Il buio invade Psp

La poco famosa (e purtroppo sottovalutata) serie Obscure si è sempre distinta, nel genere dei survival horror, grazie alla modalità cooperativa e all’atmosfera tipica dei B-movie americani, come The Faculty. In un genere dedicato a chi ama giocare in solitudine, il primo capitolo uscito nel 2003, ha portato la (allora insolita) possibilità di vivere un’avventura dark in compagnia di un amico. Ambientato nel liceo Lifmore, la trama ruotava attorno alle misteriose sparizioni di ragazzi all’interno della scuola e alle investigazioni di un gruppo di amici, intrappolati nella struttura e costretti a sopravvivere al buio per un’intera notte.

Oltre l’oscurità, il liceo nascondeva però un inquietante segreto: gli orribili esperimenti genetici, condotti dal folle preside, hanno portato alla trasformazione degli studenti in mostruose creature antropomorfe, sensibili alla luce e affamate di carne umana. In questo interessantissimo survival horror in terza persona, un secondo giocatore poteva partecipare alla partita in qualsiasi momento, nei panni di uno dei sei ragazzi protagonisti della storia ed aiutare così il partner a fare piazza pulita di mostri e a risolvere enigmi, per tentare di uscire vivi dalla scuola. Il secondo capitolo, uscito nel 2007, riprendeva le vicende dei ragazzi qualche anno dopo la conclusione del prequel. Dopo un recente remake su Wii, questo nuovo episodio, sottotitolato The Aftermath, ritorna a terrorizzare su Playsation Portable, portando con sé tutta l’atmosfera cupa e il senso di panico della serie.

Dal liceo al college

Scampati alla morte e ancora traumatizzati, i superstiti del gruppo liceale, protagonista del primo capitolo, si trasferiscono all’università di Fallcreek, per ricominciare una nuova vita. Ma quella che sembra una routine fatta di feste studentesche e scherzi nei dormitori, è solo un preludio all’orrore.

Tra le mura dell’istituto infatti, un misterioso fiore, che cresce indisturbato nei giardini del cortile, sprigiona una strana e letale sostanza fumogena che, se inalata, provoca allucinazioni terrificanti e dannatamente reali. Ben presto, le vittime di queste visioni fatte di sangue e carne, cominceranno a perdere la vita e sarà compito della comitiva superstite, adesso arricchita di nuovi compagni, svelare il mistero del college, dimora di mostruose creature identiche a quelle degli esperimenti condotti al liceo Lifmore.

Sfortunatamente, l’atmosfera da brividi e l’ispirazione agli horror movie fine anni ’90, cosi onnipresente nel prequel, perde tutto il suo fascino in questo seguito, la cui trama regge a malapena e i protagonisti sono solo un surrogato dei classici stereotipi visti e stravisti in produzioni simili. La sceneggiatura, che parte in gran carriera all’inizio, cade miseramente poco dopo, offrendo solo un pretesto per avanzare lungo le ambientazioni di gioco verso i titoli di coda. Un vero peccato per un titolo che poteva senza dubbio offrire di più, attraverso una migliore cura nei personaggi e una trama più complessa e sviluppata diversamente.

Buio e luce

A tamponare le perplessità della storia, ci pensa il comparto tecnico, che si mantiene su alti livelli e sfrutta al meglio l’hardwere della piccola ma sempre promettente Playstation Portable. Il passaggio da Playstion 2 ad una console meno potente, si sente, o meglio si vede davvero poco, considerato l’ottimo lavoro di conversione. Graficamente, The Aftermath si difende piuttosto bene, attraverso la totale assenza di rallentamenti ed una fluidità piuttosto buona, che accompagna i movimenti mai troppo legnosi di personaggi e nemici in tutte le schermate di gioco.

I modelli poligonali dei protagonisti e delle creature sono dettagliati a dovere e molto credibili; i mostri vantano un design grottesco e inquietano abbastanza. Abbiamo però qualche texture che stona e qualche effetto di scalettatura qua e là dovuto alla mancanza di anti aliasing. Gli scenari che fanno da cornice all’azione, sono carichi di fascino e spaziano dai corridoi illuminati e affollati di studenti dell’università a cimiteri desolati e avvolti dalla nebbia, fino ad arrivare a magioni abbandonate e nascoste nella foresta. Pregevoli sono i filtri adottati in particolari occasioni, come l’effetto seppia, il bianco e nero e il rosso sangue onnipresente, che incentivano il coinvolgimento e la sensazione di essere vittima di allucinazioni a un passo dalla realtà. Il sistema di illuminazione fa il suo dovere, attraverso luci dinamiche all’interno di ambientazioni volutamente scure per provocare un angosciante e costante senso di smarrimento. Degna di nota è la violenza visiva, caratterizzata da smembramenti e scene piuttosto forti. Il gioco è infatti vietato ai minori di 16anni. Infine, il comparto sonoro mantiene tutta la tensione della serie, attraverso una colonna sonora evocativa e ispirata e ad un campionario suoni terrificante, pronto a far saltare il giocatore quando meno se lo aspetta. Trattandosi di horror su console portatile, il consiglio è sempre quello di giocare al buio e con auricolari alle orecchie per essere goduto al meglio.

Due sono meglio di uno

Il gameplay del titolo Playlogic, si basa essenzialmente sull’esplorazione, la risoluzione di enigmi e i combattimenti di fortuna. Seguendo le regole dei survival horror, i protagonisti sono svantaggiati rispetto ai mostri; di conseguenza si muore dopo pochi attacchi, le armi sono rappresentate da strumenti trovati per caso negli ambienti e le munizioni scarseggiano.

A risollevare gli equilibri ci pensa la collaborazione con partner di turno, pilotato dall’intelligenza artificiale, che si dimostra piuttosto utile durante i momenti critici ma non abbastanza da evitare sempre la morte, che avverrà di frequente se non si studiano per bene le tattiche dei nemici. Il gioco di squadra è fondamentale: la maggior parte degli enigmi sono studiati per essere risolti tramite azioni che solo due personaggi possono compiere. I rompicapo variano a seconda della coppia presente nello scenario. Ogni personaggio possiede una determinata abilità; Kenny ad esempio è forte e robusto, perciò può facilmente spostare casse che bloccano il passaggio. May è un hacker provetta, perciò può sbloccare porte o cassette di sicurezza. A differenza del primo capitolo, se un secondo personaggio non curato o non sostenuto in battaglia dovesse morire, sarà game over anche per il giocatore.

L’inventario, visualizzabile in tempo reale su schermo è comune, sarà compito del giocatore accessoriare al meglio il partner virtuale per i combattimenti. I nemici sono parecchio ostici; il più delle volte, la fuga risulta più efficace dello scontro aperto. Ma il vero nemico di questa avventura è senza dubbio la telecamera, dannatamente ostica e in grado di spazientire anche il più calmo dei videogiocatori. La visuale si blocca, il più delle volte, davanti al protagonista, impedendogli non solo di vedere cosa accade intorno a lui, rendendolo facile preda dei mostri, ma anche di aiutare il partner, che muore dopo pochi colpi. Solo dopo molta pratica l’esperienza risulta accessibile e meno deleteria. Il gioco vanta una longevità nella media per i titoli di questo genere. Purtroppo il comparto extra non offre molti spunti per rigiocarlo più e più volte, ma si rivela comunque un buon survival horror disponibile sul mercato.

Conclusioni

Dopo qualche anno dal suo arrivo su console di vecchia generazione, Obscure 2: The Aftermath riesce ancora a spaventare su Psp, ma con le dovute riserve. La trama superflua e scontata e la telecamera ballerina, compromettono non poco l’esperienza di gioco. Tuttavia, l’ottimo comparto grafico e l’atmosfera azzeccata, lo rendono un titolo caldamente consigliato agli appassionati degli horror movie a caccia di mostri e di parecchio spavento. Considerando infine che Playstation Portable vanta pochi titoli del genere, questo secondo capitolo si rivela un pezzo degno di una collezione all’insegna del terrore e del gioco di squadra.

Marco Delle Fave

CI PIACE
  • Atmosfera ben riprodotta
  • Ottimo comparto grafico
  • Colonna sonora da brivido
NON CI PIACE
  • Telecamera ostica
  • Difficoltà a tratti mal calibrata
  • Trama banale e arida di contenuti
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