Sly Cooper: Ladri nel Tempo – Recensione

Sly Cooper: Ladri nel Tempo è ciò che non ti aspetti: uno Sly della generazione videoludica passata. Scansando infatti l’evidenza che il gameplay e l’impianto poligonale su schermo sbattono in faccia al giocatore ricordi dell’era PlayStation 2, con raggiante disinvoltura risulta lampante come la tematica chiave di questo capitolo non sia solo il viaggio nel tempo, bensì un autentico ritorno alle origini della serie.

Non c’è tre senza quattro

La nuova avventura di Sly e compari riparte con un doppio salto carpiato all’indietro nel continuum spaziotempo ad opera del team di Sanzaru Games. E il filmato introduttivo opzionale all’inizio del gioco lo dimostra: al termine delle vicende di Sly 3: L’onore dei ladri la vita del procione ladro subisce una svolta inaspettata perché questi, fingendo un’amnesia, riesce a scampare all’arresto della fidanzata poliziotta Carmelita Montoya Fox. I restanti membri della banda proseguono per le proprie strade, ciascuno dedicandosi ad attività congeniali. Ma quando le scritte sulle pagine del Thievius Raccoonius (il tomo che descrive minuziosamente tecniche ed imprese dei suoi avi) incominciano a cancellarsi, Sly è costretto a riprendersi il bastone appeso al chiodo tornando così alla vita criminale . L’unica spiegazione plausibile di Bentley (la tartaruga che rappresenta il "cervello" della banda) è che qualcuno stia cambiando il passato, pertanto bisogna viaggiare indietro nel tempo al fine di rimettere le cose a posto. Consideratela un po’ la versione cartoon di Ritorno al Futuro con animali antropomorfi e la De Lorean trasformata in furgone, nel caso vi sia sfuggita l’ovvia citazione presente nel gioco.

La banda (s’al)larga

Sly Cooper: Ladri nel Tempo è ciò che non ti aspetti: uno Sly dalle molteplici possibilità. Sorvolando infatti sulla struttura ibrida platform-stealth che ha già contraddistinto i precedenti capitoli, risulta evidente come gli antenati del procione (accompagnati dai membri della banda di Sly) siano di nuovo la chiave di volta sulla quale viene scaricato il peso dell’intera esperienza ludica. Ladri nel Tempo presenta ben cinque ambientazioni storiche distinte (escludendo la Parigi del presente, che apre e chiude l’avventura) ciascuna caratterizzata da un proprio hub centrale, un covo nascosto in ogni era temporale dal quale selezionare la missione disponibile con il personaggio di turno o perché no, giocare a ping-pong. Raramente infatti viene presentata al giocatore la possibilità di scegliere l’ordine di quest’ultime che resta di fatto una successione lineare al pari di un rettilineo autostradale.

L’alternanza dei personaggi (a volte persino all’interno della stessa missione) muta, seppur non radicalmente, il gameplay: se prima si controllava Sly oppure un suo avo districandosi tra piattaforme, trappole e guardie nel tentativo di raggiungere il punto designato nel livello, capita di ritrovarsi improvvisamente nei panni di Bentley, intenti a pedinare un nemico oppure ad effettuare l’hacking di terminali (operazione che vede il giocatore costretto a portare a termine uno dei tanti minigiochi presenti: da shoot’em’up a scorrimento a labirinti all’interno dei quali bisogna condurre in sicurezza entro un certo tempo limite una sfera, muovendo esclusivamente la base sulla quale poggia mediante oscillazioni del DualShock 3 o di PS Vita). O ancora, l’impiego di Murray e Carmelita in alcuni scontri con i boss e varianti di rythm game musicali.

I momenti più spassosi sono quelli affidati al talento comico di Sly, un personaggio davvero espressivo, capace di creare situazioni ludiche semplicemente sgattaiolando dietro un nemico per borseggiarlo o muovendosi furtivamente su funi e pareti. L’apice si raggiunge però con gli antenati di Sly, ciascuno in grado di utilizzare un paio di tecniche esclusive: il pistolero fuorilegge Tennessee “Kid” Cooper sfrutta il suo bastone / pistola per colpire interruttori distanti con una specie di bullet time sulla falsariga di Red Dead Redemption, mentre il ninja Rioichi può effettuare salti dalla portata maggiore per raggiungere appigli altrimenti inaccessibili. Ad un già ricco repertorio di mosse speciali e personaggi si aggiungono i costumi di Sly, uno per ciascuna epoca proprio come i suoi avi.

Abbiamo così lo Sly samurai in grado di resistere alle fiammate e deflettere i colpi infuocati con il suo scudo oppure il costume dell’arciere per scagliare frecce munite di corda in modo da creare passaggi tra due piattaforme distanti. Tutte meccaniche introdotte man mano che s’avanza nel gioco e sfruttate appieno nell’ambientazione d’origine, ma delle quali Ladri nel Tempo sembra completamente dimenticarsi non appena si raggiunge il successivo periodo storico. Persino alcune battaglie contro gli stereotipati boss sono più ispirate di altre, che porterebbe a pensare ad una certo deficit creativo durante lo sviluppo del gioco.

Déjà vu

Sly Cooper: Ladri nel Tempo è ciò che non ti aspetti: uno Sly vecchia scuola. Lo svolgersi della striminzita trama principale avviene attraverso scene di intermezzo cartoon o realizzate direttamente con la grafica cel-shading del motore di gioco, situate all’inizio, alla fine e persino durante le missioni. Che sarebbe pure accettabile se quest’ultime non fossero afflitte da lunghissimi caricamenti, spezzando il ritmo e mettendo a dura prova la pazienza del videogiocatore. Quantomeno a tenere a bada la frustrazione ci stanno i frequenti checkpoint, anche tra una fase e l’altra di un combattimento contro i boss, probabilmente nel tentativo di rendere l’esperienza più accessibile ai giocatori meno abili.

Non ci si spiega però il tempo impiegato a caricare l’area principale di ogni era temporale. Uno dei piaceri dei capitoli precedenti del franchise era quello di arrampicarsi sull’edificio più alto per ammirarne il panorama. Sensazione che a malincuore non ha la stessa intensità in Ladri nel Tempo. Scansando infatti l’evidenza di un’apparente sensazione di libertà dovuta all’ampia mappa, il titolo di Sanzaru Games ripropone in ciascuna di esse ambienti vuoti dal design raffazzonato e spoglio, popolate da appena una manciata di tipologie di avversari ed innumerevoli oggetti collezionabili disseminati a casaccio. Lo scopo di essi è presto detto: allungare la già stiracchiata longevità di Ladri nel Tempo. Raccogliete almeno trenta bottiglie in un’era cronologica e potrete aprire la cassaforte, collezionate quanti più simboli di Sly trovate per sbloccare alcuni "extra" dall’apposito menù di gioco e non dimenticatevi dei rarissimi tesori da riportare al covo entro un tempo limite e senza subire alcun danno durante il tragitto!

Chi ha tempo ha Vita

Sly Cooper: Ladri nel Tempo è ciò che non ti aspetti: uno Sly multipiattaforma. L’integrazione con la console portatile di Sony in un colpo solo rinfresca l’ecosistema di Playstation Vita e si affranca dai limiti intrinseci della controparte "da salotto". Tralasciando l’evidente vantaggio economico del Cross-buy, sono le altre due funzionalità incrociate a sorprendere piacevolmente: sincronizzare i salvataggi tra le due versioni del gioco (potendo così ad esempio incominciare il gioco su PS3, ricominciare dall’ultima posizione raggiunta su PS Vita mentre si è in viaggio per proseguire di nuovo sulla console casalinga una volta tornati a casa) e l’impiego della console portatile come schermo aggiuntivo a mo’ di GamePad di Wii U. Sfruttando la realtà aumentata questa funzione permette infatti di scansionare l’area di gioco circostante alla ricerca dei segreti collezionabili già citati in precedenza. L’unica differenza riscontrata tra le versioni PS3 e PS Vita, risiede in un frame rate dimezzato e alcuni filtri grafici presenti che nella versione portatile diminuiscono notevolmente l’effetto cel-shading dei personaggi.

Conclusione

Alle fine Sly Cooper: Ladri nel Tempo è proprio ciò che ti aspetti: uno Sly in linea con i capitoli precedenti, un gioco che mantiene le idee già viste in precedenza (in alcuni casi espandendole) senza però provare realmente a svecchiare ed innovare il brand. Un quadro che varrebbe la pena ammirare almeno una volta, anche solo per solidarietà nei confronti di sviluppatori pressoché misconosciuti… perché non crederete che le imprese criminali di Sly e soci terminino qui, vero?

CI PIACE

– È un gioco in linea con i capitoli della serie per PS2\n- Tante missioni e minigiochi legati ai compari ed antenati di Sly\n- Ottima integrazione della versione PS3 con PlayStation Vita

NON CI PIACE

– Troppi caricamenti dalla durata biblica\n- Tecnicamente ricorda un gioco della generazione Playstation precedente\n- La storia e i dialoghi sembrano usciti da un cartone animato Disney anni ?80\n- Design di alcuni livelli e ambientazioni meno ispirato di altri

Conclusioni

Sly Cooper: Ladri nel Tempo è un gioco che tiene fede in primo luogo alle aspettative dei fan della serie, grazie al nutrito cast di personaggi proposti. Ma al tempo stesso si rivela un titolo accessibile a chiunque, in forza di un gameplay vario con elementi aggiunti in modo incrementale che, insieme alla moltitudine di minigiochi, garantisce così una longevità sorprendente.

7.8Cyberludus.com
Articolo precedenteThe Walking Dead: Survival Instinct – Recensione
Prossimo articoloNano Assault EX – Recensione
Redazione
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.