Ni No Kuni: La minaccia della Strega Cinerea – Recensione

Difficile parlare di Ni No Kuni senza prima chiedersi se, in un settore da sempre relegato a soddisfare un pubblico di nicchia, ci sia ancora spazio per un JRPG dalle atmosfere radicalmente diverse e prettamente retrò. Ma la risposta è un sonoro sì, perché bastano una manciata d’ore trascorse ad esplorare il mondo di Oliver e il suo “parallelo”, a testimoniare il ricco, colorato ed immaginifico stile dello Studio Ghibli che riesce a caricare il titolo di LEVEL-5 di un’irresistibile magia infantile.

Sei pronto a ‘ntrà nell’artro monno, ‘regazzì?

È fin troppo evidente che ogni elemento dell’alchimia dello studio d’animazione di Hayao Miyazaki sia presente in Ni No Kuni, a partire dall’ambientazione iniziale ancorata alla realtà quotidiana sino a fare la conoscenza con il verosimile personaggio principale, Oliver appunto. Un ragazzino tanto gentile quanto vivace originario di Motorville (piccola cittadina che sembra uscire dall’America del 1950), che non disdegna ogni tanto di prendere parte ad avventure spericolate. Analogamente a quanto accade nella maggior parte delle opere dello Studio Ghibli, Ni No Kuni racconta una storia di formazione, e infatti sin dai primi minuti di gioco sbattiamo il grugno contro la dura e cruda realtà del nostro mondo: un’innocente marachella di Oliver provoca la morte della madre, sconvolgendo la vita del ragazzo. Eppure bisogna trovare dentro di sé la forza per superare le avversità, come ribadisce Lucciconio in dialetto romanesco (lingua impiegata nella localizzazione nostrana per il Supremo Sire delle Fate col lanternino attaccato al naso e affini, un “tocco di classe” per così dire che mi ha ricordato l’esuberante localizzazione dei tempi di Final Fantasy IX) mentre ruba la scena perché effettivamente esiste un modo per cambiare gli eventi: avventurarsi nell’altro mondo (il Ni No Kuni del titolo) e salvare lo spirito affine (l’alter-ego del nostro mondo) della Grande Saggia Alicia sconfiggendo le malvagie macchinazioni del Genio Nero Shadar e della Strega Cinerea. Un viaggio lungo e periglioso, non soltanto fisico ma anche interiore, che grazie all’aiuto di Lucciconio (probabilmente il personaggio un più occasioni abbatte la quarte parete per interagire col videogiocatore, un po’ faceva il simpatico Yangus in Dragon Quest VIII di LEVEL-5iana memoria), Ester, Arsuino e altri comprimari acquisisce la maturità necessaria per essere a tutti gli effetti un perfetto adulto.

Aò, anvedi che roba!

Ni No Kuni resta soprattutto un’esperienza dagli alti valori produttivi e pertanto incamera prontamente tutti gli stilemi classici delineati da innumerevoli esponenti del genere che l’hanno preceduto, riuscendo nella non indifferente e titanica impresa di appagare chiunque sia alla ricerca di un videogioco di ruolo in tutto e per tutto simile a quello dei bei tempi andati. Ni No Kuni mette nel calderone molte delle cose che hanno contraddistinto i JRPG senza stravolgere al contempo le regole ferree del genere. Un impasto di rimandi ai migliori esponenti ruolistici giapponesi del passato e del presente che rappresenta la giusta via di mezzo sia per giocatori occasionali che appassionati di JRPG.

Una volta ottenuto l’accesso alla mappa dell’altro mondo ci accorgiamo di cosa il gioco vuole veramente offrirci: l’esplorazione come amore per la scoperta in sé stessa dove i secondi fini quali il raggiungimento del prossimo obiettivo cedono il posto a quello della conoscenza. Delle creature che scorrazzano liberamente (entrare in contatto con esse provoca l’immancabile scontro, ma se si riesce ad arrivare di soppiatto alle loro spalle si ottiene un vantaggio nell’attacco) e di oggetti e aree a volte apparentemente inaccessibili (o nascoste, come le foreste che celano a volte una serie di inaspettate e piacevoli sorprese). Ni No Kuni è uno di quei pochi JRPG nei quali la mappa del mondo, oltre ad essere tridimensionale, è totalmente navigabile (a piedi o con altri mezzi, nel proseguo dell’avventura). Ma ciò non basterebbe se quest’ultima fosse spoglia. Invece pullula di dettagli, di verdi colline, dune sabbiose, altopiani rocciosi attraversati da fiumi di magma, di dungeon legati alla trama, di città minuscole la cui planimetria è già visibile prima ancora di accedervi e percorrerne a piedi le strade. Quasi un diorama che vive di vita propria.

E Daje! Li mostracci sua!

Le meccaniche di combattimento, come da tradizione di LEVEL-5, s’ispirano ad elementi tradizionali quali l’impiego di svariati personaggi del gruppo (è possibile controllarne esclusivamente uno per volta delegando il controllo dei restanti all’Intelligenza Artificiale della CPU, sebbene sia possibile alternare la supervisione dei restanti in qualsiasi momento oltre che modificare le tattiche) e dei relativi famigli per sfruttarne le abilità peculiari, come già visto in un qualsiasi titolo della serie Pokémon e in Final Fantasy XIII-2 (manco a dirlo, cercare di acchiapparli ed allevarli tutti, o quantomeno i più utili o simpatici non è affatto un’impresa banale visto che il numero complessivo si assesta intorno ai 400) scongiurando però lo spauracchio dovuto allo smanettamento casuale e compulsivo dei giochi di ruolo. Infatti il sistema ci permette ad Oliver e compari di muoversi liberamente in ogni direzione e persino raccogliere le eventuali sfere luminose che appaiono di tanto in tanto (per ripristinare salute, mana e in rari casi, scatenare un attacco particolarmente devastante) che insieme al tempismo richiesto per difendersi e contrattaccare (se effettuato correttamente quando il comando lampeggia permette di annullare l’azione avversaria, stordendolo) rappresenta la chiave per il buon esito della battaglia, perché altrimenti tutto diviene ben più ostico.

La magia di Ni No Kuni splende di luce propria anche fuori dal combattimento, poiché non serve esclusivamente a fini bellici. Oliver, novello maghetto, acquisisce incantesimi che rimpolpano il repertorio dell’Abbecedabra (il grimorio e codex presente all’interno del gioco, un’enciclopedia pantagruelica che racchiude anche la sconfinata conoscenza di famigli, luoghi visitati, oggetti da creare con l’alchimia e racconti vari) e ci permettono di risolvere piccoli enigmi ambientali (come ad esempio Magiponte per raggiungere locazioni altrimenti inaccessibili o l’impiego di Transmundi per viaggiare avanti e indietro tra i due mondi, una meccanica ricorrente per scoprire indizi poiché le due realtà sono collegate tra loro). In particolare il tema dei “Cuorinfranti” (coloro che soffrono di carenze emotive) ci vede più volte alla ricerca dei frammenti di cuore provvisti di determinate qualità per donare a quest’ultimi le eccedenze emotive mediante le magie Donacuore e Prendicuore. Si tratta di esperienze ludiche che traggono nutrimento dal mondo magico e invitante, aggiungendo spesso un pizzico di senso di meraviglia fanciullesca.

Me pijasse n’corpo!

Ni No Kuni non possiede un lunghissimo tempo di completamento, che si assesta intorno alla quarantina d’ore, però non stupisce che il contatore raggiunga una soglia ben più altra. Poco importa se si tratta di innumerevoli ore trascorse a fare backtracking da un capo all’altro del mondo di gioco per completare una missione secondaria, riscuotere la taglia di un mostro o più semplicemente scorrere le pagine dell’Abbecedabra leggendo ogni singola pagina. Perché ti riporta a quando eri bambino, quando i tuoi occhi erano ricolmi di meraviglia e avevi davanti un universo di possibilità mentre vieni cullato dolcemente dalle musiche di sottofondo. E poco importa che si tratti di un maestoso suono di trombe durante l’esplorazione dei dungeon oppure dell’accelerazione del ritmo caricato dalla tensione di violini quando si combattono le varie battaglie contro semplici nemici e boss. Niente affatto, Ni No Kuni: La minaccia della Strega Cinerea non è “solo” un semplice JRPG, ma un ottimo esempio di come i videogiochi, a volte, possano elevarsi allo status di autentiche opere d’arte.

CI PIACE

– La carica d’ingenuità e la straordinaria fantasia che sprizza da ogni scena rendono il gioco un’autentica fiaba interattiva\n- Tante situazioni, missioni e attività collaterali da intraprendere che possono impregnarvi per oltre un centinaio d’ore\n- Alti valori produttivi arricchiti dalla maestria artistica dello Studio Ghibli

NON CI PIACE

– Scelte di game design classiche già viste più volte nei JRPG passati\n- Sistema di combattimento alla lunga impegnativo e complesso, che richiede riflessi fulminei persino quando si tratta di bloccare o schivare gli attacchi nemici\n- Potreste non sopportare l’eccessiva caratterizzazione dialettale di un certo personaggio\n- Siete senza cuore

Conclusioni

Ni No Kuni: La minaccia della Strega Cinerea offre un’esperienza mesmerizzante che rimarrà per sempre dentro il vostro cuore. Un gioco da tenere in bella mostra nella propria ludoteca multimediale, possibilmente accanto ai Blu-ray dei film d’animazione dello Studio Ghibli.

9.5Cyberludus.com
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