God of War: Ascension – Recensione

Un’impresa epica

Un inizio anno all’insegna dell’azione e dell’avventura questo 2013. Abbiamo salutato le feste con l’arrivo di DMC-Devil May Cry, in attesa di febbraio con Dead Space 3 e Metal Gear Rising: Revengeance. La seconda settimana di marzo l’abbiamo passata in compagnia di Lara e Tomb Raider. Nemmeno il tempo di riprenderci ed ecco sulla nostra scrivania una copia fiammante di God of War: Ascension tutta da provare e sviscerare! E capirete che non stiamo mica parlando di un titoletto qualunque. La serie God of War, nata nel 2005 su Playstation 2, rappresenta una delle killer application Sony più amate dal pubblico e invidiate dalla concorrenza. Il fulcro di tale successo va ricercato indubbiamente nell’atmosfera regalata dalla mitologia greca e dalla fervida fantasia del team Santa Monica, ma anche e soprattutto nel protagonista, Kratos, l’anti-eroe per eccellenza, la cui spietata forza bruta è pari solo al suo dolore e alla sua condanna. Una tragedia greca fatta in pixel, impreziosita da un comparto tecnico sempre pronto a sfidare gli standard tecnici (su PS2, PSP e PS3), una regia cinematografica nata per stupire e un gameplay all’insegna dell’azione e della brutalità, che ancora oggi rimane una formula che non accenna a cambiare, ma nemmeno a stancare se per questo. Eppure, dopo ben cinque titoli (più uno per cellulari), pensavamo che la serie avesse ben poco da svelare ancora. Grosso errore. E’ stata una grande sorpresa l’anno scorso leggere l’annuncio da parte di Santa Monica Studio e Sony, che un prequel della storia sarebbe arrivato su Playstation 3, che sta vivendo i suoi ultimi anni di vita sfornando di tutto e di più. Ma riuscirà Ascension a sorprenderci con rivelazioni inedite, un comparto tecnico superiore al terzo capitolo e con una giocabilità migliorata? Mettetevi comodi e scopritelo insieme a noi attraverso un tuffo nel passato che difficilmente dimenticherete.

Troppa fretta di andare avanti..

Come accennato sopra, Ascension rappresenta il prequel ufficiale della serie e si colloca addirittura anche prima di Chains of Olympus. Inizialmente pensavamo che avremmo giocato (almeno per una piccola porzione di gioco) nei panni di un umanissimo e mortalissimo Kratos, non ancora corrotto dalla maledizione orchestrata dalla beffa del dio della guerra. E invece no, il gioco inizierà con il protagonista ricoperto dalle ceneri bianche e dal marchio che lo distingue. Facciamo un passo indietro (anche se sarebbe più corretto dire "avanti") per introdurre la storia ai lettori che si avvicinano per la prima volta alla serie. Come la tradizione spartana vuole, Kratos è nato e cresciuto in un ambiente duro e spietato, dove combattere rappresenta la prima regola. Diventato un soldato temprato dal dolore (in Ghost of Sparta scopriremo che la separazione dal fratello Deimos in giovane età, contribuirà non poco a far nascere l’odio dentro di lui), Kratos diventerà presto un prode e acclamato generale di Sparta, crudele in battaglia, ma premuroso nei confronti di sua moglie e sua figlia, Calliope. Ma la sua cieca ricerca di onore e gloria attraverso le battaglie, lo costringerà ad invocare l’aiuto del Dio della guerra, Ares, che gli conferirà poteri sovraumani, ma ad un triste prezzo. Accecato dalla sete di vittoria e imbevuto momentaneamente di potere divino, Kratos commetterà azioni atroci, indimenticabili, che lo porteranno a odiare se stesso e gli olimpici per tutta la vita. Esattamente da qui inizia la nostra storia ed è per questo che ci tenevamo a delucidarvi sugli eventi precedenti. Il primo difetto del gioco lo si trova proprio nella mancanza di informazioni fondamentali necessarie per coloro che non hanno giocato il primo capitolo. Essendo un prequel ci saremmo aspettati di impersonare almeno per qualche livello un Kratos umano, non ancora divenuto Fantasma di Sparta, magari impegnato nelle sue battaglie "terrene", tra eserciti da sconfiggere e una famiglia a cui pensare. Le rivelazioni sul passato di Kratos sono qui davvero poche, compresi l’odio nei confronti di Ares e i rapporti con moglie e figlia, solo accennati grazie a qualche raro filmato.

Patto di sangue

Nonostante la delusione iniziale, la trama portante inizia però a rendersi interessante dopo qualche ora di gioco: attraverso una narrazione come sempre magistrale con tanto di filmati realizzati sia con la grafica di gioco che in stile fumetto ricercato (come nel terzo per intenderci), scopriamo poco a poco (tra un tuffo nel passato e un altro), che Kratos vuole a tutti i costi sciogliere il legame di sangue con Ares dopo quanto accaduto. Scopriremo infatti che il crudele dio della guerra non ha certo favorito Kratos per pura compassione, ma semplicemente perché il nostro eroe fa parte di un piano decisamente più oscuro e più grande. Come insegna la storia del Centinane Briareo, un patto con un dio non può essere sciolto cosi facilmente nell’antica Grecia: per gli spergiuri la pena da pagare è la vendetta delle Furie (o Erinni). Le tre sorelle, Megera, Aletto e Tisifone, puniscono senza sosta i colpevoli, e non solo attraverso torture fisiche atroci, ma anche corrompendone la mente con allucinazioni talmente reali da perdere il contatto con il presente. Solo gli occhi dell’Oracolo, nascosti nella pericolosa isola di Delo, potranno far luce e chiarezza nella mente di Kratos e dargli cosi una possibilità per sconfiggere le tre sorelle. In questo nuovo tassello, facciamo la conoscenza di personaggi inediti, pronti ad aiutare o a far cadere il nostro protagonista, forte e determinato, ma ancora in buona parte "umano" per ciò che riguarda i sentimenti e la propria concezione del bene e del male. La storia ci mette un po’ a carburare, per risultare verso la metà del gioco intrigante e interessante, grazie soprattutto alla regia cinematografica e agli scontri epici, che coprono la povertà della sceneggiatura. Piccola nota personale: avremmo tanto gradito rivedere gli olimpici in questo capitolo, come Zeus, Poseidone, Atena o Ares. Invece no, l’intera storia è incentrata tutta sulle Furie. Un prequel offre possibilità incredibili di solito, ma a quanto pare Santa Monica ha deciso di concentrarsi solo sullo stretto necessario. Badate: la storia è "made in God of War", perciò vi prenderà fino alla fine ma, semplicemente, non risulta "epica" come quelle dei tre capitoli principali e compie dunque un passo indietro, pur rivelandosi avvincente e degna di far parte del grande mosaico iniziato nel 2005.

God of pixel

Tecnicamente, pensavamo che la serie non avrebbe potuto certo superare gli standard raggiunti da God of War 3. Invece Ascension, pur non raggiungendo una differenza abissale (come fu tra il primo e il secondo capitolo per intenderci), migliora e perfeziona a dovere quanto ereditato dal passato. Le differenze si vedono anzitutto dal modello poligonale di Kratos, adesso più rifinito e dettagliato: basti vedere i particolari impressi nella tunica che indossa o nelle espressioni facciali e nelle imperfezioni delle pelle, davvero realistiche. Gli scenari sono ancora una volta ricchi di atmosfera, e nonostante i limiti delle barre invisibili e la linearità dei livelli, si ha sempre l’impressione di vivere in uno mondo enorme, dove noi siamo solo misere pedine vulnerabili. Rispetto al terzo capitolo, le ambientazioni sono molto più varie, a tal punto che ci hanno ricordato, sia per la diversificazione che per le inquadrature, i primi due capitoli. Si passa dalla prigione (letteralmente) vivente del Centinane Briareo alla città di Delfi fino all’isola di Delo, passando da terra, mari, montagne innevate e foreste lussureggianti. Non manca proprio nulla. Se proprio dobbiamo essere pignoli abbiamo riscontrato qualche leggera sbavatura in alcuni scenari (qualche texture sgranata e occasionali cali di frame per lo più), ma davvero, parliamo di bazzecole in confronto al ben di Dio tecnico che Ascension offre. Avremmo però gradito più interazione con lo scenario: solo alcuni elementi sono distruttibili, e vedere Kratos incapace di sfondare una precaria porta di legno fa davvero storcere il naso. Il design dei nemici accoglie tante vecchie conoscenze, ma anche nuovi arrivati, tra cui spiccano i soldati-capra ed elefante e le nuove Meduse, decisamente più sgargianti. Qualche calo di stile per ciò che riguarda alcuni nemici (i soggiogati di Megera in pratica), decisamente meno "mitologici", ma la tanta varietà va comunque apprezzata. E poi ci sono naturalmente i boss di fine livello, imponenti e protagonisti di battaglie come sempre spettacolari. Il tutto scorre con una fluidità incredibile anche nelle fasi più concitate. Ottimo il comparto sonoro, che non si limita a riciclare i vecchi ma instancabili pezzi della serie, ma ne aggiunge di nuovi davvero molto ispirati. Magistrali i doppiaggi in italiano di Kratos e della voce narrante, meno ispirati quelli di alcuni personaggi secondari, a tratti troppo forzati rispetto al contesto. Tuttavia siamo rimasti delusi da alcune magagne tecniche: le musiche infatti in certi punti "spariscono", lasciandoci in silenzio durante i combattimenti. Speriamo vivamente che Sony rilasci quanto prima una patch.

Solo contro tutti..

I trenta livelli che compongono la campagna principale di Ascension, rappresentano un mix perfetto di esplorazione, fasi platform e azione cruenta. Ma andiamo con ordine. Kratos è adesso più agile (sarà perché essendo un prequel lo ritroviamo più giovane!?): corre in maniera più spedita, a tal punto che può effettuare un leggero e breve sprint premendo L3 ed effettua un doppio salto prolungato, molto utile per superare baratri di media distanza. Le sue doti atletiche si rivelano migliorate anche nelle scalate "alla Uncharted" adesso leggermente più fluide e spedite rispetto al terzo capitolo e decisamente più frequenti. L’esplorazione sarà fondamentale in questo capitolo per raggiungere zone lontane e per recuperare reliquie antiche che potrete usare solo nella seconda partita di gioco. Nel vostro peregrinare vi imbatterete spesso e volentieri in alcuni enigmi da risolvere: abbiamo notato che, rispetto al passato dove i rompicapo erano praticamente elementari e facilitati dall’uso delle nostre lame, in Ascension richiedono un minimo di materia grigia per essere risolti. Non parliamo certo di sezioni da non dormirci la notte, ma vi assicuriamo che perderete molto tempo a concentrarvi su possibili soluzioni assurde partorite dalla vostra mente, quando invece la risposta è proprio davanti a voi. Come supporto per gli enigmi quanto dei combattimenti, arrivano situazioni e abilità inedite e davvero interessanti. Anzitutto i fumi e il medaglione di Uroboro, capaci sia di riportarci indietro nel tempo, ma anche e soprattutto di ricostruire o distruggere un oggetto o una costruzione. Tutto questo si traduce nella possibilità di cercare vie alternative nel passato o di ricostruire un passaggio precedentemente distrutto. Il potenziale era infinito ma gli sviluppatori, a nostro avviso, non lo hanno sfruttato a pieno. Ci sono anche altre abilità, come la capacità di Kratos di sdoppiarsi e qualche altra meno riuscita e utilizzabile sono alla fine del gioco. Abbiamo avuto l’impressione che tali abilità siano state messe a forza e quindi non snocciolate e implementate al 100% nella formula di gioco. Una maggiore attenzione avrebbe reso l’esplorazione, le fasi platform e gli enigmi davvero unici. Ma passiamo ai combattimenti, il vero cuore pulsante di tutta la serie. La formula, seppur con qualche novità gradita, rimane (per fortuna) la stessa. Kratos è in grado di sferrare un attacco leggero con Quadrato ed uno pesante con Triangolo grazie alle sue fide Lame del Chaos, a lui donate da Ares, che ricorderanno per sempre a Kratos i propri indicibili atti. Oltre agli attacchi di base, potremo rendere le nostre combo ancora più cruente tenendo premuto il tasto LI (che da solo funziona come tasto parata), mentre sfruttiamo Quadrato, Triangolo e X. Daremo il via a danze mortali, nelle quali faremo scempio dei nostri nemici. Il sangue sul corpo del protagonista e le frattaglie per terra, sono solo un piccolo esempio del livello di violenza di questo titolo. Ma passiamo alle novità: con il tasto R1 Kratos lancerà le proprie catene su un nemico (non corazzato o che non sia un boss ovviamente), agganciandolo e attirandolo a sé. Potrete cosi decidere se lanciarlo contro altri nemici o finirlo attraverso fatality spietate. Con il tasto Cerchio potrete (a mani nude) sferrare calci, oppure utilizzare le armi rilasciate dai nemici, come spade, lance e mazze, strumenti abbastanza validi e che non sono soggetti all’usura. Potrete liberarvene o impugnandone un’altra oppure effettuando un attacco finale con L1 e Cerchio. Le consideriamo armi accessorie dato che non esistono armi secondarie, ma non temete! Questa scelta è stata fatta per rendere le capacità delle Lame del Chaos ancora più versatili: entrerete presto in contatto con diversi bracieri nei quali potrete infondere nelle vostre lame i poteri degli olimpici: Zeus, Poseidone, Ade e Ares. Ogni potere contraddistingue le lame con un colore diverso, e potete passare dall’uno all’altro con i quattro tasti direzionali. Ogni potere vanta le proprie caratteristiche e per certi aspetti si ha come l’impressione di utilizzare armi diverse, grazie alla forza del fulmine, del ghiaccio, del fuoco e delle anime dannate. Inoltre confessiamolo: nei cinque capitoli precedenti, nonostante le armi secondarie, abbiamo sempre e solo usato le Lame (eccezion fatta per la mitica spada dell’Olimpo!). Ognuna delle quattro lame vanta un attacco magico speciale premendo il tasto R2. Aggiungerete slot della magia e aumenterete la barra della vita scovando Occhi della Gorgone e Piume di Fenice nascosti negli scrigni bianchi, senza dimenticare quelli rossi, verdi e blu, utili per rigenerarsi e accumulare anime. Armi e reliquie potranno essere potenziate grazie alle anime che assorbirete in combattimento. Oltre alle sfere rosse, i nemici rilasceranno quelle d’oro, che aumenteranno l’indicatore della furia. La furia sale grazie agli attacchi non interrotti: raggiunto il culmine e premendo L3 ed R3, effettuerete un attacco speciale. Immancabili naturalmente le sequenze quick time event: ma per fortuna in questo capitolo però non si limitano solamente a costringervi a premere i tasti impressi su schermo, ma anche di prevedere le mosse di alcuni nemici ed eluderle spostandovi al momento giusto, evitando cosi o la morte o la ripetizione dell’ultima sequenza animata. E la cosa ci è piaciuta molto. Distraggono dai combattimenti di tanto in tanto anche le fasi scriptate, che vedono Kratos affrontare rapide discese lungo lastre di ghiaccio, montagne e passaggi pieni di strapiombi da saltare. Il livello di difficoltà si mantiene su livelli normali a difficoltà standard: i nemici vantano i propri attacchi a seconda della categoria, ma la nostra schivata con R3 risulta provvidenziale nella maggior parte dei casi. Piccola curiosità dell’ultimo minuto: sappiate che nei forum di tutto il mondo ha sollevato polemica un passaggio particolare verso la fine del gioco, La Sfida di Archimede. Qui la difficoltà sale all’improvviso e soprattutto non ci sono scrigni con sfere verdi e checkpoint. Il disagio è stato tanto che Santa Monica ha comunicato il rilascio della patch per abbassare la difficoltà del livello in questione. Nel frattempo, il nostro consiglio è: finite i nemici con le fatality una volta indeboliti (apparirà una barra rossa sopra la testa del nemico). Cosi avrete più possibilità che essi rilascino sfere verdi. Inoltre, il doppio salto di Kratos consente di effettuare più attacchi aerei rispetto al passato (tenendo premuto Triangolo rimarrete in aria per diversi secondi), e questo è un bene dato che la maggior parte dei nemici rimane a terra vista l’imponenza. Saltare e schivare! Nonostante i capitoli della campagna siano ben 30, terminerete la storia nel giro di otto ore circa, sbloccando costumi, filmati, un nuovo livello di difficoltà e l’opzione Nuova Partita +.

.. e in compagnia in nome dell’Olimpo!

Oltre alle migliorie nella formula del gameplay, la più grande novità riguarda il multiplayer, inedito nella serie, a tal punto che ha creato inizialmente diverse polemiche tra i fan più accaniti. Possiamo invece assicurarvi che l’online è un ottimo modo per allungare la longevità di questo titolo, dato che lo abbiamo trovato sinceramente divertente. Verrete accolti da un filmato importante della campagna principale. In questa sezione avrete la possibilità di creare da zero il vostro alter-ego assegnandolo ad una determinata divinità da scegliere tra Zeus, Ade, Ares e Poseidone. Ogni divinità offre magie e caratteristiche diverse da sfoggiare in battaglia. Dopo una dimostrazione del vostro valore su campo inizierà la vera sfida. Ogni sfidante è in grado di ottenere, round dopo round, sia pezzi dell’equipaggiamento sia le tecniche di combattimento, mano a mano sempre più efficaci e complesse. Durante le sezioni online, ogni partecipante sarà contrassegnato da un’aura colorata. Pochi errori e sarete a terra in un bagno di sangue. Dopo aver dato prova del vostro valore potrete scegliere se allenarvi, o entrare in partite già in corso, sia da due, che da quattro che da otto giocatori. Potrete scatenarvi sia con i classici deadmatch a squadre che sopravvivere in tutti contro tutti, per sentirvi come se foste in una battaglia, ma anche con Cattura la Bandiera o alla conquista degli altari. Annunciata all’ultimo minuto, abbiamo trovato anche una simpatica modalità cooperativa a due giocatori, con la quale affronterete sfide impossibili in compagnia di un amico. Vista la natura estremamente "single player" di God of War, possiamo solo essere felici nel constatare che la campagna multi non è solo accessoria, ma una vera e propria componente ben realizzata e soprattutto divertente, capace di avvicinare anche i profani.

Conclusioni

Avrete già sbirciato il voto da noi assegnato, perciò avrete anche intuito che il potenziale di questo titolo è davvero alto. E infatti ci teniamo a dire che God of War: Ascension rappresenta un validissimo capitolo della saga che va ad aggiungersi ai cinque episodi della serie Santa Monica. I suoi punti di forza sono naturalmente una regia cinematografica di prim’ordine sia nelle cutscene che nelle sequenze di gioco, un comparto tecnico da urlo (anche se con qualche piccola sbavatura) e un gameplay migliorato e sempre profondo e intrigante, con l’introduzione del multiplayer che ci ha convinto. Tuttavia la trama, seppur coinvolgente fino alla fine, non raggiunge quel patos e quell’atmosfera epica che tanto abbiamo amato nella trilogia principale. Anche alcune novità introdotte che risultano interessanti, non sono state sfruttate a pieno, come se gli sviluppatori avessero avuto fretta di lanciare il prodotto sul mercato. In sintesi: Ascension è un ottimo titolo e degno capitolo della serie, che cattura tantissimo, ma senza eccellere. Non è un capitolo rivoluzionario e rivela ben pochi segreti del passato burrascoso custoditi nella memoria del tormentato Kratos. Nonostante questo rimane indubbiamente un prodotto sopra la media, imprescindibile per gli amanti della serie e invitante per chi si avvicina per la prima volta. L’ultimo capitolo di questa generazione di console Sony che si unisce ad una collana ludica senza tempo e dall’irresistibile fascino.

CI PIACE

Kratos è uno dei personaggi più amati nella storia dei videogiochi
Comparto tecnico a tratti davvero incredibile
Gameplay mozzafiato, grazie a modifiche al sistema di controllo e a divertenti trovate come quick time event migliorate, enigmi interessanti e fasi scriptate
Per certi aspetti ricorda i primi due episodi
Il multiplayer prende di brutto!
La storia riserva alcuni momenti importanti e toccanti..

NON CI PIACE

..ma sono davvero pochi e non abbastanza coinvolgenti da raggiungere l’epicità degli altri capitoli principali
Qualche piccola sbavatura tecnica, sia nel sonoro che nella grafica

Conclusioni

Un tuffo nel passato per l’anti-eroe per eccellenza, alla scoperta di “pochissimi” e oscuri segreti che hanno contribuito a rendere l’ambizioso condottiero spartano il terribile Fantasma di Sparta che tutti conosciamo. Con un comparto tecnico al top, un gameplay migliorato e l’introduzione del multiplayer, Ascension riporta alla ribalta la serie, ma celando male una storia coinvolgente, ma non epica abbastanza come ci si aspettava da Santa Monica Studio.

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