La luna; il satellite unico del nostro pianeta, fonte d’ispirazione per poeti e musicisti, fredda compagna di amorevoli coppie e di gatti dall’insonnia pesante, suolo affascinante ed inesplorato, amante maligna di tutti i lupi mannari. La luna, quella brillante sfera che Wallace e Gromit credevano essere fatta di delizioso formaggio, ha in passato suscitato anche un fascino irresistibile nei confronti dei più piccoli, ansiosi di emulare i propri idoli spaziali dalle buffe tute e dai caschi enormi, con il comune desiderio di, un giorno, arrivare a calpestarne il candido suolo, per imporre la propria impronta in tutta quella polvere e lasciare una firma del proprio passaggio a tutti gli esploratori del futuro. I tempi dei sogni per Johnny sono finiti da un po’, scivolati via dalle mani come sabbia che, come all’interno di una clessidra, gli rammenta che il suo tempo su questa terra sta per finire inesorabilmente. In un mondo normale l’angoscia, l’ansia e la tristezza prenderebbero il sopravvento, specialmente ripensando ai propri desideri infranti, ai propri cassetti dei sogni rimasti chiusi nell’attesa che, qualcuno o qualcosa, ci aiutasse ad aprirli: una vana attesa. Ma per sua fortuna egli non vive in un mondo dominato da ferree regole ed esiste chi, quei cassetti, può aiutarlo ad aprirli, nonostante si trovi in punto di morte, nonostante la realizzazione del desiderio tanto ardito, quanto nascosto, non sia altro che una pura immaginazione cui i nostri ricordi s’abitueranno grazie a questi due sconosciuti che, con la loro tecnologia, sono in grado di innestare in noi ricordi di avvenimenti mai accaduti, di vittorie mai ottenute, di donne mai conquistate, di desideri mai realizzati; così, per rendere più dolci le ore gravi che separano dall’eterno riposo. Johnny è un uomo malato cui non resta molto da vivere, ma il suo desiderio è tanto semplice quanto forte: vuole andare sulla luna.

Voglio la luna!

To The Moon è un indie particolare, non è riconducibile ad un genere ben definito perché, il vero elemento cardine del titolo è la sua storia, la storia di un uomo che muore. Il nostro Johnny, capita oramai la gravità delle sue condizioni, fa affidamento su di una particolare agenzia, la Sigmund Corp., che garantisce ai suoi sfortunati clienti il privilegio di poter esaudire un ultimo desiderio prima della dipartita. Nella villa di Johnny che sorge su di un’incantevole scogliera vengono mandati due dei migliori dottori dell’agenzia; ossia Eva Rosalene e Neil Watts, dottori dai caratteri diametralmente opposti, ma dal carisma sconfinato. Sin dai primissimi istanti di gioco i due dottori delineeranno due personalità completamente contrapposte e ben definite tanto che, chi vi scrive, le considera due dei migliori esempi di caratterizzazione presenti in un videogioco. Il dottor Watts, cinico naturale con un pizzico di esuberanza, anche un po’ bastardo, che non mancherà di dire la sua anche in circostanze delicate, sottolineando una scarsa sensibilità nei confronti dei suoi pazienti; la dottoressa Rosalene più calma e pensatrice, poco incline a farsi trascinare dalle emozioni, è la mente lucida del duo, il lato prettamente professionale. Queste due figure nel corso dell’avventura daranno vita a dialoghi e situazioni memorabili, ricche di citazioni che vi faranno in alcuni casi letteralmente morire di risate. Ma con l’avanzare del gioco e della situazione del loro paziente, li vedremo di fronte a delicate scelte che mostrano anche i loro lati nascosti che qui, per amore del no-spoiler, evitiamo di raccontarvi.

La sagra delle emozioni

Ci sarà da ridere dunque, e parecchio, ma non soltanto, perché un aspetto dove To The Moon riesce ad essere metro di paragone per produzioni più altisonanti è nel riuscire a suscitare le più disparate emozioni nel giocatore. Per sopperire a un gameplay elementare di cui parleremo in seguito, sappiate che in To The Moon passerete dal riso al pianto, dall’ilarità all’inquietudine, dalla spensieratezza alla tristezza con la stessa facilità con cui sfogliereste un album di fotografie. Non c’è momento in tutto il gioco in cui esso non cercherà di trasmettervi qualcosa, una qualsiasi emozione per farvi immedesimare senza barriere dentro il mondo di Johnny, dentro la sua vita, sentirvi partecipe di un dramma che si andrà inesorabilmente consumando, ma che prima della fine può riservare ancora molti momenti di felicità, nonostante essi siano aerei ricordi di una vita già vissuta. In questa vita voi vi immedesimerete e vi capiterà spesso di rivedere in alcune delle situazioni di Johnny, situazioni di vita normale che nella loro semplicità filtrano attraverso i pixel per farvi venire il bruciore agli occhi.

La trama, sapientemente scritta e diretta da Kan Gao, si esaurisce nel giro di poche ore, tra colpi di scena e momenti di forte pathos; nonostante qualcuno potrà trovarla un pochino forzata in alcuni punti e altri ancora banale, è il mistero che aleggia sulla sua esistenza a tenervi incollati allo schermo, a farvi divorare dalla voglia di sapere come finirà, anche se in cuor vostro già conoscerete il finale. Se dovessimo valutare To The Moon esclusivamente per il suo gameplay, allora avremo a che fare con un sistema di gioco banale che non mette mai il giocatore di fronte ad ostacoli o quant’altro; le uniche azioni che potremo compiere saranno quelle di muoverci, interagire con pochi ma significativi oggetti all’interno dei ricordi di Johnny e, una volta sbloccato il ricordo precedente, ricomporre la sua immagine per procedere: stop, null’altro. Questa eccessiva semplificazione delle meccaniche prettamente ludiche potrebbero pregiudicare, e non poco, la qualità del titolo, se non fosse che l’esperienza ludica di To The Moon poggia su basi completamente differenti: lì dove il gameplay non riesce, ci sono la narrativa, le ambientazioni, i personaggi a riempire, di puro e semplice oro colato, la sostanza che si cela dietro l’opera di Kan Gao.

Vi verrà una voglia matta di suonare il pianoforte al chiaro di luna

Altro tratto caratteristico della produzione è il suo inconfondibile stile grafico, basato sul motore grafico RPGMaker XP: sprite bidimensionali e ben dettagliati a 16-bit, coloratissimi, riempiono il titolo, dimostrando ancora una volta di come la grafica del passato mantenga inalterato il suo dannato fascino. Rinunciando ad anti-aliasing, milioni di colori, risoluzioni stratosferiche, riusciremo a scorgere, in 640×480 pixel, quella che possiamo definire un’esperienza videoludica pura e senza fronzoli, un gioco non tanto da giocare, quanto da vivere in prima persona. Tutta questa magia non sarebbe però possibile senza l’eccezionale colonna sonora di Laura Shigihara, la compositrice nipponica ma dal nome occidentale già nota nell’ambiente per alcune note collaborazioni e per la direzione della colonna sonora di Plants Vs. Zombies. Scordatevi le canzoni allegre e senza pretese, ma comunque buone, del tower defense di Popcap Games; qui, avrete il piacere di ascoltare una colonna sonora eccezionale, composta principalmente da brani riprodotti al pianoforte e che raggiungono, nel main theme, l’apoteosi del piacere. Questo perfetto connubio tra la musica e l’azione di gioco incanta letteralmente, è perfetto, avremo sempre le musiche giuste nel giusto contesto, per circa tre ore intensissime.

Addio, sino al prossimo paziente

To The Moon non è un bel gioco, ma soltanto perché definirlo esclusivamente "gioco" sarebbe fuorviante: l’opera di Kan Gao è qualcosa che va ben oltre i limiti imposti dall’etichetta, sfiorando qualcosa che raramente abbiamo visto realizzato con così tanta intensità e semplicità. Una storia; una storia triste, drammatica, bella, raccontata attraverso l’occhio dei ricordi, che vi farà ridere, piangere, tutto quello che volete insomma: un’esperienza intensa che non possiamo che consigliarvi, oh voi amanti del videogioco. Nell’attesa che Freebird Games sveli qualche ulteriore dettaglio sull’annunciato seguito, con una nuova storia e un nuovo paziente, giocate To The Moon, finitelo, poi volgete lo sguardo verso la luna: siamo sicuri che non riuscirete più a vederla come un semplice satellite.

CI PIACE

-Poetico\n-Colonna sonora splendida\n-La caratterizzazione dei personaggi\n-In alcuni frangenti morirete dalla risate

NON CI PIACE

-Dura il giusto, ma comunque troppo poco\n-Gameplay ridotto all’osso

Conclusioni

Un 10 col cuore, un 9,5 con la testa. Vi giuro, sapevo a cosa andavo incontro, ma nemmeno nelle mie più rosee aspettative avrei mai potuto credere che To The Moon fosse così bello e poetico. Ho vissuto letteralmente le avventure di Neil e Eva, ormai miei cari amici, ho sofferto con e per Johnny, mi sono divertito nel vederlo nel fiore della sua giovinezza e lentamente mettere assieme tutti i pezzi del complicato mosaico che compongono la sua vita. Tre ore intense di puro piacere, non solo videoludico, ma che consiglio a chiunque. Per me, da adesso in poi, la luna non sarà mai più soltanto un satellite.

9.5Cyberludus.com
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