Tales of Monkey Island

Come se guardando il libro illustrato letto in tenera età, quasi improvvisamente venissimo risucchiati da esso e proiettati nel mondo fantastico tanto amato. Adesso possiamo percepire le forme, ora tutto è più palpabile, abbiamo l’occasione di osservare la profondità degli oggetti, degli animali e delle cose. Infondo è questo che risalta agli occhi dei veterani del videogioco, Guybrush è tornato in tre dimensioni e nonostante l’interessata curiosità dei più sulle vicende che lo vedranno protagonista, la memoria e la passione per le ormai storiche avventure passate non potrà essere scalfita in alcun modo.

Tales of Monkey Island si propone in ben 5 diversi episodi con l’intento di arrivare a tutti, fan, appassionati e neofiti dell’avventura grafica pubblicata da LucasFilm (ad oggi LucasArts) ed ideata da Ron Gilbert con il prezioso aiuto di Tim Schafer e Dave Grossman (a capo del progetto in esame).

I nuovi episodi sono stati sviluppati da Telltale Games (team composto anche da sviluppatori dei precedenti Monkey Island) in collaborazione con LucasArts ed ognuno di essi è stato rilasciato con cadenza mensile a partire da luglio 2009. Gli episodi hanno il seguente nome ed ordine:

Launch of the Screaming Narwhal

The Siege of Spinner Cay

Lair of the Leviathan

The Trial and Execution of Guybrush Threepwood

Rise of the Pirate God

Ci apprestiamo quindi a parlare di essi uno per uno in ordine di successione.

Launch of the Screaming Narwhal

Il primo episodio di questa serie si apre (ri)presentando l’atmosfera ironica e piratesca caratteristiche della serie. I protagonisti presenti in apertura delineano quella che è la classica scena dell’eroe che deve sconfiggere il cattivo per salvare l’amata. Il bizzarro pirata Guybrush per salvare l’amata Elaine deve prima sconfiggere il perfido pirata-zombie LeChuck intento nel portare a termine un rito voodoo ad una scimmietta bianca rimasta incredula per il suo strambo destino e poi portare in salvo l’amata. In questo frangente facciamo conoscenza con il nuovo sistema di comandi (già proprio così, non credevate certo di ritrovare la storica interfaccia del motore SCUMM?). Il menù adesso contiene meno opzioni, per interagire con l’ambiente basta un click del mouse e Guybrush commenterà o eseguirà. Aprendo il menù degli oggetti è possibile esaminare o combinare cianfrusaglie, tesori, mappe e oggetti vari che si raccolgono. Dopo i primi bizzarri dialoghi e monologhi nel tentativo di fermare LeChuck, Guybrush diventa vittima di un sortilegio malefico che si impossessa della sua mano sinistra e il perfido pirata-zombie assume fattezze umane. A questo punto la nave esplode e il nostro amato pirata naufraga fino a raggiungere un’isola molto particolare dal nome Flotsam. Ma la sfortuna non è mai abbastanza per gli avventurieri che si rispettino e così appena naufragato Guybrush scopre che l’isola su cui si trova è tormentata da continui venti di direzione contraria che impediscono alle navi di salpare. Durante l’esplorazione dell’isola facciamo conoscenza con il nuovo cattivo, il Marchese de Singe, un folle dottore francese fermamente convinto che nella mano sinistra di Guybrush risiede il segreto dell’immortalità.

Gli immancabili enigmi da risolvere, altro pilastro portante della serie, si ripresentano in forma più semplificata. In passato non era raro rimanere bloccati per ore cercando la soluzione a un rompicapo all’apparenza insormontabile Se paragonato a quei tempi il livello di sfida degli enigmi è palesemente calato. Che questo sia un problema o meno non è facile da affermare. Di fatto, una minor difficoltà non allontanerà quei giocatori meno esperti, allo stesso modo i giocatori più esperti non hanno certo l’estrema necessità di trovare degli enigmi più complessi per fare il loro ritorno nel mondo di Monkey Island. Il fattore più determinante è che Telltale Games sia riuscita a presentare un Monkey Island con un’atmosfera coerente e vincente come quella dei primi storici capitoli e proprio per questo e per il nome stesso che il titolo porta che ci sentiamo di promuovere ad occhi chiusi Launch of the Screaming Narwhal.

The Siege of Spinner Cay

Arrivati a questo punto dovreste già essere convinti o meno sui nuovi racconti di Monkey Island, proprio per questo vi avvisiamo che è inevitabile spostarci sugli altri episodi parlando del prosieguo della trama. In fatto di sceneggiatura e narrazione riteniamo che The Siege of Spinner Cay abbia raggiunto un livello ancora superiore rispetto Launch of the Screaming Narwal. A prova di ciò vi è una caratterizzazione maggiore dei personaggi principali che vengono mostrati da prospettive differenti, non per ultimo vi è un ritmo di narrazione più costante (anche se meno dinamico) che consente di godersi meglio gli eventi.

Tutto inizia (o continua) quando salpato dall’isola di Flotsam, Gyubrush è ancora in cerca della sua amata Elaine e della leggendaria spugna di mare La Esponja Grande, in grado di sciogliere la potente maledizione voodoo che ha colpito la sua mano sinistra. Durante il viaggio la Screaming Narwal viene assalita da Morgan LeFlay, pirata e cacciatrice di taglie ingaggiata dal Marchese De Singe (cattivone già visto nel primo episodio). LeFlay è un pirata molto deciso e tagliente tanto nelle parole quanto nei fatti e proprio per questo riuscirà nell’intento di amputare la mano sinistra di Guybrush per riportarla sull’isola di Flotsam. Dopo questo inaugurato incidente il nostro biondino pirata raggiunge l’arcipelago di Jerkbait Island abitato da esseri metà pesce e metà donne.

L’atmosfera è ancora una volta quella che tutti si aspetterebbero da un Monkey Island degno di tale nome, gli enigmi rimangono piuttosto semplici eppure The Siege of Spinner Cay rimane, ai nostri occhi, un acquisto obbligatorio se avete seguito le vicende del primo episodio.

The Lair of the Leviathan

Il passaggio da The Siege of Spinner Cay al terzo episodio, The Lair of the Leviathan, denota come Guybrush sia finito dalla padella alla brace. Ma come ci ha insegnato un personaggio immortale come Bluto (John Belushi) è proprio “quando il gioco si fa duro” che “i duri iniziano a giocare”. Sembra quasi sulla scia di questo motto che Telltale Games abbia voluto realizzare questo terzo episodio. Nel corso degli eventi che coinvolgono Guybrush ormai inghiottito da un lamantino gigante, ci accorgiamo come gli sviluppatori abbiano sviluppato un coerente e corretto spirito di reinterpretazione dei personaggi di Monkey Island. Siamo di fronte ad un opera più matura e completa in grado di stupire e introdurre delle tematiche portanti proprio nella parte centrale della trama. È così che il complicato ed articolato tema della coppia e del rapporto tra sessi opposti viene introdotto e trattato come tema portante nella serie. Preparatevi quindi a triangoli amorosi e innamoramenti molto particolari. L’introduzione di personaggi come Coronado De Cava e una direzione artistica ancora più sicura delle proprie linee e colori ha contribuito non poco a rendere The Lair of the Leviathan il migliore episodio della serie. La semplicità degli enigmi da risolvere rimane praticamente la stessa ai primi due episodi, la durata degli eventi è più breve ma l’intensità e il livello di completezza non ha raggiunto gli stessi livelli nei primi episodi.

The Trial and Execution of Guybrush Threepwood

Continuando nel suo stravagante e strambo viaggio rocambolesco, Guybrus h dopo essere uscito dal lamantino gigante viene portato da Morgan LeFlay sull’isola di Floatsam (la stessa del primo episodio). Ritornato sull’isola Guybrush viene prelevato da pirati armati di bastoni e forconi per essere portato in tribunale, proprio quando era ormai sotto le grinfie malefiche del Marchese De Singe . Proprio questo processo rappresenta uno degli apici narrativi dell’intero quarto capitolo, forte anche del ritorno del truffatore Stan, un personaggio carismatico ed abbastanza intraprendente.

In questo quarto episodio Telltale ha allestito i preparativi per la grande conclusione che sarà il quinto ed ultimo episodio, per far ciò vengono ripresentati tutti i personaggi già visti per aggrovigliare un’ultima volta la matassa di intrecci personali e sentimentali. Come abbiamo detto l’apice di coinvolgimento viene toccato nel corso del processo a Guybrush, i l resto degli eventi è in evidente sottotono, anche dal punto di vista comico ed umoristico. Tuttavia la storia vede comunque grossi sviluppi e la risoluzione degli enigmi è diventata più libera e meno lineare. Subito dopo il processo potremo indagare su più enigmi contemporaneamente e passare da uno all’altro nel caso non trovassimo subito la soluzione. Questa differenza con gli enigmi dei precedenti episodi rende The Trial and Execution of Guybrush Threepwood l’episodio più difficile.

A questo punto siamo pronti per l’ultimo episodio conclusivo. Tutto è pronto nonostante i leggeri cali d’atmosfera (vuoi per la rivisitazione di Flotsam Island, vuoi per mancanza di dialoghi accattivanti) l’attenzione è tutta rivolta a Rise of the Pirate God nella speranza di vedere una conclusione stellare per questa serie.

Rise of the Pirate God

Tutto ha una fine e nel caso di Tales of Monkey Island siamo giunti ad essa. Potremmo anche dire di essere giunti con soddisfazione e molto divertiti, ma andiamo a parlare della conclusione di questa spericolata avventura.

Guybrush ha ormai raggiunto il Regno dei Morti restando ancorato al Regno dei Vivi grazie allo Shred of Life. Il pirata cercherà di recarsi all’Incrocio dei due mondi per poter decidere del suo destino. Nel Regno dei Morti si incontreranno facce conosciute ma anche facce nuove come quella di Galeb, anima esperta nelle arti Voodoo che aiuterà il pirata a trovare una via per il ritorno nel mondo dei vivi. Ma la via per la vita non è facile e in un primo momento Guybrush potrà tornare nel mondo reale solo come fantasma incapace di interagire con gli oggetti della dimensione terrena.

Rise of the Pirate God si distingue da subito per una direzione artistica molto ispirata che raggiunge un nuovo apice per la serie. Il Regno dei Morti e l’Incrocio sono luoghi suggestivi e intriganti, gran parte del merito va ai colori utilizzati e all’alternarsi di ambienti diversi. Non solo artisticamente ma anche sul piano dei dialoghi e della narrazione, questo episodio vede nuovi orizzonti. Difficile che arrivati a questo punto non sarete interessati attivamente ai fatti che si susseguono nel giro di poche ore di gioco. Gli enigmi hanno finalmente raggiunto il loro bilanciamento migliore. Nella prima parte del gioco i rompicapi non si dimostrano complessi, anzi spesso molto facili, tuttavia in una seconda parte troveremo un livello di sfida più alto, finalmente adeguato alle aspettative (peccato questo risultato arrivi solo alla fine).

Conclusioni

Bisogna ammettere che non vedevamo l’ora di tornare nei panni di Guybrush. Quando si tratta del ritorno di una gloriosa serie come Monkey Island vi è sempre un po’ di scetticismo e di incredulità prima di provare il prodotto finale. Accorgersi in seguito di quanta dedizione sia stata riposta nel progetto crea una sensazione di meraviglia e di sana malinconia che riporta la mente agli anni passati del Grog, dei pirati chiassosi, dei dialoghi stravaganti e dei buffi rompicapi. L’atmosfera e il climax che solo Guybrush e affini hanno saputo regalare al videogioco sono ritornati, spesso toccando apici che raggiungono il livello di ironia e umorismo tanto amati all’epoca. La risoluzione degli enigmi non è sempre complessa quanto i più affezionati vorrebbero, ma se c’è una cosa che ha reso Monkey Island quello che è stato e che veramente manca in questi cinque nuovi episodi è solamente l’infanzia di chi li gioca. Nonostante questa assenza Tales of Monkey Island è ricolmo di magia piratesca e tesori improbabili, una vera perla per gli appassionati oggi adulti tanto quanto per i videogiocatori più giovani in cerca di un mondo tanto originale e sempre divertente. ****

CI PIACE

È Monkey Island dall’inizio alla fine
\nSceneggiatura fedele alla serie
\nRidere videogiocando non ha prezzo

NON CI PIACE

Enigmi con difficoltà altalenante
\nInteramente in inglese

8.5Cyberludus.com
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Redazione
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