Cinque anni di sviluppo, un pugno di appassionati pronti a sacrificare vita sociale, tempo libero e una buona dose di sanità mentale per riuscire nell’impresa: sviluppare da cima a fondo un videogioco in maniera indipendente. E’ quello che si sono imposti di fare i prolifici Wadjet Eye Games (gli stessi di Gemini Rue , NdR) insieme a XII Games con il loro Resonance , un’avventura grafica punta-e-clicca che risponde anche a “progetto più lungo, dispendioso ed importante” di questo studio di sviluppo libero dal gioco di grandi e potenti distributori. A riprova di ciò è il fatto che la principale piattaforma di distribuzione è gog.com , giovane portale dedicato all’industria indie, concepito e supportato dagli sviluppatori CD Projekt Red e ormai rinomato negozio online di classici senza tempo e nuovi titoli indie come quello di cui trattiamo in questo articolo.

La morte non è la fine…ma solo l’inizio

Lungi da noi voler rivelare qualcosa riguardo ad una trama che farebbe un figurone anche al cinema, nelle sapienti mani di registi quali Christopher Nolan o Steven Spielberg . Resonance ci mette, gradualmente, nei panni di quattro personaggi, tre uomini e una donna: Anna, Eddings (Ed), Detective Bennet e Raymond (Ray) che devono unire le loro capacità, caratteristiche e personalità per far fronte comune di fronte a quella che si profila come una seria minaccia globale. La catena di eventi che sconvolge la vita dei quattro protagonisti è innescata dalla tragica dipartita di uno scienziato che è arrivato a fare una scoperta sensazionale ma forse scomoda per qualcuno. La ricerca del sotterraneo segreto del defunto ricercatore diventa di capitale importanza, ma a questa si aggiungono gli immancabili ostacoli degni di ogni avventura grafica che si rispetti, che richiedono una buona dose di logica, arguzia e di buon senso per essere superati.

Un omaggio ai grandi classici del passato

Resonance sembra un videogioco dei primi anni ’90 che è stato messo in ibernazione e scongelato nella metà del 2012, un’avventura grafica dove il giocatore vede, su schermo, il proprio alter-ego che si muove, esamina, commenta ed interagisce con il mondo circostante e i personaggi presenti. L’impatto iniziale è decisamente dedicato ai videogiocatori di vecchia data, abituati a giocare su computer titoli del calibro di The Secret of Monkey Island , Indiana Jones and the Fate of Atlantis , Beneath a Steel Sky , Broken Sword . Proprio da quest’ultima serie sembra che gli sviluppatori abbiamo preso più ispirazione, tanto riguardo all’aspetto dei personaggi (uno dei protagonisti è biondo come il mitico George Stobbard) quanto ai temi maturi e alla serietà che permea tutta la narrazione. Bando ai poligoni, ai determinismi tecnologici e agli ultimi ritrovati della tecnica. Bando a Frostbyte 2 , Cry Engine 3 , Anvil-Next e a tutto ciò che ricorda l’ultima generazione di videogiochi: Resonance è – di fatto e più di tanti altri – un gioco dal sapore antico, per videogiocatori “vecchi”. Appassionati che cercano una storia e un gameplay superiori, anche a scapito della bellezza grafica. Spazio a fondali disegnati a mano con sprite, pixel e animazioni prive del proverbiale motion-capture. Il lavoro svolto da XII Games e Wadjet Eye Games è un omaggio, un monumento imperituro a quella generazione di videogiochi che tanti ricordano e pochi hanno il coraggio di rievocare ai giorni d’oggi. Una menzione d’onore va dedicata al comparto sonoro, tra i più convincenti che ci sia stato dato di sentire: il doppiaggio in inglese risulta ispirato e carico di passione, le musiche restituiscono la giusta atmosfera e non sono mai banali, gli effetti sonori forse non reggono il confronto con colonna sonora e voci, ma si difendono egregiamente. Pur non essendo un campione assoluto di avanguardia tecnica o di concetti artistici (quale può essere Limbo), Resonance gode di una propria dimensione, di un proprio stile grafico classico, elegante, fascinoso e pixelloso.

Memoria a breve e a lungo termine, varietà, assuefazione

Al di là degli aspetti tecnici, Resonance si lascia giocare con piacere grazie all’utilizzo del mouse, da cui gestire tutta la semplice ed intuitiva interfaccia grafica. L’intera schermata di gioco è dedicata alla riproduzione dello sfondo in cui i personaggi agiscono e ai personaggi stessi, in alto a sinistra troviamo un pulsante che ci fa accedere all’inventario standard, alla selezione di uno dei quattro personaggi a nostra disposizione e a due tipi di inventario inediti che – chi vi scrive – non ha mai visto: si tratta di LTM (Long Term Memory, cioè Memoria a Lungo Termine) e STM (Short Term Memory, ovvero Memoria a Breve Termine). In queste sotto-specie di inventario, ogni personaggio può accumulare concetti, ricordi, parole chiave, ricordi di oggetti o di altri personaggi e molto altro ancora. Come suggeriscono i nomi di questi due inventari, quello dedicato alla memoria a lungo termine immagazzina cose, oggetti e persone per gran parte del gioco (o tutto), mentre la memoria a breve termine viene in aiuto del personaggio sotto il nostro controllo per venire a capo di enigmi di immediata risoluzione. Questi sono tutti ben orchestrati, non ci sono risultati mai banali e sopratutto sono di difficoltà crescente, donando a Resonance il giusto grado di sfida. Certe fasi sono più difficili di altre ma mai impossibili, e questo è un dettaglio che pone questa avventura grafica indipendente nel novero dei giochi alla portata di tutti.

C’è poco o nulla di negativo da segnalare, se non che in generale il grado di sfida può non essere apprezzato dai veterani di un genere che in passato presentava enigmi “impossibili” o del tutto distanti dal buonsenso (ci vuole una gran dose di follia e di genialità per unire, concettualmente, un cavo dell’alta tensione e un pollo di gomma con carrucola al centro, NdR). Sugli stessi termini possiamo esprimerci sul comparto visivo, a nostro modo di vedere semplicemente perfetto, ma che deve fare i conti con degli standard di qualità molto più alti (anche nel novero delle produzioni indipendenti). Infine bisogna ammettere che abbiamo faticato un po’, all’inizio, per padroneggiare perfettamente tutta l’interfaccia, i controlli a nostra disposizione e le potenzialità offerte dal gameplay di Resonance. Non un campione di intuitività, sotto questo aspetto. In ultima istanza: il gioco è interamente in inglese: testi e dialoghi, e per quanto bello sia, chi non da del “tu” alla lingua di Albione potrebbe avere non poche difficoltà nel venire a capo di tutti gli interessanti dialoghi e di una trama narrata a regola d’arte. Speriamo in una traduzione almeno testuale del gioco.

Un gioco che avrà risonanza nei tempi a venire

Resonance è un’avventura grafica punta-e-clicca sviluppata da appassionati del genere per gli appassionati del genere. E’ il risultato di cinque anni di lavoro da parte di un pugno di ragazzi mossi più dalla passione che dalla voglia di arricchirsi. Prova ne è il risultato finale, che unisce un impatto visivo che rievoca le avventure degli anni ’90, all’epoca molto in voga, con un versante sonoro affidato ad un buonissimo doppiaggio in inglese ed eccellenti accompagnamenti musicali. La trama a metà strada fra il fantapolitico e la fantascienza, infine, sembra degna di un bel film da vedere al cinema e cattura l’attenzione del giocatore dall’inizio alla fine della storia. Gli enigmi, mai banali, ben orchestrati e risolvibili con molta logica non passeranno alla storia per la loro difficoltà, ma per dare lo stimolo giusto a tutti coloro che cercano di superare gli ostacoli con arguzia e senza violenza. In defintiva Resonance è una delle migliori avventure grafiche mai apparse sui nostri monitor, è un dato di fatto.

CI PIACE

Rievoca perfettamente tutto il fascino delle avventure grafiche
Elementi di gameplay ben sviluppati ed integrati
Comparto sonoro di altissimo livello

NON CI PIACE

La grafica (volutamente) retro non può piacere a tutti
Alcuni enigmi difficili ma non “impossibili”
Non proprio intuitivo agli inizi
Totalmente in inglese

9Cyberludus.com
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