Ubisoft pare avere grandi piani per il mercato digitale. Dopo aver vissuto il primo decennio degli anni Duemila tra prodotti di enorme successo, innovativi e sempre al top dei gradimenti, il publisher francese ha deciso di apporre la propria firma creativa anche nel digital delivery, proponendo titoli dalle fattezze indie destinate a diventare piccole grandi perle da ricordare. Il più recente, Child of Light, è riuscito nel suo piccolo a segnare un punto di svolta nella line-up del produttore francese, che ora ci riprova con un’altra invenzione che non presenta limiti di apprezzamento: Valiant Hearts: The Great War. Si parla di un adventure, un po’ platform, un po’ puzzle-game, sicuramente intrigante dal punto di vista grafico ma che dà il meglio di sé quando cominciamo ad assaporarne la storia e l’atmosfera.

Prima e seconda Guerra Mondiale sono gli scenari più abusati dagli sparatutto, che ci hanno ormai abituati a vivere le tragedie come una gara a chi fa fuori più crucchi possibile, comandando carri armati, bombardamenti aerei o addirittura armi super tecnologiche di universi paralleli. Nel corso degli anni, la ripetitività di questa formula ha cominciato a farsi sentire, mostrando il fianco alla mancanza di idee nello svecchiare un concept ormai saturo e privo di interesse, divenuto quasi banale. Eppure, teatri di battaglie così sanguinosi, ombre così cupe sull’umanità, hanno tanto altro da poter raccontare e Valiant Hearts ambisce proprio a questo: sviluppato da Ubisoft Montpellier e animato dal cristallino UbiArt Framework, l’avventura ci propone finalmente una chiave di lettura diversa della Prima Guerra Mondiale, forse quella che tutti aspettavano, cioè fatta di emozioni, storie da raccontare, reali, tangibili, in cui l’ultima cosa che vorremmo vedere e sentire sono quei dannati proiettili che volano da tutti gli angoli della schermata.

Non dimenticare

Ubisoft ci racconta la storia di quattro protagonisti legati dal filo rosso della guerra tra il 1914 e il 1918. Karl è un giovane tedesco che vive a Saint-Mihiel, in Francia, felicemente sposato con Marie e da cui ha avuto un figlio, Victor. La vita in fattoria è dura, ma procede bene anche grazie all’immancabile aiuto di Emile, il padre di Marie, un uomo buono e giusto. Il destino, però, non guarda in faccia a nessuno: dal 1914, Karl ed Emile saranno chiamati in guerra a sostenere il proprio Paese, a combattersi a vicenda dal lato opposto della trincea, con il cuore in comune. Durante il corso della battaglia, il destino dei due uomini si intreccerà con quello di Freddie, un soldato americano con un triste passato, e Anna, studentessa belga tra le fila dell’infermeria francese. Quattro Paesi in guerra, tra diversi schieramenti, con l’obiettivo comune di sopravvivere: Valiant Hearts ha il coraggio di parlarci della guerra dal lato più pericoloso, quello tenero dei sogni infranti e delle famiglie destinate a separarsi. Ci racconta delle lettere scambiate tra la fattoria e il fronte di guerra, dove ognuno aspetta una bella notizia e il cuore è sempre altrove, lontano dai bombardamenti e dalla politica sanguinosa di quei tempi.

Con una naturalezza disarmante, Ubisoft fa il ruolo del docente, quello consapevole che la Storia non è solamente un insieme di interrogazioni e capitoli da leggere, ma molto di più. Attraverso i diari dei protagonisti, oggetti da raccogliere e fatti da raccontare, gli sviluppatori ci spiegano l’andamento della Prima Guerra Mondiale, cosa è accaduto, come veniva affrontata dai diversi schieramenti, quali invenzioni hanno spostato gli equilibri e tanto altro. Il tutto dà vita a un gameplay educativo mai così entusiasmante e coinvolgente, in cui i protagonisti vivono gli scontri più importanti della guerra, assaltando le posizioni nemiche, pianificando attacchi e difendendo con le unghie la bandiera che rappresentano. Il tutto mentre quel lato tenero non smette mai di abbandonare il videogiocatore: Karl, Emile e Freddie, costantemente impiegati tra le rispettive forze d’assalto, si troveranno a salvare soldati amici e nemici, piuttosto che aiutare i civili o collaborare per raggiungere un obiettivo comune. Durante lo scorrere dei quattro capitoli di gioco, non mancheranno scene forti e intense che spesso non risparmieranno nulla all’utente, insegnandogli un valore più alto, quello della vita.

Per un amico in più

In tutto ciò, spicca la presenza di Walt, un cagnolino impiegato per i soccorsi, uno dei tanti simboli della Grande Guerra. Walt giocherà un ruolo centrale nell’economia di Valiant Hearts: a lui dobbiamo molti enigmi, studiati appositamente per invitare l’utente a creare una cooperazione tra il protagonista di turno e l’amico a quattro zampe. Potremo chiedergli di recuperare un oggetto, tirare una leva, stare fermo in una posizione o contribuire al salvataggio di un uomo in pericolo, elementi tipici di un gameplay fortemente incentrato sui puzzle ambientali. Il livello di difficoltà è settato verso il basso, anche se la varietà degli enigmi proposti nel corso dell’avventura contribuisce a non stancare mai l’utente, nemmeno il più esigente in termini di sfida.

Arte con UbiArt

Con UbiArt Framework, gli sviluppatori non hanno dovuto porre dei limiti alla propria creatività. Il level design è semplicemente arte, dalle location alla scelta dei colori, pur sfruttando un mondo 2.5D a scorrimento orizzontale, l’incedere dei protagonisti non smette mai di stupire grazie ai fondali disegnati a mano ricchi di ispirazione ed effetti visivi sempre evocativi, che spesso ci porterà ad iniziare capitoli con il sole e terminarli tra la pioggia o sotto un cielo stellato. Spiccano scelte cromatiche e di disegno che lasciano riflettere, come elementi anonimi lasciati completamente bianchi, o i bambini, gli unici che non nascondono lo sguardo sotto i capelli – a rimarcarne l’importanza per il futuro?

Se le animazioni sono tutto sommato nella norma, anche per via della natura del titolo, il comparto audio si mantiene ai livelli eccellenti del level design. Il tema principale è da pelle d’oca, soprattutto durante le scene d’intermezzo più critiche, ma non mancano brani tirati fuori dal cilindro con estrema disinvoltura pronti a strappare due risate, come valzer e musiche che seguono le dinamiche del gameplay.

Commento finale

Finalmente non parliamo della guerra come scenario di headshot, uccisioni consecutive e multiplayer a squadre, tutt’altro. Valiant Hearts: The Great War ci racconta gli orrori di quegli anni, emozioni e sentimenti che spesso non vengono evidenziate neppure dietro la cattedra delle scuole. Un gioco per non dimenticare cose più importanti, che non vince solo per lo stile e la profondità della narrazione, ma anche perché, più di altri, ci mostra un gameplay solido e un comparto tecnico indiscutibile.

CI PIACE
  • E’ ricco di qualità, e non parliamo solo di quelle tecniche
NON CI PIACE
  • Non c’è un vero e proprio motivo per non giocarci: se non vi piacciono gli enigmi ambientali, forse.
  • Ma non basterebbe come scusa.
Conclusioni

Dolce, carismatico, un filo ironico e tanto appassionante: tutti dovremmo ascoltare con attenzione la lezione di Storia del prof. Ubisoft

8.7Cyberludus.com
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