Dopo più di un decennio passato a terrorizzare, o quantomeno provarci, intere generazioni di videogiocatori, il genere dei Survival Horror ha conosciuto un fisiologico declino, lento e inesorabile. Si pensi anche solo a chi terrorizzava o cercava di fare paura, come “Silent Hill”, o a chi ora ha cambiato fisionomia, come “Resident Evil”, per evitare di incappare nella stessa sorte. La sfiducia da parte degli sviluppatori per il genere ha, quindi, iniziato a prendere il sopravvento, rendendo così queste produzioni poco più che mosche bianche. “Cursed Mountain”, sviluppato da Sproing Interactive per conto di Deep Silver, cerca di mescolare le carte in tavola e proporre qualcosa di nuovo. Si era mai visto un Survival Horror ambientato sulle vette dell’Himalaya dove sorgono alcuni villaggi buddisti?

Cursed Mountain

La corruzione umana

La trama è ambientata negli anni 80′: vestiremo i panni di Erik Simmons, un celebre scalatore, alla ricerca del fratello minore Frank disperso sull’Himalaya. Frank , anch’egli scalatore e invidioso dei maggiori successi del fratello, aveva accettato di recuperare un tesoro sulla cima montuosa per conto del magnate Edward Bennett. Lo stesso Bennett, anni prima, tentò l’impresa, procurandosi una rovinosa caduta costatagli la perdita di una gamba. Questo tesoro è un Terma, oggetto che secondo la tradizione buddista regalerà a chi lo trova la vita eterna.

Frank non crede affatto in queste cose ma è spinto solo dal lauto premio promessogli da Bennett. Dopo la sua partenza verso la vetta nessuno ha più avuto sue notizie: in compenso, i villaggi sono divenuti inospitali e presto abbandonati per colpa di inquietanti presenze, arrivate proprio con la partenza di Frank. Erik dovrà trovare il fratello e rimettere le cose a posto, scalando il tetto del mondo e liberando i villaggi dalle presenze maligne.

Cursed Mountain -2

Una giocabilità retrò

Appena iniziato a giocare noteremo subito la grande somiglianza con alcuni Survival Horror d’altri tempi. A nostro avviso, più che a “Resident Evil”, la struttura di gioco ricalca molto bene quella dei primi “Silent Hill”. Il nostro Erik non nasconde la legnosità dei suoi movimenti e provare a girarlo, all’inizio, sarà un’impresa. L’inquadratura in terza persona (che raramente si trasformerà anche in inquadratura fissa, per evidenziare alcuni scorci o ostacoli) mette a nudo i limiti del gameplay quasi subito, pur non dimostrandosi un limite invalicabile.

Difatti i combattimenti che dovremo affrontare saranno abbastanza lenti: con un po’ di tattica ce la caveremo quasi sempre. Altro aspetto che consente un raffronto tra la perla del passato Konami e il titolo Deep Silver è il “passo” del protagonista, la cui corsa, premendo il tasto Z del Nunchuk, non sarà poi molto più veloce della camminata, ottenuta inclinando lo stick del Nunchuk. Questo delinea un ritmo di gioco volutamente lento, compassato e lineare, dove la fretta non ci aiuterà in nessun caso. I tasti del combattimento sono legati principalmente al tasto B, il grilletto del Wiimote, con cui agiteremo la nostra piccozza da scalatore, e soprattutto al tasto C del Nunchuk.

Attraverso il tasto C potremo usare il nostro “terzo occhio” e vedere gli spiriti maligni e eventuali sigilli da rompere. Quest’idea, realizzata in maniera notevole, trasforma la nostra piccozza in una specie di arma da fuoco, la prospettiva diventerà in seconda persona e sarà necessario prendere la mira con il puntatore del Wiimote.

La piccozza, anche da sola, sarà un’arma piuttosto utile contro gli spiriti e, quando il demone sarà esausto, potremo scegliere se usare un rito di liberazione, e riprendere così parte della nostra energia vitale, oppure finirlo sempre con la piccozza. Se sceglieremo il rito dovremo usare il terzo occhio, puntare il Wiimote e premere A, mimando un movimento con il Wiimote. In certi frangenti, per rompere sigilli o pregare di fronte alle statue delle divinità, dovremo compiere gesti sia con Wiimote che Nunchuk. Per curarci dovremo fare ricorso ai bastoncini d’incenso, disponibili in generosa quantità un po’ ovunque, e bruciarli di fronte a alcuni altari. Nel complesso, pur risultando per certi versi abbastanza “antico”, il gameplay di “Cursed Mountain” si rivela di buona realizzazione, e le rigidità di Erik verranno superate dopo una buona ora di confidenza con i comandi anche se, in certe situazioni affollate, muoversi non sarà comunque comodissimo.

Cursed Mountain - 3

Stile e tecnica, due cose fondamentalmente diverse

Da un punto di vista prettamente stilistico/artistico, “Cursed Mountain” può definirsi probabilmente unico. Il background culturale traspare da ogni inquadratura, la cura per i dettagli e la religione dimostrano quanta dedizione i ragazzi di Sproing Interactive abbiano messo in questo gioco. Dagli gli oggetti che vanno a ornare le povere case dei villaggi himalayani, compresi tavolini, soprammobili e statuine, fino alla caratterizzazione dei monaci e la struttura dei villaggi. Una piccola perla. Gli esterni spesso si dimostrano ben reallizati, seppur non dettagliatissimi, e gli effetti di fumo e nebbia sul terreno e della polvere scura che ottenebra i nemici sono splendidi.

Nota di merito a alcune scelte visive, come il terzo occhio con l’inquadratura che diventa a scala di grigi evidenziando i punti d’interesse, e alcuni scorci con effetti simili a quelli dati dalle sostanze stupefacenti, con tanto di cadenze rallentate e visibilità distorta. E’ pur vero che alcuni oggetti risultino realizzati in modo un po’ frettoloso e, soprattutto, che l’interazione con l’ambiente sia pressoché nulla (tranne alcuni vasi che ogni tanto regaleranno alcuni bastoncini d’incenso). A questo punto poco o niente importa che il numero di texture non sia all’altezza delle produzioni odierne, o che alcune strutture risultino ripetitive e che altri dettagli non siamo al meglio, del resto Nintendo Wii non è l’Xbox 360 e l’Himalaya non è New York.

Per quanto riguarda il sonoro, il titolo Deep Silver si difende egregiamente grazie a un doppiaggio inglese magistrale e una bella ricerca sonora, con brani che ricordano l’atmosfera dei templi della tradizione buddista. Il gioco in sé, nonostante l’ottima atmosfera costruita, non riesce mai a spaventare veramente ma comunque mantiene sempre vivo l’interesse per la trama e induce il giocatore a approfondirla, leggendo i manoscritti trovati nelle case e ampliando la visione della storia. In tempi dove, nel mondo dei videogiochi, la narrazione generalmente latita, è un risultato non da poco.

Cursed Mountain - 4

Linearità diffusa e longevità

Il titolo ha una durata grossomodo buona, con circa 10 ore di durata, ovviamente in base alla bravura del giocatore. La linearità del gioco, e una certa ripetitività, evitano facili frustrazioni e rendono l’avventura non impossibile da terminare ma neppure eccessivamente semplice, garantendo la soddisfazione all’utente. In effetti la linearità e la lentezza narrativa potrebbero non piacere ad alcuni giocatori ma, del resto, “Cursed Mountain” è un titolo che richiede pazienza e calma, con un approccio tutt’altro che frettoloso. Nonostante alcuni difetti fisiologici d’impostazione, molto anni 90′, l’esclusiva Wii di Deep Silver merita una possibilità da parte di tutti gli appassionati del genere che, forse, aspettavano proprio un titolo del genere.

Conclusioni

Pur non riuscendo mai a spaventare il giocatore ne tiene all’erta i sensi e gli richiede dedizione e attenzione. Un Horror sicuramente atipico e originale che, pur non essendo un capolavoro, non tenta di nascondere dietro a un dito i difetti strutturali e fisiologici del genere di appartenenza risultando, nel bene e nel male, quasi un gioco venuto dal passato. Tecnicamente un po’ altalenante ma di sicuro effetto, “Cursed Mountain” funziona e raggiunge il suo obiettivo, regalando a tutti gli utenti Wii un’avventura affascinante e fuori dal comune, in un mare di produzioni omologate dove la caratterizzazione e l’originalità sono rischi non contemplati.

Mikhail “MIK64” Vadalà

CI PIACE
  • Fresco e originale
  • Ambientazione orientale riuscitissima
  • Tecnicamente gradevole…
NON CI PIACE
  • con qualche caduta di tono
  • A volte un po’ legnosi nei controlli
7.7Cyberludus.com
Articolo precedenteFinal Fantasy XIII: nuovo personaggio Serah in video
Prossimo articoloDark Void
CyberLudus è un'Associazione Culturale che opera nel settore videoludico dal lontano 2007, a stretto contatto con produttori e distributori di tutto il panorama internazionale. La nostra redazione segue con passione ed entusiasmo l'evolversi di questo mondo, organizzando tornei e contest, partecipando a manifestazioni ed eventi e, attraverso il nostro portale, fornendo all'utenza un piano editoriale che prevede recensioni, anteprime, guide strategiche, soluzioni, rubriche ed approfondimenti.