Introduzione

Di strategici a turni con protagonisti imperi interstellari alla conquista dell’intera galassia se ne annoverano pochi. Ancor meno sono quelli riusciti a catturare l’interesse dei videogiocatori.

Riuscire a trasporre in chiave videoludica la complessità della gestione di regni di tale portata, divertendo i giocatori e rapendo la loro fantasia in una miscela di tattica, riflessione e colpi di scena, non è cosa da poco.

Tra le serie maggiormente apprezzate la più conosciuta  è “Master Of Orion”, seguita immediatamente da “Galactic Civilizations”.

Sono entrambi capisaldi del passato e, fino ad oggi, nulla nel mercato era riuscito a spodestarne il trono.

La Stardock (di cui potete trovare uno speciale qui ) debutta intorno al 2006, con il titolo Galactic Civiization II: Dread Lords “, seguito ufficiale del primo “Galactic Civilizations”, con lo scopo di contendere il titolo di miglior strategico a turni e riscrivere la storia.

Il successo è tale per cui vengono prodotti due ulteriori espansioni ( “Galactic Civiization II: Dark Avatar” e “Galactic Civiization II: Twilight Of The Armor” ) ed infine, raccolti in un’unico cofanetto intitolato “Galactic Civilization II – Ultimate Edition”.

Ed è proprio tale cofanetto l’oggetto della recensione.

Gameplay

Lo schema di gioco di base è simile a quello a cui il genere ha abituato: strategia e Gestionale a turni, riveduti e corretti per unirsi con l’ambientazione spaziali. Nei primi istanti dell’esperienza è necessario stabilire la tipologia di galassia in cui divertirsi e scegliere le caratteristiche principali della razza che si desidera condurre al dominio incontrastato: tratti razziali, bonus e malus, ritratti, fisicità delle flotte, e così via. Le possibilità di vittoria sono molteplici e si spazia dal trascendere al mondo fisico grazie alla pura ricerca tecnologica al conquistare con la forza l’intero universo.

Gran parte degli sforzi del giocatore si concentrano principalmente su quali pianeti acquisire, come e cosa costruirci sopra, su quali rami di ricerca interessarsi, come ottenere la benevolenza della propria gente e come gestire i fondi monetari.

Il combattimento vero e proprio, soprattutto nelle fasi iniziali, riveste un piano di seconda importanza.

Quando si è giunti ad una certa stabilità economica e sociale, giunge il momento di interessarsi a quello militare: redirigere gli sforzi della ricerca tecnologica, progettare nuove navi, e stringere le giuste alleanze, divengono il cuore della seconda fase della partita.

L’esperienza successivamente fonde entrambi gli sforzi, sia quello gestionale che quello strategico, al fine di affrontare tutte le variabili in gioco e prevalicare le altre razze della galassia.

Gli scontri vengono risolti in modo simile a quelli della seria di “Civilization”: il giocatore assiste passivo ad uno scontro tra numeri nella speranza di poter osservare la propria flotta vittoriosa. E’ pur sempre vero che è possibile osservare lo scontro con delle telecamere che seguono gli eventi con effetti vagamente cinematografici ma il non poter far nulla per piegare le sorti della battaglia, lascia comunque l’amaro in bocca.

Le idee di base su cui si fondano gli schemi di gioco non sono complesse, ma le variabili e la loro dinamicità rendono una vera e propria sfida il compito del giocatore. Per fortuna il titolo è accompagnato da un esaustivo (quanto pesante) manuale e da ottimi tutorial che accompagnano anche i meno esperti ad acquisire le basi con cui affrontare le insidie dello spazio.

Come se ciò non bastasse,  “Galactic Civilization II” offre delle vere e proprie campagne in singolo che narrano intriganti avventure ponendo determinati obiettivi per poter proseguire nella trama.

La modalità multi-giocatore è assente, tuttavia ogni utente ha la possibilità di iscriversi alla community e condividere i risultati ottenuti partecipando ad una graduatoria globale.

Diario di Guerra

E’ difficile, quasi impossibile, riuscire a spiegare realmente una sessione di gioco ad un titolo che appartiene a questo genere.

Per poter assaporare appieno il titolo e concepirne le vere potenzialità è necessario giocarci e riflettere poi su quanto accaduto durante tutto l’evolversi della partita.

Emblematico è l’esempio di Tom Francis , amante del genere nonchè esperto del settore videoludico. Egli ha provato a descrivere attraverso un diario le varie sessioni di gioco con ironia, simpatia e tanta passione.

Per chi non conoscesse bene la lingua inglese, ecco un velocissimo riepilogo di quanto viene raccontato: Tom inizia una partita a “Galactic Civilization II” con l’intento non solo di divertirsi a colpi di scemenze ed intelletto, ma anche di saggiare la qualità del titolo.

Per farla breve nei 20 giorni di gioco con cui termina la sua avventura (tra l’altro ottenendo una vittoria definitiva) accadono una serie di stravaganze inaspettate che difficilmente riesce a spiegarsi fino a che non osserva il quadro complessivo della storia della galassia in cui ha vissuto l’esperienza videoludica, rimanendone piacevolmente stupefatto.

Procedendo con ordine, crea una razza dal nome assurdo con curiose caratteristiche: la capacità di riprodursi più velocemente dei conigli e di esser felici con poco. Nelle prime ere della partita riesce a colonizzare gran parte della galassia, a vedere la propria popolazione crescere a dismisura nei pianeti colonizzati producendo ingenti quantità di denaro e di produzione.

I suoi piccoli coniglietti rosa sono tanti, troppi ma felici; tremendamente felici (daltronde passano gran parte delle giornate a procreare; come dar loro torto?)

La troppa dedizione alle attività sessuali del suo regno, i grandi successi e la pessima diplomazia dell’intrepido Tom, hanno come risultato lo scatenarsi di una gelosia pan-galattica che incendia le miccie della guerra: tutte le razze dell’universo desidererebbero spaccare il collo alla sua amata popolazione conigliesca.

Tra mille peripezie, piani così ben congeniati da rivoltarsi contro l’artefice, e mille diavolerie, il buon Tom riesce a guidare la sua gente a trascendere la realtà fisica diventando “dei” a tutti gli effetti ed ottenento una vittoria sulla galassia.

Tuttavia non riesce a spiegarsi alcuni strani avvenimenti.

Innanzitutto il perchè l’intera galassia, giunti ad un punto di stallo, abbia deciso di far scomparire il DNA della sua gente dall’universo piuttosto che scatenare differenti lotte sparse e senza quartiere; in secondo luogo, il perchè la razza più guerrafondaia del titolo (i Drengin) , ad esclusione di qualche scaramuccia, di un odio profondo e del desiderio di fracassargli l’intera flotta stellare, facessero di tutto per evitare di conquistare i suoi pianeti e, di conseguenza, di far estinguere la sua gente.

In effetti i piccoli coniglietti di Tom erano così tanti, che solo i Drengin avevano la potenzialità di conquistare facilmente i pianeti con invasioni terrestri.

Come se ciò non bastasse, durante il consiglio intergalattico di tutte le razze, i Drengin furono gli unici a votare la cessazione delle ostilità contro il popolo di Tom (lo stesso Tom, nella sua follia arrogante, aveva votato contro il desiderio di pace!). Come è possibile un simile comportamento dalla razza più aggressiva che esista ?

Solo al termine della partita Tom è riuscito a capirne le motivazioni: il suo sentirsi protagonista principale dalla storia galattica come elemento fondamentale su cui ruotava l’intera vicenda era puro frutto della sua fantasia.

In realtà, chi muoveva le pedine sulla scacchiera, erano le due super potenze che lo hanno tenuto in scacco per l’intera partita: i Terrestri e i Drengin.

Tom è stato un pessimo diplomatico e fin dai primi istanti ha rifiutato ogni richiesta altrui; per questo i Terrestri non sono mai riusciti a formare la benchè minima alleanza con il giocatore. Giunti ad una certa fase della partita i Terrestri erano alleati con tutti fuorchè Tom. Per poter vincere ed ottenere una vittoria diplomatica avevano come scopo quello di riuscire ad allearsi con il giocatore o spazzarlo dalla galassia. Fallito il primo tentativo, scagliarono l’ira dell’alleanza sui disdicevoli coniglietti, sperando di riuscire a massacrarli il prima possibile.

I Drengin nel frattempo, già da tempo in guerra con Tom, resosi conto che l’unico interesse dei Terrestri era ottenere la vittoria diplomatica, sebbene desiderassero riempire di folgorate ogni esser vivente, evitarono saggiamente di scatenare la loro ira senza alcuna riflessione e costrinsero il concilio galattico ad accettare un temporaneo periodo di pace nella speranza che, l’equilibrio diplomatico Terrestre, venisse meno e i Drengin potessero finalmente dar libero sfogo alla loro aggressività.

Tom non è stato niente altro che una pedina importante in un gioco diplomatico imbastito, in tempo reale, dalle intelligenze artificiali! Sorprendente sotto ogni punto di vista.

Per sua fortuna, con il tempo, è riuscito a resistere all’ira dell’alleanza e a sbaragliare gli avversari trascendendo il mondo fisico grazie agli sforzi scientifici della sua popolazione.

Grafica e Sonoro

Il comparto grafico è più che sufficiente e si difende bene; sia l’interfaccia che le singole navi, le icone e i pianeti, sono discretamente curati e non peccano gravemente sotto un qualsiasi aspetto. Molto interessante è la facoltà di personalizzare le singole tipologie di navi unendo tra di loro le singole parti disponibili e dando vita alla flotta più curiosa e differente possibile, incontrando sempre i gusti del giocatore.

L’aspetto sonoro non brilla particolarmente, ma riesce ad accompagnare le fasi di gioco senza grandi pretese. I sottofondi musicali non disturbano mai e, anche se non capolavori, rievocano i momenti con discreta intensità.

Conclusioni

“Galactic Civilization II – Ultimate Edition” è il degno erede della serie “Master of Orion” (soprattutto l’intramontabile secondo capitolo). Racchiude in sè tutto quanto abbia da offrire la Stardock sui gestionali a turni ambientati nell’immensa galassia. Complesso, immenso, dalle molteplici opzioni e variabili. Lascia sempre stupiti il modo in cui l’ottima intelligenza artificiale caratterizza e gestisce le singole razze. Se si desidera davvero esser pignoli, si possono cercare difetti nella gestione degli scontri spaziali: molto più simili ad un passivo contendersi di numeri alla “Civilization” piuttosto che ad uno scontro ponderato come nel famoso “Might & Magic”. Inoltre, sebbene si riveli perfetto per chi ama il genere ,risulta pur sempre troppo complesso per chi non ne rimane rapito dal fascino unico.

Riccardo “Rial” Re

CI PIACE
  • L’essenza della strategia a turni nello spazio interstellare
  • L’intero “Galactic Civiization II” raccolto in un unico cofanetto
  • Ottima IA
NON CI PIACE
  • Non adatto a tutti
  • manca il multigiocatore
8Cyberludus.com
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Redazione
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