Ninja Gaiden 4 – Il nuovo re degli action game?
Abbiamo affrontato questo Ninja Gaiden 4 con un misto di aspettativa e timore reverenziale. Da una parte c’era la memoria di quanto, un tempo, la serie fosse sinonimo di pura adrenalina: combo chirurgiche e una brutalità che non faceva sconti di nessun tipo. Dall’altra c’era il ricordo amaro di un capitolo (il terzo) che aveva perso quella scintilla e aveva lasciato una community divisa. Entrare in questo nuovo episodio, però, è stato come aprire una vecchia cassa polverosa e trovare dentro una macchina lucida, oliata e pronta a correre: non soltanto un ritorno, ma un’esplosione di carattere.
Ve lo spieghiamo nella nostra analisi…
Hayabusa spostate
Non lasciamoci ingannare dal “4” nel titolo: non serve conoscere ogni piega della lore per divertirsi con Ninja Gaiden 4. Il gioco ci mette in primo piano Yakumo, un ninja del Clan del Corvo che ha sempre vissuto all’ombra degli Hayabusa. Per noi questo cambio di prospettiva funziona: Yakumo non è solamente un volto nuovo, è una vera porta d’ingresso a questa saga: ha motivazioni ben definite, carattere e uno stile di combattimento che ci fa sentire subito a nostro agio. La Tokyo post-apocalittica che attraversiamo è ostile, affascinante e densamente caratterizzata.
Gli NPC che incontriamo, con le loro battute taglienti e i loro look esagerati, contribuiscono a dare al mondo una consistenza che ci ha fatto prenderci cura di ogni missione.
Meniamo le ma…spade
Se una cosa ci ha fatto saltare, letteralmente, dalla sedia, è il combat system. Sapevamo della collaborazione tra Team Ninja e Platinum Games e, sinceramente, la promessa su carta era ambiziosa — nella pratica è stata mantenuta e amplificata. Ninja Gaiden 4 non si limita a mescolare due diverse scuole “action”: le fonde in modo organico, creando una danza feroce e precisissima.
Yakumo è costruito su una base di attacchi leggeri e pesanti, ma la vera anima del combattimento è il Fulcro Sanguigno. La usiamo per entrare in modalità Blood raven, una forma che trasforma la nostra offensiva: attacchi più potenti, animazioni più esagerate, e la sensazione concreta di fare male — nel senso più soddisfacente del termine. La barra del Fulcro si riempie in vari modi: attaccando, contrattaccando e soprattutto sfruttando le piccole aperture che il gioco ci regala quando siamo aggressivi. Questo crea un circolo virtuoso: più attacchiamo, più possibilità abbiamo di premere ancora, e ogni singolo incontro diventa una specie di coreografia violenta.
Un dettaglio che abbiamo adorato è la sinergia tra smembramento e Obliteration: quando un nemico perde un arto (sì, il gioco non si risparmia sullo splatter), eseguire un attacco pesante proprio mentre è in quella condizione scatena un’esecuzione istantanea che ripaga con un riempimento della barra e, sì, estrema soddisfazione. È un design che premia la conoscenza del timing e la creatività nelle combo e ci ha fatto provare gioia pura anche nelle sessioni più concitate.
La parata, qui, non è una passiva: è un attacco a tutti gli effetti. Anticipare il colpo nemico e colpirlo al momento giusto è spesso la chiave per rompere la sua guardia e aprire finestre di danno devastante. Ci sono però mosse avversarie che non si possono parare: in quei momenti la risposta è aggressiva ancora una volta — Blood raven entra in scena per interrompere, spezzare l’inerzia e farci riprendere il controllo della danza. Questo costante invito all’offensiva ha reso per noi ogni scontro teso e crudele, ma anche tremendamente appagante quando riusciamo a tenere il ritmo.
L’albero delle armi e delle abilità è articolato e ben progettato: sbloccare nuove katane, strumenti e mosse ci ha spinto a reinventare il nostro stile più volte. Ogni arma ha il suo feeling unico — alcune privilegiano la precisione, altre la brutalità pura — e gli attacchi bonus specifici per arma aggiungono varianti di gameplay che mantengono la curva di apprendimento sempre interessante. Quando poi passiamo a Ryu Hayabusa, troviamo un’esperienza simile ma più concentrata: il suo arsenale è più “classico”, mette insieme i migliori elementi del passato in forma snella, e ci ha fatto gioire per i fanservice ben calibrati.
I boss, d’altro canto, non sono semplici sacche di carne da abbattere, ma prove ardue che ci chiedono di impararne i pattern di attacco, sfruttare il terreno e scegliere il kit giusto prima di entrare in scena. Alcuni di questi incontri sono memorabili — grandi, cinematografici e progettati attorno a fasi che cambiano il ritmo — e quando finalmente li spezziamo la soddisfazione è fisica.
Non tutto è oro però: la mancanza di un restart davvero immediato spezzo un po’ il ritmo di gioco: morire e dover aspettare caricamenti lunghi tra i vari tentativi rompe un po’ il flusso di gioco, soprattutto nelle sfide più concitate dove vorremmo semplicemente ripartire con un click. Inoltre, in alcune occasioni la telecamera può fare capricci in spazi stretti o durante sequenze d’azione particolarmente caotiche – niente che rovini l’esperienza, sia chiaro, ma abbastanza da farci fremere quando la precisione millimetrica conta.
Difficoltà, accessibilità e pacing
Ci ha fatto piacere trovare un’attenzione concreta alle opzioni: la possibilità di cambiare difficoltà al volo, di rimappare i tasti e di personalizzare l’HUD rende il gioco fruibile sia ai perfezionisti della sfida sia a chi cerca solo un’esperienza spettacolare senza l’ansia da trial-and-error. La Hero Mode è una valida terza via: mantiene la tensione ma elimina l’aspetto più punitivo senza banalizzare il gioco. Per noi questo equilibrio ha significato poter apprezzare il design anche quando avevamo poco tempo e non volevamo entrare nel mood “prova e riprova”.
Il ritmo del gioco è ben calibrato: alterna sezioni frenetiche a momenti più lenti di esplorazione e lore, evitando la noia e mantenendo l’adrenalina costantemente alta. Le missioni secondarie offrono varietà e sfide di nicchia, anche se alcune avrebbero potuto essere scritte con più ambizione narrativiamente.
Musicalmente il gioco è spietato nel modo giusto. Le tracce che accompagnano gli scontri sono potenti e iperattive, e quando entra la chitarra shredding in un boss fight abbiamo avvertito lo stesso brivido ascoltato in altri capolavori d’azione: quel senso di “tutto è ora o mai più”. La direzione artistica mescola neon e rovine in modo credibile, con design dei nemici e dei set che sposano la violenza stilizzata del gameplay. Dal punto di vista tecnico, su hardware moderno, abbiamo riscontrato prestazioni solide: frame rate stabile e caricamenti generalmente veloci — tranne, appunto, quando muori e vuoi rientrare in azione in un lampo.
Concludendo…
Ninja Gaiden 4 ci ha dato tutto quello che speravamo e anche qualcosa in più: è l’esempio lampante di come una serie possa rinnovarsi senza perdere la propria identità. Ci ha fatto sudare, imprecare, esultare e tornare per un altro giro — e quando un gioco riesce a farti desiderare la prossima sfida con lo stesso ardore con cui attendi un sequel di una serie cult, vuol dire che ha centrato il bersaglio. Se amate gli action games che non ti tengono per mano, che premiano il rischio e la precisione e che fanno dello stile la propria religione, qui troverete pane per i vostri denti.
Per noi Ninja Gaiden 4 non è solo un bel capitolo: è una celebrazione del genere e una dichiarazione d’amore al genere degli action. Lo consigliamo caldamente a chiunque abbia ancora voglia di sentire le dita intorpidite dopo una combo riuscita e il cuore che batte forte dopo un boss sconfitto. Se siete pronti a sporcarvi le mani, preparate la katana: vi aspetta una notte lunga e gloriosa.
Ninja Gaiden 4
OTTIMO- Combattimento feroce, preciso e immensamente gratificante
- Fusione riuscita tra l’anima severa di Team Ninja e lo stile “spettacolare” di Platinum
- Arsenale vario che spinge a sperimentare stili diversi
- Colonna sonora energica che esalta ogni scontro
- Telecamera che a volte complica manovre in spazi stretti
- Picchi di difficoltà che possono risultare frustranti per i neofiti
Ninja Gaiden 4 è un ritorno poderoso che ci fa battere il cuore da puristi dell’action. Non si tratta di un titolo perfetto — la telecamera e alcuni picchi di difficoltà mal calibrati si fanno sentire — ma quando il gioco fila ci regala momenti di pura estasi ludica. Lo consigliamo a chi cerca sfida, spettacolo e un combat system che premia la maestria. Per chi è alla ricerca di qualcosa di più accessibile, le opzioni di difficoltà rendono il salto comunque sostenibile.










