Homefront (2)

Qualche mesetto fa, sulle pagine di Cyberludus ci siamo occupati di un gioco estremamente chiacchierato negli ultimi tempi e fonte di una curiosità non indifferente: si tratta di “Homefront”, promettente FPS targato Kaos Studios, team newyorkese alle dipendenze di THQ. Già, un FPS. Voi direte “Ancora?”. In effetti la gamma di giochi del genere a disposizione sta prendendo sempre di più le dimensioni numeriche del pubblico del concerto del Liga al Campo Volo, con conseguente rischio che ogni nuovo titolo che si affaccia nel panorama sia immediatamente etichettato come chiara copia di un “Call of Duty”, “Medal of Honor” o “Battlefield” qualsiasi. E’ altresì vero però che ultimamente più publisher hanno percorso diverse strade per uscire dalla stagnazione creativa in cui il genere versava, proponendo le soluzioni più disparate. “Homefront” fa parte di questa più recente tendenza. Vediamo come ci ha provato, ma soprattutto se ha funzionato.

E se domani… Sicuramente il punto su cui Kaos Studios ha voluto porre l’accento (e a nostro giudizio anche il punto che funziona meglio di tutta la produzione) è il setting di “Homefront”. Si tratta di uno scenario fantapolitico nemmeno troppo “fanta” visti gli sviluppi recenti, che vede un ribaltamento degli equilibri di potere internazionali. La Corea del Nord ha subito un cambiamento di guida, data dalla morte del leader in carica e dalla susseguente ascesa al comando del figlio Kim Jong-Un. Costui avvia un processo di renovatio del paese, che passa attraverso l’annessione della Corea del Sud in primis, per poi procedere ad una corsa agli armamenti e al potenziamento della macchina economica e bellica della neonata Grande Repubblica di Corea. Parallelamente, sull’altra sponda del Pacifico, gli Stati Uniti si vedono bloccati in una spirale discendente, dal sapore drammaticamente reale: colpiti da una crisi economica devastante ai livelli di quella del ’29, a cui segue una crisi petrolifera altrettanto grave a causa di problemi nella produzione e crescenti tensioni nei Paesi basati sull’oro nero, lo Stato della Libertà vede intaccata profondamente la propria solidità. Quale momento migliore quindi per la Grande Repubblica per tentare un attacco diretto all’America? Ecco allora il lancio di un impulso elettromagnetico che paralizza tutti gli impianti elettronici statunitensi seguiti da una massiccia invasione di fanteria. Voilà, scacco al re in due mosse. Come avete potuto notare, l’ambientazione è tanto verosimile quanto accattivante, proprio grazie a questa sua attualità imperante. Merito d i john Milius, autore di capolavori narrativi quali un certo “Apocalypse Now”, oltre che di “Alba Rossa” e della storia di Conan il Cimmero, interpellato dai ragazzi di Kaos per dare il giusto spessore alla trama di “Homefront”. Noi saremo chiamati a muoverci in questo scenario sotto le spoglie di un pilota di elicotteri, catturato all’inizio del gioco dalle truppe di occupazione e liberato durante la deportazione dalle forze della Resistenza. Inutile dire che ci uniremo alla battaglia contro l’oppressore, tentando di aiutare nel nostro piccolo la nostra patria nell’opposizione alla Corea. A sottolineare il grandissimo lavoro fatto da Kaos con il comparto narrativo, non c’è solo il setting altamente evocativo, ma anche il modo in cui la storia è abilmente narrata. Dovunque ci muoviamo assistiamo a scene che restituiscono tutta la drammaticità della situazione, da gruppi di persone divisi e arrestati in massa, a esecuzioni sommarie, a luoghi della realtà suburbana americana trasformati dall’invasione nell’aspetto e nella funzione. Inutile girarci intorno: “Homefront” ha un’ambientazione e un’atmosfera di prim’ordine, lo stile è innegabile, la tensione è palpabile nell’aria. E’ un gioco che emoziona, e scusate se è poco.

L’America agli Americani In questo scenario dai contorni ben poco confortanti, saremo chiamati insieme ad un manipolo di uomini a portare a termine una missione apparentemente banale (impossessarci di un carico di carburante e condurlo a San Francisco), ma che proprio per questo risulta molto più credibile e appropriata all’atmosfera della bella storia del soldato che da solo salva il mondo di rambesca memoria. Per portare a termine il compito, avremo a disposizione gli strumenti tipici del genere FPS, sia in termini di gameplay che di comandi. “Homefront” riprende la formula tipica dei più blasonati colleghi, lavorando su piccole modifiche per cercare di rendere l’esperienza peculiare. E’ il caso del Goliath, mezzo corazzato comandato a distanza attraverso un binocolo: in pratica, noi puntiamo il nostro bersaglio (solitamente un mezzo blindato coreano) col binocolo, e il buon Goliath lo fa saltare in aria con un missile nel giro di pochi secondi. Altra modifica in questo senso è la costante penuria di munizioni a disposizione, aspetto che di fatto ci costringe ad utilizzare l’equipaggiamento messo gentilmente a disposizione dai cadaveri che ci lasceremo dietro lungo la strada, dando un senso ancora maggiore di difficoltà delle azioni della Resistenza. Non siamo di fronte a nulla di veramente innovativo sotto il profilo del gameplay, ma ad un “more of the same” maneggiato in alcuni dettagli per renderlo perfettamente calzante allo scenario di gioco. Purtroppo però “Homefront” non è esente da alcuni difetti, primo fra tutti il respawn dei nemici: appare palese come in certi momenti l’apparizione dei nemici sia collocata in un unico punto, con il risultato che una volta che questo viene individuato tutta la sparatoria diventa un mero tiro al bersaglio banalizzato, manco si fosse tornati ai tempi di “Duck Hunt”. Il fenomeno non è di tale portata da inficiare l’intera esperienza di gioco, ma comunque è tra quegli aspetti che non permettono ad “Homefront” di raggiungere livelli di eccellenza. Tutto sommato però, il gameplay del titolo è di buon livello, forte della solidità di una formula di gioco ormai collaudata grazie alla concorrenza.

Resistiamo tutti insieme Se l’esperienza in single player di “Homefront” fa dell’atmosfera il suo cavallo di battaglia, il multiplayer prova anch’esso ad introdurre elementi che possano differenziare il prodotto dalla concorrenza. Vi presentiamo i Battle Points, “valuta” di gioco che coloro che si cimenteranno nel multiplayer di “Homefront” guadagneranno in somme sempre più massicce grazie alle loro performance di gioco. “Niente di nuovo”, direte voi, “un normalissimo sistema di ricompense e upgrade”. E se vi dicessimo che i Battle Points possono essere spesi in qualsiasi momento, anche durante la partita? Esatto, ecco dove risiede la varietà, i Battle Points rendono ogni partita incerta, capace di cambiare faccia nel giro di un attimo. Nell’Armeria, il luogo dove vengono spesi i punti, c’è merce per tutti i gusti: armi, armature, mezzi, droni e chi più ne ha più ne metta. Grazie ad essa, potremo modificare il nostro equipaggiamento a nostro piacimento, cambiando così il nostro approccio al campo di battaglia e, speriamo, anche le sorti della battaglia in corso. Anche in modalità multiplayer però la formula di base è di quelle canoniche, con i giocatori a impersonare Americani e Coreani in alcune modalità classiche che vanno dal Deathmatch a squadre all’altrettanto classica modalità Controllo. Una piacevole addizione, mutuata da “Bad Company”, è la figura del Comandante, che durante le sfide indicherà di volta in volta gli obbiettivi e gli avversari più pericolosi (sulla base delle uccisioni finora compiute): questo di fatto elimina la possibilità di qualsivoglia “camping”, cioè dell’appostamento fisso in un punto della mappa con conseguente cecchinaggio di qualsiasi essere capiti a tiro. La componente multiplayer di “Homefront” risulta anche qui dotata di un impianto collaudato, corredato da alcune variazioni sul tema, che non fanno gridare al capolavoro di innovazione ma nemmeno lasciano in bocca quel sapore di già vissuto che speriamo sempre di evitare.

Vedute belle e desolanti Sul piano tecnico, “Homefront” poggia sulle solide spalle dell’Unreal Engine 3, con la conseguenza di un aspetto grafico in linea con le produzioni del momento, anche se un gradino sotto rispetto alle magnificenze di un “Crysis” qualsiasi. A risultare piacevole è soprattutto la realizzazione degli scenari, sia sotto il profilo artistico (e ormai avrete capito che su questo piano “Homefront” è veramente ricco), vista la forza evocativa di una Suburbia americana devastata dall’invasione, che quello tecnico, grazie alla ricchezza degli elementi su schermo. Purtroppo però, per quanto piacevole la realizzazione non è esente da pecche: fenomeni sporadici di clipping e texture non sempre mappate a dovere richiamano alcune critiche. L’impressione è che la stessa cura riposta nella direzione artistica non sia stata messa a livello tecnico, per Dio solo sa quale causa. Ciò non toglie però che il livello sia comunque più che accettabile, grazie anche ad alcuni effetti speciali degni di nota, visibili soprattutto durante le numerose sequenze scriptate presenti. Una piacevole sorpresa è data dal livello del sonoro, composto di un doppiaggio in italiano decisamente sopra la media, una colonna sonora che ben si sposa con le vicende narrate e le situazioni in cui ci troveremo di volta in volta, e infine degli effetti sonori che immergono all’interno del contesto bellico. Ancora una volta, una buona realizzazione, ma nulla che faccia gridare al miracolo.

Cerchiamo di riassumere le impressioni destate da “Homefront”. Ebbene, quella prevalente è che sia un buon prodotto, ma in qualche modo inadeguato ad intaccare il dominio della più blasonata concorrenza. Il materiale su cui lavorare ci sarebbe, primo fra tutti un setting accattivante come non se ne vedevano da un bel po’ di tempo, accompagnato da alcune trovate sia per il single player (i droni e l’immersione dell’azione nella vicenda narrata) sia per il multiplayer (Armeria e Battle Points su tutti) che danno una ventata di varietà ad una formula collaudatissima. Peccato però che il prodotto finale non riesca ad esprimere al cento percento il proprio potenziale, a causa di alcune pecche (tra cui anche una longevità in single player estremamente ridotta, nell’ordine delle 5 ore circa) e alcuni difetti che non permettono al titolo di raggiungere l’eccellenza. L’idea dei Kaos Studios è di fare di “Homefront” un vero franchise, con altri titoli a seguire questo primo episodio. Ebbene, la partenza è stata buona ma non ottima. La resistenza parte anche da qui: imparare dagli errori e cercare di cogliere successi nel corso del tempo, fino ad arrivare alla vittoria finale.

CI PIACE

Setting accattivante
Sistema Battle Points interessante
Doppiaggio di alto livello.

NON CI PIACE

Campagna single player troppo breve.
Innovazioni minori rispetto alla formula di base.
Fenomeni di clipping e mappatura texture non sempre impeccabile.

7.5Cyberludus.com
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