite cinque stelle di qualità. Ma come far nascere le nostre creature? Crearle non sarà semplice ed immediato, ma dovremo spendere parecchio tempo, denaro e fatica anche solo per aggiungere una specie alla nostra lista. Per prima cosa, dovremo piazzare una squadra di paleontologi guidati da Alan Grant in una delle tre/quattro postazioni dell’unico sito di scavo disponibile, assegnato casualmente. Più squadre si assoldano – pagando -, più in fretta i fossili vengono alla luce. Ogni sito contiene circa quattro specie di dinosauro, ma non sempre il successo è assicurato. Se la sorte è avversa, si potrebbe prosciugare il sito senza trovare abbastanza ossa da estrarre il DNA necessario. I dinosauri potranno essere cresciuti e inseriti nel parco solo dopo aver recuperato il 50% del loro DNA dalle ossa e dall’ambra, ma vivranno per pochi mesi. Per far godere loro di una particolare longevità si dovrà ottenere il 100% dei loro geni, alzando la prospettiva di vita fino a 5 anni. Ma niente paura! Nel caso in cui i siti di scavo siano vuoti, esiste un fantastico mercato dei fossili, dove verremo spennati anche per un umile femore di stiracosauro. Una cosa che mi ha fatto storcere il naso è stata la scarsa scelta di dinosauri. Nonostante le molte specie disponibili, nel corso di una partita sarà possibile sbloccare solo tre siti di scavo sulla decina disponibili, eliminando la possibilità di avere tutte le specie nel proprio parco. Inoltre, il tetto massimo consentito di dinosauri presenti nel parco è inferiore alla cinquantina, che alla lunga iniziano a stare stretti.

Una volta ottenuto il DNA necessario alla creazione di un dinosauro, si dovranno creare recinzioni adatte, spianare/creare montagne, creare laghi nel caso in cui manchino fonti dove gli animali possono abbeverarsi e piantare alberi che fungano da protezione e cibo per gli erbivori. Certo, al posto di simpatici animaletti esotici qui avremo vere e proprie fiere da tenere molto sotto controllo: non ho mai visto una tigre impazzire per una tempesta, sfondare una recinzione di acciaio alta sei metri e divorare folle di turisti. La sicurezza, infatti, è tra le principali preoccupazioni del giocatore. Onde evitare di seguire spiritualmente i tre film, sarà bene non sottovalutare la differenza tra recinzione di media ed alta sicurezza, i potenziamenti dell’elicottero dei ranger e la possibilità di “ritirare” i dinosauri impazziti. E perché non creare dei rifugi con mura spesse un metro di cemento per proteggere i turisti? O installare delle telecamere all’interno dei recinti dei carnivori, per monitorarne sempre i movimenti? All’inizio, però, avremo solo una limitata scelta di strutture, che potranno essere sbloccate tramite il Laboratorio di ricerca gestito dal Dottor Wu. Un suo messaggio ci avvertirà quando il potenziamento è pronto, e saremo invitati a sceglierne un altro. Il tempo è denaro, e anche il più piccolo e meno costoso oggetto prenderà almeno un mese o due di sviluppo prima di essere disponibile. Tra gli item sbloccabili troviamo bancomat, ombrelli in caso di pioggia, negozi di souvenir, vaccini per i dinosauri, potenziamenti per l’elicottero o utili strumenti da laboratorio che velocizzeranno l’incubazione dei dinosauri.

A proposito di elicotteri, i ranger avranno la loro base, che potremo posizionare noi (o anche non posizionare affatto) coadiuvata di elicottero e fucili con tranquillanti, medicinali e? proiettili. Potremo scegliere se lasciar agire la IA oppure prendere noi il comando del velivolo, introducendo delle piccole sequenze di FPS di tutto rispetto. Attenzione, però, alla questione etica. Uccidere un dinosauro, o “ritirarlo”, non farà piacere né a InGen – il consiglio di amministrazione – né ai visitatori, i quali non saranno affatto facili da soddisfare. Si dividono in quattro categorie, come gli amanti delle emozioni, che si riterranno soddisfatti nel vedere gruppi di erbivori che giocano; o i più difficili amanti dei dinosauri che si lamenteranno se le piante nei recinti non sono antiche quanto i dinosauri stessi. Ogni visitatore ha un passaporto, con nome, paese di provenienza e soldi in contanti, e un buon numero di indicatori che ci farà capire se ha bisogno del bagno, se ha fame, sonno e quanto si sta divertendo. Anche quanto si sente sicuro è importante. Ulteriormente, ogni visitatore avrà un fumetto con i pensieri del momento. Dovremo quindi tenere d’occhio i prezzi delle strutture, dai bagni fino alle attrazioni singole. Potremo tirare un poco la corda, ma dobbiamo stare attenti a non spolpare troppo i portafogli dei turisti, che potrebbero iniziare a lamentarsi dei prezzi troppo alti. Le attrazioni sono in parte ispirate ai film, come il giro in Land Cruiser dentro le recinzioni, sia attraverso un percorso predefinito dal giocatore sia guidate dal giocatore stesso, con comandi più che degni, clacson incluso. Oltre all’auto c’è la mongolfiera, che si sposterà sempre attraverso percorsi segnati dal giocatore. Su entrambi i mezzi si potranno scattare fotografie, che avranno un punteggio in base alla composizione e alla presenza di dinosauri e potranno essere vendute per ricavarci denaro.

Musiche da maestro ed Engine da neonati

Il punto forte del comparto tecnico è indubbiamente il sonoro, con musiche composte da John Williams – che ha lavorato molto con Spielberg – e prese direttamente dai film. I dinosauri hanno dei versi convincenti, per quello che la nostra immaginazione collettiva stabilisce. La grafica degli ambienti e dell’isola sono poco curati, mentre tutti gli oggetti e le strutture sono molto ben fatte. I dinosauri, invece, sono davvero un piccolo gioiello per un gioco del 2003. Di certo potremmo ammirare meglio il nostro T-Rex se solo la telecamera non seguisse una logica tutta sua: per inquadrare la zona che desideriamo dovremo ogni tanto esibirci in voli pindarici, rendendo la cosa frustrante. Dobbiamo però dire che la Blue Tongue ha usato un engine sviluppato in casa, TOSHI, che è stato usato per la prima volta proprio in Operation Genesis. Insomma, se qualche fanatico dei dinosauri sentisse nostalgia della PS2 sappia che Operation Genesis potrebbe essere una buona scelta. Invece la versione per PC o Xbox potrebbe interessare a tutti, poiché sono entrambe ambitissime e con un valore di mercato assai elevato.

Voto globale: 65

Recensione a cura di Viviana “BrokenApeiron” Capra

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Redazione
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