La misteriosa console…

Dopo avere esplorato tutti gli anfratti di Hyrule, dalla sua primissima rappresentazione su pixel fino ai giorni nostri, è necessario chiudere questa serie di retrospettive con un piccolo passo indietro, un ritorno ad un passato che non dovrebbe essere mai svelato… Fine anni ’80, inizio anni ’90: il Super Nintendo nasceva come progetto e diventava già una leggenda e il suo rivale, il SEGA MegaDrive, si stava armando di tutto punto per cercare di contrastare il potere della casa di Kyoto. Il SEGA CD (conosciuto come SEGA MegaCD in Europa) nasce come la periferica che desiderava implementare alla console un supporto degno di quel nome, i Compact Disc, una vera novità per i contenuti digitali all’epoca… Nintendo non voleva essere da meno, nonostante il SEGA CD non fosse in grado di soddisfare i suoi giocatori con una libreria di titoli interessanti, e iniziò a lavorare insieme a Sony per lo sviluppo di una nuova tecnologia di gioco basata sui CD… Questa fu la scelta determinante per molti eventi storici del futuro: Nintendo abbandonò Sony al suo destino col progetto mezzo completato, e nonostante tutto la casa nipponica se ne uscì con quel piccolo gioiello grigio che fu la primissima Playstation… Nintendo, tuttavia, non era minimamente intenzionata ad abbandonare la sua idea, e concesse in licenza alla Philips i diritti per creare alcuni giochi tratti da famose serie Nintendo per la console Philips CD-i, uno strano esperimento di intrattenimento da salotto… Il risultato fu dei peggiori… Quattro furono i titoli su licenza Nintendo che apparvero su questa console maledetta: “Hotel Mario”, “Link: The Faces Of Evil”, “Zelda: The Wand Of Gamelon” e “Zelda’s Adventure”… Non voglio soffermarmi su “Hotel Mario” perché non è di Mario che qui si parla, è una retrospettiva su The Legend Of Zelda, quindi esaminiamo i tre restanti titoli con la coscienza che ci stiamo avvicinando ad una pagina di storia videoludica che davvero nessuno dovrebbe poter sfogliare!

I giochi gemelli!

“Link: The Faces Of Evil” e “Zelda: The Wand Of Gamelon” diventano disponibili per il pubblico americano nello stesso, malauguratissimo giorno del 1993. Si tratta di due avventure completamente scollegate che hanno come protagonisti rispettivamente Link e Zelda. Il gameplay per questi due titoli segna un ritorno allo stile del secondo episodio, “Zelda II: The Adventure Of Link”, offrendo pura azione platform dove gli eroi devono farsi strada tra mostri, oggetti da raccogliere e città da visitare. Nulla che, sulla carta possa funzionare male! Ma il marcio si comincia a notare fin dall’introduzione… Per entrambi i giochi sono presenti alcuni filmati animati di realizzazione pessima, dove alcuni protagonisti vengono a sapere del piano di Ganon di riottenere il potere sul regno… Per quanto riguarda “Link: The Faces Of Evil” è Ganon a fare esplicita richiesta di avere Link come nemico e questi decide di non tirarsi indietro.

Link: The Faces Of Evil in tutta la sua bruttezza….

In “Zelda: The Wand Of Gamelon“, la principessa decide di entrare in azione quando sia il padre sia Link fanno perdere le loro tracce dopo aver cominciato la loro rischiosa missione… Il problema principale sta nella scelta di aver dato delle voci e dei caratteri ai personaggi fin troppo particolari, fuori dal loro ruolo! Link è un perfetto idiota: si comporta come un ragazzino che non vede l’ora di buttarsi nella mischia, di gettarsi nella prima rissa che gli capita a tiro! “Certo che qui è noioso, mi chiedo cosa stia facendo Ganon…”… Allo stesso modo, sembra che il suo QI sia stato letteralmente azzerato e che rida come istericamente in ogni singola occasione… Il Re non è da meno, doppiato da un attore che sa pronunciare a stento la lingua inglese e che modifica il tono della sua voce in una maniera che pare più comica che autoritaria!

Zelda: The Wand Of Gamelon

La questione, comunque, non si chiude qui: dare la voce a Link è stato un errore, indipendentemente dalla sua qualità… Nella mia tesi mi è capitato di intavolare una discussione sul personaggio di Link: il fattore “immedesimazione” scaturiva dalla sua figura nasceva dal suo essere un avatar vuoto , del quale nulla si sapeva (a parte della sua bontà di fondo) e che il giocatore poteva controllare come protesi perfettamente neutra e pronta a una facile impersonificazione. In questi due titoli tutta la magia Nintendo si perde, lasciando al giocatore un eroe definito male, con il quale non si può creare nessun legame empatico… Un vero peccato…

Gameplay all’osso…

Poco fa ho dichiarato che il gameplay riprendeva le gloriose orme del passato lasciate da “Zelda II: Adventure Of Link“… In realtà questo è vero solo in parte… Sfortunatamente, la programmazione spicciola ha saputo creare dei problemi anche in questo senso… Prima ancora di discutere del gameplay è necessario aprire una parentesi sui gamepads per la console: ne esistevano addirittura quattro modelli, ognuno utile a coprire una determinata funzione di intrattenimento del CD-i (pad infrarossi per i giochi punta e clicca, normale pad per i giochi d’azione ecc. ecc.)… In ogni caso, un gamepad era provvisto di un numero variabile di tasti, partendo da un minimo di tre. Durante la programmazione dei due giochi sopra citati, tuttavia, chi di dovere sembra essersi dimenticato della presenza del terzo tasto: in “The Faces Of Evil” e “The Wand Of Gamelon” si utilizzano sempre e solo due tasti, uno per la spada e l’altro… PER TUTTO IL RESTO! Utilizzando il secondo tasto, il giocatore può entrare nella porte, utilizzare gli oggetti, aprire il menù e quant’altro… Se si unisce tutto questo marasma di possibilità al pessimo sistema di rilevamento del gioco il risultato non può essere che aberrante… Facciamo un piccolo esempio: Link è davanti a una porta, per aprirla deve premere il tasto “Azione” (chiamiamo così il secondo tasto). Una volta premuto il tasto azione, Link si trova in una stanza buia e deve tirare fuori la sua lanterna (sperando di avere ancora dell’olio) per far luce nella stanza. Il giocatore preme il tasto azione e si ritrova magicamente fuori dalla porta… Allora il giocatore rientra nella porta e decide di fare qualche passo al buio per poter attivare il menù: improvvisamente Link cade in un precipizio e il livello deve ricominciare… Al buio quel precipizio è invisibile ma senza muoversi non era possibile illuminare la stanza… Il tutto solo perché la pressione del tasto “Azione” è collegata a davvero troppe funzioni per essere gestita con cautela… I nemici non creano meno problemi: molti sono troppo bassi per essere colpiti e richiedono molti colpi per essere abbattuti… A differenza dei boss, per i quali un solo colpo (Ganon compreso) risulterà letale sempre e comunque! Il level design ha, inoltre, l’abitudine di giocare tranelli al giocatore: può capitare di cadere da una piattaforma a causa di una salto mal gestito (d’altronde per saltare è necessario premere il tasto “Su”, e ciò rende problematico un eventuale salto in movimento) e di non poter più risalire… L’unica soluzione è ricominciare il livello o sperare che nelle vicinanze i programmatori abbiano lasciato un mezzo per suicidarsi… Purtroppo non posso dilungarmi su tutti i problemi di “Link: The Faces Of Evil” e “Zelda: The Wand Of Gamelon”… Pur brillando per grafica e colonna sonora (decisamente sopra la media per quegli anni), tutto il resto sembra uno scherzo di pessimo gusto che gli estimatori di Nintendo certo non meritavano…

Attori in carne e ossa? Ma scherziamo?

Qualche anno fa apparve su internet, come scherzo del primo aprile, un trailer di un ipotetico film di “The Legend Of Zelda”. Vista l’incredibile qualità di questa burla viene difficile pensare che, anni prima, qualcuno avesse già tentato la stessa via, fallendo tuttavia piuttosto miseramente… “Zelda’s Adventure”, ultimo titolo di cui si parlerà in questa retrospettiva, aveva già sperimentato questa via, proponendo, nei suoi filmati, alcuni montaggi di fotografie in cross-fading con attori in carne ed ossa, malamente travestiti come i personaggi della serie Nintendo… Questo titolo, invece di seguire il trend dei due suoi predecessori, decide di recuperare le origini della serie, offrendo azione RPG con la visuale a volo d’uccello tipica dei primi episodi della serie “The Legend Of Zelda”… Se vogliamo dirla tutta, “Zelda’s Adventure” non ha problemi particolari relativi al gameplay e, nel complesso, è incredibilmente superiore agli altri due titoli per il Philips Cd-i… Tuttavia, i pochi dilemmi sono talmente gravi da far spavento… Il sistema di salvataggio è completamente devastato, impedendo al giocatore di riprendere la partita una volta spenta la propria console; la gestione del menù è blanda e scomoda, complice una complessità di selezione degli oggetti fuori dal comune e la presenza del doppiaggio parlato (unita all’assenza di sottotitoli) rende impossibile comprendere cosa i personaggi dicono di volta in volta, annullando le possibilità di proseguire la storia a colpo sicuro… Se a questo si aggiungono una mappa imprecisa e tempi di caricamento mostruosi finiamo per avere di fronte un nuovo abominio, tale da voler prendere la console e lanciarla fuori dalla finestra… Nintendo, perché hai venduto così i tuoi eroi?

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Redazione
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