Need for Speed: Rivals – Recensione Playstation 4

Need for Speed è una serie di videogiochi automobilistici che nel 2013, con Need for Speed: Rivals, ha raggiunto quota venti pubblicazioni nell’arco di diciannove anni (il primo Need for Speed è stato pubblicato nell’agosto del 1994). Rivals si presenta ai nastri di partenza come il punto focale di due recenti ed apprezzati Need for Speed: Hot Pursuit (2010) e Most Wanted (2012). Dal primo eredita gli spettacolari inseguimenti tra dream car e poliziotti agguerriti; dal secondo una libertà esplorativa degna del miglior Grand Theft Auto. Tutto ciò può bastare per far breccia nel cuore di vecchie cariatidi come me, affezionate al ricordo di Need for Speed III: Hot Pursuit e che dopo il remake del 2010 – ad opera di Criterion Games – tentano di restare a bocca aperta senza successo?

Dai fasti del passato ai nefasti del presente

Sul finire degli anni ’90, Need for Speed, è salito sul carro dei vincitori grazie ad Hot Pursuit, che miscelava sapientemente l’ebrezza delle corse clandestine in ambienti urbani, alla guida di auto da sogno come Ferrari e Lamborghini con l’adrenalina tipica degli inseguimenti con poliziotti agguerriti e convincenti, che rendevano il tutto particolarmente cinematografico. Nei primi anni del nuovo millennio, Need for Speed e i suoi “Underground” strizzavano l’occhio a pellicole come Fast & Furious, offrendo dunque corse clandestine e car-tuning (l’arte, se può essere chiamata così, di personalizzare la propria auto sia esteticamente che meccanicamente) di rara bellezza, conquistando il cuore della platea con un’offerta ludica appagante. La parabola ascendente di questa serie culminò con Need for Speed: Most Wanted (2005), seguito dal discreto Carbon, ma già da questo titolo del 2006 la vacca, un tempo grassa, del car tuning, inizia a smagrirsi e da allora in quel di Electronic Arts si cercano nuove idee. Si passa a titoli ben lontani dal concetto originale, si corre su pista dapprima con ProStreet e dopo con i due Shift (che di spettacolare, secondo il mio modesto parere, hanno solo quella visuale in prima persona a dir poco impressionante). Nel 2010, con il progetto free-to-play di Need for Speed: World, si torna a respirare l’aria di Most Wanted e di Carbon e quelli come me tornano a sperare in un ritorno ai fasti di un tempo. Ritorno che si concretizza sul finire dello stesso anno: arriva Hot Pursuit, griffato Criterion Games, quei geniacci che hanno sfornato un Burnout più bello dell’altro senza mai sbagliare un colpo, fino all’osannato Burnout Paradise. Si torna a giocare a bocca aperta, si torna a parlare di Need for Speed come “uno dei più bei giochi arcade” nonostante i 30 frame per secondo (meno fluidità rispetto a Burnout) e un sistema di gioco unito all’Autolog ancora acerbo (nel 2010 è tutto un nuovo esperimento). Non facciamo in tempo a goderci Hot Pursuit che Electronic Arts prima toglie lo scettro dello sviluppo a Criterion, affidandolo a Black Box, poi permette la realizzazione di uno dei peggiori Need for Speed di sempre: The Run. L’ecatombe di recensioni negative spinge i dirigenti ad un clamoroso “dietrofront”: si ritorna a Criterion Games, arriva Most Wanted nel 2012 e si torna a giocare seriamente. Purtroppo, però, Most Wanted risulta piatto sul lungo andare: tutte le vetture sbloccate e a disposizione, nessun incentivo ad andare avanti, a sudarsi le proverbiali sette camicie, ad accumulare punti preziosi per sbloccare livelli che porterebbero auto nuove di pacca nel nostro garage. Bello, spettacolare, divertente quanto volete, ma assolutamente non soddisfacente, il grado o la sensazione di sfida non esiste.

Rivali per gioco

La trama che emerge fin dalle prime battute di gioco è quella che oppone piloti di corse clandestine provenienti da tutto il mondo a tutori della legge che provano a tenere sicure le strade dell’immaginaria contea su cui si svolge il tutto: Redview County. Giocando dalla parte dei fuggitivi, si prende il ruolo di Zephyr, un anarchico e romantico “eroe” che vuole affrancare le persone dalla morsa di un “ordine” che ai suoi occhi suona più come “oppressione”. Di contro, vestendo la parte dei “buoni” poliziotti, si impersona una recluta della polizia stradale che fa carriera fino ad infiltrarsi della banda dei Fuorilegge sotto lo pseudonimo di F-8 (che si legge all’inglese, Fate, che significa “destino”). La storia dietro Rivals non è malvagia, se seguita può offrire spunti di riflessione non da poco, ma mi è risultata inserita in un contesto che non le appartiene e – soprattutto – mi è risultata difficile da comprendere. Sembra quasi buttata lì, tanto per dire che c’è.

Bisogno di velocità…senza velocità

Need for Speed: Rivals è stato affidato ad uno studio svedese di stanza a Gothemburg, Svezia, da poco tempo ribattezzato Ghost Games. Al suo interno trovano posto professionisti che hanno lavorato a Project Gotham Racing, Forza Horizon, Race Pro e…Need for Speed: The Run. Un biglietto da visita promettente, specie se a mani così capaci viene affidato Frostbyte 3, l’ultima generazione di motore grafico sviluppato da Electronic Arts – più precisamente da un suo team interno: DICE, al secolo Digital Illusion CE. L’obbiettivo di Electronic Arts, dopo lo scivolone di The Run ed il successo solo parziale di Most Wanted, è quello ti far breccia nel cuore degli appassionati con l’offerta ludica che più ha impressionato pubblico e critica negli ultimi tre anni: quella di Hot Pursuit. Partendo dalle fondamenta gettate da Criterion Games e riportando la Ferrari nei propri giochi, la strada per il successo sembra definitivamente imboccata. La realizzazione tecnica di Need for Speed: Rivals può vantare – nella versione next-gen PlayStation 4 da noi provata e pressoché identica alla controparte Xbox One – picchi di eccellenza, buon livello di dettaglio, fisica apprezzabile (non aspettatevi realismo allo stato puro!) effetti meteo ed effetti speciali in generale discreti. Gli occhi hanno la loro, godibile, fetta di torta, mentre pad alla mano è possibile apprezzare la virtuosa via di mezzo tra quanto provato in Hot Pursuit e Most Wanted. L’unica nota veramente dolente è la scelta (tecnica, da comprendere, da accettare per via della natura “social” e “networked” del gioco) di fissare il tutto a 30 fotogrammi per secondo. Un termine tecnico che traduce una sensazione di velocità lontana dagli standard che il genere automobilistico dovrebbe vantare. Ma al di là della mera sensazione di velocità, quel che ne risente è il sistema di controllo che – per i più esigenti – potrebbe risultare non abbastanza reattivo.

Cosa nasconde il cofano Frostbyte 3

Al di là degli aspetti tecnici, quel che Rivals offre in termini di mero gameplay è una serie livelli/capitoli di gioco caratterizzati da un pugno di incarichi che possiamo assimilare a quelli degli Achievement/Trofei. Questo incarichi vanno obbligatoriamente soddisfatti per proseguire nella storia, sbloccare oggetti e vetture aggiuntivi, accedere alle missioni seguenti. Non è obbligatorio eseguirli subito, perché la natura di Rivals è quella di Most Wanted, cioè quella che ricorda GTA: con una vasta mappa liberamente esplorabile e che incoraggia il girovagare ed il fare tutto fuorché quel che si deve fare. Cazzeggio puro, direbbe qualcuno; libertà di fare, direbbe qualcun altro. Nel concreto possiamo andare ala ricerca di punti di salto, autovelox, corse clandestine, prove a tempo, testa-a-testa, inseguimenti e tutto quello che Need for Speed: Rivals offre. La grande mappa è costellata di eventi a cui poter partecipare. Quando collegati ai server di gioco (ricordo che su next-gen, qualsiasi sia la console con cui giochiate, occorre un abbonamento Gold/Plus) nella mappa appariranno dei giocatori o gli amici connessi al nostro account, con i quali imbastire gare ed inseguimenti all’ultima sportellata.

Centosessanta chilometri di asfalto a nostra disposizione non sono uno scherzo. Siamo a livelli superiori dell’ultimo Most Wanted a praticamente in linea con l’ultimo (mai troppo adorato da parte mia) Hot Pursuit. Dal garage possiamo entrare nella sezione di personalizzazione delle auto che, pur non raggiungendo le vette di eccellenza di Most Wanted (quello del 2005) e dei primi Underground, di certo non dovrebbe lasciare l’amaro in bocca grazie alle decine, quando non centinaia, di variabili per rendere la nostra vettura realmente unica nel suo genere. Oltre a vernici, minigonne, spoiler si accede ad un negozio per l’acquisto di potenziamenti meccanici che rendono migliori le prestazioni della macchina che utilizziamo nelle cinque caratteristiche che le definiscono: velocità massima, accelerazione, controllo, forza e resistenza. Le auto sono 52 in totale: 24 per i poliziotti e 23 per i fuggitivi, mentre 5 sono i “veicoli civili” e soprattutto tornano in auge le Ferrari, grandissime assenti da tanti anni.

Need for Speed: Tutto-e-Niente

Chiamiamola crisi di identità, chiamiamola carenza di idee, diciamo pure che in quel di Electronic Arts ci si sforza di rilasciare con cadenza annuale un gioco di corse per non lasciare a piedi gli irriducibili affezionati. Ma Need for Speed: Rivals non è riuscito nell’impresa di tenermi incollato allo schermo più di qualche ora. Dopo il lungo tutorial e dopo aver raggiunto in poco tempo la metà del gioco, avendo già potuto vedere praticamente tutto, con un po’ di abilità sono riuscito a rendere una delle auto di partenza un piccolo mostro e a comprare le auto di mio interesse. Sono giunto alla conclusione che Rivals, semplicemente, non ha molto da offrirmi. Intendiamoci: unire quanto di buono offriva Hot Pursuit, con la bontà dell’offerta “libera” di Most Wanted è encomiabile e molti la apprezzeranno. Ma nessuno può togliermi di dosso la sensazione di aver giocato qualcosa di poco ispirato, la sensazione di aver sprecato il mio tempo dietro ad un mezzo che – in teoria – deve darmi la sensazione di aver usato bene il tempo a disposizione. Non c’è nulla che mi catalizzi e mi incolli allo schermo come è accaduto con Hot Pursuit, su cui spendevo ancore tre o quattro ore di gioco al giorno e spegnevo la PlayStation 3 con la sensazione di “sazietà” e quella vocina nella testa che mi diceva “eppure un’altra partitina ci stava”. Rivals pecca in questo: ha tutto, ha dentro di sé le essenze di Hot Pursuit e di Most Wanted, eppure ha pochissimo da offrire in termini di esperienza ludica, di soddisfazioni, di obbiettivi da raggiungere, di traguardi da conquistare. Non il migliore della serie né il peggiore: semplicemente senza infamia né lode.

CI PIACE

E’ il primo Need for Speed disponibile anche per console di nuova generazione. Porta in dote le cose buone viste in Hot Pursuit tre anni or sono e la libertà di esplorazione apprezzata nell’ultimo Most Wanted. Autolog e AllDrive arricchiscono l’offerta donando la giusta sensazione di coinvolgimento.

NON CI PIACE

Come ogni titolo a cavallo tra due ere, soffre in parte le limitazioni dettate dall’hardware obsoleto e risulta frenato. Non è immediato come Hot Pursuit, non garantisce la fluidità dei migliori giochi di guida arcade (Burnout Paradise, per citarne uno) e dopo un po’ si avverte la sensazione di vagare per la mappa senza troppe ragioni valide.

Conclusioni

Chiamiamola crisi di identità, chiamiamola carenza di idee, diciamo pure che in quel di Electronic Arts ci si sforza di rilasciare con cadenza annuale un gioco di corse per non lasciare a piedi gli irriducibili affezionati. Ma Need for Speed: Rivals non è riuscito nell’impresa di tenermi incollato allo schermo più di qualche ora.

7.2Cyberludus.com
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Redazione
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