Divinity: Original Sin – Recensione

Correva l’anno 2002 quando sul mercato si affacciava un certo Divine Divinity, titolo dal nome altisonante che, a soli due anni dall’uscita della killer app Diablo 2, provava a portare qualcosa di nuovo nel mondo degli arpg. Il risultato? Un super cult cui seguì una serie che, ad ogni nuovo capitolo, è sempre riuscita a rinnovarsi. Ora, dodici anni dopo, i signori di Larian Studios lanciano sul mercato Divinity: Original Sin, titolo per certi versi più pretenzioso ed hardcore rispetto ai precedenti, che mira ad occupare l’ormai polverosa nicchia degli rpg occidentali “classici”, offrendo nuova linfa al genere. Un obiettivo che, tutto sommato, ha decisamente raggiunto, superato e doppiato.

Tutti al mare, tutti al mare….

In Divinity: Original Sin vestiremo i panni corazzati di una coppia di Source Hunters, membri di un antico e rispettato ordine di combattenti, la cui missione principale è, intuibilmente, proteggere il mondo dalla Source, una forza primordiale ormai corrotta e utilizzata da malvagi incantatori per oscuri propositi. Limitando al minimo gli spoilers, crimine da pena capitale trattandosi di un Rpg, vi basti sapere che i nostri due beniamini saranno chiamati ad investigare nella città costiera di Cyseal, recentemente sconvolta dal brutale omicidio di un membro del consiglio cittadino. Poco dopo il nostro sbarco sulle spiagge dorate di Cyseal, diventerà chiaro che l’omicidio è solo l’ultimo dei problemi della città, stretta d’assedio da due fazioni ben poco pacifiche: crudeli clan degli orchi, giunti in forze dal mare, e un odioso esercito di non morti che vaga per le foreste appena fuori le mura cittadine.

Questo, lo ammettiamo, tutt’altro che roseo preambolo rappresenta solo l’inizio di una lunga e complessa catena di eventi che porterà i nostri eroi a porsi come unici baluardi contro la marea nera che rischia di distruggere per sempre Rivellon. Piuttosto epico, non trovate? Lo scorrere della trama si muove costantemente su diversi livelli narrativi, uniti in un intreccio decisamente interessante che, malgrado l’ormai abusato topos de “l’eroe solitario che salva mondo” (non molto solitario, in questo caso), non cade mai nella banalità, riuscendo perfino a piazzare qualche buon colpo di scena. Unico neo dell’impianto narrativo è una certa lentezza nella somministrazione dei “punti caldi” della trama, in parte dovuta alle proporzioni gargantuesche del titolo (almeno un’ottantina di ore).

Vecchia e nuova scuola

Con questo Divinity: Original Sin i ragazzi di Larian hanno senza dubbio segnato un nuovo standard di eccellenza nel panorama dei Wrpg a turni. In Divinity: Original Sin è possibile interagire, in maniera assolutamente non scriptata, con praticamente ogni oggetto presente nelle splendide ambientazioni di gioco, dal loot alla semplice mobilia. Esempio: “Ci troviamo in una stanza con al centro una grata da cui fuoriesce un gas velenoso e infiammabile. Guardandoci intorno vediamo una moltitudine di casse e barili, da cui l’idea: perché non coprire la grata per bloccare il gas? Un po’ di olio di gomito (o una buona dose di telecinesi) e il gioco è fatto, giusto in tempo per affrontare un mago non morto che, con un incantesimo di fuoco, avrebbe potuto dare vita ad un’esplosione sicuramente letale”.

La stessa logica, o meglio, lo stesso “invito” alla logica si estende ad ogni aspetto del gioco, che siano quest, enigmi, dialoghi o combattimenti. In questo senso il gioco presenta un “realismo” veramente intrigante, non privo di una vena d’ironia in pieno stile Larian, evidente ad esempio quando, entrando in modalità stealth, il nostro beniamino si trasformerà in un cespuglio su gambe. Il combattimento in Divinity: Original Sin risulta squisitamente old-school, con tanto di tiri per colpire, tiri salvezza e iniziativa. Sotto questo aspetto il titolo ricorda molto più i primi due capitoli di Fallout, con un sistema di turnazione semi-istanziato, piuttosto che il paradigma di genere Baldur’s Gate che, a voler essere pignoli, adottava un sistema ibrido turnitempo reale. Ingaggiare in battaglia schiere di nemici è appagante, con qualche picco di frustrazione dovuta alla difficoltà media del gioco, che ci fustigherà se solo ci azzarderemo ad affrontare avversari di qualche livello (bastano un paio) sopra il nostro. Ovviamente, come in ogni buon rappresentante del genere, ci troveremo ad affrontare tutta una serie di scelte, il cui colore morale non sarà sempre chiaro, così come l’eco nel futuro svolgersi delle vicende. Su questo punto Divinity: Original Sin renderà estatici i puristi del roleplaying che, una volta delineato “l’allineamento” ideale dei loro eroi, potranno perfino discordare con sé stessi, portando i due personaggi principali a scontrarsi sulle più disparate questioni etiche. Su questo aspetto di dualità si andrà ad innestare anche il multiplayer che, a partire dal classico sistema drop indrop out, permetterà a due giocatori di affiancarsi nello stesso party (virtualmente sin dalla schermata di creazione dei personaggi) con la possibilità, ovviamente, di dissentire coloritamente ad ogni svincolo decisionale, battendosi in divertente minigioco di sasso-carta-forbice. Tenete a mente che questa meccanica di collaborazionescontro funziona bene proprio perché nel gioco non esistono scelte giuste o sbagliate, solo scelte.

Un mondo ricco e lussureggiante

Dal punto di vista tecnico Divinity: Original Sin è un prodotto assolutamente eccellente, ben distante dalla maggior parte dei progetti alimentati dal crowdfunding e sapientemente rifinito nel corso di un’alpha ben strutturata. Il comparto grafico è di tutto rispetto, con textures piuttosto definite (anche a distanza ravvicinata) e dotate di ottima varietà contestuale, dettaglio evidenziato tanto nelle zone cittadine quanto fuori dalle mura, dove pare quasi che ogni filo d’erba goda di vita propria. Il sistema d’illuminazione è fantastico e rappresenta, da solo, l’80% dell’ “eye candy” di Divinity: Original Sin, riuscendo ad esaltare ogni superfice e ogni oggetto. Peccato per la mancanza di un ciclo giorno-notte e di un sistema di variazione atmosferica che, siamo sicuri, avrebbero reso l’esperienza visiva ancor più appagante. Ottimo anche il comparto sonoro, caratterizzato da musiche che ben sottolineano l’azione a schermo, effetti di buona fattura e un doppiaggio decisamente sopra la media. Qualche problema invece riguardo il sistema di gestione della telecamera, a tratti ballerina e spesso fuori fuoco. Va fatto notare che, nei i giorni immediatamente successivi all’uscita del gioco, gli sviluppatori si sono dati un gran da fare per “aggiustare” il titolo, prestando grande orecchio alla voce della community. Chiudiamo dicendo che i ragazzi di Larian Studios hanno già messo a disposizione dei modders un efficiente Toolkit, che permetterà alla community di sbizzarrirsi con una vagonata di mod ed espansioni homebrew, estendendo la rigiocabilità di Divinity: Original Sin praticamente all’infinito. Bravi!

Conclusioni

Divinity: Original Sin è arrivato sul mercato dell’intrattenimento digitale come un perfetto “sucker punch”, il colpo che non ti aspetti e che ti lascia steso a terra. I ragazzi di Larian Studios hanno creato un titolo che colpisce il cuore e il cervello, lasciando incantati. Sebbene non sia perfetto, il gioco stupisce per un approccio al gameplay brillante che ben riesce ad inserire elementi d’innovazione in una struttura piacevolmente vecchia scuola. Purtroppo il gioco non è localizzato in lingua italiana, un elemento che lo rende praticamente inaccessibile ai non anglofoni e che risulta difficilmente digeribile trattandosi di un gioco di ruolo con un’imponente mole di testo a schermo.

CI PIACE

Gameplay rifinito e intelligente\ntecnicamente ottimo\ntrama interessante e longeva….

NON CI PIACE

….ma forse un po’ dispersiva\ntelecamera fastidiosa\ncompletamente in inglese

Conclusioni

Un perfetto mix di vecchia scuola e nuove meccaniche che si uniscono in un prodotto dal gameplay profondo ed appagante. Consigliatissimo.

8.7Cyberludus.com
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