Storie di fantasmi giapponesi

La tradizione giapponese porta con sé strascichi mitologici, presenti tutt’ora nella cultura popolare nipponica. Tra le credenze popolari più note anche in occidente, le storie di fantasmi e le maledizioni fanno sicuramente capolino. Nell’ultimo decennio è stato il cinema a interessarsi di queste storie o, meglio, i distributori cinematografici, affascinati da facili guadagni trainati da superficiali mode. Quindi quello che fino ad allora era un genere di nicchia esplose, diventando il fenomeno del momento, orientativamente tra il 1998 e il 2005, come se in Giappone non avesse mai prodotto film horror fino a quella data.

La rivalutazione è nata grazie a “Ringu”, di Hideo Nakata, e soprattutto grazie al buon remake statunitense “The Ring”, di Gore Verbinski. Il successo di questo remake portò in occidente molti, moltissimi film fino ad allora esclusi dal nostro mercato. Per citarne solo alcuni “Dark Water” sempre di Hideo Nakata (che qualche anno fa ricevuto un buon remake USA),e “Ju-On: Rancore” di Takashi Shimitsu.

Quest’ultimo è stato un vero e proprio caso in Giappone, prodotto nel 2000 per il mercato home video, andò così bene che il regista nello stesso anno girò un seguito, sempre per l’home video, e nel 2003 due remake per le sale cinematografiche (questi ultimi due arrivati anche da noi). Non contento, il regista rifarà il film per la terza volta, questa volta negli USA, nel 2005 dirigendo Sarah Michelle Gellar, con tanto di seguito.

Questa volta Shimitsu si è interessato alla riproposizione su console, senza seguire direttamente le vicende dei film ma attraverso singoli episodi scollegati. La struttura di gioco, simile al survival horror, punta a creare qualcosa di diverso, una sorta di “simulatore di paura”…

Ju-On Rancore

Un Wiimote contro la maledizione

Chi conosce la saga cinematografica sa bene che contro la maledizione di Ju-On nulla è possibile, e la salvezza non è contemplata. Partendo da questa tranquillizzante premessa, il supervisore e creatore della saga ha concepito un sistema di controllo molto semplice, allo scopo di immergere il giocatore in una dimensione di paura senza via di uscita. Ci serviremo unicamente del Wiimote come fosse una torcia, e dei tasti A e B.

Il puntatore del Wii diventerà la luce della torcia e, allo stesso tempo, servirà per indirizzare l’inquadratura. Il tasto A ci farà interagire con l’ambiente circostante, mentre il tasto B ci permetterà di camminare. Si, avete letto bene, camminare: scordatevi corse a rotta di collo per i corridoi.

Oltre ai controlli, anche gli ambienti di gioco risulteranno molto scarni e davvero poco interattivi in quanto pensati esclusivamente come percorso lineare. In parole povere ognuno dei cinque scenari che vanno a comporre il gioco, sarà pensato come un cammino lento e lineare attraverso porte, corridoi e visioni inquietanti, culminanti con la morte del personaggio che impersoneremo. Non dovremo risolvere puzzle o indovinelli, ci limiteremo solo a camminare, a raccogliere chiavi e batterie per la nostra torcia, presenti in grandi quantità nei livelli, e a superare alcuni Quick Time Event.

Ju-On Rancore

Spiritualmente ineccepibile ma…

Non essendo possibile scampare alla morte e alla maledizione dello spirito, i nostri saranno viaggi con un destino segnato sin dal principio e, da questo punto di vista, “Ju-On: Rancore” si dimostra quantomeno originale. Il gioco non solo segue in modo impeccabile le linee guide spirituali della saga cinematografica ma riesce a farle sue con naturalezza. Già alla prima partita il giocatore si renderà conto di non avere alcuna possibilità di scampo, contribuendo a creare un’atmosfera di incubo perpetuo, quasi come se la morte fosse condizione gradita per porre fine al terrore. Alla fine di ogni partita, il gioco si premurerà di farci conoscere il nostro livello di vigliaccheria e di sorpresa, tenendo a mente la quantità di scossoni durante i momenti più terrorizzanti. L’idea del “simulatore di paura” funziona, anche grazie alla richiesta del proprio segno zodiacale all’inizio del gioco, risultando di gran lunga l’aspetto migliore di tutto il titolo. Per il resto questo inconsueto “Non Survival Horror” mostra il fianco a parecchi difetti e critiche in praticamente ogni reparto. In primis, un sistema di controllo davvero troppo essenziale quando probabilmente sarebbe stato più opportuno dedicare la levetta del Nunchuk ai movimenti, in modo da rendere possibile anche lo spostamento laterale, invece non contemplato. Talvolta, per ragioni fisiologiche dettate dal puntatore del Wiimote, la telecamera andrà a incantarsi, rendendo anche frustrante la già debole fase esplorativa. Il più grande limite nei nostri movimenti sarà il solo “passo funebre”, che inizialmente contribuirà a creare atmosfera, anche se presto verrà in mente al giocatore il dubbio che la lentezza del passo sia stato solo un espediente per allungare la durata dei livelli.

Ju-On Rancore

Tecnica e longevità

Graficamente il titolo si dimostra mediocre ma salvato in extremis da alcune scelte estetiche che impreziosiscono il gioco, se non altro per l’aderenza alle atmosfere cinematografiche.

Le texture che da lontano sembreranno ben realizzate, grazie a un massiccio uso di bad clipping e oscurità diffusa, una volta vicini paleseranno tutta la loro piattezza. La già citata poca interazione farà il resto, anche se gli effetti di luce e buio e le già citate scene orrorifiche, con protagonista quasi sempre il bambino Toshio , alleviano il giudizio negativo. Il comparto sonoro, pur non essendo articolatissimo, funziona, anche perchè il silenzio, i rumori dei passi e le urla demoniache sono dei classici intramontabili. La colonna sonora sarà presente solo raramente, anche in questo caso si tratta di un lavoro di maniera ma abbastanza efficace.

A mozzare “Ju-On: Rancore” ci pensa la longevità, che ammonta complessivamente a poco più di due ore di gioco. Già, avete letto bene, solo due ore di gioco. I cinque livelli dureranno circa 15-20 minuti ciascuno, con un senso di sfida in realtà piuttosto basso, e nel caso in cui dovessimo morire (un QTE sbagliato o la batteria della torcia scaricata) dovremo ricominciare l’episodio dall’inizio, invero piuttosto frustrante. Davvero pochissimo per intrattenere il giocatore, anche se per i fan della saga ci sarà la possibilità, trovando gli oggetti segreti sparsi nei cinque episodi, di sbloccare un episodio extra con la casa maledetta della serie. In ultimo, nella modalità Test del coraggio, un secondo giocatore potrà intervenire (a intervalli controllati) per spaventare il giocatore durante uno degli episodi, facendo apparire sullo schermo visioni inquietanti.

Ju-On Rancore

Conclusioni

Un titolo particolare, molto nipponico se vogliamo, difficile da consigliare ai più ma che, nonostante tutto, non faticherà a trovarsi una nicchia di appassionati in grado di elogiarne le virtù. In effetti, tralasciando i difetti tecnici, la curiosa operazione tutto sommato funziona, sia per la reale inquietudine suscitata dall’atmosfera che per la fedele riproposizione di un j-horror ormai cult. Degno di nota anche il sistema che terrà conto, anche grazie al nostro segno zodiacale, del grado di paura e sorpresa provato durante la partita. La pecca più evidente è la longevità, attorno alle due ore, che però non demotiverà l’appassionato della serie, che farà di tutto per lo sbloccare il livello della casa maledetta. Per cultori.

Mikhail “MIK64” Vadalà

CI PIACE
  • Riproposizione fedele della saga
  • Atmosfera riuscitissima
  • Esperimento curioso
NON CI PIACE
  • Longevità risibile
  • Controlli un po’ legnosi
  • Tecnicamente insufficiente
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