Pokèmon X e Y – Recensione

Ringrazio mio fratello Enrico per l’aiuto e la compagnia nella scoperta di questa nuova avventura

Per i più frettolosi è presente anche una mini-videorecensione in fondo all’articolo… Ma poi tornate a leggere!

Alessandro usa Fune di Fuga: esco dalla mia caverna. Ed è giusto, perchè tacere di Pokèmon è un peso greve, brutale, del quale è necessario liberarsi, specie quando ci si ritrova di fronte a qualcosa del quale bisogna discutere per forza di cose. Perchè è di nuovo Pokèmon, signori, dopo il tonfo che, per molti e soprattutto per Nintendo, sono stati i sequel di Bianco e Nero, questi X e Y portano addosso un nome che è ancora più essenziale dei due non-colori precedenti ma con un cuore che è tutto meno che essenziale, tanto che è pieno di meraviglie, novità e genio. E i nuovi Pokèmon, stranamente, sono il meno di tutto questo processo. Facciamoci passare lo straniamento, anche se la vita a Kalos è molto diversa dalla norma.

Un figlio d’arte

Borgo Bozzetto: cittadina dal nome umile, come il primo passo di un’opera d’arte. La storia ci insegna che tutti i più grandi maestri, per mettere insieme le loro opere, sono partiti da carta, tele, carboncino e un’idea, idea che ha finito per prendere forma attraverso tratti imprecisi, insicuro, crescendo fino allo status di maestà artistica. E’ la storia di un ragazzino, figlio della campionessa di Formula Rhyhorn (perchè cavalcare Rhyhorn ora è, apparentemente, un importante sport) e dei suoi quattro amici, pronti a partire per un viaggio che, probabilmente, nessuno di loro dimenticherà. Un inizio come un altro, insomma, per un’avventura insieme a i Pokèmon, direte voi: sulla carta è così, difficile ammettere diversamente. Sono poi gli occhi, le orecchie e, solo più avanti, il cuore a capire che, questa volta, Game Freak e Nintendo si sono impegnati per creare una mutazione che vada oltre l’arte del gameplay, trasformando la regione di Kalos in un luogo diverso, insolito e stranamente pieno di vita, nel quale perdersi (letteralmente) e ritrovarsi insieme pronti a portare a termine una missione oltre le nostre aspettative ma mai distaccata da piccoli aspetti quotidiani.

Una casa che non è subito casa

Si viene colti subito da una strana sensazione fin da quando si mette il naso fuori dalla propria casa di Borgo Bozzetto: il nostro occhio non guarda il protagonista dall’alto, come Game Freak ci ha abituato da ormai quindici e più anni, ma da tre quarti, a volte da dietro, come in un gioco in terza persona, e la possibilità di camminare e correre in otto direzioni (anche senza scarpe da corsa, cosa graditissima) è già qualcosa di veramente nuovo, un duplicare i punti cardinali verso una comodità più naturale, che arriverà nel corso del gioco insieme ai pattini, a tratti però davvero scomodi, e alla bicicletta, i quali permetteranno un movimento in totale libertà, a 360°, con una fluidità davvero inedita. Peccato solo che, a tratti, Kalos reagisca ancora con le quattro direzioni nel suo codice genetico: rocce, alberi, porte, persone… Quasi tutto è accessibile o interattivo solo se osservato e avvicinato con precisione. Per questa ragione non si può che entrare a Kalos e restare spaesati, non solo per qualche secondo ma per minuti, ore, giorni, fino a che non si comprende quale mezzo usare in quale momento e finchè non si rimane sorpresi da tutto quello che Pokèmon X e Y hanno da offrire. Il primo starter, selezionabile tra i soliti tre elementi, fuoco, acqua e erba, viene, questa volta, regalato dai propri amici e solo successivamente, nella grande città di Luminopoli, si incontra il professore di turno, Platan, il quale ci offrirà un altro dono: uno starter della prima generazione! X e Y sembrano strizzare particolarmente l’occhio al pokèpassato facendoci incontrare molte vecchie conoscenze provenienti da tutta la storia Pokèmon già nelle prime zone di erba alta, anch’esse evolutesi in erba alta, erba molto più alta, lavanda e tulipani, chiaramente ognuna con differenti incontri per ogni percorso. Tutto questo perchè la stessa Kalos non è una normale regione Pokèmon ma è la prima di ispirazione occidentale, più precisamente europea e, ancora più precisamente, francese: si può guardare, per esempio, alla immensa e meravigliosa Luminopoli, con tutti i suoi caffè, i saloni di moda, le abitudini sgargianti e la grande torre come a una Parigi videoludica, colorata e frizzante.

Quando si entra nei primi cespugli, invece, o quando si combattono i primi allenatori si notano le prime, grandi differenze: finalmente i combattimenti guadagnano una vitalità inusitata, ogni frammento di sentiero diventa un palco energico dove tutte le caratteristiche di titoli come Pokèmon Stadium o Colosseum vengono recuperate e riscritte con nuove animazioni, nuovi indicatori e modelli migliorati; un evidente passaggio dalla pura interfaccia a una sorta di piccolo spettacolo, ora con ancora più sfaccettature se si considera l’aggiunta delle Lotte Aeree, alle quali possono prendere parte solo determinati Pokèmon volanti, e dei gruppi di Pokèmon selvatici, alcuni dei quali caratterizzati con decisi colpi di genio davanti ai quali non si può che sorridere compiaciuti. E’ nelle sfide che si incontrano, come sempre, nuove mosse e nuove abilità oltre a un nuovo tipo di Pokèmon, il tipo Folletto, immune ai draghi e debole ad acciaio e veleno: un insieme di scelte singolari che, applicate a creature vecchie e nuove, permettono una nuova serie di appassionanti strategie. La faccia occidentale di Kalos, tuttavia, non si ferma solo alla costruzione degli scenari e delle città: parlare con i vari personaggi non giocanti, questa volta ancora più essenziale, fa emergere tratti distintivi e abitudini tipici del dire e del fare europeo, con l’apparizione di un curioso sistema di mance da donare a chi si è rivelato più utile della norma. Tornano anche le bacche, con un orto completamente dedicato alla loro crescita e con il quale sperimentare grazie a inediti metodi di cura, fertilizzanti, innesti e mutazioni, oltre a dover lottare contro le erbacce e diversi coleotteri, pronti a divorare il nostro raccolto. Tutti i menù sono stati migliorati e velocizzati e ogni aspetto, dalla gestione dei box del PC fino allo spostamento di Pokèmon e strumenti, è stato reso più fluido, più vicino a quelle che sono le nostre ormai quotidiane abitudini con i tablet e tutti gli altri dispositivi mobili touch: niente più comandi meccanici, insomma, spesso e volentieri toccare e trascinare velocemente è la risposta a tutti i problemi! Possibile che non sia ancora finita? Lo schermo inferiore è casa continua di tre eccellenti applicazioni: il PSS (Player Search System), per ora testato solo in locale, che permette scambi e lotte veloci con altri allenatori presenti nei paraggi; Pokè-io&te, strumento a la Nintendogs con il quale giocare insieme a un Pokèmon della propria squadra per migliorare il proprio rapporto con lui e, da ultimo, lo spettacolare Super Allenamento Virtuale, una sorta di buffo simil-sparatutto in terza persona che permette un allenamento mirato di alcune statistiche dei Pokèmon della propria squadra. Avete letto bene, allenamento mirato: per la prima volta in un gioco della serie è disponibile una rappresentazione visiva dei Punti EV, croce e delizia di tutti gli allenatori più smaliziati! Non ha sicuramente la precisione di una tabella numerica ma se si pensa che, fino a quest’oggi, tutto era abbandonato a calcoli esterni al gioco senza il minimo aiuto è senz’altro una gran cosa! … C’è ancora altro? Certo! Arrivano le megaevoluzioni, stadi temporanei durante i quali determinati Pokèmon possono cambiare forma e tipologia, ed è addirittura possibile personalizzare il proprio protagonista con nuovi vestiti, accessori e tagli di capelli… Insomma, molto di Pokèmon, un po’ di Nintendogs e un po’ di Animal Crossing: Nintendo e Game Freak costruiscono la varietà attorno alla loro stessa storia.

Nato per le due dimensioni

Abbiamo già parlato dei colori, della vitalità degli scenari e dell’adrenalina delle battaglie, finalmente palcoscenici e non semplici scritte e barre colorate… Si potrebbe guardare a tutto questo solo come un ovvio sviluppo estetico ma, curiosamente, è più efficace ed idoneo parlare di stile: ricolorare Kanto o Jotho con gli stessi pennelli non avrebbe ottenuto lo stesso effetto proprio perchè Kalos possiede un carisma nostrano che le altre regioni non hanno, una struttura che predispone a tempistiche diverse, alle quali non siamo abituati e delle quali siamo pronti ad innamorarci. Lo stesso vale per le musiche: si tratta, probabilmente, della colonna sonora più creativa e insolita dai tempi della seconda generazione su GameBoy, con tracce che finalmente sfruttano le possibili complessità strumentali del Nintendo 3DS, forse più difficili da fischiettare e più semplici da rimuovere dalla propria mente ma indubbiamente più fascinose se paragonate alle generazioni recenti: rock violenti, le trombe epiche tipiche della serie, qualche spruzzo di dubstep in qua e in là (ok, siete legittimati a non gradire quest’ultima sfaccettatura) per una colonna sonora che, nel suo insieme, riflette magnificamente il clima pregno di arte che regna in tutta l’avventura. Nota negativa, purtroppo, è però la terza dimensione, attiva solo durante gli scontri e in certi scenari: alzate lo slider e vedrete il frame rate calare in maniera devastante, distruttiva. Viene quasi da pensare, e non è da escludere, che Pokèmon X e Y siano nati con in mente il 2DS: è una svista grave, se vogliamo, ma resta solo una svista in quanto l’atmosfera è, di per sé, talmente piena di stile che del gimmick della terza dimensione non se ne sente minimamente la mancanza. E delle funzioni online? E lo Streetpass? Tranquilli, ci sono… Ma per il momento non vogliamo rovinarvi nessuna sorpresa!

Conclusioni

Cura, novità, sorprese: Pokèmon X e Y è un titolo rivoluzionario per moltissime ragioni, non solo quelle immediatamente legate a un gameplay che non riesce a diventare stantìo nemmeno per caso e per sbaglio ma anche, e soprattutto, perchè Game Freak e Nintendo sapevano bene che dovevano proporre più di un’idea, più di un concept per tirare dentro qualche gradito soldo, e ci sono riusciti perfettamente. Il gioco lascia spaesati tante sono le differenze, piccole o grandi, coi predecessori e Kalos è un luogo che trasuda stile da ogni dove e, tra un grind e l’altro sui nostri pattini, ci si accorge che la serie continua ad avere tantissimo da dare, specie se la si guarda con l’occhio di chi, dai Pokèmon, vuole sempre imparare qualcosa. L’occhio attento e aperto alla scoperta. Un occhio che ora ha molte più ragioni e molti più strumenti per maturare la propria passione, sfruttare le potenzialità e mettere in pratica calcoli su calcoli, seguendo una narrazione di prim’ordine (grande regalo non scontato) e tante, quasi troppe sorprese e colpi di genio. Una cura che riesce a ripristinare un fascino che, da qualche tempo, andava sopendosi: è tempo di catturarli tutti, di nuovo, specie se si è accompagnati passo dopo passo in modo così amorevole.

CI PIACE

+ Aggiunte minime solo all’apparenza: la profondità, per chi la vuole, è eternamente presente\n+ Kalos è un mondo estremamente vitale e più vicino alla nostra cultura, segno che l’Europa è stata studiata con impegno\n+ La prima rappresentazione grafica dei Punti EV è una manna dal cielo\n+ Vivere l’avventura insieme agli altri allenatori non è mai stato così semplice

NON CI PIACE

– Il frame-rate è sgretolato dal 3D… Meglio lasciarlo spento sempre.\n- Le novità possono farti sentire spaesato.

Conclusioni

Kalos è viva, il suo cuore pulsa con fervore e così quello di tutti gli allenatori che la percorrono insieme ai loro Pokèmon, passo dopo passo. Un percorso a tratti spaesante, pieno di piccole, grandi novità e con una profondità tale da offrire, da sola, una buona ragione per insistere e giocare per bene, senza buttare via un secondo. Non è ancora l’avventura definitiva, ma il passo è breve. Peccato per il pessimo utilizzo della terza dimensione, ma è un problema da nulla se si considera la bellezza dell’insieme.

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