Silent Hill: Downpour – Recensione

Le cronache di un acquazzone annunciato** **

Recensire un nuovo capitolo della serie Silent Hill è diventata una vera e propria arma a doppio taglio, soprattutto per il sottoscritto, appassionatissimo della saga dal lontano 1999, quando l’orrore non albergava nell’azione frenetica o nei boss da combattere attraverso le Quick Time Event , ma nelle nostre paranoie e in tutto quello che non si vedeva, ma che si temeva potesse accadere davvero.

Anche le pietre sanno che i primissimi due capitoli sono insuperabili: vuoi per le storie contorte e che non trovano mai una vera conclusione giusta o piacevole; vuoi per la caratterizzazione di protagonisti e personaggi curata a regola d’arte o semplicemente per il senso di angoscia e di impotenza, impossibile da non percepire quando non sai se quello che stai vivendo è reale o solo frutto della tua mente.

I due capitoli successivi, nonostante diversi pregi, non hanno colpito il bersaglio e l’uscita di scena del Team Silent ha gettato la saga Konami in un baratro senza fine, passata come una palla di mano in mano a team che, pur regalando qualcosa di nuovo e proponendo diversi modi di concepire la “città che ha gli occhi”, hanno reso la serie troppo occidentale, tra personaggi costruiti male, ambientazioni riciclate e a volte (ci dispiace dirlo) un’interpretazione della serie lontana anni luce dal modo in cui abbiamo imparato a conoscerla, a concepirla e a viverla.

L’annuncio di Silent Hill: Downpour al”E3 2011, ha destato l’interesse generale dei fan, interesse che però ha subito vertiginosi picchi a causa di scelte e imprevisti che hanno spaccato sin da subito il pubblico: l’abbandono di Akira Yamaoka (storico compositore della serie), l’affidamento del progetto al giovane e quasi sconosciuto team ceco Vatra Games , improvvise fasi di povertà di aggiornamenti e notizie, pezzi grossi di Konami che lasciano il proprio ruolo nel bel mezzo dei lavori e la furia dei fan davanti alle scelte di design, che hanno convinto gli sviluppatori a rimaneggiare più di una volta il prodotto, considerandosi essi stessi appassionati della serie.

L’arma a doppio taglio consiste nella gioia di mettere le mani su un nuovo capitolo e rivivere ancora una volta il genere che ami e temere allo stesso tempo di ritrovarti un prodotto anonimo e pessimamente realizzato, incapace di tenere alto il nome del brand.

Eppure Vatra ha cercato di ascoltare i fan e non solo il loro genio e la loro direzione artistica. Ci sono stati promessi un ritorno alle origini della serie, un città immensa, enigmi accattivanti, side quest intriganti, una storia avvincente e una valanga di idee prese a pieni mani dai capitoli precedenti, selezionando il meglio da fondere con le novità del team, come la pioggia, tema (apparentemente) portante di questo capitolo (Downpour significa letteralmente “Acquazzone”). Il compito non era facile: risollevare la serie e tentare di riportarla ai fasti di un tempo. Ce l’avranno fatta?

Dopo quasi due anni di attesa, Downpour è arrivato sugli scaffali dei negozi e se avete dato una sbirciata ai voti, sapete che non ci ha deluso affatto, pur non conquistandoci in maniera irreversibile. Per capire cosa intendiamo non c’è altro modo che immergersi nei meandri di questo titolo, esattamente come bisogna guardare dentro di noi per capire la città di Silent Hill, se non addirittura noi stessi. Armatevi di torcia, radio e pazienza: è tempo di fare visita alla nostra località turistica preferita.

Prigionieri di sé stessi

Murphy Pendleton non si può certo definire un uomo dalla vita facile: sguardo perso nel vuoto, modo di fare schivo e sospettoso. E non dimentichiamo il fatto che la sua storia comincia con il suo trasferimento in un nuovo carcere di massima sicurezza. Non sappiamo perché sia in prigione, non sappiamo se sia in effetti colpevole o innocente, ma sappiamo che i suoi scheletri nell’armadio verranno liberati lungo il tragitto, dove durante un forte temporale, il mezzo va fuori strada, schiantandosi nel bel mezzo del nulla e risparmiando, oltre al nostro protagonista, alcuni superstiti, tra i quali l’agente Anne Cunningam. Ripresi i sensi, Murphy realizza che questa è l’ultima occasione per fuggire e rifarsi una vita. Peccato che gli occhi della collina silenziosa osservano tutto e guardano nel cuore degli uomini. Non a caso Murphy si trova a Silent Hill e non potrà mai uscirne vivo se prima non affronterà il suo nemico numero uno: sé stesso.

Sin dai primissimi istanti, siamo stati catturati dalla trama di Downpour: la storia inizia per gradi, a volte in maniera volutamente frammentaria, per poi sembrare quasi scontata, ma solo per spiazzare il giocatore, offrendogli diversi punti di vista su cui riflettere e sul più bello offre diverse prospettive talmente radicali da rimettere in discussione ogni cosa e ogni persona con cui abbiamo interagito nel nostro percorso. Downpour è una storia di vendetta, di sangue, di colpe che nemmeno la pioggia più torrenziale può lavare, perché la vendetta macchia inesorabilmente la nostra anima, per sempre. E Silent Hill è sempre dietro l’angolo a ricordarcelo a caro prezzo. Ma Downpour racconta anche della violenza sui minori, degli abusi di potere, del male contro sé stessi. Tratta di come i fardelli dell’essere umano possano distruggere non solo la nostra vita, alla ricerca disperata di libertà e redenzione, ma anche quella di persone di cui ignoravamo l’identità o lo scopo. Il frutto di una reazione a catena messa in moto dalle nostre azioni, che siano esse nobili o meschine. Promosso a pieni voti Murphy, che si merita di diritto un posto tra i migliori protagonisti della serie: cupo, minaccioso, forse pericoloso, ma anche debole, sensibile, umano. Un mix eterogeneo di elementi che costringono il giocatore a porsi mille domande sul proprio alter ego e sul modo di giudicarlo. Tutti vorremmo un protagonista innocente, ma sappiamo che a Silent Hill l’innocenza si perde nella nebbia.

E’ un peccato che, a parte qualche soggetto, il cast dei personaggi secondari non brilli di personalità complesse e profonde. Siamo lontani da Angela Orosco o da Lisa Garland dei primi Silent Hill.

In Downpour i malcapitati abitanti della collina si limitano ad apparire improvvisamente per divulgare qualche rivelazione non sempre precisa per poi scomparire definitivamente dalla scena.

Ognuno di loro ha sia un ruolo che un senso nella storia, ma la loro caratterizzazione è cosi approssimativa da rendere la loro scena marginale, una vera delusione se consideriamo che la serie vanta personaggi di secondo piano indimenticabili.

A peggiorare la situazione, il motion capture rende le cut-scene assolutamente inguardabili, spezzando il più delle volte quel velo di coinvolgimento totale, regalato solo da Murphy e dalle sue emozioni personali.

Una maggiore cura nella regia, nel montaggio e nelle animazioni facciali, avrebbe reso questa storia ancora più appassionante.

Persi nella nebbia, bagnati dalla pioggia e rallentati..dai bug!

Il comparto tecnico di Downpour soffre di vistosi alti e bassi, che esaltano e danneggiano allo stesso tempo la visione e la concezione di Silent Hill che Vatra Games ha voluto comunicarci fotogramma per fotogramma in questo titolo.

Il motore grafico sfruttato dai programmatori è l’ormai inflazionato Unreal Engine 3, a quanto pare ben lungi dal voler andare in pensione. Consapevoli del fatto che non potevamo certo aspettarci prodezze miracolose su schermo o grafica al top viste le basi, Downpour offre in generale scenari piacevoli da contemplare, discretamente profondi e ricchi di dettagli. Buono il lavoro svolto sul modello poligonale di Murphy, se si esclude qualche texture ballerina sui capelli al vento del nostro carcerato. Buona la realizzazione del sistema di illuminazione e degli effetti particellari, come fumo, fuoco e soprattutto l’acqua. Avremmo gradito una nebbia più realistica e corposa (SH2 e SH3) rispetto alla “tenda” rigida e impenetrabile che ci avvolge come una campana invisibile.

Buoni altri accorgimenti, come la cura per la pioggia, per il temporale, che mette in risalto il gradevole effetto bagnato dei vestiti di Murphy e infine gli effetti dello sporco e del sangue sul modello poligonale.

Passiamo agli scenari: Downpour è praticamente enorme: si inizia il gioco attraversando un sinistro quanto evocativo bosco avvolto nella vegetazione, per passare a oscure caverne della miniera e arrivare infine nella città, la cui estensione ci costringerà a consultare di continuo la mappa, dato che vi perderete facilmente. Nonostante Vatra abbia espresso chiaramente la volontà di tagliare col passato, in città troverete luoghi più o meno familiari, come appartamenti, cinema, prigioni, per poi passare a luoghi completamente inediti che non vogliamo svelarvi. Ogni via della città trasuda di abbandono, disordine e distruzione, come da tradizione. Ma se l’approccio con la città inedita di Vatra potrebbe spiazzare all’inizio, vi possiamo assicurare che proseguendo le atmosfere saranno decisamente più silenti: sangue, ruggine, cadaveri, materia organica e tutto il set di lerciume misto a metallo, faranno la loro comparsa sul più bello. Un elogio speciale va alla realizzazione delle fasi nell’Otherworld, assolutamente ben costruite e in grado di far ricredere anche il più cinico purista della serie.

Ci dispiace davvero proseguire il paragrafo con i difetti, ma non possiamo proprio tacere sui bug che attanagliano questa produzione: quando l’icona di salvataggio automatico farà la sua comparsa in alto sullo schermo, l’azione rallenterà qualche secondo, secondo che, proseguendo nella partita, si moltiplicherà per arrivare al congelamento stesso dell’immagine. Una cosa davvero penosa da vedere nel 2012 su console di terza generazione. Konami ha posticipato l’uscita del gioco per correggere questi errori, già riscontrati in diverse preview, ma senza risultato e senza nemmeno annunciare una patch, che potrebbe forse porre fine a questa tortura non proprio piacevole da vivere pad alla mano ogni cinque minuti. Senza dimenticare vistosi cali di fame rate ed effetto tearing visibili praticamente dall’inizio alla fine del gioco.

Ma il danno che non potrà mai più essere riparato è legato alla scelta dei nemici: dove sono gli ammassi di carne ambulante che soffrono per la loro condizione, a tal punto da far del male ai malcapitati, non volontariamente, ma per chiedere aiuto? Dove sono le pene atroci sputate dall’inferno? Il bestiario offre purtroppo nemici improponibili, realizzati in maniera approssimativa e dotati di animazioni talmente elementari da supporre che abbiano fatto un’allegra scampagnata nel tempo da qualche generazione passata. Le creature di Silent Hill hanno sempre messo in soggezione il giocatore, che preferisce scappare piuttosto che affrontarle. In Downpour si ha come l’impressione di essere in una città soggetta ad esperimenti batteriologici o più semplicemente in una nuova Chernobyl. Una maggiore cura nel design e una ripassata ai primi capitoli della serie, avrebbe reso i nemici spaventosi, dato che hanno un loro perché nella storia, ma sono costretti a esprimerlo in maniera deludente.

Ottimo il comparto audio: possiamo proclamare Daniel Licht un degno (non sostituto ma) successore di Akira Yamaoka. Ci era bastato il tema del primissimo trailer due anni fa, ma l’intero gioco offre motivi a volte intensi e nostalgici, altri introspettivi, per passare sul più bello a pezzi ansiogeni e taglienti. Un encomio agli effetti, in grado di regalare non terrore, ma decisamente un costante stato di guardia e tensione.

Ottimo il doppiaggio originale e discreta la traduzione dei sottotitoli in italiano.

Vecchio e nuovo** **

Per ciò che concerne il gameplay, Vatra Games ha deciso di attingere da tutti i precedenti capitoli della serie, correggendo cosa non andava e creando cosi un sistema più classico, in linea (più o meno) con i primi capitoli della serie e primeggiando il survival horror vecchio stile. Come in Homecoming, Downpour offre una visuale libera in terza persona, con tanto di telecamera liberamente manovrabile a piacimento. L’inquadratura diventerà fissa solo in alcune sequenze particolari nelle fasi di esplorazione. Dal capitolo Double Helix, il nostro eredita anche le azioni contestuali, come l’oltrepassare ostacoli, insinuarsi in stretti cunicoli o dare il via a brevissime quick time event . Dai primi due capitoli invece eredita l’esplorazione, il cuore di questa produzione. Accedendo al vostro diario, oltre a raccogliere indizi, documenti e annotare i vostri obiettivi, avrete accesso alle mappe. Silent Hill è immensa e perdersi è facilissimo. Murphy può interagire con lo scenario raccogliendo praticamente di tutto, spaccando lucchetti con oggetti di fortuna e rompendo assi di legno che nascondono porte. Camminata e corsa sono volutamente lente e a tratti goffe, stesso discorso per l’incedere incerto e affannoso se feriti.

Pendleton è in grado di voltarsi indietro da fermo e in fuga per vedere se ci sono nemici alle calcagna, esattamente come Harry in Shattered Memories.

Assieme all’esplorazione, un altro elemento fondamentale nel passato della serie prende nuova vita: gli enigmi. I rompicapo di Downpour sono tra i migliori di tutta la serie, in grado di coinvolgere la fisica degli ambienti, diverse prospettive e un minimo di materia grigia naturalmente. Stimolanti e appassionanti, vi accompagneranno per tutta la durata dell’avventura, comprese le missioni secondarie. Eh si, tornano anche le side quest come nel primo Silent Hill e anche se non condizioneranno la storia, vi racconteranno tante vicende legate agli abitanti della città, ai loro segreti e ovviamente ai loro tormenti. Alcune di esse sono davvero belle e in linea con l’atmosfera che si respira quando si gioca un titolo della serie; altre forse un po’ troppo fuori luogo, ma non per questo meno divertenti.

Di tanto in tanto vi verrà chiesto di compiere delle scelte morali interagendo con alcuni personaggi secondari: se inizialmente l’esito sarà banale e poco gratificante, aspettate di vedere il cambiamento drastico che le vostre scelte porteranno all’esito del vostro pellegrinaggio in città.

Ma la vostra non è certo una passeggiata e i nemici non se ne staranno certo a guardare Murphy in cerca di medikit per la salute, monete e barrette al cioccolato.

I nemici sono volutamente ostici e non appena arriverà la pioggia, la città sarà invasa da orde di mostri pronti a farvi la pelle. La soluzione più saggia è quella di scappare e ripararvi nei tanti edifici disponibili e attendendo che lampi e tuoni cessino di fare baccano. Anche le vie sotterranee, una volta aperte, saranno utili per non attirare l’attenzione (ma non per questo meno pericolose). Ma se siete coraggiosi, potete impratichirvi con il sistema di combattimento, frutto di quanto visto in Origins e per certi versi anche in The Room. Il sistema offre un tasto per l’attacco (che può essere caricato per essere più potente) ed uno per la parata. Niente schivata. Le armi che troverete per difendervi, come in Origins, spaziano dalle padelle, alle asce, agli estintori, fino ad arrivare a pistole e fucili, difficili da trovare quanto le munizioni (fortuna che sono ottime armi anche da scariche!). L’assenza di un sistema di look-on potrebbe spazientire il giocatore meno avvezzo ai survival horror vecchio stile. Quando verrete accerchiati, Murphy potrebbe colpire l’aria anziché il bersaglio, pagando pegno con una quantità di salute strappata alla sua vita e ben visibile dal sangue sui vestiti. Per le armi da fuoco il discorso cambia: il protagonista può puntare, sparare e camminare contemporaneamente, ma il tutto in maniera volutamente lenta e poco precisa.

Si tengano alla larga gli amanti degli sparatutto in terza persona: qui siamo in un survival horror e quello che è stato visto da molti come un difetto, ci sentiamo in questa sede e visto il genere di elevarlo a pregio. Il gameplay funziona e anche piuttosto bene. Murphy non è un soldato: attacca alla cieca, si ripara la testa e scappa come farebbe qualunque essere umano. E va bene cosi.

Sempre da Shattered Memories, Downpour eredita una parte delle fasi nell’Otherworld dove, oltre a risolvere enigmi ed esplorare la realtà deformata dal nostro inconscio, dovrete scappare da una sorta di vortice che brucia e risucchia tutto quello che incontra.

Il titolo è decisamente longevo: vi serviranno circa 15 ore per portare a termine la storia, terminare le 14 missioni secondarie, raccogliere oggetti extra, e per vedere i ben 6 finali disponibili, senza contare che potrete scovare, solo esplorando la città con calma e palmo a palmo, omaggi a tutti i capitoli della serie, piccole chicche che i fan non si possono proprio perdere.

Conclusioni

Leviamoci subito il dente che duole: Silent Hill: Downpour non rappresenta il ritorno alle origini che tutti speravamo e che Konami ci ha promesso. Non perché sia colpa di Vatra Games, ma solo perché il Team Silent non può essere emulato e lo stesso vale per la gloria dei primissimi due capitoli. Detto questo, Downpour rappresenta il tentativo migliore per dare nuovo lustro alla serie da quando il brand non è più in mano a sviluppatori giapponesi.

La storia è appassionante e coinvolgente, il protagonista si è meritato già un posto d’onore a pochi giorni dall’uscita del gioco e l’atmosfera, seppur inizialmente diversa da quella che abbiamo respirato in passato, è la migliore degli ultimi anni. Nebbia, pioggia, sangue e ruggine si fondono per creare nuove visioni “malate”, da vivere attraverso una nuova interpretazione della collina silenziosa, diversa forse, ma indubbiamente fresca, pulsante e mai noiosa. Il tutto farcito da un gameplay che farà la gioia degli irriducibili del survival horror vecchio stile, dall’evocativa musica di Daniel Licht e da un comparto tecnico gradevole, ma attanagliato da difetti imperdonabili, ma tuttavia non cosi atroci da spazientire il giocatore. Questi difetti e le scelte nel design dei nemici decisamente discutibili, impediscono a Downpour di passare a pieni voti nella rosa dei migliori titoli del mese. Tuttavia va caldamente consigliato agli appassionati della serie che, chiudendo un occhio, rimarranno pienamente soddisfatti e a tutti gli appassionati di survival horror, un genere bandito e quasi del tutto dimenticato, ma che Vatra Games ha contribuito a risollevare, esattamente come ha fatto con la serie, che forse non potrà mai più brillare come un tempo, ma che da oggi ha ottimi motivi per uscire dalla nebbia e ricordare a tutti che la vera paura non risiede in quello che vediamo mentre impugniamo un fucile, ma in quello che non vediamo, nel buio, armati solo di torcia e osservati da una città che non perdona.


CI PIACE

Atmosfera sinistra e coinvolgente
Trama appassionante, protagonista profondo
Forte componente esplorativa
Missioni secondarie e fasi Otherworld appaganti
Colonna sonora evocativaOttima longevità
Tante chicche per i fan

NON CI PIACE

Personaggi secondari sottotono
Cut-scene pietose
Comparto tecnico non al top e afflitto da bug fastidiosi e caricamenti
Design dei nemici poco ispirato

7.8Cyberludus.com
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