Deathsmiles

Il mondo dei videogiochi non è più quello di una volta. Frase abusata almeno quanto sincera. I gusti cambiano e si evolvono (talvolta si involvono) in qualcosa di diverso, a volte più complesso e a volte più superficiale. Anche la tecnica (e la tecnologia) sono cambiati molto, di conseguenza l’approccio complessivo da parte degli sviluppatori è cambiato con il tempo. Questa premessa per dire che il gioco oggi in esame, Deathsmiles, non è figlio dei nostri tempi, né delle nostre nuove console, ma appartiene a un filone che va contestualizzato e interpretato, senza farne una questione troppo filologica ma almeno evoluzionistica.

Le mosche bianche e le giovani streghette Gli sparatutto bidimensionali sono passati di moda con l’avvento delle console e dei cabinati in grado di gestire i poligoni tridimensionali, ma la nicchia di estimatori del genere e della filosofia di gioco è sempre rimasta inalterata, e negli anni qualche sparuto shooter 2D s’è affacciato sugli odierni, e iper tecnologici, lidi virtuali. Il digitaly delivery, mercato senz’altro meno generalista di quello classico da scaffale, ha dato l’occasione a sviluppatori più o meno talentuosi di mettersi in mostra, e ai giocatori di vecchia data di riaffrontare nuove, e generalmente complesse, sfide, impregnate di quel gusto da “impresa d’altri tempi” che anima ancora una consistente fetta di videogiocatori. Uscito nei cabinati nipponici nel 2007, Deathsmiles è un titolo sviluppato da Cave, team tra i più celebri nel settore degli sparatutto bidimensionali (basta citare Donpachi e relativi seguiti), che annovera anche un seguito datato 2009. Uscito nel 2008 in Giappone e successivamente negli USA, arriva finalmente anche da noi in una versione chiamata “Deluxe Edition”, contenente un disco con la colonna sonora del gioco e un altro disco con oggetti per il desktop del nostro PC. La trama di gioco si rifà a piene mani ai cliché tipici (anche) dell’animazione nipponica. Le streghette protagoniste sono tutte ragazzine normali che sono “scomparse” in un raggio di luce nel mondo reale, e si sono ritrovate in Gilverado. Questa città gotica “ricambia” il rapimento con l’apprendimento delle arti magiche, che renderà le giovani una sorta di squadra di streghe che veglia proprio su Gilverado. Ora una nuova e inquietante orda di mostri si sta per abbattere e le nostre eroine sono chiamate a risolvere il problema.

Gameplay Ci troviamo di fronte a uno sparatutto bidimensionale di scuola giapponese, a scorrimento solitamente orizzontale, con qualche variazione in verticale. I nemici arriveranno da ogni lato, prevalentemente da destra e sinistra (in caso inizino a colpirci fuori dallo schermo ci verrà segnalata la loro posizione prontamente con degli indicatori), e lo schermo sarà invaso da migliaia di colpi luminosi nemici. Non dovremo preoccuparci di evitare il contatto con tutto il corpo ma con solamente il cuore, evidenziato graficamente. La configurazione di tasti varierà in base alla modalità di gioco intrapresa. Nella modalità Arrange 1.1 lo sparo sarà gestito dai grilletti dorsali, LT e RT, e farà letteralmente girare il nostro personaggio a sinistra o a destra, LB e RB saranno allo stesso modo lo sparo rapido. La Y ci darà possibilità di utilizzare la classica bomba, in grado di colpire ogni oggetto su schermo e fermare i colpi nemici. Il tasto X ci farà utilizzare uno sparo a ricerca (effettuabile anche con A + B), infine il tasto A ci consentirà di utilizzare il Power Up (dopo aver raccolto 100 o più oggetti). Nella modalità Arcade/Xbox 360 ci sono delle leggere variazioni, e qualche comando in meno. I quattro (più uno) personaggi a disposizione riescono a variegare il gameplay, aumentando la rigiocabilità. Il sistema di controllo si comporta esattamente come ci aspetteremmo, senza originalità o innovazione ma con la richiesta precisione. Ogni gettone equivale ad una vita, composta da tre barre, in base all’entità dei colpi ricevuti potremo perdere mezza barra o metà. In ogni caso non temete, i fatidici “Continue” a disposizione sono infiniti, e per quanto possiate non essere proprio pratici del genere arriverete in ogni caso in fondo. I giocatori più bravi saranno premiati dal punteggio all’interno di un’apposita leaderboard, i meno bravi riusciranno comunque ad arrivare in fondo superando anche i momenti più difficili grazie alle infinite possibilità di continuare. Realizzazione tecnica, modalità di gioco e longevità Il titolo Cave brilla nella realizzazione tecnica, o per meglio dire estetica e di design. Il design delle streghette riassume gran parte delle fantasie dei giocatori del Sol Levante, e degli amanti degli anime. Tutti i gusti saranno soddisfatti, dagli amanti del dark al gothic, passando per le infermiere con gli occhiali e via discorrendo, il tutto sugellato da un taglio “lolicon”, ovvero la rilettura nipponica dello stereotipo della “Lotita” del romanzo di Nabokov (e del film di Kubrick). Anche il design dei fondali, così come dei nemici e dei livelli in generale, risultano piuttosto vari e ben dettagliati. Unico aspetto negativo è rappresentato da qualche sporadico rallentamento, oltre che dal relativamente povero sfruttamento dell’hardware di Xbox 360. Le musiche e gli effetti sono ben scelti, e si lasciano ascoltare con piacere, svariando anche su  qualche reinterpretazione di pezzi classici. Per ovviare alla potenziale carenza di modalità di gioco, s’è pensato di offrire altre varianti al gioco principale (la cosiddetta modalità Arcade, identica in tutto e per tutto al cabinato), oltre ovviamente alla modalità multigiocatore sia offline che online. La Xbox 360 Mode prevede un restyling grafico dell’Arcade, con gameplay identico, mentre la modalità Arrange 1.1 permette di controllare l’animaletto che segue ogni piccola strega con lo stick destro. Infine Mega Black Label, che aggiunge Sakura come personaggio giocabile, un ulteriore livello extra in aggiunta a quello già presente nell’Arcade mode e un ulteriore livello di difficoltà (oltre l’1, 2 e 3 potremo selezionare il nuovo 999). La durata dell’avventura, dando per scontato che la maggior parte dei giocatori utilizzeranno i “continue” infiniti messi a disposizione, non supererà l’ora circa di gioco (almeno per i giocatori più smaliziati). Se volessimo poi cercare di sbloccare gli obiettivi, alcuni davvero ardui, la rigiocabilità, aumentata anche dai quattro personaggi disponibili, soddisferà i giocatori più esigenti, restando comunque fuori dalla portata di un utente moderno.

Conclusioni Deathsmiles non è un gioco per tutti, e ovviamente non ha interesse ad esserlo. E’ un gioco per pochi, e quei pochi sicuramente non si pentiranno dell’acquisto. Un livello di difficoltà abbastanza alto per il genere, realizzazione artistica non conforme agli standard moderni ma di indubbia qualità e stile, rigiocabilità interessante e divertente modalità cooperativa sono i veri punti di forza del gioco. Distribuito da noi in Deluxe Edition e a prezzo budget, regala anche la colonna sonora del gioco e un disco con gadget per il nostro desktop: un’edizione, dunque, che merita l’attenzione degli amanti di questo genere, ormai sempre più raro. I difetti, prevalentemente di natura tecnica e di “età”, escludendo la mancanza della localizzazione italiana, non intaccano tuttavia il valore intrinseco del gioco.

CI PIACE

Stilisticamente sontuoso…\nUn gioco per puristi e hardcore gamers\nImpegnativo e con una buona rigiocabilità…\nPrezzo budget

NON CI PIACE

… ma tecnicamente superato e obsoleto\n… suppur fuori dagli standard moderni\nInteramente in inglese

8Cyberludus.com
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Redazione
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