Cliffy B. di Epic, nei mesi passati, aveva asserito che il futuro degli shooting game era nel connubio del genere con le dinamiche più tipiche degli rpg. L’affermazione del game designer di Epic per molto tempo fece parlare i più, che si domandavano come il genere Fps potesse sposarsi con il gioco di ruolo; come la massima espressione della natura ferina dell’uomo, la stessa indole che porta gli individui a sopraffare i loro simili, e gettarsi al massacro, potesse abbracciare l’apogeo dell’espressione delle componenti oniriche e spirituali dell’uomo, incontrare l’incanto e la poesia degli Rpg. I due generi, apparentemente inconiugabili, quasi fossero lo Ying e lo Yang, nel corso dell’evoluzione del panorama videoludico si sono influenzati a vicenda; ne sono testimonianza giochi di ruolo occidentali quali Fallout 3, che basano il loro sistema di combattimento sulla dinamica dello shooting, o anche Shooting Game che figurano statistiche o upgrade. Tuttavia, questi episodi di contatto fra i due poli, mai hanno dato luogo all’ibridazione annunciata da Cliffy B. Gearbox, software house celebre per grandi produzioni quali Brothers in Arms, partorisce in sordina una creatura decisamente interessante, che sebbene il suo rilascio non sia stato strombazzato ai quattro venti quale avvento di un nuovo messia (come accade per le serie più blasonate), si pone il difficile compito di portare a compimento l’impossibile fusione. Vediamone i risultati.

Mamma, i cartoni alla Tv esplodono in un mare di sangue!

Aggirandosi per gli scaffali di un negozio di Videogames, lo sguardo cadde su una copertina molto differente dalle altre. Ritraeva uno strano omuncolo minaccioso che comunicava in ogni suo tratto uno stile particolare, indiscrivibile. Borderlands, come visto nel preambolo, è un titolo all’insegna dell’antinomia, un gioco che a tutti i costi vuole creare nel giocatore la difficoltà di etichettarlo. A cominciar dal principio; Borderlands ci fionda in un panorama post-apocalittico, in una terra di nessuno, aliena, colonizzata in maniera folle e disordinata. Su questo suolo muoveremo i nostri passi, dietro a questi muri ci nasconderemo dal fuoco nemico, e risponderemo a suon di proiettili ai vari mutanti e teppisti dallo sguardo folle che ci si presenteranno davanti. Lo scenario dove si ambientano le vicende è Pandora, un set decisamente arido per le nostre gesta. Pandora, però, è qualcosa di più che uno scenario, è la terra di confine, il luogo dove ogni cosa coincide con il suo opposto, dove l’antitesi si sovrappone alla tesi, la tecnologia diventa arretratezza, le tinte cartoon messe in scena da un sapiente cell shading ritraggono le esplosioni più crude di emoglobina tipiche degli splatter, lo shooting game abbraccia la sua nemesi. Gearbox con Borderlands ha forgiato forse il primo Rps, un role playing shooter. Per quanto paradossale per un gioco dove impugniamo una pistola in prima persona, le esperienze che più si avvicinano a quelle offerte da Borderlands sono i moderni MMO, o volendo scomodare una bestia sacra, Diablo. L’imperativo è uccidere, raccogliere e saccheggiare risorse, ed evolvere le proprie armi e il proprio personaggio, ma per farlo non avremo armi bianche o incantesimi, dovremo sputare fuoco e proiettili alla vecchia maniera; gli obiettivi in Borderlands si raggiungono con l’adrenalina in pieno circolo.

Borderlands

Coprimi le spalle dannazione!

Il filone narrativo alla base di Borderlands non è di certo uno dei copioni più originali e avvincenti di sempre; il preambolo che fa scattare l’azione vuole che il nostro alter-ego, selezionato fra i quattro disponibili, sia alla ricerca di un fantomatico tesoro alieno, che leggenda vuole sia nascosto in una cripta. Questo è il prologo del nostro girovagare, il file rouge che lega gli avvenimenti e le quest della trama principale, non più di un mero casus belli che si sforza di porre un accento sulle missioni della main story, quando poi queste differiscono dalle quest secondarie realmente poco. Qualunque sia il preambolo alla base ci ritroveremo a fronteggiare orde su orde di avversari, e a raccogliere il frutto del nostro impeto; il motivo alla base sarà sempre il reperimento di nuovi equipaggiamenti e quindi all’edificazione di un personaggio sempre più potente e versatile. La personalizzazione e la crescita del proprio alter-ego sono un elemento certamente degno di nota, e al quale Gearbox ha prestato notevole attenzione. Ognuno dei quattro personaggi selezionabili è dotato di uno specifico stile di approccio alla battaglia: Brick, il tank, micidiale da distanza ravvicinata; Lilith, femme fatale veloce e letale; Mordecai, cacciatore che predilige l’utilizzo di fucili dalla lunga distanza; Roland, il soldato versatile, che trova la giusta misura in tutto. Abbattere gli avversari che si presenteranno, ci permetterà, come in ogni gioco di ruolo che si rispetti, di raccogliere esperienza e incrementare il proprio livello. L’esperienza è funzionale all’upgrade di una serie di abilità passive che contribuiscono alla crescita del proprio personaggio, come la possibilità di infliggere un danno maggiore, o di subire un minor rinculo delle armi; inoltre, la crescita di livello ci permetterà di affrontare alla pari le varie minacce che si presenteranno, caratterizzate anche loro da questo parametro. Ma se la personalizzazione del personaggio può sembrare sorprendente per un titolo in prima persona, rimarrete ancora più stupiti dalle possibilità di caratterizzazione delle armi da fuoco. Le armi raccolte dalle spoglie inermi dei nostri avversari, come accade in molti mmo, sono contraddistinte da un colore che ne descrive la rarità. Tuttavia, parlare di rarità non è propriamente esatto, dato che è quasi giusto asserire che ogni arma in Borderlands è unica. Gearbox ha elaborato un sistema che fa sì che le armi rilasciate abbiano caratteristiche sempre diverse, giacché generate casualmente. Questa caratteristica è senz’altro un valore aggiunto alla creazione pubblicata dai 2k. Non solo è incredibilmente divertente testare gli effetti di ogni arma, per capacitarsi di quanto differisce l’effetto di una granata elettrica da una a rimbalzo, ma lo è ancor di più vagare per Pandora, ossessionati dalla ricerca di nuovi equipaggiamenti, impegnandosi, quindi, in nuovi massacri che ci permetteranno di venire in possesso di armi sempre nuove. Gli sviluppatori, inoltre, hanno fatto si che questa ricerca non fosse fine solo alle smanie collezionistiche dei giocatori, ma che avesse un versante funzionale alla battaglia; la grande varietà di nemici che ci troveremo ad affrontare, infatti, è contraddistinta dalla necessità di un approccio specifico secondo l’avversario che ci si pone di fronte, e questo ci costringerà il più delle volte a scegliere in maniera posata l’equipaggiamento più adatto alla battaglia.

L’unione fa la forza e moltiplica il divertimento.

Come anticipato le missioni offerte da Borderlands non sono particolarmente ispirate. Si tratta perlopiù di raggiungere un dato luogo, abbattere un certo nemico o raccogliere un qualche oggetto. Il rischio di cadere nella spirale della noia e della monotonia è certamente alto, specie se associato alla struttura di gioco open field, e all’inevitabile respwan totale delle aree di gioco, che ci porta a combattere gli stessi avversari nelle stesse aree. A peggiorare la situazione si aggiunge una strana implementazione dell’intelligenza artificiale nemica; infatti, non sarà raro vedere lo stesso nemico effettuare una manovra stupefacente, in grado di metterci in difficoltà, e subito dopo fermarsi all’improvviso, gettandosi così in pasto al nostro fuoco. Gearbox, in parte conscia delle mancanze del suo titolo, sopperisce a queste mancanze, impegnandosi dapprima in un ottimo level design, tale da poter offrire una certa varietà all’azione anche nello stesso ripetersi degli eventi, ma, soprattutto, inserendo una serie di simpatiche e funzionali features, quali i veicoli, in grado di poter percorrere con semplicità grandi distanze. Ma il vero antidoto a questo problema è il gioco multiplayer. Borderlands permette il gioco in cooperativa sia in split screen verticale offline, che online. In cooperativa tutta una serie di meccaniche concernenti il versante fps acquista concretamente più senso. Infatti, l’ottima calibrazione dei quattro personaggi permette di donare all’azione, quel pizzico di tattica che imprime decisamente più profondità al titolo. Inoltre è proprio in gruppo che sono presenti meccaniche come il second wind, che permette un ultimo colpo prima di cadere in battaglia, colpo che se andato a segno nel momento consente di rientrare in gioco. Se credete che il gioco in cooperativa possa abbassare la difficoltà del titolo, vi sbagliate di grosso.I Gearbox per quanto concerne le sessioni multiplayer, hanno pensato bene di aumentare la resistenza nemica, oltre che incrementare il quantitativo di risorse ed esperienza per ovviare a una migliore distribuzione. A rendere ancor più varia e valida l’esperienza di gioco multi giocatore, la possibilità di sfidare il proprio compagno di squadra in una delle tante arene Player Vs Player sparse su Pandora.

Borderlands

Uno stile degno del gameplay.

Se il gameplay messo in piedi in Borderlands, sorprende e porta innovazione, il comparto tecnico non è da meno. La scelta di adottare il cell shading è sicuramente azzeccata e ben si sposa con le dinamiche del mondo di Pandora. Lo stile cartoonesco adottato, oltre a ispirare un’incredibile ilarità e calore, si sposa perfettamente con lo stupefacente character design: psiconani, pseudo-punk e culturisti si alternano in una realtà folle, ornata di tanto in tanto dalle esplosioni splatter di cui noi siamo autori. Non delude neanche il comparto audio, che testimonia una discretissima localizzazione in lingua italiana, e una serie musiche calzanti in grado di enfatizzare l’azione su schermo. Unica nota dolente nell’apprezzabile lavoro degli sviluppatori è in alcuni sporadici cali di framerate nelle scene più concitate, e un persistente pop-in delle textures, specie in seguito all’entrata in una nuova area di gioco. L’esperienza di gioco rimane comunque godibile sotto ogni punto di vista.

Borderlands

Conclusioni

L’esperimento compiuto dai Gearbox è senza dubbio apprezzabile, e il risultato ottenuto fa ben sperare sul “futuro” del genere fps. Borderlands è un titolo di pregio, in grado di tenervi incollati per molto tempo allo schermo, con una main story che si attesta sulle trenta ore, ma soprattutto in relazione alla ricerca di equipaggiamenti sempre nuovi. La fusione dei generi avviene in maniera splendida, sebbene la struttura tipica degli mmo, e una particolare implementazione dell’intelligenza artificiale, possano trascinare rapidamente il gioco nella monotonia. Borderlands è un’esperienza sicuramente godibile, e consigliabile sia per gli appassionati degli shooter, che dei giochi di ruolo.

Marco “Revolver52” Rubino

CI PIACE
  • Fusione di due generi eseguita con maestria
  • Numero di armi impressionante
  • Multiplayer divertentissimo
NON CI PIACE
  • Cade facilmente nella monotonia
  • Qualche difficoltà di natura tecnica
8.5Cyberludus.com
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